In un mondo pieno di commodity, in cui è possibile trovare un bene simile (o similare) prodotto da più aziende ed in cui il commercio elettronico sta letteralmente spazzando via l’acquisto in store, le due leve su cui gli operatori di marketing premono sono: le esperienze di consumo e le passioni (non per forza separatamente, anzi).

Dell’esperienza di consumo abbiamo parlato in un precedente articolo dove abbiamo provato a declinare le peculiarità dell’acquisto in store e di come esso, se magistralmente misurato e gestito, difficilmente verrà surclassato dall’ecommerce. Vi abbiamo parlato dell’esperienza di consumo di come essa non potrà mai essere replicata da nessun operatore del commercio elettronico.

La secondo leva è la passione. Per seguire le proprie passioni i consumatori sono disposti a tutto. E qual è la passione principale degli italiani? Neanche a dirlo: il calcio.

Ed ecco il motivo per cui, già da diversi anni e soprattutto all’estero, le società sportive hanno deciso di investire in stadi di proprietà. Hanno banalmente unito l’esperienza di consumo (certo non di un bene ma di uno spettacolo) con la passione. Non è un caso infatti se moltissime squadre per contribuire alla propria solidità economico-finanziaria hanno deciso di investire (e non poco) nella costruzione di stadi di proprietà.

Chiamarli stadi, però, appare decisamente riduttivo. Il calcio, pardon la passione, chiaramente è al centro di tutto. Tutto intorno a una costellazione di attività – commerciali – che portano introiti, e non pochi alla società di calcio. Centri commerciali, bar e ristoranti, insomma una macchina costruita a regola d’arte che sfrutta la passione per generare ricchezza.

Non è un caso, infatti, se gli stati stranieri vengono riconosciuti, numeri alla mano, come i più belli e soprattutto i più redditizi.

Secondo lo studio pubblicato dalla KPMG, The big five stadia landscape 2016/2017, nella stagione calcistica 2017/2018 la Premier League e la Bundesliga sono stati i campionati con il maggior numero di stadi di proprietà: rispettivamente 16 su 20 in Inghilterra e 10 su 18 in Germania.

E l’Italia? Come sempre molto indietro.

Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono gli stadi di proprietà nel nostro paese:

  • Juventus stadium (solo da poco ha preso il nome di Allianz stadium) che secondo dei recenti dati ha portato, in soli sette anni, un fatturato di circa 600 milioni
  • Lo stadio dell Udinese calcio (Dacia Arena) riaperto dopo varie ristrutturazioni, a carico della famiglia Pozzo – patron dell udinese – nel 2016
  • Lo stadio del Sassuolo (Mapei Stadium) costato circa 11 milioni di euro
  • Il Benito Stirpe di Frosinone. Lo stadio è stato ideato per essere operativo tutta la settimana, non solo in occasione delle partite di calcio.
  • Atleti azzurri d’Italia di Bergamo. Ristrutturato nel 2015 a spese dell’Atalanta, è stato acquistato dalla stessa società nerazzurra per 8,6 milioni nel maggio del 2017

Insomma, come il calcio ci insegna, la passione unita a buone strategie di marketing genera reddito anche in periodi di crisi.

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Marketing specialist, giornalista e docente. Una laurea in marketing, una specializzazione in pubblicità, un master in tecniche della comunicazione e dell'informazione ed una specializzazione in management sportivo. Si occupa della costruzione di strategie di marketing per aziende ed organizzazioni italiane ed internazionali. Ha lavorato, e collaborato, con realtà quali: Saatchi&Saatchi, Birra Peroni, Mercedes Benz, Trinity College Dublin, Istituto Superiore del Marketing, CONI. Svolge attività di formazione in ambito marketing e comunicazione per enti e aziende. Da anni scrive per diverse testate on line e sul suo blog. Appassionato ed ex atleta di scherma, da diversi anni ha conseguito il titolo di Maestro di scherma. Insegna ed ha insegnato scherma in Italia ed all'estero. Docente a corsi ed esami per la Federazione Italiana scherma.

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