“I Fantastici 4: Gli Inizi”, “Una Pallottola Spuntata”, “Jurassic World – La Rinascita”, “Superman”, “Il Signore degli Anelli – La trilogia”: a scorrere i film in sala in queste ultime settimane mi stupiscono due cose.
La prima è che continua la mancanza di coraggio degli studios statunitensi (e non solo la loro) di investire in nuove idee e progetti più originali, tendenza in corso oramai da quasi 20 anni. Si preferisce puntare al remake, al reboot, al sequel per stare sicuri e investire i soldi con il minimo rischio (forse).
La seconda è che questi stessi film, esclusa la trilogia di Peter Jackson riproposta per promuovere e celebrare l’uscita dell’ultimo capitolo della saga La guerra dei Rohirrim, rappresentano un’immersione in eroi, situazioni e personaggi che appagano quel desiderio di “nostalgia” che oramai ha conquistato, o meglio sarebbe dire influenzato, almeno tre generazioni: la Generazione X, i Millennial e soprattutto la Generazione Z.
Superman, che torna al cinema in un’ambientazione moderna ma con gli stilemi classici del personaggio, addirittura con il cane Krypto, rappresenta una vera carezza per chi ha circa 50 anni, come il sottoscritto, ed è cresciuto con i fumetti della DC e i primi film con Christopher Reeve.
Jurassic World – La Rinascita, dal canto suo, ci propone finalmente un’eroina femminile: Scarlett Johansson, che nei panni di Zora Bennett guida una spedizione nell’isola Saint-Hubert, dove si tenevano i dinosauri più grandi e dove si facevano i primi esperimenti sui dinosauri geneticamente modificati. Una storia che però ricorda molto, per ambientazione, dinamiche e risvolti, il secondo capitolo della saga Il mondo perduto del 1997.
Una Pallottola Spuntata, che pure si presenta come un sequel, è un smaccato omaggio al film originale, un ritorno al passato, dove il film, costruito su una serie di sketch e no-sense, recupera pure quell’irriverenza e politicamente scorretto marchi di fabbrica della prima, indimenticabile pellicola del 1988 con l’altrettanto indimenticabile Leslie Nielsen.
Infine, I Fantastici 4: Gli Inizi, che nel ricercare e ricreare quel perfetto effetto nostalgia, non si accontenta di riproporci la più famosa super famiglia della Marvel, ma sposta la storia in un multiverso alternativo, Terra-828, che presenta un’ambientazione retrofuturistica ispirata agli anni ’60. Un escamotage narrativo che ammicca non a una ma a ben quattro generazioni diverse: i Baby Boomer, che sono cresciuti con il fumetto originale apparso nel 1961; i loro figli della Generazione X, che hanno ri-letto i fumetti e visto i primi film e cartoni; i Millennial, che hanno continuato a ri-leggere fumetti, guardare film vecchi e nuovi; e i GenZ, che, da sempre affascinati dagli anni ’60, ’70 ed ’80, stanno riscoprendo tutto questo.
Insomma, la nostalgia ci ispira e ci ammalia, e soprattutto vende tantissimo, ed il cinema — che, nel bene e nel male, rimane lo specchio dei nostri tempi, nel quale si riflettono le nostre inquietudini, le nostre ansie e le nostre paure — ci racconta di un’umanità che teme il futuro (Superman e Jurassic World), desidera più leggerezza e disimpegno (Una Pallottola Spuntata), e vorrebbe il ritorno di una Golden Age, oppure degli anni ’60 (I Fantastici 4: Gli Inizi), in cui, oltre al benessere, tutto era più semplice, più analogico e, complice la Guerra Fredda, era più facile capire chi erano i buoni e chi i cattivi.
Insomma, la nostalgia, che ci accompagna da oltre 20 anni, ultimamente si è rafforzata ancora di più, e non solo al cinema, ma anche nella moda, nel design e nell’arte.
Dappertutto assistiamo al propagarsi di una “cultura del remake nostalgico” che tradisce il nostro bisogno di certezze in un’epoca che corre sempre più in fretta, fra crisi economiche, guerre e un progresso tecnologico che non riusciamo più né a controllare né tantomeno a comprendere.
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