È sotto gli occhi di tutti! È evidente! Lampante!

Il futuro è arrivato, quello previsto dalla fantascienza, dai veggenti, dai designer ora è realtà.

Gli anni ’70 del secolo scorso, il decennio lungo del secolo breve, come viene chiamato, attraverso i fumetti e le serie tv di fantascienza, scienziati progressisti e geniali architetti, avevano previsto, ed in parte progettato e costruito, un futuro che ancora oggi, nel 2019, non è stato pienamente realizzato e che resta ammantato da un’aura di mito e nostalgia.

Ma non tutto il futuro è come ce l’eravamo immaginato.fantasy-3757036_1920

Pensavamo di avere auto volanti, ed invece gran parte del movimento, compreso quello delle merci, avviene ancora su ruota.

Pensavamo che avremmo costruito stazioni spaziali immense, capaci di contenere intere città e sostenere grandi comunità; in realtà le stazioni spaziali ci sono, ma contengono al massimo una decina di persone e per tempi difficilmente superiori all’anno.

Pensavamo che avremmo costruito basi permanenti sulla Luna ed avremmo messo piede su Marte, ma in realtà, con il finire della Guerra Fredda, la corsa allo spazio ha perso interesse e fondi.

Pensavamo che, come in Star Trek, avremmo avuto navi interstellari con motori a curvatura, capaci di superare la velocità della luce, e soprattutto il teletrasporto, invece la scienza ci dice che, benché teoricamente fattibili, simili progetti presentano difficoltà ancora insormontabili sul piano tecnico.space-station-423702_1920

Pensavamo che la pace avrebbe regnato su tutto il globo, ma qualunque telegiornale può smentire questa previsione.

Pensavamo che la fame e la povertà sarebbero state estirpate dal nostro pianeta, ma i flussi dell’immigrazione e le morti per denutrizione del Terzo Mondo ci raccontano un’altra storia.

Pensavamo che i progressi della medicina e dei vaccini avrebbero debellato tutte quelle malattie infettive che avevano, in passato, decimato l’umanità, invece vediamo tornare alla ribalta morbi e virus che parevano estinti.

Pensavamo che i dischi in vinile, i libri cartacei e i televisori sarebbero scomparsi, soppiantati rispettivamente da un qualche tipo di disco laser, di foglio elettronico e di proiettore di ologrammi, invece sono tutti ancora nelle nostre abitazioni e anzi sono tornati pure di moda.vinyl-1233111_1920

Insomma, il futuro immaginato negli anni ’70, ma anche ’80, del secolo scorso non è quello che oggi abbiamo sotto gli occhi.

Molte invenzioni sono ancora troppo utopistiche, molte vittorie devono ancora compiersi e poi c’è un’invenzione che non solo non era stata prevista da nessuno dei fumettisti, scrittori, scienziati e veggenti, ma che è anche quella che più profondamente ha trasformato il pianeta e i suoi abitanti: la rivoluzione digitale.

Nessuno aveva mai accennato ad internet, al web, ai social, come mai nessuno li aveva previsti?

E, domanda ancora più interessante, come mai il digitale non è riuscito a soppiantare completamente l’analogico?radio-1682531_1920

Noi di Smart Marketing abbiamo un paio di idee e qualche teoria al riguardo e per conoscerle non vi resta che sfogliare il presente numero intitolato appunto “Back to the Future” (Ritorno al Futuro), e leggere gli articoli dei nostri collaboratori. Ogni contributo vuole indagare, alla nostra maniera, questo desiderio di analogico, di sostanza, di concretezza.

Scopri il numero dedicato al marketing della nostalgia:

P.S.

Credete che abbia esagerato?

Vi voglio lasciare con un dato: 27.448.630 euro di incasso è quanto ha totalizzato, in 9 settimane ininterrotte di programmazione nelle sale italiane, il film del momento: Bohemian Rhapsody (qui trovate la nostra recensione), che nel mondo ha incassato fino ad ora 817.637.665 dollari, con il mercato cinese che si è aperto da una sola settimana.

Il film narra la storia dei primi 15 anni (dalla fondazione, nel 1970, al 1985) della mitica band inglese dei Queen.

Forse, al di là della fascinazione che Freddie Mercury ancora esercita su milioni di fan in tutto il Mondo, anche il successo di questo incredibile film mette in evidenza quel desiderio di vintage, revival, retrò, ritorno al passato prossimo che ci ha inesorabilmente contagiato in questi ultimi anni.

Buon futuro e buona lettura a tutti.

Raffaello Castellano
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