L’economia dell’attenzione – L’editoriale di Ivan Zorico

0
67
L'economia dell'attenzione - L'editoriale di Ivan Zorico | Lo smartphone come una contemporanea "Lampada d'Aladino". Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale.
Lo smartphone come una contemporanea "Lampada d'Aladino". Immagine realizzata con l'intelligenza artificiale.

Nel mondo della comunicazione e del marketing, se ne parla da tanto. 

È l’oggetto del desiderio di chiunque voglia costruire una campagna di comunicazione, vendere un prodotto, proporre un servizio. 

Correnti di pensiero diverse e contrapposte, si dibattono e scontrano con il solo intento di raggiungere l’obiettivo di vincere la sfida a chi riesce ad impossessarsene. In tal senso, c’è chi usa una terminologia che richiama alla “conquista” come “catturare”, “attrarre” e “attirare” e c’è chi, dal lato opposto, una termini come “nutrire”, “curare” e “alimentare” per richiamare l’atto del “prendersene cura”.

Sia gli uni sia gli altri, ad ogni modo, lo vogliono in egual maniera. E l’oggetto in questione è l’”attenzione”. La nostra attenzione. Forse, anzi senza forse, la merce più preziosa in circolazione. Seconda solo ai nostri dati, e non ne sono neanche troppo sicuro.

Da quando lo smartphone, le app e i social hanno fatto comparsa nel nostro mondo, ossia meno di venti anni fa, l’attenzione è diventata l’unica cosa che conta realmente. Lo smartphone ha aperto il campo, le app e i social hanno fatto il resto. 

In brevissimo tempo, lo smartphone è diventato il nostro punto di accesso al mondo. E viceversa. Tutto passa da lì. Lo usiamo per parlare con gli altri, per controllare il meteo prima di uscire, per prenotare un volo, per allenarci, per monitorare la salute, per appagare il nostro ego, per capire cosa sta accadendo intorno a noi, per riempire i vuoti di tempo. E per riempire anche tutto il resto.

Una tavoletta molto potente, capace di essere attivata con una mano, sempre connessa e progettata per “semplificarci” la vita. Una tavoletta che, come detto, apre le porte ad un mondo (fantastico). Un mondo (fantastico) a tal punto da evocare quotidianamente il mito della “Lampada di Aladino”. Se ci pensiamo, basta strofinare lo schermo del nostro smartphone (cfr. la lampada) per farci restituire magicamente le risposte alle nostre domande e esaudire i nostri desideri (cfr. il genio). O, almeno, ci illudiamo che sia così. 

Anche se abbiamo la sensazione che siamo noi a governare loro. Spesso è il contrario.

Perché piuttosto che esaudire i nostri desideri, risulta vero il contrario. Siamo noi che appaghiamo il suo, dello smartphone, e i loro, dei social e delle varie applicazioni. E il loro desiderio è tenerci lì, sempre con loro.

I dati We Are Social 2026 ci dicono che quasi la totalità degli italiani usa lo smartphone per navigare online, con una media di quasi 6 ore al giorno trascorse in rete, quasi 2 ore dedicate ai social media. Tradotto un sacco di tempo. Tradotto ancora, gran parte della nostra attenzione viene spesa lì. 

Scopri il nuovo numero: “L’economia dell’attenzione”

Viviamo in un ecosistema in cui tutto compete per un’unica risorsa realmente scarsa: non il tempo, non il denaro, ma la nostra attenzione.
Notifiche, feed, contenuti generati dall’AI, breaking news, reel, newsletter, podcast, advertising e messaggi istantanei si contendono ogni giorno il nostro spazio mentale, influenzando non solo i consumi mediali ma anche il modo in cui prendiamo le decisioni, lavoriamo e costruiamo relazioni gli altri e con brand.

Perché non è vero che sui social ci distraiamo, ossia perdiamo la nostra attenzione, ci svaghiamo. Tutt’altro: siamo molto concentrati. Tant’è che se siamo in compagnia di qualcuno che ci parla mentre siamo rivolti verso lo smartphone, non lo sentiamo neanche. E quando quel qualcuno (giustamente) ci richiama, ossia chiede la nostra attenzione (che avevamo rivolto altrove), siamo costretti a farlo ripetere. E lo facciamo anche un po’ indispettiti. Noi!

Se qualcuno ci chiede “5 minuti di attenzione”, ci infastidiamo. Se è uno schermo a pretenderla, invece, cediamo senza accorgercene. E chi ha progettato questo sistema ne era, e ne è, consapevole. Molto meno noi.

Ma dato che la consapevolezza è la chiave, dovremmo iniziare a prenderne atto.

Perché se c’è qualcuno o qualcosa che vuole la nostra attenzione, dobbiamo anche dire che siamo sempre noi a concederla. E che ogni volta che azioniamo lo smartphone, compiamo una scelta. Più o meno volontaria. Ma pur sempre una scelta.

E allora torniamo a far diventare l’attenzione il nostro oggetto del desiderio. Non di qualcun altro. Proteggiamola. Domandiamoci sempre a chi la destiniamo. E perché. In ogni momento.

Buona lettura,

Ivan Zorico

Ciao, sono Ivan. Se ti è piaciuto questo articolo, possiamo restare in contatto su LinkedIn: lì condivido riflessioni su comunicazione, digitale e crescita personale: www.linkedin.com/in/ivanzorico

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

Iscriviti per restare in contatto con Smart Marketing. Senza perderti nulla!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.