#10yearschallenge: complotto di Facebook o semplice fenomeno social?


In questi giorni sta girando molto, proprio quasi quanto il fenomeno stesso della #10yearschallenge, l’idea che questa sorta di gioco non sia un semplice modo per condividere (ancora una volta) qualcosa che ci riguardi, ma che abbia dei secondi fini. 

 

Semplificando, l’idea che sta passando è che questa “10yearschallenge” possa essere quasi assimilata ad un “complotto” ordito da Facebook per poter avere un grosso quantitativo di nostre foto (del prima e del dopo) utili per attività di riconoscimento facciale, machine learning et similia. Tali attività (così come le altre informazioni su di noi che giornalmente cediamo ai social network, ed al mondo del web più in generale) consentirebbero di profilarci (vedi il caso di Cambridge Analytica) e di potenziare, appunto, gli strumenti di riconoscimento facciale per diversi scopi.

#10yearschallenge: complotto di Facebook o semplice fenomeno social?

Per carità il tema della privacy è certamente delicato e l’utilizzo e la gestione che si fa (e si farà) dei nostri dati è, e deve essere sempre, oggetto di dibattito. Ma credo che in questo caso non si possa gridare allo scandalo.

 

Credo che da tempo abbiamo abdicato alla “riservatezza” per poter ricevere servizi in cambio. Non serve indignarsi o giocare a fare i complottisti.

Se il gioco non ci piace, basta non giocare. Se non vogliamo far conoscere qualcosa di noi, basta non pubblicarlo. Non è difficile. E credo che sia ormai cosa nota a tutti.

O, almeno, lo spero.




Un grande classico di ogni inizio anno: le previsioni sul marketing e i social media.


Quali saranno i trend del marketing nel 2019: cosa farà più vendere? Cosa funzionerà di più sui social?Le previsioni e i trend sul marketing e i social media nel 2019

Video, Podcast, Influencer di tutti i tipi (macro, micro, nano), Storie, IGTV e così via. Consigli molto utili sì, ma manca qualcosa di importante.
Quello che emerge con forza negli articoli che circolano in questi giorni è la centralità del mezzo. Una fede incondizionata verso lo strumento.

Il “Come comunicare” è diventato il “Cosa comunicare”.

Più in generale mi sembra sempre più evidente l’estrema importanza che si dà al mezzo di turno e la contemporanea sottovalutazione del Perché e del Cosa comunicare. Come se lo strumento portasse con sé qualcosa di magico.

Bisognerebbe invece tornare a puntare l’attenzione sulla strategia e sulle motivazioni. Tornare a Pensare prima a Cosa comunicare e solo dopo al Come. E non viceversa.

Lo strumento deve essere il mezzo e non il fine.

In questo modo sarà anche più “semplice” valutare l’efficacia del lavoro svolto e motivare i risultati acquisiti.




Simply the best - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minFine anno, tempo di bilanci.

Solitamente quando voglio ricordare cosa di importante è successo in Italia e nel Mondo nell’anno che si sta per concludere, mi affido a quello che possiamo definire l’Oracolo dei tempi moderni.
Quell’entità capace di avere una risposta su tutto e di averla anche in tempi estremamente brevi, se non immediati. Sì signori, parlo di Google.

Google, che tra l’altro, proprio nel 2018, ha compiuto 20 anni.

Ma, quest’anno, voglio fare una scelta differente.

Voglio ripercorre l’anno attraverso le pagine digitali di questo mensile che, ormai, alla luce delle sue oltre 50 pubblicazioni, è divenuto una realtà riconosciuta.

Partiamo proprio da questo numero pieno: 50! A giugno del 2018 abbiamo festeggiato le 50 pubblicazioni di Smart Marketing. Per questo motivo, il numero quel mese lo abbiamo dedicato ad un tema a noi caro i Traguardi. Traguardi da intendersi non come punti di arrivo, ma come momenti da celebrare e da cui ripartire per continuare il percorso di crescita personale e professionale.

Qualche mese prima, a febbraio 2018, ci siamo soffermati su di un tema molto rilevante per chi fa informazione seriamente, come ci impegniamo a fare anche noi da 5 anni a questa parte: le Fake News. Le bufale sono sempre esistite, ma la loro propagazione negli ultimi anni ha avuto un’elevatissima impennata, con tutto quello che ne consegue. È stato un tema centrale nella campagna/vittoria elettorale di Trump. Ed è stato un tema centrale anche per l’esito delle nostre elezioni nazionali.

Negli altri numeri, essendo un mensile tematico che affronta e approfondisce argomenti e notizie relative al marketing, alla comunicazione e ai social media, abbiamo sviluppato diversi punti rilevanti.

Eccone una selezione:

Come dicevo, ormai questo mensile ha già molte pubblicazioni alle sue spalle. Contenuti che, come avrete avuto modo di leggere in questi anni, sono stati sempre pensati e diffusi per dare un valore o una utilità al lettore. E di questo se ne sono accorti, con mia e nostra somma soddisfazione, anche gli addetti ai lavori. Quest’anno sono infatti davvero tanti gli eventi di settore ai quali Smart Marketing è stato invitato in qualità di media partner:

Se il numero di persone interessate ai nostri articoli aumenta e se gli addetti ai lavori, anche conseguentemente, individuano della qualità nel lavoro che portiamo avanti, questo per noi è indubbiamente il segnale che stiamo facendo le cose nella maniera giusta.

Tutto molto auto-celebrativo direte voi?
Sì, certo. Per alcuni versi non posso darvi torto. Ma non è solo questo, c’è molto altro.

Simply the best - L'editoriale di Ivan Zorico

La scelta di non affidarsi a Google, in questo caso, è voluta essere una sorta di esercizio di concentrazione.

È stata dettata dalla chiara volontà di voler prendere il controllo della massa di informazioni che si ha a disposizione, sforzarsi di asciugare il rumore nel quale siamo continuamente immersi e distillare il tutto per prendere quello che per noi è davvero importante.

In un mondo dove ormai ci confrontiamo non più o non solo con il nostro vicino di banco, ma anche con vip e influencer di ogni ordine e grado, è sempre più difficile chiarire il nostro attuale perimetro, il nostro campo da gioco e le persone e situazioni con le quali realmente possiamo avere qualcosa in comune.

Spostandoci da Google, ma rimanendo nel mondo digitale, basta guardare i nostri profili social, personali o aziendali che siano: i nostri post, i nostri contenuti o le nostre storie, sono (apparentemente) sullo stesso livello di personaggi che hanno mezzi e risorse di gran lunga superiori alle nostre. Abbiamo un senso di parità, di orizzontalità, che se vogliamo marca però, ancor di più, la distanza che c’è tra noi (anime di dio, cfr persone comuni) e loro (vip e influencer).

E questo vale sia per questioni puramente estetiche che professionali.

Ad esempio Instagram, in questo senso, non lascia scampo: mostra e alterna, intelligentemente, influencer e amici comuni.

Pertanto credo, che di tanto in tanto, sia giusto essere autocelebrativi, senza cadere nell’autoreferenzialità. Ci aiuta a capire e a fare il punto su cosa di buono abbiamo fatto e a pensare a cosa poter fare per migliorare e crescere ancora. Perché, se come ho detto, da un lato dobbiamo capire qual è il campionato in cui giochiamo per giocarlo al meglio delle nostre possibilità, ben venga avere degli stimoli continui e dei confronti con persone che sono riuscite ad avere un certo grado di notorietà. Potremo in questo modo prendere ispirazione e seguirne le orme. D’altronde anche questi fantomatici influencer non sono nati già competenti o non sono nati già con un brand personale forte.

Attenzione però: un conto è cercare di capire le dinamiche che ci sono dietro ad un percorso virtuoso, e un conto è cercare di replicare fedelmente la strada di questo o quell’influencer.
Le persone non cercano dei cloni. Bisogna rimanere fedeli alla propria unicità e lavorare sodo affinché emerga. Sarà solo questa la caratteristica che, alla lunga, sarà premiante.

Nel 2019 cerchiamo di farlo tutti. Questo è il mio augurio.

 

Ivan Zorico




I numeri del digitale nel 2018: conferme e continue opportunità di crescita.


Se sino a pochi anni fa un po’ tutti quelli che non si occupavano di digitale tendevano a prendere sotto gamba questo settore economico, oggi è davvero difficile trovare qualcuno che non riconosca la centralità del digitale e le tante opportunità di sviluppo che offre.

A dir la verità qualcuno, anzi più di qualcuno, che nega l’evidenza o che, più o meno faziosamente, sottostima l’impatto del digitale c’è e lo si può trovare a tutti i livelli. Le motivazioni di tale realtà, a mio parere, possono dipendere o da una incapacità (anche in buona fede) di non comprendere la rivoluzione digitale che ormai da 10 anni è in atto o, peggio, da una difesa strenua di posizione derivante da una old economy. In tutti i casi, entrambi i personaggi, prima o poi, dovranno fare i conti con il cambiamento.

Per tutti gli altri però, siano essi addetti ai lavori o semplici “persone informate sui fatti”, è sempre giusto tenere costantemente monitorata la situazione perché, il digitale, tutto è tranne che un business stabile, nel senso di immobile. L’evoluzione è una sua caratteristica intrinseca.

E allora vediamo un po’ lo stato dell’arte del digitale: analizziamo i numeri e le opportunità di crescita.

Nel 2017, l’industria digitale in Italia ha registrato un +9% rispetto al 2016, totalizzando quasi 58 miliardi di euro. Sempre nel 2017, l’intero indotto economico del digitale, quindi a perimetro allargato (consumi, investimenti, ecc.), ha registrato una cifra pari a 80 miliardi euro. L’intera filiera occupava oltre 600 mila persone.

E nel 2018?

Secondo quanto si apprende dalle Elaborazioni IAB/EY su dati Atoka 2017, il mercato del digitale in Italia vale 65 miliardi di euro (+22% rispetto al 2016). Gli asset che contribuiscono maggiormente alla crescita del settore sono l’e-commerce e l’online advertising. Questa crescita ha anche delle ricadute a livello occupazionale: 285 mila sono gli occupati nel digitale nel 2018 contro i 253 mila del 2017. A perimetro allargato, i numeri che abbiamo appena visto assumono valori ben più importanti: in Italia il digitale, nel 2018, genera un indotto economico pari a 89 miliardi di euro e registra 675 mila occupati. I numeri del digitale in Italia nel 2018 a perimetro allargato. Fonte: Elaborazioni IAB/EY su dati Atoka 2017

Sin qui i numeri freddi ci forniscono sì una fotografia evidentemente chiara della situazione, ma che magari non ci danno la possibilità di vedere quali possono essere le opportunità di crescita del digitale.

Per farlo ci serve analizzare altri numeri.

Il digitale infatti è entrato pervasivamente in tutti i processi aziendali: modelli di business, partnership, budgeting, way of work.

Gli impatti del digitale nei processi aziendali. Fonte: Elaborazioni IAB/EY su dati Atoka 2017E questo significa che il bisogno delle aziende di persone capaci di gestire questa trasformazione e di lavorare in questo ambito è sempre maggiore. C’è estremo bisogno di persone da impiegare sia verticalmente su singoli temi e sia di persone capaci di avere una visione di insieme. Persone quindi estremamente qualificate che abbiano un approccio al lavoro flessibile e molto diverso rispetto a quanto avveniva nel passato. Perché il digitale, oltre agli strumenti, ha portato un enorme cambiamento proprio nel modo di lavorare, nel concepire il lavoro e le relazioni.

Competenze e lavoro richiesto nel digitale in Italia. Fonte: Elaborazioni IAB/EY su dati Atoka 2017Per identificare e semplificare quanto appena espresso, si può parlare di “pensiero laterale”. Una capacità raramente acquisibile sui libri di scuola, ma che si sviluppa nel tempo e con il confronto continuo.

Chi saprà formarsi in questo senso, sviluppare capacità specifiche e gestire questi processi di trasformazione, potrà certamente godere delle opportunità del digitale. Per tutti gli altri, consiglio vivamente di correre ai ripari. Il cambiamento non si evita, e men che meno si ferma, fingendo solo che non esisti. Lui arriva comunque e interessa, indistintamente, sia le persone che interi business.

Sta a noi farci trovare preparati.




Tutti i ponti e le vacanze in calendario del 2019


Sei appena tornato dalle vacanze di Natale e già hai voglia di staccare la spina o di goderti un po’ di tempo libero?
Non allarmarti, è una sensazione normalissima.

Anzi, per non farti trovare impreparato, è proprio questo il momento migliore per pianificare le vacanze del 2019. Poco importa, che siano vacanze lunghe o solo piccoli ponti da sfruttare per qualche gita fuori porta, questo è il momento di programmare il tuo 2019 all’insegna delle vacanze e dei ponti. Perché lavorare è importante, ma lo è anche sapersi ritagliare del tempo per sé e per i propri cari.

E allora andiamo subito a vedere cosa ci riserva il 2019 in termini di ponti e di vacanze.

Il 1° gennaio 2019 – Capodanno – ci sorride: cade di martedì. Mentre l’Epifania non è così benevola, cade domenica.

Dopo queste prime feste, passiamo poi direttamente a Pasqua.
La Pasqua, in questo 2019, verrà domenica 21 aprile 2019, seguita ovviamente a ruota, il 22 aprile 2019, dal lunedì dell’Angelo (o Pasquetta che dir si voglia).

Poca roba direte voi.

Sì, se dimentichiamo due festività che, almeno all’apparenza, potrebbero rappresentare solo dei piccoli ponti: giovedì 25 Aprile 2019 – Il giorno della Liberazione – e mercoledì 1 Maggio 2019 – la Festa dei Lavoratori -.
Bene, se ai giorni di Pasqua aggiungiamo questi due ponti, con soli 5 giorni di ferie riusciamo a farci ben 12 giorni di vacanza: dal 20 aprile 2019 al 1° maggio 2019.

Dopo questa scorpacciata di ponti, arriviamo alla Festa della Repubblica. Purtroppo, come è capitato per il 2018 (era un sabato), questo ponte non ci sorride. Infatti, il 2 giugno 2019 cade di domenica.

Passiamo quindi all’estate, la stagione delle vacanze per antonomasia.

Questa stagione ci riserva solo un ponte, ossia il Ferragosto che quest’anno cade il giovedì 15 agosto. Quindi, per noi, significa un giorno di ferie rosicchiato.

Passata l’estate, ci imbattiamo nel ponte di Ognissanti che quest’anno cade di venerdì 1° novembre.
“Direi bene, ma non benissimo” se invece pensiamo che il ponte dell’Immacolata, l’8 dicembre 2019, cade ahinoi di domenica.

Arriviamo quindi in scioltezza alle feste ed ai ponti di Natale 2019.

Come è stato per il 2018, anche il 2019 ci sorride regalandoci, è il caso di dirlo, delle belle soddisfazioni.
Natale e Santo Stefano 2019, ossia 25 e 26 dicembre, cadono rispettivamente di mercoledì e giovedì.

Le feste di Natale sono da sempre un tutt’uno con quelle di fine anno. E quindi andiamo a vedere se l’ultimo ponte del 2019 (anche se in realtà saremo già al 2020) ci sorride o meno. Possiamo essere sereni: Capodanno 2020, viene di mercoledì.

Pertanto, se conteggiamo le feste di Natale come un unico grande ponte (dal 21 dicembre 2019 al 1° gennaio 2020), possiamo arrivare a fare 12 giorni di vacanza impiegando 5 giorni di ferie.

Insomma, non male come fine anno.

Come ogni anno, mi riservo di fare una grossa avvertenza.

Non dimentichiamoci di controllare sul calendario quando cade la festività del vostro Santo Patrono. Magari ora non ci pensate, ma delle volte ci restituisce delle grandi soddisfazioni. Di certo non lo farà per i milanesi doc o d’adozione come il sottoscritto. Ho già controllato per tutti noi: Sant’Ambrogio purtroppo nel 2019 cade di sabato 7 dicembre.

È il caso di dirlo: #maiunagioia!




Il Natale che verrà - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-min“…è Natale, è Natale, si può fare di più… è Natale, è Natale, si può amare di più… è Natale, è Natale, si può fare di più, per noi… A Natale puoi…”.

 Immagino che, come sia stato automatico per me, avrete letto queste parole (nel mio caso scritte) canticchiandole e cercando magari anche di riprodurre la melodia e la voce della bambina della pubblicità della Bauli.
Ahimè l’effetto non è stato proprio il medesimo. Spero a voi sia andata meglio.

Ecco, se una pubblicità, un jingle o un claim, riescono a raggiungere questo grado di pervasività e di familiarità, allora vuol dire che ha assolutamente raggiunto il proprio scopo.

Non c’è niente da fare. Quando ascolto questo motivetto per me è Natale.

Riuscire a far coincidere e a ricondurre un prodotto e/o un brand ad un evento come il Natale (per non dire proprio l’Evento per eccellenza) è quanto di meglio si possa chiedere ad un messaggio pubblicitario. Il jingle della Bauli è riuscito a fare qualcosa di incredibile: diventare un fenomeno di massa. O, per usare un termine più 2.0, è riuscito a diventare virale.

Il jingle ovviamente non è stato l’unico elemento capace di generare questa sensazione di vicinanza con il consumatore. Il giusto mix tra storytelling (importantissimo e rinnovato negli anni), costruzione del messaggio e canali di diffusione (offline e online), ha fatto il resto.

Questo numero di Smart Marketing – “Il Natale che verrà” – è quindi dedicato proprio allo studio e alla ricerca di quelle campagne di comunicazione e marketing che maggiormente si sono distinte nel promuovere prodotti e servizi in questo particolare momento dell’anno: Natale!

Troverete spunti, case history e riflessioni, che vi permetteranno di analizzare più da vicino i fenomeni che hanno avuto maggiore presa e successo.

Fateci sapere se ce ne siamo dimenticati qualcuno, il prossimo anno rimedieremo sicuramente ;).

Buona lettura e buon Natale.

 Ivan Zorico




innovation.now - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minNon so se anche a voi capita, ma quando penso a dieci anni fa non mi viene da pensare al 2008 (largo circa) bensì agli anni ‘90 o, al massimo, agli inizi dei 2000.

È una strana sensazione.

Sembra quasi che da un certo punto in avanti il mondo, il tempo, la vita, abbiano preso una velocità doppia, se non tripla. Non ci siamo più trovati di fronte ad un percorso di crescita graduale (diciamo naturale), ma di fronte ad un tipo di crescita esponenziale.
Tutto è cambiato: mondo del lavoro, modo di relazionarsi, trend, business, mode, media, ecc. È come se di colpo avessimo fatto a piè pari un balzo in avanti. Un balzo nel futuro.

In questo la tecnologia ha avuto il suo peso rilevante.

Ci sono innovazioni tecnologiche che segnano le epoche nelle quali vedono la luce. Solo per rimanere nel campo dei media non possiamo non citare l’invenzione della stampa, della radio, della televisione, di internet e, oggi, dello smartphone.

Sì, lo so. Lo smartphone non può essere annoverato come media.
Ma per la sua capacità di inglobare tutti i media precedenti non posso che considerarlo in qualche modo tale. Dieci anni fa non ci saremmo mai sognati di guardare la televisione su un semplice telefonino, così come non avremmo mai potuto leggerci un quotidiano.

Lo smartphone, attraverso internet, è stato in grado di cambiare il nostro modo di approcciarci al mondo e ha potenziato di gran lunga le nostre possibilità. Molte delle attività che prima facevamo fisicamente adesso le facciamo via digitale, nei tempi e nei modi a noi più congeniali.
Si può dire quindi che l’innovazione tecnologica ci ha portati nel futuro.

Ma, appunto, sono passati dieci anni. E a poco a poco ci stiamo abituando all’idea di un futuro coniugato al tempo presente.

Conviviamo con l’innovazione, con le scoperte e con la velocità dei cambiamenti. Ci sono voluti dieci anni, ma forse ora stiamo davvero capendo cosa è accaduto in questo periodo.

Da qui l’argomento del mese: innovation.now.

Siamo nell’era dell’innovazione. E ci stiamo dentro con tutte le scarpe. Quindi abbiamo voluto giocare con l’estensione/dominio .now accanto ad innovation, proprio per affermare che quando si parla di innovazione non si deve farlo al futuro, ma al presente.

 Ivan Zorico




La blockchain spiegata in parole semplici. Intervista a Gian Luca Comandini.


Quando ci si avvicina a temi come il digitale, la tecnologia e l’innovazione, presto o tardi non ci si può che non imbattere nella blockchain. Come spesso (per non dire sempre) accade, quando vogliamo sapere qualcosa googoleggiamo un po’ alla ricerca di informazioni che ci possano aiutare a saperne di più.

Blockchain cos'è? A cosa serve? Questa pratica è sicuramente molto valida nel momento in cui abbiamo già qualche nozione in merito mentre, ovviamente, la ricerca di informazioni risulta più ostica quando di quella data materia/tema non sappiamo pressoché nulla.

A mio parere, la blockchain rientra a pieno titolo in quest’ultimo caso.

Di blockchain se ne fa un gran parlare, soprattutto legata ai Bitcoin, ma in pochi ancora sono in grado di spiegare in parole semplici di cosa si tratta.
Cerchiamo quindi di dare una breve definizione proprio come se la stessimo cercando sul dizionario.

Blockchain: per blockchain si intende una sorta di registro digitale – un database – basato sulla tecnologia peer – to – peer (ossia da pari a pari) per il mezzo della quale si possono validare le transazioni tra due soggetti in modo sicuro, immediato, trasparente e rintracciabile.

Per certi versi, quindi, la blockchain è assimilabile a quello che oggi è l’attività di un notaio, ma senza le spese da sostenere per l’operato. Inoltre tutti i soggetti posseggono una copia della transazione favorendo, appunto, la trasparenza.

Ma per aiutarci ulteriormente a capire cos’è la blockchain e quali possono essere i suoi tanti possibili utilizzi abbiamo intervistato Gian Luca Comandini durante il Digital Innovation Day (al quale abbiamo partecipato in qualità di media partner), esperto nel campo del marketing e delle criptovalute (bitcoin), come dimostrano i numerosi interventi su questo tema (per ultima un’audizione alla Camera dei Deputati) in cui è frequentemente chiamato come relatore.

A lui abbiamo riposto le seguenti domande:

Per conoscere le risposte ti basterà guardare il video di seguito :)




Il caso Ronaldo: il Brand CR7, accuse di violenze e rischi reputazionali.


Ronaldo fa sempre parlare di sé. Ormai anche, se non soprattutto, aldilà del campo.

Tutti i media (tradizionali e non) hanno ripreso in questi giorni la notizia delle presunte violenze sessuali che vedrebbero come protagonista (in negativo) proprio il campione portoghese.

Non volendo per ovvi motivi entrare nel merito del caso della presunta violenza, è invece interessante esaminare cosa è accaduto a livello mediatico proprio in riferimento a questa vicenda.

Perché quando si parla di Ronaldo, non si parla di un semplice giocatore ma di un brand – o per enfatizzare, una sorta di azienda – che si interfaccia con altri brand, altre aziende e, soprattutto, milioni di persone.

Diverse sono state le reazioni dei suoi sponsor.

Nike e EA Sports hanno preso formalmente le distanze e si sono dette preoccupate dell’accaduto.
Yamamay e Juventus, invece, si sono schierati con il giocatore.

In situazioni come questa le reazioni dei social spostano molto l’ago della bilancia. Semplificando, le persone in rete “decretano” se una persona/brand sia nel “giusto” o meno.

Questo significa avere un ritorno positivo o negativo in termini di reputazione che plausibilmente, altro non è, l’unico vero valore realmente spendibile oggi dalle aziende.

Per approfondire:

Bene, in altri casi (come ad esempio è stato per la passata edizione del Grande Fratello) i social hanno reagito violentemente contro il brand abbassando quindi di molto l’appeal commerciale.

Il “Caso Ronaldo” e le reazioni dei social.

L’analisi dei social sul “caso Ronaldo” invece parla di una storia diversa: il sentiment è restato e resta tutto sommato positivo. Con i suoi (tanti) follower schierati con CR7.

In definitiva, questo vuol dire che a meno di una sentenza contro Ronaldo, difficilmente il brand CR7 risentirà della questione.

Il “Caso Ronaldo” resta un caso studio molto interessante da seguire e continuare ad analizzare.

Per approfondire l’argomento clicca qui




Le opportunità del marketing digitale. L’intervista a Eleonora Rocca.


Il marketing, così come la comunicazione, sono discipline in continua evoluzione. E lo sono per almeno due motivi.
Il primo: sono discipline che “vivono” a stretto contatto con le persone le quali, per definizione, sono mutevoli; il secondo: sono discipline fortemente orientate all’innovazione.

Se si parla di innovazione in riferimento al marketing ed alla comunicazione non si può non parlare di uno dei più importanti cambiamenti tecnologici avvenuti negli ultimi anni: il digitale.

Il digitale ha dato a queste discipline la possibilità di amplificare enormemente la portata delle loro azioni e di poter sviluppare opportunità di business che precedentemente, con i mezzi che si avevano a disposizione anche solo dieci anni fa, non potevano essere percorse.Le opportunità del marketing digitale. L’intervista a Eleonora Rocca.

Certamente l’online ed il digitale non nascono dieci anni fa, ma quello che ha dato davvero nuova linfa al marketing digitale è stato l’avvento sul mercato degli smartphone (il primo Iphone nasce nel 2007). Si può azzardare a dire, in qualche modo, che il vero marketing digitale nasca proprio in quel momento.

Lo dico perché, se vi ricordare l’incipit dell’articolo, uno (se non il primo) dei pilastri del marketing (digitale e non) è di natura “esterna” al marketing stesso: le persone. Nulla come gli smartphone ha infatti cambiato il modo di vivere delle persone toccando prima, e mutando poi, ogni aspetto della loro vita. Qualsiasi aspetto, nessuno escluso.

Così il sociologo e filosofo Marshall McLuhan: “Le società sono sempre state modellate più dal tipo dei media con cui gli uomini comunicano che dal contenuto della comunicazione”.

Pensiamo, ad esempio, a come prenotiamo le nostre vacanze, a come eseguiamo le operazioni bancarie, a come guardiamo i film e le serie tv, a come ascoltiamo la musica. L’elenco, capite bene, è praticamente infinito. Non tocca quindi solo il “cosa” facciamo, ma anche il “come” lo facciamo.
In sostanza, si parla di nuovi modi di pensare e di vivere.

Non è un caso che l’attenzione verso il marketing digitale sia quindi cresciuta negli ultimi anni e, con esso, anche il valore economico di questo settore.
Ma c’è ancora tanta strada da fare perché, come sappiamo, c’è sempre della ritrosia nei confronti del cambiamento.

Per questo motivo, e per spiegare meglio le opportunità che mette a disposizione il marketing digitale, abbiamo voluto intervistare Eleonora Rocca – marketing manager, imprenditrice, digital strategy consultant e blogger – che nel 2014 ​fonda​ ​il​ ​Mashable​ ​Social​ ​Media​ ​Day​ ​Italia (l’edizione di quest’anno è ormai prossima: 18-19-20 ottobre presso lo IULM Open Space a Milano), una delle manifestazioni più importanti al mondo dedicate alla rivoluzione digitale e all’innovazione.

Con oltre 30 milioni di pagine visualizzate al mese, Mashable si classifica come uno dei siti web di tecnologia più popolari e influenti al mondo. Quello che non tutti sanno è che nel 2010 organizza negli USA il primo Mashable Social Media Day, evento di approfondimento sull’impatto del digital marketing e dei social media sulla comunicazione. Da questa esperienza, Eleonora Rocca decide di portare in Italia nel 2014 Mashable​ ​Social​ ​Media​ ​Day​ ​Italia che negli anni ha riscosso un grande successo, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra gli appassionati alla materia.

Eleonora Rocca, marketing manager, imprenditrice, digital strategy consultant, blogger e fondatrice, nel 2014,​ del​ ​Mashable​ ​Social​ ​Media​ ​Day​ ​Italia
Eleonora Rocca, marketing manager, imprenditrice, digital strategy consultant, blogger e fondatrice, nel 2014,​ del​ ​Mashable​ ​Social​ ​Media​ ​Day​ ​Italia

D: Ormai è innegabile che stiamo vivendo quella che in molti definiscono la “Rivoluzione digitale”. Nel 2017 l’industria digitale in Italia ha toccato gli 80 miliardi di euro, comprensivo di tutto l’indotto. Dal tuo punto di vista quali possono essere i possibili sviluppi? Vedi un settore in particolare che possa esserne maggiormente influenzato?

R: A mio avviso i possibili sviluppi devono essere la reale e strategica applicazione delle strategie di marketing digitale e il reale investimento delle aziende nel generare domanda utilizzando tutte le leve del marketing mix ma con particolare attenzione al marketing digitale. Quello che secondo me sta avvenendo negli ultimi anni è la crescita dell’attenzione in merito a questi temi, la voglia di imparare, di saperne di più, di esplorare nuove strade e allargare gli orizzonti. Tuttavia ritengo che in Italia ci sia ancora molta resistenza al cambiamento e anche poca effettiva consapevolezza del reale potenziale di questi strumenti. Penso che il marketing digitale possa e debba essere applicato a tutti i settori, specie a quelli che hanno come obiettivo l’internazionalizzazione perché, attraverso l’utilizzo del marketing digitale, diventa molto più semplice aprirsi a mercati lontani ma con un potere di spesa molto più ampio.

D: Rispetto anche a pochi anni fa ho riscontrato che tra gli operatori del settore ci sia una enorme consapevolezza e maturità sulle reali possibilità del digitale nello sviluppo del business. Di contro, ho la sensazione che l’imprenditoria italiana (le PMI ma non solo) ancora non sia totalmente aperta al digitale e che lo guardi ancora con sospetto. Cosa pensi a riguardo? E, se confermi l’inciso, cosa si potrebbe fare per agevolare una maggiore apertura al digitale?

R: Come dicevo anche prima, sono totalmente d’accordo con questo tuo punto di vista. Penso che una maggiore apertura al digitale possa essere agevolata dalla scelta dei giusti professionisti con i quali sviluppare queste strategie. Se un’azienda rischia investendo su strategie completamente nuove ma con l’aiuto di persone competenti, potrà godere di buoni risultati e di conseguenza condividere e diffondere il proprio pensiero con altri professionisti e aziende del settore, generando una consapevolezza positiva rispetto agli strumenti e alle tecnologie di ultima generazione.

D: Nel report “The Future of Jobs 2018″ del World Economic Forum si evince che entro il 2025 il 52% delle attività lavorative attuali sarà gestito da robot, in sostanza il doppio di quanto avviene oggi. Sappiamo quanto la formazione continua sia fondamentale per restare al passo con i cambiamenti tecnologici; secondo la tua esperienza quale sarebbe il percorso che un giovane, ma non esclusivamente tale, dovrebbe seguire per intercettare questi cambiamenti nel mondo del lavoro?

R: Penso che i lavori ad alto contenuto strategico e creativo, non potranno mai essere sostituiti dalle macchine, di conseguenza se si punta ad essere altamente formati e specializzati penso che non si corra alcun rischio. Per stare al passo con il futuro, in generale, ai giovani consiglio di viaggiare molto, di guardare alla Germania, all’Inghilterra, alla Cina, agli Emirati Arabi e agli Stati Uniti, in quanto il mondo là fuori è molto diverso dall’Italia e le opportunità di crescita o anche solo di imparare cose nuove sono davvero tante.




#ripartItalia - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minEsistono due tipi di persone.
Quelle che si piangono addosso e quelle che si danno da fare.

Le prime passano tutto il loro tempo a dedicarsi alla commiserazioni di se stessi, a inveire contro il sistema e a trovare esempi negativi che confermino le loro idee.

Le seconde passano tutto il loro tempo a dedicarsi alla propria crescita personale e professionale, a cercare di individuare delle opportunità e a trarre ispirazione da quelle persone che sono riuscite nel loro campo di pertinenza.

Le prime sono ferme da anni ad aspettare che passi il fatidico treno.
Le seconde quel treno lo rincorrono e, se è il caso, partecipano addirittura alla sua costruzione.

È evidente che, in questo dualismo, mi ponga totalmente a favore “delle seconde”.
Non perché così come le ho presentate sembrano più “fighe”, ma perché hanno deciso di ricercare la propria felicità e fanno di tutto per raggiungerla.

Non sono dei fenomeni. Non sono degli extraterrestri. E non hanno nemmeno i super poteri. Sono persone normalissime, ma si riconoscono subito. Sono evidenti.
Hanno degli obiettivi definiti e sono concentrati sul come ottenerli. E questo dona loro una luce particolare. Intensa.

i nuovi super eroi sono le persone che lavorano e si impegnano

Non dico che vivono fuori dal mondo e fuori dal contesto.

Per carità, in una situazione economica e sociale come quella nella quale stiamo vivendo ormai da anni, è normale poter avere qualche momento di sconforto. Non sempre quello che si cerca di fare va poi come si vorrebbe e non sempre gli sforzi fatti vengono ripagati esattamente come meriterebbero.
Ma ci provano e continuano a provarci sempre e comunque. E questo, per me, è sintomo di grande forza interiore.

I più affezionati al nostro mensile sanno bene che il numero di settembre è da sempre dedicato alle opportunità.

Più in particolare, a quelle opportunità che si possono cogliere in Italia e che possono rilanciare il nostro Paese: #ripartItalia.

Un numero pensato e dedicato a quelle persone che tutti i giorni cercano di fare il proprio lavoro al meglio e che cercano un senso alla loro vita dedicandosi anima e corpo ai propri progetti, senza ovviamente dimenticare di vivere la vita e le emozioni che da.

Un numero quindi dedicato alle “seconde persone” di cui parlavo pocanzi, direte voi?
Assolutamente sì. Ma non propriamente.

Perché quelle persone magari necessitano di spunti di riflessione o nuove idee (che in questo sito di notizie spero troveranno) ma certamente non hanno bisogno di grandi stimoli esterni, dato che hanno già un motore interiore che li spinge dove vogliono.
Mentre sì, “le prime persone”, hanno invece bisogno della spinta a buttarsi, a lasciarsi andare e a liberarsi delle loro paure che, come possiamo immaginare, sono le loro peggiori nemiche.

Il mio auspicio è che dopo aver letto queste parole (e gli articoli pubblicati in questo numero, ma fidatevi anche nel sito più in generale) queste persone decidano di iniziare. Iniziare a inoltrare un Cv dopo tanto tempo, ad aggiornare e migliorare il proprio profilo LinkedIn o anche solo a porsi delle domande dirette.
Perché molto spesso in una giusta domanda c’è già una giusta risposta. Basta solo sapersela porre. E soprattutto rispondere, agendo!

 

Ivan Zorico




L'Italia continua a NON essere un Paese per giovani.


In queste ore si parla tanto di DEF (Documento di Economia e Finanze), di manovra economica (di manovra del popolo, per la precisione) di innalzamento del deficit (da portare al 2,4%), di superamento della legge Fornero (quella sulle pensioni per intenderci) e di reddito di cittadinanza (per chi si trova senza lavoro).

Ovviamente dato che la piazza è ormai online e soprattutto social, proprio sui vari social network si è innestato il solito dibattito – o per meglio dire la solita bagarre – tra chi sostiene fermamente le scelte del governo e chi invece ne è invece un fervido oppositore.

Semplificando all’osso, da un lato c’è chi afferma che finalmente si fa qualcosa per i cittadini italiani e, dall’altro, c’è chi sostiene che per finanziare queste operazioni si rischia un possibile default (qui entra tutta la tematica relativa ai mercati finanziari, agenzie di rating internazionali, Unione Europea et similia).

A tal riguardo assistiamo appunto a centinaia di migliaia di commenti, condivisioni, like, retweet, elucubrazioni, etc. etc..

Tutto molto interessante, per dirla alla Rovazzi.

Ma scusate, perché tanto parlare? Di cosa ci si scandalizza? Per cosa si festeggia?
Insomma: cosa c’è di nuovo?
Io lo dico chiaramente: assolutamente nulla.

Dico questo perché già si sapeva tutto. Era difficile aspettarsi qualcosa di diverso e non c’è nulla di nuovo per cui indignarsi o applaudire.

Lega e Movimento a 5 stelle lo avevano dichiarato in campagna elettorale, scritto nel Contratto di Governo e ripetuto allo sfinimento nei dibattiti televisivi, sulle loro piattaforme online e nelle piazze. Ovunque insomma. E lo hanno fatto, questo va detto.

Almeno per un attimo, proviamo a spostare l’attenzione altrove.

Quello per cui a mio modo di vedere ci si deve indignare* davvero o quantomeno iniziare a parlarne seriamente, non solo ora ma ormai da tempo, è che al centro del “dibattito” politico è scomparso dai radar il tema dei giovani, degli under 35 (ma anche degli under 40), dei millennials.

* Questa parola poi mi piace il giusto, perché non presuppone una azione successiva ma rafforza al massimo il concetto di sfogo.

Insomma, chiamateli come vi pare, mi riferisco a quella generazione che è rimasta in gran parte tagliata fuori dal mercato del lavoro, quella generazione che fa una fatica estrema a vedersi riconoscere un ruolo nella società, quella generazione che ha visto di gran lunga calare nel tempo il proprio potere d’acquisto. E che, non contenta, proprio per non farsi mancare nulla, si è vista cucire addosso tutta una serie di epiteti davvero interessanti: bamboccioni, sfigati e choosy (che no, non è una cosa figa: significa schizzinosi).

Giusto qualche numero per rinfrescarci la memoria.

Voi direte: sì, va bene, ma più o meno è sempre andata così.

Assolutamente no. E proprio per evidenziare la situazione nella quale versa la generazione dei giovani d’oggi in Italia, è giusto fare una comparazione con quella dei loro omologhi – gli under 35 – di 25 anni fa.
Bene, rispetto a quest’ultimi, i giovani d’oggi hanno mediamente un reddito più basso del 26,5%.

Prima di innestare dibattiti (sterili), è giusto specificare che questi numeri non sono inventati ma vengono dall’OCSE.

E quindi?

Quindi mi piacerebbe che si iniziasse a ragionare su un programma capace di mettere un po’ in ordine alle cose sin qui dette. Un programma che non regali l’illusione di uno stipendio a fine mese, ma che possa creare le condizioni che uno stipendio a fine mese arrivi perché frutto di un lavoro. Un programma che faccia sì i conti con il grande tema delle pensioni ma, di nuovo, tenendo in considerazione quella dei giovani finalmente.

Capisco che tutti hanno diritto alla pensione, capisco che quello della pensione è un momento sensibile nella vita lavorativa di ciascun lavoratore e capisco anche che chi è prossimo alla pensione faccia il tifo per il superamento della Legge Fornero.
Per carità, capisco tutti, ma concedetemi di chiedere chi poi dovrà pagare il prezzo di tutto ciò!? O quantomeno cosa resterà a noi giovani tra 30-40-50 anni, ossia quando dovremo essere noi ad andare auspicabilmente in pensione?

Per queste ragioni mi sarebbe piaciuto leggere, ascoltare, dibattere su questi temi e non su qualcosa di già noto.

Ma tant’è, milioni di persone hanno votato questo governo per cui ci sarà da rallegrarsi per quanto stanno facendo. Giusto?

Non so voi ma, per quanto detto, diciamo che non sono troppo d’accordo.

 

PS. Provo qui a rispondere a delle ipotetiche ma possibili domande dal “pubblico”.

D: Sì, ma gli altri governi cosa hanno fatto per i giovani? E il PD? E Renzi?
R: Come ho scritto, ormai da tempo la questione giovani è uscita dai radar del dibattito politico. O quantomeno, non è stata affrontata nel migliore dei modi dato che, visti i numeri, nessuno può dire che sia stata risolta o, per lo meno, evidentemente migliorata. Non entro nel gioco poco edificante dei “buoni” e “cattivi”. E, giusto per dissipare qualsiasi dubbio, sarei il primo ad essere felice di ricredermi se le cose cambiassero per davvero.




Il matrimonio tra Fedez e Chiara Ferragni: un caso da studiare.


Il matrimonio tra Fedez e Chiara Ferragni è senza dubbio un caso di comunicazione e social(e) da analizzare.

La coppia, insieme, supera i 20 milioni di follower su Instagram. Hanno pertanto una possibile audience, un target, un pubblico, un seguito – chiamatelo come vi pare – davvero immenso (l’intera popolazione italiana è composta da 60 milioni di persone).

Da soli, e insieme, formano un network invidiabile: i numeri che collezionano i loro post e le storie su IG lo dimostrano.

Il matrimonio tra Fedez e Chiara Ferragni - Ferragnez - numeri e riflessioni

Già, le Storie. Il racconto del loro matrimonio ha viaggiato sui social. Ed ha viaggiato per mano loro.

Hanno deciso la linea editoriale, cosa, quando, quanto, perché e come mostrare un dato momento. Il tutto facendo alternare e ruotare i vari sponsor che, fiutando il ritorno di immagine (anche se non ci voleva molto per farlo), hanno ovviamente deciso di promuovere l’evento (vedi ad esempio il caso Alitalia, ma non solo).

Altro aspetto interessante è la scelta, da parte dei Ferragnez, di puntare in maniera verticale su un social di riferimento: Instagram.
Entrambi sanno che il loro pubblico predilige quella piattaforma e hanno deciso di non disperdere energie nel confezionare contenuti che magari su FB avrebbero richiesto altri formati e un differente tono di voce. E, in aggiunta, la volontà di far passare un messaggio chiaro: le informazioni su di noi le trovate su IG. Semplice e diretto.

10 anni fa un evento come questo sarebbe passato, magari in esclusiva, dalle copertine di giornali CARTACEI come Chi, Donna Moderna, Novella 2000 et similia, mentre oggi quegli stessi giornali che avevano il monopolio dell’informazione devono accontentarsi di rimbalzare la notizia del matrimonio sui loro siti – mostrando immagini postate proprio da Fedez e Chiara Ferragni -, accrescendo in questo modo la portata mediatica del duo.

Ultimo aspetto: visibilità mediatica.

Abbiamo parlato di media tradizionali, ma molto dell’eco di cui ha goduto il loro matrimonio lo hanno portato, probabilmente, i vari post a cura delle tante pagine satiriche (vedi Casa Surace, Inchiostro di Puglia) e/o dei profili social dei vari influencer (es. Selvaggia Lucarelli). Questi, per cavalcare a loro volta il flusso mediatico, hanno accresciuto notevolmente la risonanza dell’evento.

Dalla pagina Facebook di Inchiostro di Puglia

Dalla pagina Facebook di Casa Surace

Dal profilo ufficiale di Selvaggia Lucarelli

Una classica situazione win-win

I post dedicati al matrimonio delle pagine social e degli influencer hanno ottenuto milioni di visualizzazioni e il duo Ferragnez ha potuto contare indirettamente su un un bacino di utenza trasversale e più eterogeneo.

Stiamo vivendo in un momento storico particolare. Un momento storico dove sembra sempre più marcato un Prima e un Dopo. E il matrimonio di Fedez e Chiara Ferragni si ascrive a pieno titolo in questo racconto.




L'Italia in mostra – L’editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minQual è secondo voi il Paese che può vantare il numero più corposo di siti Unesco riconosciuti come patrimonio dell’umanità? La Spagna? La Francia? O magari l’immensa Cina?

Nessuna delle tre.

È l’Italia.

Con i suoi 53 siti riconosciuti patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco, è proprio l’Italia a guidare questa particolare classifica. Al secondo posto si posiziona la Cina con 52 siti e poi, a seguire, la Spagna con 46 e Francia e Germania con 43.

Insomma una bella soddisfazione. 

Sicuramente questi sono numeri e risorse da cui partire per mettere in piedi una campagna integrata di marketing culturale, per valorizzare al meglio il nostro patrimonio artistico, culturale e ambientale e per costruire – come sistema paese – una offerta turistica in grado di attrarre un numero sempre maggiore di visitatori.

E a guardar bene ne avremmo anche bisogno.

Se leggiamo infatti le statistiche dei paesi con il maggior flusso turistico ci accorgiamo che l’Italia, seppur come abbiamo appurato vanta 53 siti patrimonio dell’umanità, non rientra neanche nella top 3.

Questi i dati relativi ai primi 10 paesi per numero di visitatori all’anno per il 2018:

  1. Francia: 83,7 milioni
  2. Stati Uniti: 74,8 milioni
  3. Spagna: 65 milioni
  4. Cina: 55,6 milioni
  5. Italia: 48,6 milioni
  6. Turchia: 39,8 milioni
  7. Germania: 33 milioni
  8. Regno Unito: 32,6 milioni
  9. Russia: 29,8 milioni
  10. Messico: 29,1 milioni

Come si dice in questi casi: bene, ma non benissimo.

C’è da dire però che, tutto sommato, la situazione negli anni è migliorata.

Secondo l’indagine condotta dal Centro Studi Turistici per Confesercenti il trend è anzi positivo. Nel 2018 sono previsti circa 4,5 milioni di presenze in più rispetto al 2017 e, cosa molto importante, la domanda interna diventerà prioritaria raggiugendo il 53,3%. Segno, questo, che anche noi italiani stiamo finalmente scoprendo cosa l’Italia ha da offrire.

Ovviamente sono previsioni, ma tutto ci suggerisce che questi dati potranno essere confermati.

L’argomento di questo mese – L’Italia in mostra – non è infatti figlio del caso. Oltre ai 53 siti patrimonio dell’umanità, il nostro paese può contare su una proposta turistica davvero importante: l’enogastronomia, il paesaggio ambientale (le coste e le montagne) e le peculiarità del territorio (città d’arte e i piccoli borghi). Non ci sono molte altre località capaci di racchiudere questo ricco ventaglio di offerte turistiche.

Tutto molto bello, ma è evidente che se ci troviamo al 5° posto della classifica dei visitatori vuol che c’è ancora tanto da fare.

Nel Report e-tourism 2018 di BEM Research “Cresce il turismo in Italia, nonostante l’offerta digitale inadeguata” troviamo una delle possibili risposte: le prestazioni dei siti dei principali siti culturali italiani sono inferiori rispetto a quello dei loro concorrenti. Ad esempio il sito della Torre Eiffel performa molto meglio rispetto a quello del Museo Egizio, ossia il migliore sito in ambito storico-culturale italiano. Stessa cosa vale confrontandolo con quello della Torre di Londra, mentre le prestazioni sono equiparabili con quello del Museo del Prado.

Un gap digitale che però deve essere visto in chiave positiva.

Sapere che nel nostro settore – marketing, comunicazione, social e digitale – ci sono ampi margini di miglioramento è sicuramente positivo. La rivoluzione digitale è ormai tra noi. Certo sappiamo anche che ci sono sempre dei freni più o meno psicologici al cambiamento. Ma ormai la strada è tracciata. E sta a noi percorrerla nel modo giusto.

Ivan Zorico




Fantacalcio – L’editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minIl calcio è una passione prima che essere uno sport.
Una passione che nasce da piccoli e non ti lascia più. Nasce quando per la prima volta ti trovi davanti ad una palla e senti l’irrefrenabile voglia di calciarla. Poi cresci e scopri che esistono delle persone che indossano delle maglie bellissime e corrono dietro un pallone, che sono acclamati dalla folla in epici stadi, che “calciano come te” e che, quando segnano, esultano proprio come te. E lì, in quel momento, la passione diventa amore.

Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?”. “Non glielo spiegherei” rispose. “Gli darei un pallone per farlo giocare”. (Eduardo Galeano)

Poi non si sa bene come, di tutte quelle maglie bellissime e colorate te ne piace una ed una sola. Forse ti sceglie lei, forse tuo fratello maggiore o tuo padre te la faranno amare o forse gli dei del calcio lavoreranno per te, ma dal momento preciso in cui l’avrai scelta sarai per sempre legato ai destini di quella squadra, di quei colori. Aldilà delle fortune alterne della tua squadra del cuore. Che ti farà impazzire di gioia o di sconforto, tu l’amerai e seguirai sempre e comunque.

Questo è il calcio: amore e passione. E chi non lo segue, non può capire. Il calcio è più che un semplice sport.

Quello che invece tutti possono capire è che dietro questa grande passione, si muovono interessi economici molto grandi.

Il mondo è cambiato, non è più quello di una volta. E anche il calcio non fa differenza. Prima esistevano i “Patron” – figure mitologiche parificabili agli antichi mecenati – che tutto o quasi potevano e facevano, ora esistono società quotate in borsa, consigli d’amministrazione e bilanci da far quadrare e controllati scrupolosamente dagli organi di controllo internazionali.

Le società sportive si sono trasformate in aziende che hanno interessi non solo all’interno del proprio mercato – pardon, campionato di competenza – ma che cercano di esportare il proprio brand anche in altri mercati per raggiungere quante più persone possibili, farle appassionare e aumentare in questo modo i propri ricavi attraverso il merchandising e la vendita dei diritti televisivi, su tutto.

A questo mondo è dedicato questo numero di Smart Marketing. Il titolo è venuto da sé: “Fantacalcio”.

E non poteva essere altrimenti dato che siamo in piena sessione estiva di calciomercato. Un calciomercato scoppiettante, soprattutto per la Serie A (e finalmente dopo tanti anni di Purgatorio), che ha visto portare in Italia alla corte della Juventus il più grande giocatore in circolazione al momento: Cristiano Ronaldo, alias CR7.

Uno di quei giocatori che, per tornare all’incipit iniziale, farà sognare tanti bambini e che inevitabilmente avranno l’imprinting Juventus. D’altronde pur essendo milanista non ci posso fare niente e non posso avanzare pretese né lamentarmi della situazione attuale: con i vari Montolivo e Borini in rosa non posso mai pensare che dei bambini s’innamorino del Milan.

Ai miei tempi era diverso: c’erano i Weah, i Maldini, i Desailly, i Savićević… insomma mi fermo perché mi sto commovendo.

Fantacalcio, ho detto, è il titolo del numero di questo mese. Ma è anche uno dei giochi più amati e praticati da quei tanti bambini/adulti che, crescendo, hanno visto pian piano sfumare il sogno di diventare calciatori professionisti, ma che mantengono ben saldo nel cuore lo stesso ardore. Tra questi ci sono anch’io ed una schiera di altri amici fuori di testa che ancora si ostinano, non più proprio giovanissimi, a dedicare tempo a questo pazzo gioco.Il fantacalcio, il calcio e una passione che nasce da bambini

E ovviamente non saremo i soli: tra qualche giorno ci saranno migliaia di ragazzi (più o meno diversamente giovani) seduti intorno ad un tavolo, o qualcuno collegato via Skype, che si accenderanno per l’asta del fantacalcio. Studiare le possibili formazioni, cercare di individuare quel giocatore che avrà il miglior rendimento stagionale, strappare l’attaccante con più gol nelle gambe, per poi finire mestamente per comprare il solito scarto di turno (vedi Kalinic, esperienza diretta).

Ma come detto, il calcio è passione e non è solo uno sport. È voglia di stare insieme e sognare di indossare quella bellissima maglia di cui ti sei innamorato bambino, o quantomeno dirigerli, anche solo come Fantallenatori.

Qui trovi tutti gli articoli dedicati al nuovo numero – Fantacalcio - e come sempre ti invito a farci sapere cosa ne pensi. Buona lettura.

Ivan Zorico




L'affare Cristiano Ronaldo e Juventus: un mix tra professionalità, comunicazione, brand e marketing.


Il calciomercato regala sogni, speranze e momenti di “ebbrezza”.
Ogni estate milioni di tifosi aspettano di sentire/leggere/vedere l’ufficializzazione dell’acquisto del calciatore più forte del momento per poter essere più competitivi, o meglio vincenti, nei diversi campionati in cui la propria squadra gareggerà.

E non ci giriamo troppo intorno, quest’anno il vero colpo di mercato (anche se manca ancora tanto alla chiusura delle sessione estiva del calcio mercato) l’ha portato a casa la Juventus finalizzando l’acquisto di Cristiano Ronaldo – CR7 – per una cifra di 100 milioni di euro e riconoscendo al giocatore portoghese un ingaggio netto di 30 milioni di euro per tre anni.

L’affare Cristiano Ronaldo e Juventus: un mix tra professionalità, comunicazione, brand e marketing. Fonte: profilo FB della Juventus
L’affare Cristiano Ronaldo e Juventus: un mix tra professionalità, comunicazione, brand e marketing. Fonte: profilo FB della Juventus

Numeri pazzeschi, ma non troppo. E per 3 buone ragioni:

  1. Professionalità
  2. Comunicazione e social
  3. Brand e marketing

#1 Professionalità

Cristiano Ronaldo è senz’altro un (se non IL) giocatore dall’indubbia professionalità e meticolosità. È l’emblema del calcio e del giocatore moderno. Un calcio prima fortemente atletico e poi spettacolare. La cura del dettaglio, la capacità di rimanere concentrato, di focalizzarsi sugli obiettivi e l’estrema competitività, fanno di CR7 davvero il giocatore più forte al mondo.

Sì, io sono quello che tra l’annoso dualismo tra Messi e Ronaldo sceglie sempre Ronaldo. Certo Messi sarà più geniale, avrà sicuramente i piedi più buoni (come si diceva un tempo, Pizzul insegna) ed avrà un controllo di palla invidiabile, ma Cristiano Ronaldo oltre a non essere proprio un Birindelli qualsiasi (anzi) e proprio per le caratteristiche da professionista appena indicate, incarna totalmente l’idea che se dai il massimo di te stesso, ogni giorno tutti i giorni, con abnegazione e disciplina puoi ambire a diventare il numero uno nel tuo settore.
E questo, per me, è fonte di ispirazione.

#2 Comunicazione e social

Il calcio si fonda sulla passione dei propri tifosi. Ed proprio sulle passioni che ci animiamo, parliamo, condividiamo e confrontiamo, più che su qualsiasi altra cosa. Non è quindi un caso che nel periodo intercorso tra la data dell’annuncio dell’acquisto di Ronaldo e quella della sua presentazione allo Juventus Stadium (rispettivamente il 10 e il 16 luglio) siano stati prodotti sul web oltre 2 milioni di contenuti. Un gran bel colpo per la Juventus e per la diffusione del suo brand se pensiamo che solo il 12,7% di questi contenuti sono stati prodotti in Italia e che il restante 87,3% sono stati prodotto all’estero.

Oggi lo sappiamo che le conversazioni passano dal web, ma soprattutto sui social. E infatti il 96% delle interazioni e conversazioni su Cristiano Ronaldo sono passate proprio dai social network.

Solo sul profilo ufficiale della Juventus su Facebook, il post relativo all’annuncio dell’ufficializzazione dell’acquisto di CR7 ha raggiunto numeri impressionanti:

In generale “l’effetto Ronaldo” ha fatto molto bene alla Juventus in termini social. In brevissimo tempo tutti i profili social ufficiali hanno subito un incremento significativo in termini di follower: oltre 2 milioni. D’altronde c’era da aspettarselo: Cristiano Ronaldo vanta oltre 300.000.000 di follower tra Facebook, Instagram e Twitter. Chiamiamolo effetto traino.

#3 Brand e marketing

La Juventus è già da qualche tempo una società di calcio dal profilo internazionale. E non solo perché negli ultimi anni ha conseguito risultati positivi in Europa (anche se non è riuscita ancora a portare a Torino la Champions League), ma perché come le altre top squadre straniere (penso ad esempio al Manchester United, al Real Madrid o al Barcellona) sta facendo del marketing e della promozione del brand una leva importante di crescita e sviluppo.

Ricorderete infatti come solo un anno e mezzo fa, la Juventus lanciò proprio una campagna di rebranding “Black and White and more”.
Il motivo di questa azione era ed è molto semplice.

Il calcio è sicuramente una passione, ma se si vogliono ottenere dei risultati va inteso anche come business. E se si parla di business, non si può non parlare di marketing e comunicazione quali leve fondamentali per incrementare il fatturato di una azienda ed avere risorse per fare grandi acquisti/investimenti, come nel caso di Cristiano Ronaldo.

Il brand in questo senso è centrale per poter aggredire nuovi mercati (come ad esempio la Cina) e poter sfruttare la propria immagine anche in settori diversi da quello del calcio.

In questo senso l’acquisto di Ronaldo da parte della Juventus è vincente per due ragioni.

  1. Incarna assolutamente i valori della Juventus – Black and White / Bianco e Nero –: la Juventus è estrema, o la ami o la odi. Non ci sono mezze misure. Come per il dualismo con Messi. Devi scegliere da che parte schierarti.
  2. CR7 è un brand riconosciuto in tutto il mondo e di fatti Ronaldo è sponsor di diversi marchi che operano, tra l’altro, anche in differenti settori merceologici. Il brand Ronaldo aiuterà certamente la Juventus a svilupparsi e a penetrare in settori nei quali oggi non opera. Quel “…and more” indicato del rebranding, non è stato messo lì per caso. La strategia era già stata definita. E la stanno mettendo scrupolosamente in pratica.



Il mondo del calcio e le squadre (brand) che ne fanno parte: i numeri del settore.


Il calcio, questa grande passione che unisce milioni di persone e tifosi più o meno appassionati, è una delle più grandi macchine da soldi che si possano conoscere.

Il calcio proprio perché legato a doppio filo alla passione – che si sa, muove tutto – è uno di quei settori che può vantare numeri davvero importanti ed un seguito pressoché inesauribile. L’Europa in questo senso la fa un po’ da padrona, potendo contare su campionati storici e sempre più competitivi. Certo c’è l’emergente Cina che con investimenti ultra-milionari cerca di attirare grandi giocatori e con essi il grande pubblico, o l’America latina dove vi è un tifo viscerale.
Ma è il calcio europeo con la sua storia e le sue squadre a fare la differenza. Non è un caso infatti che quando si disputa la “Coppa del Mondo per Club” – che per i nostalgici come me si chiamerà sempre e solo “Coppa Intercontinentale” –, a spuntarla sono quasi sempre proprio le squadre europee.

Come detto il settore del calcio, e nello specifico quello europeo, vale tantissimo. Sì, ma quanto nello specifico?

Secondo quanto riporta Annual Review of Football Finance 2018 di Deloitte il mercato relativo al mondo del calcio europeo vale oltre 25 miliardi di euro. Tra l’altro questo è un numero in aumento, +13% rispetto all’anno passato. Una crescita a doppia cifra, come dicono quelli bravi.

Questi numeri sono supportati essenzialmente dai ricavi registrati dai 5 maggiori campionati europei, ossia Premier League, Liga spagnola, Bundesliga, Serie A e Ligue 1: quasi 15 miliardi nella stagione 2016/2017 realizzati dalle Big Five. Ovviamente i ricavi televisivi sono quelli che più trainano il settore.

La Serie A, dopo anni non ai massimi livelli, ritorna alla ribalta.

Per la prima volta la Serie A supera i 2 miliardi di euro complessivi, grazie anche all’importante apporto dato dall’Inter che cresce del +8%. Inoltre le squadre italiane beneficeranno anche delle nuove norme per determinare chi si qualificherà alle competizioni UEFA. In sostanza potendo contare su quattro squadre classificate nella fase a gironi della Champions League per il 2018/19 si potranno chiudere migliori accordi televisivi, con un probabile aumento dei ricavi. Proprio relativamente agli accordi internazionali sui diritti televisivi per la Serie A, sempre l’Annual Review of Football Finance 2018 di Deloitte stima una crescita dell’80% (340 milioni di Euro all’anno) rispetto all’accordo esistente.

E i singoli Brand quanto valgono? Quali sono le top squadre di calcio europee per ricchezza?

Secondo uno studio prodotto da Brand Finance la squadra più ricca è il Manchester United FC. Il valore del suo brand super l’1,6 miliardi di euro. Ben distanziate sono le due squadre spagnole più in vista – Real Madrid e Barcellona– il cui brand vale rispettivamente 1,337 e 1,285 miliardi di euro. Fuori dal podio, al 4° posto, il Bayer Monaco con i suoi circa 1,2 miliardi di euro.

E le italiane?

Purtroppo non rientriamo neanche nella Top10.
La 1^ delle italiane è la Juventus che si posiziona all’11° posto di questa speciale classifica. La segue l’Inter al 13° posto e il Milan al 19simo.

È evidente quindi che sempre più la competizione passerà prima su un piano finanziario e poi sui campi da gioco. Le squadre internazionali hanno capito già da tempo che il calcio è fortemente legato al business e che come tale deve essere approcciato. Stadi di proprietà, merchandising, marketing, investimenti e diffusione del brand, sono i capisaldi per quelle società sportive che intendono gestire le squadre come delle aziende.

La direzione è tracciata e non si torna indietro. D’altronde esistono società quotate in borsa, abbiamo preso confidenza con termini tipo “fair play finanziario”, le società falliscono (vedi il Bari) e/o comunque devono dimostrare di avere bilanci in regola (vedi il Milan).
In questo senso la Juventus si sta muovendo molto bene, dentro e fuori dal campo. A mio modo di vedere, unica in Italia. E i risultati di una pianificazione manageriale si vedono tutti. Non si può infatti pensare che sia un caso che in otto anni si passi dall’avere in rosa gente come Grygera (con tutto il rispetto possibile) ad un fenomeno assoluto come Cristiano Ronaldo.

Chissà quando anche le altre squadre italiane ne trarranno seriamente esempio.




Social, rapporto tra Brand e sport: il caso Roma e Ikea!


Nei giorni passati, la Roma ha presentato con un tweet il nuovo acquisto Olsen – giocatore svedese -, e per farlo ha giocato con il noto stile grafico che Ikea (svedese anch’essa) usa per rappresentare le istruzioni del montaggio dei mobili.

Un’idea “semplice” e simpatica.

 

Subito dopo, però, il “colpo di scena”: la risposta social di Ikea.

Prendendo spunto dal mancato acquisto di Malcom da parte della Roma per colpa del Barcellona (che si è inserita al fotofinish nella trattativa), Ikea ha preso in giro la società giallorossa (per l’acquisto sfumato) con un tweet ironico e, cosa importante, non provocatorio.

Social, rapporto tra Brand e sport: il caso Roma e Ikea!

La cosa interessante, al netto delle vignette e del botta e risposta vivace, è sicuramente il tenore delle conversazioni che si sono generate sotto ai rispettivi tweet: positive ed empatiche. Sia per la Roma che per Ikea. Infatti analizzando il sentiment si percepisce bene il grado di vicinanza, e oserei dire per certi versi anche di affetto, che i follower hanno espresso per questi due marchi.

E questi elementi hanno un valore enorme in termini di costruzione di fiducia e relazione per un Brand. A questo servono i social.

I ritorni economici, poi, arriveranno di conseguenza e nel tempo.




Traguardi - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minVi racconto un po’ di dietro le quinte.

Periodicamente io e l’amico/socio/direttore responsabile Raffaello Castellano ci confrontiamo per decidere la scaletta dei temi da trattare e su cosa puntare l’attenzione vagliando tra temi di attualità, trend di mercato e sollecitazioni provenienti dai voi lettori.
Quando è arrivato il tempo di decidere a quale macro argomento dedicare il 50esimo numero del mensile, proprio Raffaello non ha avuto dubbi: dedichiamolo proprio a Smart Marketing.

Le sue motivazioni era chiare.

In un momento in cui l’editoria non sta vivendo proprio il suo periodo migliore (cfr. redazioni ridimensionate, testate e sedi storiche chiuse) arrivare a pubblicare il 50simo numero di un mensile tematico e di caratura nazionale non è cosa da poco. Essere capaci di pubblicare articoli e contenuti di valore da oltre 4 anni a questa parte, non può passare inosservato.

In effetti non potevo, e non posso, dargli torto.

Con le poche risorse che avevamo e abbiamo a disposizione (non riceviamo finanziamenti nazionali, regionali, provinciali e comunali, e non abbiamo alle spalle nessun grande gruppo editoriale o industriale…insomma ci autofinanziamo) e con l’aiuto delle persone di valore che si sono avvicinate al progetto, siamo riusciti a metter su un mensile con una connotazione ben precisa e che, anche se non lo pubblicassimo noi, seguirei sempre. Non è un caso se negli ultimi mesi anche gli addetti ai lavori si sono accorti di noi: tante sono state infatti le richieste di media partnership che abbiamo ricevuto per grandi eventi del settore.

Per mia natura, però, essendo proiettato sempre in avanti, mi sembrava un tema un po’ nostalgico. Come se invece di guardare a cosa potremmo ancora fare, ci stessimo eccessivamente dedicando a quello che è stato fatto. Ma, Raffaello, che in quanto ad abilità oratorie e persuasive non ha molti competitor (tanto rimanere su una terminologia cara agli uomini e donne di marketing :)), mi ha convinto della bontà della sua idea e della possibilità di voltare in chiave positiva e plurale quello che aveva in mente.

Da questo confronto – perdurato giorni (LOL) – è nato “Traguardi”.
Un numero quindi un po’ auto celebrativo, ma non di certo autoreferenziale. Perché sul tema “Traguardi” c’è tanto da dire in termini di marketing, business e non solo. Temi come la crescita personale, il viaggio dell’eroe (leggi storytelling), case history, ecc..

Ecco quindi cosa troverete questo mese:

Buona lettura e, come sempre, fateci sapere cosa ne pensate.

Ivan Zorico




Smart Marketing: una storia di amicizia e passioni.


Da un lato due che hanno messo in piedi una delle più importanti realtà imprenditoriali e culturali degli ultimi anni, dall’altra solo i creatori di Apple, Steve Jobs e Steve Wozniak.

Smart Marketing: una storia di amicizia e passioni

Ovviamente sto scherzando.

Ma la storia che sto per raccontarvi, potrà sembrarvi strano, assomiglia per certi versi ad una di quelle che si studiano nelle scuole di management e che tanto ispirano chi ha voglia e idee per intraprendere.
Queste storie non prendono mai il via con un disegno imprenditoriale ben preciso. O meglio, il progetto c’è, ma quello che fa da boost è tutt’altro. Sono l’unità di intenti tra le persone, la voglia di fare insieme qualcosa di bello e di lavorare a qualcosa che renda felici. Insomma prima di essere una storia imprenditoriale, sono storie di amicizia, di incontri e passioni comuni.

E, date le premesse, vedrete che l’azzardo di paragonarci alla Apple, almeno nell’incipit, non è stato poi così balzano.
State a vedere…

Come spesso accade si condividono progetti, desideri e sogni con le persone che ci sono più vicine e, come spesso accade, capita di circondarci di amici che hanno i nostri stessi interessi e passioni.
Ed infatti, agli inizi del Febbraio 2014, è accaduto proprio questo.
Quando ho maturato l’idea di mettere in piedi un mensile online che parlasse di marketing, comunicazione e social media, la prima cosa che ho fatto è stata quella di parlarne (a dire il vero ho scritto su messenger) con l’amico Raffaello Castellano (quell’omone che nella foto è alla mia destra) che ha sin da subito abbracciato con entusiasmo il progetto. L’amicizia con Raffaello è nata tra i banchi di un corso di formazione, sul marketing per l’appunto, ed è cresciuta da un lato per via dei tanti interessi comuni e dall’altro per la complementarietà dei caratteri. Più creativo e sognatore lui, più pragmatico e risoluto io. Insomma formavamo (e formiamo) una squadra fortissimi :).

Per tornare allo spropositato paragone iniziale, per noi non c’è stato il mitologico garage di Steve Jobs e di Steve Wozniak a fare da catalizzatore ma, da buoni italiani, l’idea ha preso corpo davanti al solito caffè, consumato al solito bar, che già tante volte era stato testimone (e magari anche custode) dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni. Dopo quel caffè, la rivista ha iniziato a prendere forma anche grazie a (in serie) tanto lavoro, intervallato da tanto lavoro e arricchito da ancora tanto lavoro. E notti insonni.

E le cose, passati ormai oltre 4 anni di attività e 50 numeri pubblicati, non sono poi così cambiate. Ma torniamo al Febbraio del 2014.

Non appena definito il progetto, ci siamo ovviamente posti la questione di dover raggruppare una squadra di persone (la redazione) che condividesse i nostri intenti e che fosse allineata alle tematiche trattate nel mensile. Qui il compito è stato più “semplice”. Facendo ancora riferimento a Steve Jobs e, in questo caso all’ormai celebre discorso tenuto dinanzi agli studenti dell’Università di Stanford, in quei giorni ci sono rimbalzati in testa dei nomi, dei volti e delle storie, che in qualche modo abbiamo incontrato durante il nostro percorso. Come se i famosi “puntini”, tanto decantati dal fondatore di Apple, si connettessero magicamente l’un l’altro per restituirci l’elenco di quelle persone capaci di supportarci in questo progetto. Persone e non risorse; anzi persone di valore prima ancora che abili e preparati professionisti.

Sin qui il passato. Facciamo un balzo ed arriviamo ai giorni nostri.
Pian piano, però.

Quattro anni non sono pochi, anzi. Specie se si è in una fase della vita dove le scelte che fai ti possono portare a 1000 km di distanza dal posto in cui sei nato e cresciuto, e stravolgere equilibri che pensavi immutabili. In tutto questo tempo Smart Marketing è cresciuto, ed io con lui. Ci siamo fatti compagnia, ha occupato gran parte dei miei momenti liberi e mi ha aiutato a crescere umanamente, oltre che professionalmente. Lui nel frattempo non è stato a guardare; si è fatto conoscere dagli addetti ai lavori (sono diverse le proposte di media partnership di rilievo che gli/ci sono pervenute nell’ultimo periodo) ed ha fidelizzato un bel numero di lettori che vogliono restare aggiornati sulle ultime novità dal mondo del marketing e della comunicazione.

Negli anni alcune persone si sono fisiologicamente allontanate dal progetto, altre si sono avvicinate con interesse e dedizione. Altre ancora gli sono, e ci sono, rimaste fedeli da sempre. Dinamiche comuni insomma, nella vita come nel lavoro.
Questo mese Smart Marketing festeggia il 50esimo numero in pubblicazione e capirete quindi il perché della scelta di dedicarlo ad un tema così celebrativo – Traguardi – e, in particolare, di questo articolo così appassionato.

Ma, se come spero, sono riuscito a trasmettervi un po’ di quello che provo e la genesi di questo mensile, mi comprenderete.