Un numero crescente di imprese ha deciso di affidare al gioco situazioni aziendali. Si passa da veri e propri corsi di formazione, alla risoluzione di conflitti, alle simulazioni con il teatro d’impresa, alle esperienze in outdoor di team building.

Abbiamo chiesto a Ilaria Massocco, formatrice esperienziale e counselor, la sua esperienza in merito.

Il gioco attira l’attenzione e coinvolge solo i bambini o anche gli adulti?

Grazie alla piacevolezza che genera, il gioco è in grado di coinvolgere tutti, grandi e piccini. Ma il gioco è molto di più. Il gioco è un bisogno innato. Stimola e sviluppa aree cerebrali coinvolte in funzioni superiori, come la memoria, il linguaggio, il ragionamento, la capacità di pianificazione e di risolvere un problema. Diventa un lasciapassare nei confronti delle difficoltà della vita di tutti i giorni e un allenamento che facciamo fin da bambini. Nei più piccoli serve a soddisfare la curiosità e l’immaginazione, diventa molto coinvolgente e non necessita di un obiettivo. Gli adulti invece tendono a non considerarlo così importante come strumento per sviluppare competenze o il proprio benessere. Invece è fondamentale continuare a giocare anche da grandi per ritrovare vitalità e incrementare l’ottimismo senza contare che gli ormoni del piacere, che vengono stimolati dal gioco, riescono anche ad aumentare le difese immunitarie.

Insomma, il gioco fa bene. Ma quanto ci fa bene?

Il gioco allenta la tensione nei momenti di stress, facilita la comprensione anche dei contenuti più complessi, permette di mettersi nei panni degli altri. La Federation of American Scientists ha analizzato due gruppi, in uno solo dei quali sono state applicate dinamiche di gioco nell’apprendimento. I risultati sono stati incredibili. Il gioco incrementa del 20% la fiducia in se stessi e segna un +11% nella conoscenza concettuale. Inoltre aumentano del 90% i contenuti appresi e sviluppa del 20% in più le conoscenze pratiche di un argomento e triplica le capacità di applicazione di quanto appreso.

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Quali sono gli ambiti più interessanti, a livello aziendale, in cui è possibile utilizzare il gioco?

Il gioco sta entrando in modo sempre più preponderante in azienda con le forme più svariate perché ci si è – finalmente! – resi conto che attraverso questo strumento è possibile affrontare le sfide più complesse del sistema organizzativo con delle modalità più ingaggianti. Sono proprio le caratteristiche intrinseche del gioco, quali la piacevolezza, la capacità di creare unione e cooperazione, di sviluppare nuove idee e incrementare la creatività, a renderlo trasversale. All’inizio era la formazione ad essere l’ambito prediletto di applicazione, ora invece si punta anche ad altri aspetti come il benessere, il coinvolgimento, la cultura aziendale e il miglioramento del clima aziendale, oltre allo sviluppo di competenze specifiche, tramite la gamification.

Le aziende che decidono di investire nella gamification intraprendono un percorso con lunghi tempi di sviluppo, coinvolgimento di risorse interne ed esterne per la pianificazione e implementazione e sicuramente si aspettano dei risultati importanti.  Cosa ne pensi?

La gamification riporta in un contesto ludico e di gioco tematiche aziendali per ingaggiare le persone e metterle al centro dell’esperienza affinché possano porre in essere comportamenti e atteggiamenti nella vita lavorativa di tutti i giorni, per i quali l’ambiente di gioco è stato predisposto. Gli obiettivi possono essere legati alla conoscenza, all’acquisizione di nuovi comportamenti, alla performance, al coinvolgimento tra colleghi. Il tutto si sviluppa con livelli di gioco, missioni assegnate, punti e bonus al raggiungimento di obiettivi. Rendere molto coinvolgente e sfidante il percorso, puntando proprio sulla motivazione intrinseca, porta ad ottimi risultati in termini di apprendimento.

E la comunicazione che ruolo gioca?

La comunicazione è una funzione essenziale in ogni ambito di vita e, per quanto sembri essere scontata, non è semplice saper comunicare in modo efficace. La maggior parte dei conflitti infatti sono dovuti ad una cattiva comunicazione. Il gioco è un incredibile strumento per allenare questa competenza e inoltre permette di avere un ritorno immediato circa l’efficacia delle proprie azioni, sia per la comunicazione verbale che su quella non verbale.

Ilaria Massocco, formatrice esperienziale e counselor
Ilaria Massocco, formatrice esperienziale e counselor

Sono nata a Verona e cresciuta grazie agli angoli di mondo che ho avuto la possibilità di conoscere. Comprendere le culture e i fenomeni che muovono la società mi hanno portata a laurearmi in Sociologia a Trento. Ho poi conseguito un master in Training Management ed iniziato a lavorare come formatrice in una compagnia assicurativa riferimento per il settore bancassicurazione di un grande Gruppo italiano. I dieci anni di attività mi hanno assicurato un valore inestimabile di esperienza, permesso di relazionarmi con ogni figura aziendale e consolidare una profonda conoscenza delle dinamiche e necessità organizzative. Curiosa e meticolosa ho sempre ampliato le mie competenze, concedendo sempre più spazio a quanto mi fa battere il cuore: la passione per il mare e l’interesse per la moltitudine umana e le sue risorse, coronate con il conseguimento della patente nautica a vela e un diploma triennale in Counseling umanistico integrato. Non ho mai smesso di viaggiare, dentro e fuori di me. Nel tempo i miei zaini sono diventati via via più essenziali e pratici, il mio equipaggiamento personale sempre più solido. Nel 2017 intraprendo il viaggio più significativo: quattro mesi in solitaria in Sud America e un’esperienza di volontariato mi portano a ricercare nella quotidianità lo stesso senso di connessione e gratitudine provato allora. A gennaio 2020, con la stessa fiducia ed eccitazione che precede ogni mio viaggio, intraprendo la strada della libera professione. Alterno la vita a Verona con la condivisione della vita in barca a vela con il mio compagno nel Golfo di Trieste, integrando la mia attività di formatrice e counselor con le filosofie alle quali più mi ispiro: la blue mind e l’ecopsicologia.

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