Addio a Franco Zeffirelli, un regista che ha segnato la mia infanzia di giovane spettatore cinematografico

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Ho un ricordo della mia infanzia molto forte legato ad un film di Franco Zeffirelli, era verso la fine degli anni ’70, ero molto piccolo, forse 3, 4 anni e come spesso accade i ricordi legati all’infanzia sono quelli che, non solo definiscono chi siamo diventati, ma sono la parte più indelebile della nostra memoria. Il film era Romeo e Giulietta del 1968, che ho visto in televisione con i miei genitori un po’ di anni dopo l’uscita in sala.

Ovviamente ero troppo piccolo per capire l’intreccio della storia d’amore per eccellenza, troppo piccolo per comprendere elementi come la regia, il montaggio, etc., ma ero abbastanza grande e curioso da porre domande e da ricordare alcuni elementi del film, primo fra tutti la bellezza degli interni in cui era ambientata la pellicola, non sapevo si chiamasse scenografia, poi i costumi buffi e colorati e soprattutto la musica che accompagnava lo scorrere delle immagini. Era tutto bello, meraviglioso ed esagerato, oggi per dirlo userei termini come: ricercato, abbagliante e sontuoso.

Più di tutto mi sono rimasti nella memoria le immagini degli interni accompagnate dalla struggente musica, una musica che, quando la risento oggi, ancora riesce a suscitare in me sentimenti di nostalgia e malinconia.

La colonna sonora del film, come scoprì solo da adulto, era stata scritta e diretta dal famoso compositore Nino Rota. Ma era il tema del film, la famosa “What Is a Youth”, con testo di Eugene Walter, interpretata da Glen Weston, ad aver segnato profondamente il mio immaginario. Il brano nella versione italiana del film si intitolava “Ai giochi addio”, con il testo di Elsa Morante (scrittrice Premio Strega), che venne affidato al cantante Bruno Filippini, che nel film interpreta il menestrello (e che aveva vinto il Festival di Castrocaro insieme a Gigliola Cinquetti).

I due protagonisti del film Romeo e Giulietta erano molto vicini all'età dei personaggi originali; infatti, durante le riprese Leonard Whiting (Romeo) aveva diciassette anni, Olivia Hussey (Giulietta) sedici.
I due protagonisti del film Romeo e Giulietta erano molto vicini all’età dei personaggi originali; infatti, durante le riprese Leonard Whiting (Romeo) aveva diciassette anni, Olivia Hussey (Giulietta) sedici.

Va da sé che a 4 anni, non capii niente della trama, della storia, delle vite tragiche di Romeo e Giulietta, ma quando lo rividi da ragazzo 6, 7 anni dopo, con una consapevolezza e maturità diverse, il film mi impressionò e commosse oltre ogni dire e così è stato negli anni successivi, in cui l’ho rivisto, sempre con emozione e trasporto. Sicuramente il film di Zeffirelli è fra quelli che ho visto più spesso, almeno una quindicina di volte.

Mi è tornato in mente questo ricordo proprio sabato scorso (15 giugno ’19) quando, davanti alla TV guardando l’edizione principale del TG1, ho appreso della morte del grande regista, scenografo e sceneggiatore italiano.

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Mi sono tornati in mente altri suoi film che hanno segnato la mia giovinezza di appassionato di cinema e la mia vita adulta di cinefilo incallito: Gesù di Nazareth (1976), forse la trasposizione cinematografica più riuscita della vita di Gesù; Amleto (1990), con uno straordinario Mel Gibson nei panni del principe danese e con un cast stellare, tra cui spiccavano Glenn Close, Alan Bates e Helena Bonham Carter, un film incredibile per le scenografie di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, per le musiche di Ennio Morricone e per i ricercati (e storicamente attendibili) set allestiti fra la Scozia, l’Inghilterra e la Francia.

Franco Zeffirelli se n’è andato, nella sua casa di Roma, all’età di 96 anni, dopo una lunga malattia, lasciando un vuoto immenso nel mondo del cinema. Un regista amatissimo in Italia, ed ancora di più all’estero, che aveva cominciato la sua carriera come aiuto regista di Luchino Visconti per film come La terra trema e Senso, dopo aver frequentato prima il collegio del Convento di San Marco a Firenze, dove ebbe come istitutore Giorgio La Pira, e poi l’Accademia di Belle Arti della stessa città, dove aveva conseguito una laurea in scenografia.

Si divise sempre fra cinema e teatro, ci lascia tanti capolavori cinematografici e un numero incredibile di regie di opere teatrali e liriche, che sono sempre state accompagnate da un grandissimo successo di critica e pubblico. Curò la regia di importanti eventi televisivi come l’apertura dell’Anno Santo nel 1974 e nel 1999 e collaborò con i più importanti teatri dell’opera del mondo fra cui La Scala di Milano, il Metropolitan Opera House e l’Opéra National de Paris.

È stato un vero ambasciatore della cultura italiana nel mondo e per questo fu insignito di diverse onorificenze fra le quali: Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1977, Medaglia ai benemeriti della cultura e dell’arte nel 2003 e addirittura nel 2004 la Regina Elisabetta lo nominò Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico.

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Fu un grande regista, un vero Maestro, come si è detto, non solo italiano ma mondiale, fin dalle sue prime regie lavora con grandi produzioni internazionali. Cominciò giovanissimo nel dopoguerra prima al teatro e poi al cinema ed ha avuto una carriera lunga oltre 70 anni.

Il lavoro di Franco Zeffirelli come regista cinematografico è stato sempre caratterizzato dall’estrema eleganza formale e la predilezione per il melodramma e le storie d’amore, messe in scena con senso dello spettacolo e gusto figurativo ricercato e prezioso. Furono senza dubbio i suoi studi all’Accademia ed i primi anni di apprendistato, svolti sotto l’ala protettiva di Luchino Visconti (con il quale ebbe anche un lungo e travagliato rapporto, molto chiacchierato dalla stampa, a metà degli anni ’50), ad influenzare il suo stile registico.

Fu dichiaratamente omosessuale e cattolico, oltre che politicamente anticomunista, vicino al centro-destra, per il quale fu senatore nelle file di Forza Italia dal 1994 al 2001.

Non vinse mai un Oscar, per il quale ricevette solo due nomination, una nel 1969 come Miglior Regista per Romeo e Giulietta, l’altra nel 1983 per la Miglior Scenografia per La Traviata. Vinse 5 David di Donatello e solo un Nastro d’Argento nel 1969 come Regista del Miglior Film per Romeo e Giulietta (tra l’altro il suo film più premiato).franco-zafrelli

Sicuramente avrebbe meritato qualche riconoscimento in più sia all’estero che in patria, ma il pubblico non gli fece mancare mai il suo affetto e le attestazioni di stima; un pubblico che ha affollato in migliaia la camera ardente allestita a Palazzo Vecchio nella sua amata Firenze, nei due giorni successivi alla morte.

Ci lascia oltre ai film e alle opere teatrali e liriche, uno sterminato patrimonio composto da disegni, bozzetti, copioni, sceneggiature, libretti d’opera, fotografie, filmati e una biblioteca di oltre 10mila volumi, raccolti nei settant’anni di carriera del maestro, che verranno custoditi in un apposito museo nella Fondazione Franco Zeffirelli, a due passi da Piazza della Signoria, sempre a Firenze. Un patrimonio immenso, stimabile in 180 milioni di euro.

Insomma un vero e proprio gigante non solo del cinema ma della cultura, uno che un tempo si sarebbe chiamato intellettuale e/o Maestro, ma che oggi, sommersi come siamo dalla società liquida, sbrigativamente ci limitiamo a definire “solo” regista.

A me mancherà tantissimo l’eleganza formale delle sue inquadrature, la bellezza delle sue scenografie e, soprattutto, il suo sguardo sul mondo; fortuna che ci rimarranno sempre le sue opere che potremo rivedere ancora ed ancora.

Addio Maestro.

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