Sta facendo molto discutere il nuovo spot di iliad che ha riproposto, a oltre 20 anni di distanza, Megan Gale, la famosa modella ed attrice australiana, come propria testimonial.
Chi ha qualche annetto, come il sottoscritto, ma anche i millennials ricorderanno sicuramente Megan Gale che diventò famosa con una serie di spot a cavallo del nuovo millennio per la Omnitel, il primo player concorrente dell’allora monopolista della telefonia mobile TIM.
Lo spot, molto intelligente e beffardo, gioca proprio sul cortocircuito che si viene a creare fra il testimonial noto, la Omnitel (poi diventata Vodafone e poi ancora Fastweb + Vodafone) e la iliad stessa.
Già il titolo della campagna “Poche cose sono per sempre” regola la temperatura di questa comunicazione.
Nello spot si vede Megan Gale, vestita di rosso, il colore del brand Vodafone, che attraversa a piedi la città per recarsi in un centro iliad, dove decide di cambiare il suo operatore telefonico.
È da qui che la campagna sviluppa il proprio messaggio sul cambiamento.
Come si legge nel comunicato stampa dell’azienda: “Oggi cambiare significa scegliere con nuova consapevolezza dove riporre la propria fiducia. Una fiducia che, per iliad, nasce dalla coerenza tra ciò che viene promesso e ciò che viene realmente offerto. La fedeltà non è una condizione acquisita, ma una relazione che si consolida nel tempo e che deve essere confermata dai fatti, giorno dopo giorno”.
Lanciato domenica 10 maggio, lo spot si è guadagnato subito una diffida da parte di Fastweb + Vodafone, che il CEO di iliad Italia Benedetto Levi ha pubblicato sui suoi profili social, trasformando di fatto uno spot che giocava sulla nostalgia e sull’irriverenza della scelta del testimonial in una campagna che qualcuno vuole fermare e ritirare.
Ed è a questo punto che scatta il noto Effetto Streisand, quel fenomeno mediatico per il quale un tentativo di censurare o rimuovere un’informazione ne provoca, contrariamente alle attese, una maggior diffusione e condivisione.
Insomma, uno spot che avrebbe “parlato” principalmente alla generazione X e a qualche millennial finisce per diventare “virale” e per raggiungere generazioni come la Z, che non sapevano chi fosse Megan Gale, non conoscevano gli spot degli anni 2000, né tantomeno la Omnitel poi diventata Fastweb + Vodafone.
Personalmente credo che questo Effetto Streisand e il successivo hype siano stati strategicamente pianificati dagli esperti di marketing di iliad, che, al netto dell’effetto nostalgia – molto in auge in questo momento storico – con questa campagna, ed in particolare con questo spot, ci hanno consegnato una lezione da manuale di comunicazione e marketing.
Per l’eventuale causa per la violazione del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e per gli avvocati, per parafrasare un altro celebre spot, c’è sempre tempo.
Perché, oggi più che mai, lo spot di iliad ci ricorda ciò che scrisse Oscar Wilde ne “Il ritratto di Dorian Gray”: “Al mondo c’è una sola cosa peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé”.
CREDITS:
Agency: Leo Italia
Casa di produzione: The Box Films
Executive Producer: Rocco Bronzino
Regia: Tommi Bertè

