#Innovazione, #digital transformation e nuove #tecnologie, cambiano giorno dopo giorno il volto della società e dell’economia. Si creano nuovi Business e nuove professioni per resistere a un mercato sempre più rapido e competitivo e le aziende non possono far altro che innovarsi ed affiancarsi a consulenti e professionisti smart, eclettici, sempre sul pezzo.

Tra le pagine del libro CONSULENTI 4.0 di Daniele Gregori, focalizzato proprio sulle competenze per le sfide del futuro sono tanti gli interrogativi che avrei potuto a mia volta scrivere un libro di risposte.

CONSULENTI 4.0 TeleConsul Editore 2019 – I social network per il libero professionista Novecento Editore 2018, a cura di Daniele Gregori
CONSULENTI 4.0 TeleConsul Editore 2019 – I social network per il libero professionista Novecento Editore 2018, a cura di Daniele Gregori

Uno stimolo continuo tanto da chiedere all’autore di rispondere a qualche quesito ponendo all’attenzione un tema ancora nuovo e da esplorare. Il divario generazionale al tempo del digitale rende tutto più complesso poiché di mezzo ci si mette la tecnologia che non è detto per tutti possa essere di facile approccio.

D. I nativi digitali sono pronti al mondo del lavoro 4.0?*

R. La società, e con essa il mondo del lavoro, sta crescendo velocemente da molti anni. La trasformazione digitale ha introdotto elementi indispensabili ed imprescindibili in ogni ambito lavorativo. Solitamente le persone nate prima degli anni 80 ritengono che i millennials (nati 1981-1996) abbiano il vantaggio, rispetto a loro, di essere cresciuti con questi nuovi dispositivi digitali tra le mani.

Ma in questo ragionamento noto un bias di fondo: il mondo del lavoro 4.0 , che stiamo vivendo richiede sicuramente competenze digitali, ma esse sono composte da due elementi inscindibili:

  • HARD SKILL DIGITALI: conoscenza tecnica e dimestichezza con device e software.
  • SOFT SKILL DIGITALI: essere digitali nella mentalità ossia, conoscere, scoprire, provare, usare e sfruttare la tecnologia trasmettendo il proprio “valore aggiunto”. Sintetizzata comunemente con l’espressione “mindset digitale”.

Alla luce di questa nuova e più rotonda definizione delle competenze digitali ci rendiamo conto che la “confidenza” con lo strumento tecnologico è solo una parte dell’equazione. Pc, smartphone, social e app possono rivelarsi utili strumenti solo se utilizzati trasmettendo la propria competenza, preparazione ed esperienza. Cercando di entrare in empatia, seppur a distanza, con il nostro interlocutore. Nelle relazioni a distanza la nostra parte emotiva ha un ruolo chiave. Perché se gli incontri in presenza si ridurranno sempre di più, ciò che non potrà invece mai mancare saranno le “relazioni” tra le persone. Sono la professionalità e qualità della relazione a garantirci alte performance, introdurre la tecnologia nel proprio lavoro non basta.

Detto ciò, è probabile che un ragazzo giovane abbia maggiore dimestichezza con gli strumenti digitali rispetto ad un over 45, ma non darei per scontato che sappia anche “trasmettere” la propria competenza e creare relazioni di valore attraverso l’utilizzo della mail o delle chat di messaggistica.

Comunicazione digitale

D. Il loro modo di approcciare alla comunicazione, spesso fatta di messaggi di testo e faccine per esprimere le emozioni, rischia di determinare un impoverimento emotivo?

R. Coltivare l’empatia, anche attraverso il digitale, è un elemento chiave per avere buone performance nel lavoro, sforzandosi di capire emozioni e stati d’animo altrui. Questo significa che non possiamo comunicare con eccessiva sintesi e rapidità. Dobbiamo fermarci, prendere del tempo per leggere attentamente una mail del cliente\collega e ragionare sulla migliore risposta che siamo in grado di dare. Questo atteggiamento è importante anche per cercare di trasmettere il nostro messaggio senza creare fraintendimenti e incomprensioni, tipiche nelle comunicazioni a distanza composte da solo testo dove manca completamente il tono. Tutto ciò richiede grande cura e attenzione. Come, per esempio, rileggere il messaggio che abbiamo scritto, prima di premere “invia”.  Di conseguenza le relazioni digitali sul posto di lavoro sono molto distanti da quelle che i ragazzi hanno tra di loro nella vita quotidiana. Al contrario, invece, una figura senior spesso sa perfettamente il modo più funzionale per approcciare con gli altri. Ma entrambi possono apprendere e migliorare la parte nella quale sono meno confidenti. Anche aiutandosi. La figura junior deve fare esperienza e capire le dinamiche del mondo del lavoro, il senior può raggiungere maggiore dimestichezza con i nuovi dispositivi attraverso la pratica e liberandosi del (eventuale) pregiudizio sullo strumento.

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D. Qual è il consiglio da dare per approcciare nel migliore dei modi al mondo che si sta trasformando e sopravvivere nella sua complessità?

R. Consigliare oggi non è semplice, perché non è semplice prevedere cosa accadrà in futuro. Siamo passati da un mondo nel quale una generazione viveva una rivoluzione sociale alla volta, a quello odierno nel quale ogni generazione è chiamata ad affrontarne tre. Ogni rivoluzione porta con sé indubbiamente anche delle opportunità, ma ci richiede l’enorme sforzo di cambiare ed evolverci più rapidamente che in passato. Nessuno, nel mondo del lavoro 4.0, può dire di aver raggiunto un livello di competenza tale da potersi permettere di fermaresi. Un consiglio quindi può essere quello di allenarsi al “cambiamento costante” grazie a quello che gli anglosassoni chiamano “learnability” che significa credere nel proprio miglioramento, accettando le sfide e l’incertezza del “nuovo” e poco conosciuto, vivendo l’apprendimento continuo come un’occasione per migliorare. Dobbiamo lavorare su noi stessi, capire come viviamo e che emozioni proviamo quando siamo chiamati ad apprendere qualcosa di nuovo e cambiare le nostre abitudini. Se riusciremo a vivere serenamente l’apprendimento continuo che ci richiederà il mondo del lavoro futuro, saremo imprenditori e manager “a prova di futuro”.

Durante la nostra chiacchierata ragionando sull’importanza della comunicazione e relazione via chat che perde di “emozioni” ci siamo scambiati emoticon con faccine reali. Non più il classico smile e la faccina triste, ma foto da piccoli ridendo o piangendo… E’ stato un gioco, che ci ha talmente emozionato da farci pensare ad un nuovo modo di comunicare in chat emotivamente intelligente.

Curiosi? Scaricate la app sticker Maker e divertitevi a creare le vostre Emoticon personalizzate per emozionare di più!

*Intervista concessa da Daniele Gregori autore di CONSULENTI 4.0 TeleConsul Editore 2019 – I social network per il libero professionista Novecento Editore 2018
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