Nella top 3 della procrastinazione troviamo:
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- Ne riparliamo a settembre.
- Mi iscrivo in palestra la settimana prossima.
- Inizio la dieta da lunedì.
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In comune, tutte e tre, portano con sé l’idea che spostando l’azione un po’ più in là, si guadagni del tempo. Fantastico.
Frasi che, quando le pronunciamo, intoniamo anche con voce piena e sicura. Frasi bellissime da sfoggiare all’ora dell’aperitivo. Frasi che contorniamo anche con una serie di ragionamenti a supporto della bontà della nostra scelta. Perché deve proprio essere evidente a tutti che non iniziare qualcosa oggi, ma più in là nel tempo, sia la decisione più opportuna.
E quando qualcuno, invece di ascoltare passivamente le nostre storie, ci chiede cose strane tipo “cosa ti impedisce di iniziare subito?”, la nostra risposta inizia pressoché sempre con una negazione “No, sai perché…” e giù via con altre elucubrazioni. Con il sottotesto che recita più o meno così: “Dai, come fai a non capire…”.
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La procrastinazione porta con sé un’idea tanto rassicurante quanto ingannevole: quella di avere ancora tempo. Ci convinciamo che rimandare equivalga a risolvere. E che, in fondo, ciò che conta, possa sempre aspettare. Pura illusione.
Ma se al posto di reagire d’istinto, in difesa, ci concedessimo l’opportunità di far sedimentare quella domanda, potremmo scoprire qualcosa di profondo. Ossia, che quella data cosa, in verità, non la vogliamo fare per davvero.
Che magari abbiamo un blocco che non ci permette di ingaggiarci nella maniera corretta.
Che, forse, non è qualcosa che oggi vogliamo, ma che, per qualche motivo, sentiamo di dover fare. E quando si parla di dovere, il discorso prende tutta un’altra direzione.
Perché, per dirla con le parole di Sir John Whitmore (insieme a Timothy Gallwey, uno dei fondatori del Coaching): “Se lo devo fare è per gli altri, se lo voglio fare è per me”.
E allora potremmo scoprire che il percorso da intraprendere è un altro. Che il vero obiettivo potrebbe essere capire che le cose che pensiamo di voler fare, di fatto rispondono ai desideri di qualcun altro. Che stavamo seguendo semplicemente l’idea che sarebbe “giusto” (per chi?) fare certe cose.
Raggiungere la consapevolezza dei propri obiettivi, fissare una meta che si vuole (e non si deve) raggiungere, libera energie e tempo.
Tempo che non sarà più visto come un nemico dal quale mettere spazio (cfr. procrastinazione), ma come un alleato con il quale cooperare. Già da questo preciso momento.
Ivan Zorico


