Ne riparliamo a Settembre – L’editoriale di Raffaello Castellano

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Foto di Drazen Zigic da Freepik.
Nell'immagine il Direttore Responsabile di Smart Marketing Raffaello Castellano - Smart MarketingQuanto tempo perdiamo durante la nostra giornata?

E non solo oggi, ma anche ieri, l’altro ieri e quanto ne perderemo pure domani e dopodomani?

 

Non so voi, ma io vi confesso che nella mia vita ho perso davvero tanto tempo.

 

Da ragazzo, da adulto e anche oggi che sono arrivato alla “veneranda” età di 52 anni, mi capita di perdere molto più tempo di quello che vorrei.

 

Certo, oggi potrei dare buona parte della colpa allo smartphone e ai social, ma la verità è che ho perso tempo anche in tempi analogici, quando le distrazioni erano la TV, i fumetti e i videogiochi arcade.

Potrei dire che, da ragazzo, con una situazione familiare particolare, avessi le mie ragioni, ma la verità è che, in cuor mio, sapevo cosa dovevo fare e, a furia di procrastinare, alla fine non l’ho fatto.

Pensavo di avere più tempo, pensavo che uno o due giorni in più, uno o due mesi in più, un anno in più potevo concedermeli. Invece il tempo andava avanti, e con l’aumentare degli anni sempre più in fretta, ed io rimanevo al palo, fermo, immobile, sprecando quell’unica risorsa che non può essere rimpinguata o restituita, sprecando quel tempo che, mi vergogno un po’ a dirlo, solo intorno ai 35 anni ho capito essere la risorsa più preziosa che avevo a mia disposizione.

Insomma, per buona parte della mia vita sono stato un procrastinatore, uno che non perdeva solo il suo tempo, ma che lo sprecava.

Con quale sfrontato coraggio, allora, sono qui oggi a parlarvi di un numero “Ne riparliamo a Settembre” che, nelle intenzioni della redazione, vuole essere un irriverente, se non proprio caustico, ammonimento a quella nostra innata predisposizione a perdere e sprecare tempo?

Beh, io credo che solo chi ha vissuto un problema, e non chi ne ha sentito solo parlare, sia la persona più indicata, non dico a dare consigli, ma quantomeno ad analizzare “realisticamente” quello che, io penso, sia uno dei nostri vizi più esecrabili.

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La procrastinazione porta con sé un’idea tanto rassicurante quanto ingannevole: quella di avere ancora tempo. Ci convinciamo che rimandare equivalga a risolvere. E che, in fondo, ciò che conta, possa sempre aspettare. Pura illusione.

Un po’ come il drogato e l’alcolista che, una volta guariti, si impegnano nella divulgazione di un corretto stile di vita in scuole, associazioni, comunità. Insomma, oggi sono qui a parlarvi di un mio vizio, che è molto probabilmente anche il vostro, sono qui a parlarvi di un problema che forse non sapevate di avere.

Oggi ho capito che il tempo è un po’ come i bitcoin (quelli originali di Satoshi Nakamoto): è una risorsa finita, non ne vengono coniati più, il valore di quelli esistenti cresce vertiginosamente col passare del tempo e bisognava essere lungimiranti e acquistarli nel 2009 per essere ricchi oggi.

Il tempo è uguale:
  • è una risorsa finita, in Italia l’età media in cui moriamo è di 83 anni circa;
  • non vengono più fabbricati anni nuovi;
  • gli anni, tutti, non solo quelli persi, diventano più preziosi con il passare del tempo;
  • bisognava essere lungimiranti e non sprecare gli anni quando ne avevamo tanti davanti a noi e non pochi come oggi.

Il mio modesto consiglio, da grande esperto di anni perduti quale sono, è quello di cercare di non sprecare più tempo, di assaporare ogni istante della vostra vita, non per forza cercando di essere performanti e produttivi come vuole la società contemporanea, ma evitando di sprecare il vostro prezioso tempo con cose, persone e attività inutili.

Certamente non voglio dirvi di non oziare mai o stare qualche volta in panciolle, meritiamo tutti di distrarci e riposare. Ma passare un’ora sul gabinetto ogni mattina a scrollare video su TikTok forse non è una buona pratica di vita.

Perché, alla fine, io credo che voi sappiate meglio di me quando, come e quanto tempo sprechiate. Lo sapete bene, perché alla fine di quell’attività o inattività vi sentite insoddisfatti, magari in colpa. Ecco, quella sensazione, quell’amaro in bocca è il sintomo del tempo perduto.

Perché aveva proprio ragione Gustave Flaubert quando disse: “Il meglio della vita lo si passa a dire è troppo presto, poi è troppo tardi”, una citazione esemplare del nostro vizio a procrastinare, a cui fa eco un’altra citazione, questa volta del fumettista statunitense Dr. Seuss, che ci avverte, attenzione: “S’è fatto tardi molto presto”.

Buon rientro, buona lettura e buona vita.

 

Raffaello Castellano

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