Non ci manca solo il tempo: ci manca l’attenzione

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Non ci manca solo il tempo: ci manca l’attenzione | Immagine realizzata con l'AI
Immagine realizzata con l'AI

“Non ho tempo” è forse una delle frasi che diciamo più di frequente.

La usiamo all’occorrenza per spiegare, ad esempio, perché non leggiamo, non riposiamo, non chiamiamo qualcuno, non ci prendiamo cura di noi, non iniziamo quel progetto che rimandiamo da mesi.

E non possiamo dire che in molti casi non sia vero. 

Le giornate sono piene, il lavoro assorbe molto, e poi c’è tutto il resto: le responsabilità non spariscono con un esercizio di volontà.

Ma se è vero che abbiamo mille impegni, c’è anche un’altra verità che, invece, tendiamo a non considerare abbastanza. Forse perché è più scomoda. Non sempre ci manca tempo, spesso ci manca attenzione.

Le nostre giornate sono piene. L’abbiamo detto e non lo contestiamo. Ma sono anche molto frammentate. 

Iniziamo una cosa, poi arriva una notifica. Rispondiamo a un messaggio. Controlliamo una email. Apriamo un social “solo un attimo”. Poi torniamo a quello che stavamo facendo. Ma tutti questi passaggi non sono neutri. Ci costringono a dover rientrare nel contesto, ritrovare il filo, ricostruire il pensiero.

E queste continue interruzioni non consuma soltanto minuti o ore. Consumano profondità.

La psicologa Gloria Mark, professoressa alla University of California Irvine, studia da anni il rapporto tra tecnologia e attenzione. Nelle sue ricerche ha osservato che oggi la nostra attenzione su uno schermo dura in media circa 47 secondi prima di spostarsi altrove.

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In una ventina d’anni, tutto è cambiato: il nostro modo di comunicare, informarci, lavorare e costruire relazioni. Il nostro modo di stare al mondo. Lo smartphone è diventato il principale punto di accesso alla realtà. Difficile che oggi si faccia qualcosa senza averlo prima consultato. Eppure, riscoprire la magia dell’offline potrebbe essere la chiave per un uso davvero consapevole della tecnologia.

Un dato che colpisce perché racconta qualcosa che, in fondo, sperimentiamo ogni giorno: facciamo tante cose, ma spesso fatichiamo a sentirci davvero dentro a ciò che facciamo. Arriviamo a sera con la sensazione di essere stati occupati, ma non presenti. Stanchi, ma non soddisfatti. Pieni di micro-attività, ma privi di senso.

William James scriveva: “La mia esperienza è ciò a cui scelgo di dare attenzione”. Una riflessione che ci ricorda come la nostra vita non sia fatta solo da quello che accade, ma anche da ciò che lasciamo entrare consapevolmente nei nostri pensieri.

Si tratta, in pratica, di tornare a scegliere. Scegliere cosa sia importante.

Partendo anche piccolo: ritagliarsi venti minuti senza notifiche, essere in una conversazione senza controllare lo schermo, leggere una pagina di un libro senza guardare altrove.

L’attenzione non si perde e non si trova. Si custodisce 

Pensaci, avere più tempo farebbe più comodo a tutti: ma sei sicuro che non ti faresti “rubare” anche quello e che gli riconosceresti il giusto valore?

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