Domenica 2 dicembre, presso “La bottega dell’Angelo” di Ostuni, è iniziata la mostra “E vissero tutti felici…o quasi”, dell’artista Francesco Di Dio, in arte EFFE, già presente all’interno della Copertina d’Artista del nostro mensile.

La mostra, che sarà fruibile fino al 10 gennaio 2019, raccoglie illustrazioni e diorami, che rappresentano i personaggi delle favole più famose, ma non come siamo abituati a vederli nelle figure dei libri di fiabe.

Camminando tra le immagini di Di Dio, troviamo un Bianconiglio ancor più su di giri, ma anche un Pinocchio che ha fatto del suo problema di sincerità, un utile vantaggio.47389992_568446283622252_3678470409046458368_n

Ma meglio di me, l’artista stesso può raccontare questo colorato, pazzo, favoloso mondo.

Domanda: Francesco, parlaci di quando e come è nata la tua mostra “E vissero tutti felici…o quasi”, da dove è arrivata l’ispirazione?

Risposta: “Disegnare è sempre stata per me una passione, alimentata per anni dalla mia curiosità riguardo al mondo dell’illustrazione al quale ho sempre guardato da esterno, attingendo e accumulando spunti, lasciati lì a sedimentare, poiché assorbito da altro. Poi un evento improvviso e poco felice mi ha sfiorato, mettendomi di fronte al fatto che non si può vivere sempre al margine delle proprie passioni, ma che vale la pena di assecondarle ed allora è come se il coperchio che aveva contenuto questa mia voglia, fosse stato divelto, lasciando debordare tutto quello che bolliva al di sotto. “E vissero…” nasce così, ripescando tra le memorie di quel bambino, che attendeva lì, assopito sotto quel coperchio.”

47381828_343044856512853_2021213787046019072_nD: In questa mostra c’è anche il contributo del tuo collega e amico Raffaele Di Gioia, parlaci di questa collaborazione.

R: “La collaborazione con Raffaele Di Gioia nasce dal mio approfittare della sua amicizia e da una promessa estortagli pubblicamente in occasione di una delle mie prime esposizioni. Scherzi a parte, ho sempre ammirato il suo lavoro, lui dice di ammirare il mio ed è stato un fatto spontaneo, data questa empatia, che si arrivasse a fare qualcosa insieme. La cosa che più mi diverte è che Raffaele mi regala una visione dall’esterno, perché il suo contributo è una chiave di lettura nuova e diversa dei miei personaggi e della mia ironia, che lui arricchisce con la sua vena sublime e malinconica. Adesso, date le mie lusinghe, gli toccherà rilasciare un’intervista in cui spreca qualche buona parola anche nei miei riguardi!”

47261841_342496299868428_1288931178862084096_nD: I personaggi delle tue favole sono “umanizzati”, hanno difetti, vizi, limiti e per questo riusciamo a sentirci più simili a loro rispetto a quelli delle favole che siamo stati abituati a leggere. Come sarebbe ora la nostra visione della vita se ce li avessero raccontati così?

R: “Certamente una visione disincantata in cui il cattivo ha le sue motivazioni e si difende, in cui il buono non è poi tanto un martire, se si dimostra in grado di reagire con altrettanta forza per garantirsi la sopravvivenza. Certamente una visione imperfetta, in cui le principesse si concedono di essere scarmigliate e il principe non sempre arriva al galoppo di un cavallo intonso e una fanciulletta si perde nel bosco e riesce a riemergerne con un bordo di pelliccia nuovo intorno al proprio cappuccio rosso; forse una visione, malgrado tutto, più positiva ed anche più ottimistica del mondo, perché non incorreremmo nel rischio di infrangere illusioni e disattendere aspettative.”

D: Dopo Ostuni dove andranno i tuoi personaggi felici..o quasi?

R: “A questa quarta domanda mi riservo di non rispondere perché, se ti conosco, ravvedo il tentativo di strapparmi una promessa…non so per certo la strada che i miei personaggi seguiranno, sicuramente ci sono altri progetti, poi ormai è come se vivessero una vita autonoma, la stessa Cappuccetto, fa cose, vede gente ed io sono sempre l’ultimo a venirne messo a parte.”

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