“Agosto moglie mia non ti conosco” recita un vecchio detto, rimarcando che nel mese delle ferie e delle vacanze occorre prendersi una pausa anche dai doveri coniugali e, parafrasandolo, potremmo dire che “ad agosto cliente mio non ti conosco”, visto che questo mese in Italia è ancora sinonimo di serrande abbassate e uffici deserti.
Un retaggio culturale che sopravvive dall’età romana; le Feriae Augusti, infatti, le istituì l’imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C. per concedere ai lavoratori dei campi un periodo di riposo tra le fatiche dei raccolti e quelle della vendemmia.
Ma oggi, in un mondo iperconnesso e competitivo, è davvero la scelta migliore per un’azienda sospendere la comunicazione e rimandare tutto a settembre?
Sicuramente non è la scelta giusta, considerando che i consumatori non vanno mai veramente in vacanza: smartphone alla mano, continuano a navigare, acquistare online, seguire contenuti e interagire con i brand.
Fermare la comunicazione, quindi, rischia di trasformarsi in una perdita di competitività e di clienti, soprattutto nei settori legati ai servizi, al marketing e alla comunicazione in cui questo atteggiamento rischia di creare una frattura tra i tempi dell’azienda e quelli del pubblico.
Nel linguaggio aziendale, la formula “ne riparliamo a settembre” è diventata un luogo comune che potrebbe comportare clienti trascurati e insoddisfatti, concorrenti più reattivi, percezione di lentezza e scarsa attenzione.
Allora, cosa fare? Rimandiamo a settembre o ne approfittiamo per rinsaldare il legame con i nostri clienti?
Alcuni brand hanno colto l’importanza di presidiare il mese di agosto, restando attivi e adottando un tono di voce più leggero, informale, empatico e in linea con l’atmosfera estiva.
Ad esempio, alcuni e-commerce sfruttano le ferie come momento di maggiore tempo libero degli utenti per proporre offerte vantaggiose e spingerli a fare acquisti, così come fanno molte aziende del settore turistico che intensificano la comunicazione con offerte last minute, eventi e storytelling emozionale, mentre anche l’industria dell’intrattenimento non va in vacanza ma sfrutta il maggior tempo libero dei clienti per proporre attività coinvolgenti.
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La procrastinazione porta con sé un’idea tanto rassicurante quanto ingannevole: quella di avere ancora tempo. Ci convinciamo che rimandare equivalga a risolvere. E che, in fondo, ciò che conta, possa sempre aspettare. Pura illusione.
Per molte aziende, agosto può essere un banco di prova dove ricavarsi uno spazio per sperimentare nuovi formati di contenuto, lanciare micro-campagne test o curare la community in modo più personale.
Restare fermi fino a settembre, infatti, non è solo una scelta di calendario, ma di posizionamento.
In un mercato dove la continuità è percepita come sinonimo di affidabilità, sparire per un mese equivale a dire al cliente che non siamo disponibili quando lui avrebbe tempo e voglia di interagire con noi e, se i competitor continuano a comunicare, il rischio di perdere terreno è ancora più alto.
D’altro canto, però, è giusto prendersi una pausa rigeneratrice dal lavoro per ripartire a settembre più produttivi ed efficienti che mai.
Allora qual è la strategia vincente? Lavorare senza sosta anche ad agosto o concedersi il meritato riposo con il rischio di perdere competitività e clienti?
La soluzione sta nell’equilibrio e nella programmazione, quindi non si tratta di lavorare senza ferie, ma di programmare sfruttando strumenti come l’automazione delle campagne, la pianificazione editoriale e il social scheduling uniti alla destagionalizzazione e programmazione delle ferie, lasciando il team libero di organizzarsi affinché ci sia anche ad agosto un piccolo nucleo operativo.
Un altro strumento a supporto del team potrebbe essere il remote working, con la possibilità di lavorare in qualsiasi posto si voglia, che si sia sdraiati in riva al mare o al fresco della montagna.
E se dovessimo avere dei dubbi sulla strategia migliore da intraprendere, possiamo sempre affidarci alla saggezza di Confucio che affermava: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”.


