Smart è uno degli aggettivi che più caratterizza il nostro presente. Forse non ci avete mai fatto caso, ma siamo ormai sommersi dallo “smart”: da anni non ci separiamo mai dal nostro smartphone, acquistiamo Smart TV da collegare a internet, Netflix, Youtube…e smart watch connessi con i nostri smartphone; le nostre città ambiscono a diventare smart city, si parla sempre più di smart house, smart economy… il nostro stesso magazine si chiama Smart Marketing! E il lavoro? Anche quello è diventato smart, ma forse questa è l’accezione meno diffusa del termine.Notebook, Freelance, Lavoro

Fino a qualche anno fa probabilmente molti di noi non conoscevano la parola “smart”, e sicuramente ancora oggi tanti ne ignorano il significato letterale. I puristi della lingua italiana ci bacchetterebbero a questo punto, perchè usare una parola italiana, forse, semplificherebbe il concetto e la comprensione di molte cose. La verità è che oggi, quando vediamo il prefisso “smart” lo identifichiamo semplicemente con qualcosa di innovativo, tecnologico, e spesso, in modo colloquiale, lo traduciamo con l’espressione “del futuro”. La Tv del futuro, le città del futuro, le case del futuro, la modalità di lavoro del futuro…Smart Watch

Un fondo di verità in effetti c’è, una logica che ci porta ad accostare l’aggettivo smart a qualcosa di futuristico, ma procediamo per gradi: smart letteralmente vuol dire intelligente, acuto, brillante e allo stesso tempo anche elegante e alla moda. Viene utilizzato sia in riferimento alle persone che alle cose, per lo più gli oggetti tecnologici.
I dispositivi definiti “smart”, dunque, sono dispositivi innovativi, che utilizzano la tecnologia in modo intelligente, per semplificarci la vita (se sappiamo usarle), per automatizzare una serie di attività e permetterci di fare cose che una volta potevamo solo immaginare o vedere in quei film in cui si parlava di futuro indicandolo con l’anno 2000.Smart home

Adesso abbiamo superato il 2000 da un po’ di anni e possiamo dire di “essere finalmente nel futuro” o almeno in quello che in passato consideravamo futuro. Ecco….quel futuro, il nostro presente, è smart! No, non ci sono robot mescolati ad umani nè macchine volanti in commercio, ma una serie di dispositivi che ci semplificano la vita in modo tecnologico e intelligente. Attenzione però, quando parliamo di smart non ci riferiamo soltanto agli “smart device”, ovvero i dispositivi innovativi, ma anche a modi di vivere innovativi, abitudini innovative, opportunità innovative e intelligenti, come lo smart working.
Per chi non lo sapesse, lo smart working, anche detto lavoro agile, è una modalità lavorativa che permette di organizzare e ottimizzare il proprio tempo soprattutto tenendo conto degli obiettivi e non della semplice presenza nel luogo di  lavoro.  Il dipendente non è tenuto a lavorare sempre e solo in ufficio, ma può organizzarsi svolgendo le proprie attività anche da remoto, per un numero di giorni che varia in base alla sua mansione e agli accordi con il datore di lavoro.Smart working

Ciò che caratterizza questa modalità lavorativa decisamente più flessibile, è una vera e propria responsabilizzazione del lavoratore e la libertà di organizzare le proprie giornate ottimizzando tempo, energie e costi. Il risultato? Dipendenti più soddisfatti del proprio lavoro e, nella maggior parte dei casi, capaci di ottenere risultati migliori.
Secondo un recente studio dell’osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, gli Smart Worker in italia sono ormai 305.000. Si è registrata una crescita del 14% rispetto al 2016 e del 60% rispetto al 2013. Oltre ad essere lavoratori più soddisfatti e più motivati, gli smart worker risultano avere maggiori competenze digitali; le competenze necessarie per svolgere la propria attività a distanza e non solo. Si tratta proprio dell’innovazione che caratterizza ogni cosa definita “smart” e dunque, ovviamente, anche lo smart working.Smart worker

Ad oggi in Italia, anche se il 36% delle grandi aziende ha lanciato dei progetti strutturati di Smart working, purtroppo su questo fronte abbiamo ancora una mentalità poco smart. Abbiamo accolto con grande entusiasmo i dispositivi “smart” ma non siamo del tutto pronti ad accogliere modalità lavorative smart, strutturate in modo flessibile. Perchè? Forse perché siamo ancora molto legati al concetto di presenza sul luogo di lavoro, le aziende danno poca fiducia ai dipendenti e non siamo abituati a gestire il lavoro agile con colleghi e superiori. Non ancora almeno, ma ci stiamo avvicinando al momento.
Le buone pratiche di smart working cominciano ad arrivare anche dalla pubblica amministrazione, e molte aziende anche in Italia hanno iniziato a testare questa nuova modalità con entusiasmo (Siemens, Enel, Barilla e tante altre). Il problema, forse, è che purtroppo sentendo parlare di “smart working” continuiamo ancora a tradurre l’espressione come “la modalità di lavoro del futuro” e non riusciamo ad accoglierla nel presente.

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