Fratelli d’Italia: le radio, i balconi e le altre storie di un paese blindato

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Non avrei mai creduto che l’Inno di Mameli mi avrebbe fatto mai emozionare sul serio, forse perché “io non mi sento italiano”, come diceva Giorgio Gaber, “ma per fortuna o purtroppo lo sono”, o forse perché musicalmente non è un granché, eppure qualcosa sta cambiando in me ed in quest’Italia fatta di Nord contrapposto al Sud, assurdi campanilismi ed anche un po’ di odio calcistico, che non guasta mai.

Ci voleva un virus, insidioso e letale, ad unire ciò che naturalmente si è sempre sentito diviso, bastava una minaccia alle nostre libertà, adesso considerate essenziali quando prima ritenute banali, doveva accadere qualcosa di assolutamente imprevedibile per capire che non esistono confini nel mondo globalizzato.

“Prima gli italiani”, il vessillo di estremismi insensati che ora risuona come una barzelletta da bar quando ad aver bisogno d’aiuto “a casa nostra” adesso siamo noi, le parti magicamente si ribaltano e gli indesiderati ora sono gli italiani, un contrappasso che mai ci saremmo immaginati.

In questo contesto, l’ottava potenza economica del mondo, la “povera patria” dell’“ognuno pensa per sé”, quella in cui senso civico e dovere non sono pervenuti, riscopre forza, unità e generosità che, forse, non credeva di avere.

Il resto lo fanno i flash mob spontanei, l’appuntamento delle sei del pomeriggio per cantare insieme dai balconi allo slogan “distanti ma uniti”, i tricolori ed i cartelloni ai balconi con la scritta “andrà tutto bene”, i concerti da casa e le dirette social di musicisti e vip, le radio sincronizzate come se fossero un unico organismo, per ribadire questo senso di ritrovata unità.

Sono le 11:00 in punto di venerdì 20 marzo 2020, non si è rotto il nostro apparecchio e siamo impossibilitati a cambiare frequenza per sintonizzarci su un’altra stazione, sta succedendo davvero, tutte le radio italiane, nazionali e locali, stanno trasmettendo la stessa programmazione e questo non era mai accaduto nella storia del nostro paese.

Il palinsesto è annunciato da giorni, nell’ordine vengono mandati in onda, l’Inno nazionale, Azzurro, La Canzone del Sole e Nel Blu Dipinto di Blu, il simbolo dell’italianità nel mondo, canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana, poi saranno le sirene delle 70 navi della Marina Militare, in 7 basi navali, che suoneranno contemporaneamente, per testimoniare la presenza e l’impegno dello Stato, per superare insieme questa difficile situazione.

“Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tuttora in voga”, descrive così il “Canto degli italiani” ma che tutti conoscono come “Inno di Mameli”, Rino Gaetano nella sua “Sfiorivano le viole” ed in effetti, mai definizione fu più azzeccata, soprattutto in questo periodo.

Forse non tutti sanno che il giovanissimo patriota risorgimentale Goffredo Mameli, è l’autore solo del testo del nostro Inno Nazionale, ma la musica è stata scritta dal maestro Michele Novaro nel 1847, ce lo ricorda anche Caparezza nella sua “Cose che non capisco”, quindi, “Perché non dirlo, il tema dell’inno non è di Mameli è di Novaro”.

Il maestro Novaro, fervente patriota, però, non si vide mai di fatto riconoscere la paternità dell’inno, morì povero e solo nel 1885 e mai seppe che la sua musica è quella che identifica l’Italia nel mondo e, dal 1946, è l’inno di quell’Italia repubblicana, per cui tanto si batté.

Chissà se esiste al mondo un italiano che conosca a memoria tutte le sei strofe con ritornello composte da Mameli, forse bisognerebbe farlo imparare a memoria a scuola, onde evitare brutte figure quando si arriva a giocare in nazionale ma, forse, qualche calciatore azzurro non lo canta, parafrasando Gaber “Non sento un gran bisogno dell’inno nazionale di cui un po’ mi vergogno”.

Azzurro, come ognuno dei nostri campioni sportivi, vanto e motore propulsivo di unificazione nazionale, Azzurro come la celeberrima canzone composta dal 1968 da Vito Pallavicini su musica di Paolo Conte e Michele Virano, per Adriano Celentano.

Definita da Paolo Conte, all’epoca giovanissimo, come una canzone quasi demodé, perché non si rifaceva agli stili ed ai ritmi dell’epoca, in effetti, è una canzone fondamentalmente estiva, che tratta il tema dell’estate da un punto diverso dalle solite canzoni di fine anni sessanta e che, per questo, ancora attuale e senza tempo.

È di ispirazione estiva anche “La canzone del sole” composta dalla premiata coppia Battisti–Mogol nel 1971, una canzone musicalmente semplice ma proprio perché tale, d’impatto valore emotivo ed evocativo, in fondo, chi non ha avuto un amore estivo che avrebbe voluto rivedere a distanza di anni?

Diverso destino investì invece, la canzone “Nel blu dipinto di blu”, nata dal sodalizio del noto paroliere Franco Migliacci con Domenico Modugno, che da subito vinse numerosi riconoscimenti, primo fra tutti, il Festival di Sanremo del 1958, in cui si classificò al primo posto.

Ribattezzata a furor di popolo “Volare”, per via dell’orecchiabile ritornello, pare sia nata dall’incontro tra un incubo notturno del Migliacci con un’intuizione di Modugno, è sicuramente la più celebre canzone italiana, non esiste un cantante, italiano o straniero che sia, che dal ’58 ad oggi, non l’abbia interpretata almeno una volta nel suo percorso artistico.

Al di là delle canzoni scelte ufficialmente dalle radio per rappresentare il genio artistico italiano e dare una sorta di abbraccio a chi è in guerra contro un nemico invisibile, il Covid-19, ce ne sono altre che prepotentemente si sono imposte come inno di questo periodo sospeso, sono quelle che ogni pomeriggio, risuonano dai balconi di tutta Italia, sono quelle scelte dagli italiani per non sentirsi soli e qualcuno ha pensato di stilarne una classifica, costantemente aggiornata.

L’idea è del sito web del prestigiosissimo MEI (Meeting degli indipendenti), fondato da Giuliano Sangiorgi, che ha coniato la “Balcony Music”, classifica dei brani più graditi dai balconi d’Italia, aggiornata ogni settimana.

Aumenta la musica condivisa dalle finestre, diminuisce lo streaming su Spotify, piattaforma svedese, leader mondiale dello streaming musicale, che perde colpi nonostante si siano moltiplicate le playlist a tema “Coronavirus” e “Quarantena”.

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Malgrado questo, Spotify continua a conservare un ruolo importantissimo sulla condivisione e la creatività, di giorno in giorno, infatti, aumentano le canzoni caricate sulla piattaforma a tema Covid-19 ed alcune, sono delle vere e proprie hit con milioni di ascolti benché di pessima qualità musicale.

In questa fitta jungla, spesso disseminata da spazzatura, si può trovare di tutto, ma sicuramente, sono i pezzi rap e trap a farla da padroni, forse per assecondare il trend del momento o forse perché sono di più facile realizzazione.

Fatto sta che il divieto forzato di uscire dalle proprie case, se non per ragioni di evidente necessità, sta sempre più condizionando anche la fruizione della musica, probabilmente, quasi azzerati sono gli streaming che gli utenti ascoltavano per recarsi al lavoro o per fare sport all’aria aperta, oppure, in questo periodo di difficoltà, gli utenti preferiscono ascoltare brani più datati e, per certi versi, più rassicuranti, senza contare le dirette social a tema musicale, dalle quali sono costantemente bombardati e che lasciano ben poco spazio per altro tipo di ascolti.

È difficile pensare ad un mondo in cui la musica dal vivo da rito collettivo di massa, viene fruita nella solitudine della propria casa, eppure è quello che ci sta capitando.

Storie surreali di un’Italia blindata che, nonostante tutto, non rinuncia alla musica ed alla creatività, piccoli messaggi di speranza, distrazione e normalità, benché la situazione sia critica e ci abbia spinti a cambiare abitudini, rinunciare a libertà e normalità, storie di un’“Italia che resiste” e combatte contro un nemico invisibile e letale.

Eppure anche Mameli ci ammonisce a perseguire la via dell’unità, della solidarietà e a non perdere la speranza: “Uniamoci, amiamoci; l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio: Uniti, per Dio, chi vincer ci può?”

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