Vi è mai capitato di tornare da una vacanza o da un evento – non per forza lungo – che vi ha lasciato addosso una sensazione strana, a metà tra spossatezza e beatitudine, dalla quale è difficile riprendersi?
Ecco, così mi sono sentito dopo aver partecipato, dal 1° al 3 agosto, al Ritiro Digitale Spirituale organizzato dai Monaci Digitali nella splendida Certosa di San Lorenzo a Padula.
Racconto questa esperienza a un mese di distanza, con la consapevolezza che le emozioni non si sono affievolite, ma anzi si sono sedimentate, diventando insegnamenti preziosi.
Già il nome racconta molto della natura di questo evento: un “Ritiro” da intraprendere a piccoli passi, fatto di riposo, digital detox, formazione, attività all’aria aperta e momenti conviviali. Eravamo circa una trentina di partecipanti, perlopiù professionisti del marketing online, e-commerce e creator digitali, ma anche imprenditori e commercianti.
La digital detox è ormai un must tra chi lavora nel digitale, ma spesso si riduce a un soggiorno in agriturismo con lo smartphone solo silenziato e attività libere.
“Il mio Ritiro Digitale Spirituale è stato differente!”, per usare l’espressione di un celebre spot pubblicitario.
I Monaci Digitali hanno curato tutto nei minimi dettagli.
Il ritiro è iniziato venerdì pomeriggio con un vero momento di networking, seguito dagli speech di Noemi Taccarelli sulla “Leadership autentica” e di Maria Luisa D’Urso su “Strategie ed errori da evitare nel mondo e-commerce”. Naturalmente, prima di tutto, abbiamo riposto i nostri smartphone in armadietti numerati.
Il primo giorno si è concluso con l’apericena “Pace e Bere”, un nome che dimostra molto bene la cura, anche ai dettagli, che i monaci digitali hanno dedicato all’evento.
Il sabato è stato un crescendo: mindfulness con Alexandra Wancolle, speech di Fabio Antichi sulle novità SEO e AI, laboratorio di cosmetica naturale con Rosanna Mangolillo, incontri con esperti come Vincenzo Spinelli (@ilfarmacistaviaggiatore), yoga al tramonto e massaggio sonoro con le campane tibetane con Francesco D’Elia. Una giornata intensa, piena di stimoli e di emozioni.
La domenica ha regalato ancora esperienze: Yogilates con Antonia D’Elia, visita guidata alla Certosa con Giuseppe Verga, e infine il laboratorio “Mani in pasta”, dove abbiamo impastato e poi cucinato i nostri cavatelli. Un’esperienza semplice e insieme profonda, che ha ridato senso al gesto manuale e al valore e sacralità del cibo.
Dopo il pranzo, ahimè, è arrivato il momento dei saluti, e tutti noi ci siamo resi conto che i tre giorni del Ritiro erano volati via.
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La procrastinazione porta con sé un’idea tanto rassicurante quanto ingannevole: quella di avere ancora tempo. Ci convinciamo che rimandare equivalga a risolvere. E che, in fondo, ciò che conta, possa sempre aspettare. Pura illusione.
Cosa mi porto via da questa esperienza?
Tante cose. Difficile dire quante o definire la più importante. Ho conosciuto molte persone interessanti: impossibile ricordarli tutti, ma voglio citare la vulcanica Chiara Maria Di Clemente, che ha coordinato tutto con efficienza ed estrema disponibilità; l’esuberante Maria Luisa D’Urso che, oltre a essere una delle speaker, è stata anche una delle organizzatrici dell’evento; il mitico Fabio Antichi, che ha tenuto uno degli speech e che finalmente ho conosciuto di persona.
E poi ancora il gentile Raffaele Maiorino, non solo esperto di cultura pop degli anni ’80, ma che mi ha anche accompagnato alla stazione di Salerno per il rientro; la simpaticissima Elena Varini, sempre la prima a ridere alle mie battute; e Federico Melella, che essendo di Salerno mi ha raccontato attrattive e curiosità di questa parte della Campania.
E non posso non citare Alba Capasso, Angela Petraglia, Michelangelo Di Candia, Claudia Roccanova e Gianluca Capotosto, che sono stati i miei vicini di materassino durante le attività o con cui ho parlato di più durante il Ritiro. Con ciascuno di loro mi sono scambiato una parola, un’esperienza, una confidenza, una battuta o un sorriso.
Sembrano piccole cose, nel mondo chiassoso che oggi abitiamo, eppure non lo sono. Sono momenti che non nascono per essere condivisi sui social (non ci era permesso usare gli smartphone😅), né per essere digitalizzati e archiviati in qualche memoria elettronica.
No, erano momenti che andavano vissuti, per trarne un’esperienza, un insegnamento, un ricordo. Sì, un ricordo, da custodire nella nostra memoria, che certo è più lacunosa e meno affidabile di quelle digitali, ma che diventa parte integrante di ciò che chiamiamo la nostra personalità.

Forse tra un anno, o tra cinque, avrò dimenticato molte cose di questi tre giorni del Ritiro Digitale Spirituale, ma non credo che il mio cervello, il mio corpo e le mie mani potranno scordare le sensazioni e le esperienze vissute.
Forse ha ragione Cesare Pavese quando disse: “Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”.
Per concludere, questa esperienza è stata così ricca che mi ha convinto a volerne fare parte in maniera più attiva. Con il mio socio Ivan Zorico abbiamo deciso che, se i Monaci Digitali lo vorranno, per la seconda edizione del Ritiro noi di Smart Marketing potremmo essere media partner.


