Dalla sua nascita, nell’Ottobre 2010, Instagram è cambiato parecchio e ha saputo pian piano conquistare ogni fascia d’età. Otto anni fa Instagram era solo un’app di condivisione di foto con una particolarità: poter modificare facilmente ogni immagine con una serie di filtri preimpostati che rendevano gli scatti decisamente più piacevoli e permettevano di “strappare” qualche like in più. Il tutto arricchito dagli hashtag per rendere le immagini ricercabili dagli altri utenti.

Clarendon, Juno, Perpetua, Amaro, Rise… sono presto diventati i nostri alleati per perfezionare gli scatti prima della condivisione, il tutto in formato rigorosamente quadrato. Quell’effetto Polaroid che da retrò è diventato subito moderno e trendy sui social.

Se fosse finito tutto qui ci saremmo stancati presto, e invece, come per tutti i social che funzionano, Instagram ha saputo adattarsi alle esigenze, ai trend, alle richieste silenti dei suoi utenti. La capacità d’evoluzione l’ha portato al successo. Non c’è bisogno di scomodare Darwin forse, ma la verità è che il principio vale anche per i social network: o ti evolvi o ti estingui. Ne è un esempio in negativo MySpace, per citarne uno, ma Instagram, invece, ha decisamente saputo farci. Di questo dobbiamo anche ringraziare Zuckerberg, che dall’acquisizione di Instagram ha proposto novità continue (dalle Stories alla IGTV, passando per gli stickers di musica e così via).

Non tutte le funzionalità hanno subito successo o si rivelano azzeccate. Su IGTV abbiamo ancora molti dubbi, ma le Stories, “riprese da Snapchat”, hanno davvero dato un boost ad Instagram.

Oggi chi entra in piattaforma spesso non si sofferma sul feed, ma si concentra subito sulle Stories. Il senso di urgenza, l’evanescenza, il timore di perdere contenuti interessanti nell’arco di 24 ore solletica la nostra curiosità e ci spinge al ritorno, al “check” più volte al giorno.  E’ così che Instagram ci aggancia e ci tiene sempre vicini.
Pur proponendo la stessa funzionalità, non succede lo stesso su Facebook: le stories di Facebook non hanno il medesimo appeal. Marc Zuckerberg si interrogherà probabilmente giorno e notte sulle motivazioni, ma il nostro utilizzo di Facebook è molto cambiato rispetto a un tempo e questa funzionalità, in quel contesto, non ha successo, anche se gli utenti sono spesso gli stessi.

La recente ricerca “Taking Stock With Teens”, focalizzata su un target di adolescenti, evidenzia che l’utilizzo di Instagram ha superato recentemente quello di Snapchat, fino a poco tempo fa sempre in testa su questa fascia d’età. Ma gli adolescenti non sono sicuramente gli unici ad amare questo social network. Instagram conta un miliardo di utenti, di cui 500 milioni attivi quotidianamente sulla piattaforma e 400 milioni di utilizzatori di Stories ogni giorno. Numeri decisamente interessanti per il business, non a caso si contano già 25 milioni di aziende sulla piattaforma e 2 milioni di advertiser.

La comunicazione delle aziende su Instagram è, e deve essere, diversa rispetto agli altri mezzi.

Una buona comunicazione su questo social network, infatti, è sicuramente più informale, volta al coinvolgimento, allo storytelling rispetto ad altre piattaforme. E’ una comunicazione visual e decisamente più creativa, più immediata, che si presta particolarmente ad alcuni settori, come ad esempio il luxury, il beauty o il food.

Non possiamo dimenticare poi che Istagram è il regno degli influencer, che altro non sono che veri e propri brand, dei lovemark. Blogger, celebrità, cantanti, idoli sportivi… è di qualche giorno fa la notizia che Cristiano Ronaldo è ufficialmente la persona più seguita al mondo su Instagram. CR7, con i suoi 144.446.447milioni di follower, ha infatti da poco superato Selena Gomez, regina indiscussa della piattaforma fino ad ora. Riusciamo a immaginare la potenza di un placement di prodotto sui suoi post o sulle sue Stories?

L’engagement che permette di avere Instagram, grazie al suo visual storytelling, al momento non ha eguali, ma la strategia migliore per un’azienda sarà frutto di creatività e della giusta pianificazione di contenuti nei confronti del giusto target.  Un mix che non può fare a meno della sperimentazione e dell’utilizzo degli strumenti sempre nuovi messi a disposizione dal mezzo. Strumenti che hanno sempre un occhio di riguardo per il business, infatti dal mese di Giugno 2018 Instagram ha addirittura introdotto lo shopping sulle stories, permettendo alle aziende con account business di inserire all’interno delle stories gli stickers con il simbolo della shopping bag, che danno la possibilità di avere informazioni aggiuntive sul prodotto e procedere all’acquisto direttamente sull’e-commerce.

Tutto questo perché, come si sottolinea anche sul  post ufficiale di presentazione della nuova feature, ”Instagram isn’t just a place of inspiration, it’s also a place of action” ovvero  Instagram non è (più) soltanto un luogo di inspirazione, è anche un luogo di azione.

Al momento, e in Italia in particolare, questa funzionalità non è ancora molto utilizzata, ma in futuro, probabilmente, vedremo sempre meno immagini di tramonti, di vacanze, meno selfie…e sempre più stickers con shopping bag. E a quel punto avremo bisogno di una nuova evoluzione, o di un nuovo algoritmo; ma Zuckerberg, come ci ha spesso dimostrato, sa come gestire al meglio queste situazioni e come rendere i suoi social i luoghi virtuali in cui si ha sempre voglia di stare.

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