Editoriale Ottobre 2016 – Raffaello Castellano

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Raffaello Castellano (171)

 

 

 

 

Raffaello CastellanoUn autunno caldo, anzi bollente, è quello che si prospetta essere questo del 2016. Mai come ora calza a pennello questa espressione giornalistica, spesso abusata.

Ovviamente non c’entrano le condizioni meteorologiche, ai cui cambi di temperatura, spesso repentini, oramai ci siamo abituati, vista quella che, con buona pace dei termo-scettici, gli esperti chiamano estremizzazione del clima.

Quello che farà alzare le temperature e causerà violenti e improvvisi temporali sarà la politica, sia a livello locale, con l’imminente referendum costituzionale, sia a livello globale, con l’elezione del nuovo presidente americano del prossimo 8 novembre.

Ma ci sono anche altre faccende, alcune delle quali paiono scomparse dalle agende politiche globali, ma che ancora devono fare sentire i loro effetti più profondi e drammatici sullo scacchiere internazionale, come ad esempio la Brexit, della quale sempre meno telegiornali, soprattutto nostrani, parlano, ma che nell’immediato futuro causerà diversi problemi sia alla Comunità Europea che alla Gran Bretagna.BrexitIreland-650x495

In particolare verrà colpita l’Irlanda, come ci ricorda Paddy Agnew, corrispondente del The Irish Times a Roma,  da un’interessante articolo sull’ultimo numero del bimestrale The Good Life: “Non dimentichiamo che le 6 contee settentrionali, delle 32 totali del Paese, sono parte del Regno Unito e soggette al governo britannico, mentre le altre 26 costituiscono la Repubblica d’Irlanda, indipendente dal 1921. In pratica questo significa che la Brexit ha ridisegnato il confine nord-sud dell’Irlanda. Quando il Regno Unito si chiamerà definitivamente fuori dall’Unione Europea, il confine tra le due Irlande diventerà di fatto un confine esterno tra Unione Europea e Regno Unito. Il vecchio confine, che è stato gradualmente eliminato in conseguenza dell’accordo di pace del venerdì santo del 1998, sarà quindi ripristinato. L’importanza del ripristino di questa frontiera non può essere sottovalutato.”

Quindi, situazioni non previste che rischiano di scoppiare come la nitroglicerina al minimo scossone.

clinton-trump1Mentre scrivo questo editoriale la scena mediatica è intasata dall’imminente tornata elettorale americana. Dopo 8 anni di governo a guida democratica con Barak Obama come primo presidente nero, gli Americani si trovano a dover scegliere fra un presidente donna, Hilary Clinton, politica di razza ma, ahimè, poco empatica e che molti vedono appartenere all’establishment del potere, e dall’altra un outsider che di più non si può, il tycoon, Donald Trump, inviso perfino ai repubblicani più estremi, che in questa campagna elettorale infuocata non ha fatto mancare una “buona parola” a nessuno: immigrati, messicani, mussulmani, donne, etc..

Ma la situazione internazionale, e quella statunitense in particolare, è così ingarbugliata che non mi sorprenderei se il giorno 9 novembre l’America si risvegliasse con un presidente estremista e populista, che però ha saputo catalizzare le ansie e le inquietudini di tutti quei dimenticati che si sentono abbandonati non solo dalla società e dalla politica, ma pure e soprattutto dalla storia.

La copertina di questo mese realizzata dall'artista Miguel Gomez, il titolo è Oil & money no humanity.
La copertina di questo mese realizzata dall’artista Miguel Gomez, il titolo è Oil & money no humanity.

Ma, come spesso succede, i veri cronisti del contemporaneo sono gli artisti e non noi giornalisti, ed anche questo mese un artista, Miguel Gomez, al secolo Michele Loiacono (classe 1962), di Bari, ci ha omaggiato del suo talento realizzando la splendida copertina di questo mese, dal titolo “Oil & money no humanity” che, grazie all’immediatezza propria della pop art, non richiede alcuna spiegazione, e che calza come un guanto all’argomento di questo ottobre “politico” che cita un indimenticabile film di Alan J. Pakula: “Tutti gli uomini del presidente”.

Ma, oltre al consueto appuntamento con “La Copertina d’Artista”, in chiusura voglio parlare anche di due neo acquisti della nostra redazione, due professioniste del marketing e della comunicazione che d’ora in poi impreziosiranno con i loro contributi il nostro magazine. La prima è Stefania Alvino, di Roma (ma d’origini campane), e la seconda la goriziana Cristina Skarabot, della quale potete già leggere un primo interessante articolo.

Cosa altro dire? Poco o nulla: come ho ribadito poche righe fa, con l’esempio di Trump la politica negli ultimi anni, soprattutto dopo la crisi del 2008, sembra sempre di più inadeguata a fornire risposte, nè tantomeno a prospettare alcuna visione di futuro; l’ondata di populismi, partiti di estrema desta o estrema sinistra, del voto non per qualcuno ma contro qualcuno, sembrano tutte teste della stessa a-baumanIdra che ha un nome ben preciso e si chiama paura, la stessa paura di cui parlava, profeticamente, qualche anno fa il filosofo Zygmunt Bauman nel suo saggio “Paura Liquida”, quando diceva che la paura aumenta lì dove: “La fiducia si trova in difficoltà nel momento in cui ci rendiamo conto che il male si può nascondere ovunque; che esso non è distinguibile in mezzo alla folla, non ha segni particolari né usa carta d’identità; e che chiunque potrebbe trovarsi a essere reclutato per la sua causa, in servizio effettivo, in congedo temporaneo o potenzialmente arruolabile”. Quindi, benché siamo tutti impauriti, siamo tutti potenzialmente una fonte od un innesco per altre paure, cerchiamo tutti di tenerlo a mente.

Raffaello Castellano
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