Editoriale Raffaello Castellano – Dicembre 2014

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Il 2015: fra economie globali, crisi mondiali e utopie individuali

Raffaello CastellanoCi siamo, eccoci arrivati a fine anno: finisce fra proclami, promesse, manovre, riforme, scioperi sindacali, scandali (sia quelli acuti di Roma Capitale che quelli cronici dell’EXPO 2015), crisi economica, disoccupazione e povertà questo, abbastanza drammatico, 2014. Cosa possiamo aggiungere all’agenda di quest’anno, noi di Smart Marketing, che già non sia stato detto da qualunque telegiornale, talk show o tribuna politica di cui ormai è intasata la nostra televisione? Poco o nulla, se continuiamo a soffermarci su quello che non è andato bene, ma noi siamo quelli che cercano comunque ed ad ogni costo di trovare il positivo, la bella notizia, l’idea vincente che possa, se non proprio riscattare, almeno mitigare gli effetti nefasti di questo anno che finisce.
Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di “trovare” qualcosa di positivo o, in alternativa, qualcosa che vogliono assolutamente salvare del 2014. Nelle pagine che vi apprestate a leggere troverete articoli che parlano dell’abbassarsi dei prezzi dei carburanti deciso dai Paesi produttori di petrolio (Christian Zorico), della ripresa del mercato dell’auto e delle opportunità che si aprono per la Basilicata e per l’Italia intera grazie alla nomina di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 (Diego Durante), degli importanti progressi conseguiti grazie alla scienza e dell’importanza che essa riveste per il nostro sviluppo culturale (Armando De Vincentiis), delle migliori e oramai indispensabili app del 2014 (Jessica Palese), delle professioni più gettonate per il nuovo anno e delle parole più “ricercate” sul web di quello vecchio (Ivan Zorico). Personalmente parlerò del miglior cinema che quest’anno siamo riusciti a produrre ed esportare, con una recensione sul premiatissimo e contestatissimo “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino.
Insomma, ce l’abbiamo messa tutta e siamo riusciti a trovare 8 cose buone da portarci nel 2015: non sono certamente le uniche, nè tantomeno le migliori, di sicuro, però, sono dei punti di partenza per poter costruire una nuova speranza per il futuro prossimo venturo.
logo-smarknews-quadrato-e-sitoI problemi che come Euro Zona e come Italia stiamo
attraversando
rappresentano la più grande sfida che affrontiamo dal dopoguerra in poi. Allora, in un Paese che per più del 50% era ridotto in macerie, con forza di volontà, speranza per il futuro e l’aiuto economico dei soldi del Piano Marshall (che furono investiti in progetti ed infrastrutture e non ripartiti in mazzette) ricostruimmo letteralmente il nostro Paese e la nostra identità di Italiani, tanto che nel decennio ’50 – ’60 nessun altro paese europeo poteva vantare i nostri tassi di crescita, al punto che la stampa anglosassone parlerà di “Miracolo Economico Italiano” e addirittura il Financial Times assegnerà alla Lira italiana (1960) l’Oscar della moneta più salda fra quelle del mondo occidentale.
Oggi ci giochiamo il nostro ruolo e la nostra identità su un tavolo verde internazionale. La globalizzazione ha rimescolato le carte, cambiato le regole ed aumentato i giocatori, anzi, a ben guardare, oggi a cambiare è stato proprio il gioco: da uno scopone scientifico o bridge siamo passati ad una partita, o meglio ad un torneo on line di Texas Holdem, con un numero di giocatori pressoché illimitato e soprattutto di ogni parte del mondo. Allora dobbiamo decidere di giocare ad un nuovo gioco, con nuove regole e con ogni tipo di giocatore, ma non dobbiamo farlo affidandoci al caso o alla fortuna, dobbiamo sforzarci di diventare professionisti del tavolo verde, studiando non solo il gioco, ma pure i nostri avversari, come pure le statistiche e la matematica che allo stesso sottende.
Ma, fuor da metafore, se il gioco è l’economia mondiale e gli assetti geopolitici globali, come giocatori siamo messi male: stando ad una recente indagine dell’OCSE, dal 2012 ad oggi i nostri giovani (fino ai 30 anni) sono al penultimo posto mondiale per competenze finanziario – economiche, peggio di noi solo la Colombia. I motivi di questo piazzamento in classifica sono molteplici, primo fra tutti forse la nostra refrattarietà alle notizie ed avvenimenti mondiali. Siamo ancora, nonostante tutto il Paese dei 100 campanili: cosa vuoi che m’importi dell’Africa o della Russia, se già ho fatica ad interessarmi di ciò che succede nel resto della mia regione? Altro motivo che ha condizionato in negativo il progresso finanziario – economico delle nostre giovani menti è che l’Italia resta molto arroccata nella convinzione che la vera cultura, quella con la “C” maiuscola, sia appannaggio di soli poeti, letterati, storici o filosofi.
Robert Nozick
Robert Nozick
Separazione quanto mai sbagliata, questa, che rispecchia quello che il filosofo Robert Nozick ha definito la sindrome del secchione: “ Quando i futuri intellettuali erano a scuola, lo Stato e l’autorità centrale degli insegnanti dissero loro che erano i migliori. Ma nei corridoi, dove i riconoscimenti non sono centralizzati, ma distribuiti secondo l’umore dei compagni, le cose erano più difficili. La più ampia società di mercato avrebbe radicalizzato la lezione dei corridoi. Non soltanto gli intellettuali ignorano in gran parte il funzionamento dell’economia, essi non sopportano che l’economia di mercato non li premi come a scuola”.[1]
Quindi, per concludere questo mio editoriale, permettetemi di darvi due consigli: primo, interessiamoci del resto del mondo, i nostri problemi spesso nascono proprio dalla nostra ristrettezza di vedute; secondo, occupiamoci di economia, studiamola, leggiamola, critichiamola pure, ma appassioniamoci ad essa, anche perché se non saremo noi cittadini ad occuparci di essa sarà l’economia ad occuparsi di noi. Il nostro mensile ce la metterà tutta per allargare le prospettive e le conoscenze dei suoi lettori, perché abbiamo tutti bisogno di una “visione”, o meglio ancora di un’”utopia”, per rilanciare il nostro Paese e anche noi stessi.
Buon Anno a tutti quei sognatori che, come diceva Oscar Wilde: sono condannati a vedere l’alba prima di tutti, e mai come ora desiderano un’aurora che rischiari il loro cammino.

Raffaello Castellano

 

[1] Nel 1983, Nozick tenne una conferenza al Trinity College di Hartford, Connecticut, in seguito stampata e ristampata, dal titolo Why Do Intellectuals Oppose Capitalism? (Perché gli intellettuali si oppongono al capitalismo?).

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