ECB e Draghi: Regalo di Natale o attese per la Befana

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Il Presidente della BCE - Banca Centrale Europea -, Mario Draghi.
Il Presidente della BCE - Banca Centrale Europea -, Mario Draghi.

Christian Zorico (160)

 

 

 

L’European Banking Congress tenutosi a Francoforte il 21 novembre è stata l’occasione per ribadire ancora una volta, forse con maggior enfasi, il supporto all’economia reale da parte del Presidente della Banca Europea, Mario Draghi.

++ BCE: EUROGRUPPO INDICA DRAGHI PER PRESIDENZA ++Nel suo discorso infatti ha sostanzialmente evidenziato la situazione attuale dell’Europa, mettendo in luce i progressi raggiunti negli ultimi due anni e mezzo e, soprattutto, soffermando l’attenzione sui parametri che ancora tardano ad essere rassicuranti.

Se da un lato infatti, gli spread sui titoli governativi si sono ridotti di circa 3 punti percentuali e anche i tassi rischiesti per il debito delle aziende ormai sono ai minimi storici, il presidente della BCE rafforza sempre con più impeto che sono pronti ad intervenire con strumenti di politica monetaria straordinaria per fronteggiare lo scenario di bassa inflazione, una disoccupazione ancora troppo alta e un sistema creditizio da parte delle banche poco efficace.
Con un livello di core inflation che ormai viaggia sotto l’1% (l’ultimo headline inflation addirittura allo 0.4%, per effetto dei più volatili dati su costi di energia e cibo, e non aggiustati per l’effetto stagionale) l’Europa teme il protrarsi di un lungo periodo di bassa inflazione o addirittura deflazione. Inoltre la bassa propensione delle banche a prestare denaro, (ovvero il poco impegno o interesse che le banche hanno in quella che dovrebbe essere la loro attività caratteristica), sta facendo da freno ad un’economia non ancora pienamente ripresa dopo la crisi del 2008 e la sostenibilità dei debiti governativi derivata successivamente nel 2011.
Così Draghi espandendo il bilancio della Banca Centrale Europea ai livelli del 2012 ha intenzione di sostenere l’economia attraverso un piano di acquisti di obbligazioni covered e di ABS (Asset-Backed Securities).
Con l’acquisto di assets derivanti da securitization, la Banca Centrale ha intenzione di incentivare nuovi prestiti, comprando le bandiera-europeaemissioni esistenti e continuando a “pulire” i bilanci delle banche in Europa. Inoltre spingendo sempre più verso il basso i rendimenti di questi titoli vuole contribuire attivamente a far spostare l’interesse degli investitori verso asset considerati più rischiosi: azioni e case. A tal fine, se necessario, si paventa anche l’idea di agire sulle curve governative attraverso un piano di acquisti che riguarderebbe i titoli di stato. Molte remore a riguardo perchè significherebbe finanziare direttamente il debito dei singoli Paesi, perplessità espresse soprattutto dalla Germania. Tuttavia quello che ritengo sia verosimile è che i numerosi sforzi compiuti dall’autorità monetaria possano risultare se non vani, di efficacia inferiore rispetto alle premesse.
Come Draghi fa infatti notare, senza una concertata azione fiscale da parte dei Paesi dell’Unione Europea e a riforme strutturali che consentano di far perdurare i benefici di un aumento della domanda, con un’efficienza dal lato dell’offerta, si corre il rischio che anche una politica monetaria espansiva attuata con strumenti non convenzionali, possa non produrre gli effetti desiderati.
Questa preoccupazione ha in realtà delle evidenze empiriche e storiche; il Giappone per esempio per anni ha tentato di combattere la deflazione con politiche monetarie volte a deprezzare il cambio. In realtà senza un intervento forte dal punto di vista fiscale, le politiche monetarie possono vedere smorzate le loro potenzialità.
Quando ho pensato a cosa ci si possa aspettare per Natale mi è venuto in mente questo gran bel regalo da parte della BCE. Come in una lettera rivolta a Babbo Natale, ad ogni dato negativo proveniente dall’economia, sembrava quasi che i mercati implorassero un intervento forte da parte di Draghi. Si è vissuto infatti un anno caratterizzato da aspettative e da promesse di intervento. Bene ora Draghi, ad un mese da Natale, sembra esser pronto ad agire con ogni mezzo a difesa dell’Europa. Spero vivamente che non avvenga come negli anni difficili del dopoguerra quando mio padre mi raccontava che i regali “duravano” tra il Natale e la Befana. bce-sedePoi improvvisamente sparivano, i genitori li nascondevano per poi farli riapparire al Natale successivo. Oltre alle promesse, ora il Quantitative Easing dovrà essere messo in pratica e le autorità fiscali dovranno recuperare il tempo perso fino ad ora per mettere in atto le riforme e i piani di spesa in grado di rilanciare un’economia in affanno. Mi rendo conto che la parte finale dell’articolo non sia ricca di immagini positive; ma vorrei proprio riprendere quel ricordo che mio padre diverse volte mi ha raccontato per cercare un bagliore di speranza. Il mio riecheggiare questa immagine porta l’attenzione sulla necessità che il regalo di Draghi sia duraturo e che non ci si debba svegliare alla Befana accorgendosi che quelle promesse non possano essere mantenute totalmente. Ma ha anche un forte sapore di sacrificio e di speranza. Da quegli anni del dopoguerra l’Italia é potuta crescere anche grazie ai sacrifici di una generazione in grado di sopportare rinuncie per un bene più ampio. Portando dentro lo stesso spirito combattivo si può pensare ad un futuro piu roseo. In fondo, l’idea di Babbo Natale affascina ancora tutti gli animi sognatori, tutte le persone buone e ricche nel cuore e nell’animo. Non parliamo di politiche monetarie o fiscali ma parliamo di persone che attuano, che le vivono. È la società tutta che può ricevere un regalo e deve poterlo godere.

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Ha conseguito il Master of Quantitative Finance and Risk Management (MAFINRISK) presso l’Università Bocconi nel 2005 dopo essersi laureato in Economia degli Intermediari Finanziari presso la stessa Università. Inizialmente ha svolto attività di ricerca e tutoring per i corsi di Portfolio management e Applied Econometrics presso l’Università Bocconi tenuti dal Professor Andrea Beltratti. In seguito ha avuto modo di consolidare le nozioni tecniche ed applicarle sul campo durante l’esperienza come quantitative analyst e risk manager in un Hedge Fund con strategia macro e successivamente ricoprendo la posizione di gestore di portafoglio e fund manager con mandato flessibile per una banca privata svizzera e un gestore di fondi. L’area di interesse è da sempre il mondo fixed-income e azionario, inseriti nel più ampio approccio di analisi top-down.

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