Editoriale Luglio 2016 – Raffaello Castellano

0
99

Raffaello Castellano (117)

 

 

 

Raffaello CastellanoTre date hanno scandito mediaticamente e drammaticamente questo mese di luglio 2016:

6 luglio, 12 luglio e 14 luglio.

Il 6 luglio viene lanciata l’app (per iOs e Android) di Pokèmon Go da parte della Nintendo, che in pochissimi giorni diventa un fenomeno virale che fa schizzare le quotazioni in borsa dell’azienda giapponese;

Il 12 luglio, alle ore 11:06, sulla tratta ferroviaria Bari – Barletta, in una parte del percorso a binario unico, fra la stazione di Andria e Corato, due treni si scontrano all’uscita di una curva, causando 23 morti ed oltre 50 feriti: sarà questo il peggior disastro ferroviario che la Puglia ricordi;

Il 14 luglio, alle 22:30, a Nizza, sulla Promenade des Anglais (il lungomare), per l’occasione trasformata in isola pedonale, durante lo spettacolo pirotecnico allestito per le celebrazioni della festa nazionale francese, il giovane Mohammed Lahouaiej Bouhlel, cittadino nizzardo di origini tunisine di 31 anni, alla guida di un autocarro Renault Midlum di colore bianco, si scaglia ad alta velocità sulla folla, investendo centinaia di persone e provocando il panico. La corsa del veicolo proseguirà per 1 km e mezzo, durante il quale il conducente sparerà all’impazzata, forzando la zona pedonale e procedendo zigzagando, così da provocare il numero massimo di vittime. Il bilancio finale sarà terribile: 85 morti e più di 300 feriti, dei quali più di 50 gravissimi.

Quindi un’applicazione, un disastro ferroviario ed un attentato terroristico, o, per dirla in altri termini, magari cinematografici: Il buono, il brutto ed il cattivo!

Il Buono...
Il Buono…

Lì dove ovviamente il buono è rappresentato dai Pokèmon e dall’applicazione della Nintendo, il brutto è rappresentato dal binario unico pugliese con il sistema di distanziamento dei treni a blocco telefonico e il cattivo dall’attentatore franco-tunisino e dalla strage di Nizza.

Ma l’accostamento con il film di Sergio Leone non deve distrarci dalla drammaticità degli eventi che quotidianamente si stanno verificando con una frequenza ed una ciclicità che, fra le altre cose, rischia di farci diventare insensibili e refrattari proprio a quelle notizie che più di altre meriterebbero la nostra attenzione e la nostra interazione.

Già, perché mentre l’ultimo fenomeno della rete diventava virale anche nel nostro Paese, con centinaia di migliaia di persone a caccia di Pokèmon, due treni, tra l’alto modernissimi, si scontravano in un tratto a binario unico della linea regionale delle Ferrovie del Nord Barese, riportando alla ribalta, con morti, feriti e lamiere contorte, l’annoso problema dell’inadeguatezza delle infrastrutture del Mezzogiorno, il tutto mentre oltralpe un terrorista alla guida di un camion dimostrava per l’ennesima volta l’inadeguatezza e la fragilità dei sistemi di sicurezza, non solo francesi.

...il Brutto...
…il Brutto…

L’ho detto altre volte e voglio ribadirlo ancora, per questioni di chiarezza ed integrità intellettuale: i tre fenomeni sono le tre cartine tornasole dello stato in cui verte la nostra civiltà occidentale. Da tempo, dai tardi anni ’80 in poi, l’Europa ha smesso di essere quel modello di sviluppo e faro di civiltà e democrazia che era stato per gran parte della sua storia. Un capitalismo sregolato, una finanza cinica, un progresso (ma si legge consumismo) sfrenato, hanno fatto dimenticare a milioni di cittadini europei i veri valori su cui si fondava la civiltà più invidiata  e desiderata al mondo.

Fra i tanti valori che potrei citare, il più importante ed insieme il più trascurato è senza dubbio la nostra “cultura”. Fu la cultura che fece risorgere un’Europa ridotta in macerie, fisiche e morali, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la voglia di ricostruire e far risorgere dai brandelli sparsi qui e là; la cultura europea portò, strano ma vero, ad un fortissimo incremento di spettacoli teatrali e musicali in tutto il continente, in Italia fu il cinema a raccontare il conflitto appena conclusosi e la spaccatura che la guerra civile, fra fascisti e partigiani, aveva causato al Paese.

Rossellini girerà, ad esempio, “Roma città aperta” in una capitale ridotta in macerie, dove oltre alle maestranze scarseggiava pure la pellicola. Il film, che in principio doveva chiamarsi “Storie di ieri”, doveva essere un documentario sulle gesta e la vita di Don Giuseppe Morosini, sacerdote realmente vissuto a Roma e ucciso dai nazisti nel 1944, ma alla sceneggiatura, su soggetto di Sergio Amidei, collaborarono diversi autori, compreso un giovanissimo Federico Fellini, che trasformarono il documentario in un vero e proprio film che lanciò a livello internazionale la carriera di Aldo Fabrizi e Anna Magnani, oltre ad essere il vero manifesto del cosiddetto “Neorealismo” italiano.

..ed il Cattivo.
..ed il Cattivo.

Un cinema, un teatro, una cultura che diventano nell’Europa postbellica la malta con cui ricostruire non solo le strade, i palazzi, le case, ma l’identità stessa dei cittadini europei ed occidentali. Sì, qualcuno obbietterà che senza i soldi del Piano Marshall non ci sarebbero stati il boom economico tedesco prima ed italiano poi, ma i soldi che arrivarono dagli aiuti internazionali furono solo uno dei tanti mezzi che le popolazioni europee utilizzarono per ricostruire il loro territorio, le loro patrie e la propria identità, drogata e alienata dai totalitarismi e dittature dogmatiche e sanguinarie.

Fu la cultura la malta che ri-edificò l’Europa, fu la cultura che ridestò le nostre coscienze, fu la cultura che diede consistenza, profondità e radici alle nostre identità! Ed oggi dove siamo? Cosa abbiamo fatto di questa storia recente? Dove è finita la nostra identità? Cosa abbiamo imparato, noi post moderni, dalla Storia?

Purtroppo poco o nulla:  mentre l’identità musulmana continua a rafforzarsi e concentrarsi intorno ad una forte ideologia religiosa e politica, noi occidentali stiamo lentamente, ma inesorabilmente, diluendo la nostra storia, la nostra cultura e soprattutto la nostra identità nell’ultima app del nostro smartphone, andando a caccia di personaggi di un videogioco giapponese degli anni ’90.

Siamo perennemente e purtroppo consapevolmente alla ricerca di mondi virtuali, migliori e più fighi di quello in cui viviamo, ma, come ci rammenta il grande Marcel Proust nel suo capolavoro “Alla ricerca del tempo perduto”:

“La vera scoperta non sta nel vedere nuovi mondi, ma nel cambiare occhi”

Raffaello Castellano
image_pdfimage_print

LEAVE A REPLY

Login with:
Powered by Sociable!