Editoriale N° 6 – Ivan Zorico

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 Ivan ZoricoIn Italia, nei primi 5 mesi del 2014, sono stati consumati il 17,3% di alimenti biologici in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E, le uova, sono l’alimento maggiormente acquistato, con un peso del quasi 10% rispetto al totale della spesa. Questi numeri confermano e giustificano anche la crescita costante degli operatori attivi in questo settore (circa 52.000 unità) e degli ettari coltivati, pari a 1.300.000.
Ma c’è di più. In un evento tenutosi a Roma nei primi giorni di Ottobre, Biodomenica organizzata dall’Aiab (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), è stato presentato un documento curato da Mipaaf, Inea, Ismea e Sinab dal quale è uscito fuori che le aziende bio hanno spesso una dimensione familiare ed un alto livello di scolarizzazione (quasi il 50% tra laureati e diplomati, contro una media del 24% delle aziende di tipo tradizionale).
Inoltre, è stato reso noto che il reddito netto di un’azienda agricola innovativa per struttura lavorativa familiare, è di 51.478 euro contro i 34.294 euro delle aziende che producono in maniera classica. E le aziende bio sono avanti rispetto a quelle convenzionali anche per l’utilizzo delle nuove tecnologie. Le prime, rispetto alle seconde, possiedono un portale internet per il 10,7% a differenza dell’1,8%, ed hanno familiarità con l’e-commerce nel 5,2% dei casi, contro lo 0,7%.
Cari lettori, come avrete potuto intuire, il settore Agroalimentare è l’oggetto del numero di Ottobre. Abbiamo scelto questo argomento perché siamo convinti che, nel nostro paese, ci sono alcuni comparti economici (di cui si parla poco) sui quali si dovrebbero fare maggiori approfondimenti proprio per l’impatto che potrebbero avere, anzi senza dubbio hanno, nella creazione di ricchezza (anche sociale).
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Jessica Palese, relativamente all’innovazione, ci parla dell’utilizzo dei social network come spinta promozionale e di nuove possibilità di coltivazione. Il Direttore Responsabile, Raffaello Castellano, attraverso la recensione di un film ci racconta il caso (vero) di un esercente che, privilegiando la qualità (e la tradizione) degli alimenti, è riescito a “battere” uno dei più famosi fast food esistenti al mondo. Armando De Vincentiis si interroga (e ci interroga) su come il cibo, fonte di gioie per il palato, si possa invece trasformare in “patologia”. Diego Durante ci porta la testimonianza diretta di una florida azienda agricola e segnala un corso di formazione che può avere dei riscontri positivi, anche in termini di imprenditorialità nel settore agroalimentare. Dal canto mio, vi parlo di una bella iniziativa volta ad aiutare i piccoli coltivatori presenti nelle parti più disagiate del mondo e mostro alcune lacune, di carattere politico/normativo, che non aiutano in nostro export di prodotti alimentari.
Il settore Agroalimentare è senza dubbio uno di quelli che, soprattutto nel nostro Paese, andrebbe maggiormente aiutato ad abbracciare l’innovazione per favorirne l’apertura a nuovi mercati, migliorare la qualità dell’intera filiera ed andare in contro alla domanda crescente proveniente dai consumatori finali.
E noi di Smart Marketing abbiamo voluto dare il nostro contributo. Buona lettura!

 

Ivan Zorico

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