L’ultimo saluto a Claudia Cardinale. Si terrà oggi, martedì 30 settembre alle 14:30, nella Chiesa di Saint-Roch nel primo arrondissement di Parigi, il funerale della grande diva scomparsa lo scorso 23 settembre.
Gli anni ’70 iniziano per Claudia Cardinale, così come era finito il decennio precedente: grandi soddisfazione sul lato lavorativo e una profonda insoddisfazione su quello strettamente personale. Si susseguivano, intanto, grossi successi nazionali ed internazionali. La partecipazione alla commedia Le avventure di Gerard (1970) di Jerzi Skolimovski, una produzione americana girata a Cinecittà, è una delle esperienza più divertenti della sua carriera. Il regista polacco al suo primo film straniero si rivela un “pazzo scatenato” e la Cardinale si deve impegnare in prima persona per impedire che i produttori lo licenzino. Anche L’udienza (1971) di Marco Ferreri è una bella avventura, grazie allo spirito del regista: “Anche nei momenti drammatici del lavoro, lui ti fa sempre ricordare che in fondo è solo un film”. In Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa, Claudia recita con Alberto Sordi, dal quale in seguito sarà anche diretta, nel film Il comune senso del pudore (1976). Poi arriva una di quelle proposte impossibili da rifiutare, un’incontro-duello tra la sex-symbol italiana Claudia Cardinale e la sex-symbol francese Brigitte Bardot. Il risultato è il western al femminile Le pistolere (1971), di Christian-Jacque, ottimo successo popolare dato dalle straordinarie presenze delle due protagoniste. Sul set, da quanto si evince dalle cronache dell’epoca, pare tirasse un’aria di reciproca indifferenza, entrambe rappresentavano lo stereotipo classico delle bellezze mediterranee: una bruna, l’altra bionda. Ed entrambe erano le due massime dive internazionali, all’alba degli anni ’70.

Poi venne l’incontro della vita, quello con Pasquale Squitieri, regista emergente, suo coetaneo, che sarà il protagonista di qui in avanti della sua vita professionale e privata. Il loro primo incontro, avvenuto sul set de I guappi (1974) è decisamente tempestoso, caratterizzato in apparenza da reciproca diffidenza ed antipatia, ma la Cardinale rimase anche fortemente attratta da quell’ombroso regista napoletano, dallo sguardo azzurro e trasparente. È lei, inavvicinabile in quanto compagna di uno degli uomini più potenti dell’ambiente cinematografico italiano, ovvero il produttore Franco Cristaldi, a farsi avanti, malgrado tutte le voci negative sul regista, che viene generalmente dipinto come un uomo imprevedibile, collerico, collezionista di donne. Ma ai suoi occhi Squitieri rappresenta proprio quella vitalità ed anche quella follia e quegli eccessi di cui sente un bisogno crescente, dopo molti anni costretta ad “una vita tutta regolata, tutta programmata, tutta razionale e razionalizzata”. Pasquale era l’opposto: ed è stato l’opposto a sedurla. La loro relazione ha inizio proprio nel 1974, ma solo un anno dopo la ufficializzeranno, pur senza sposarsi.
Due commedie accanto all’altra principale attrice italiana della sua generazione, Monica Vitti, A mezzanotte va la ronda del piacere (1975) di Marcello Fondato e Qui comincia l’avventura (1975) di Carlo Di Palma, segnano la fine del lungo rapporto professionale della Cardinale con la casa di produzione Vides, a cui è ben consapevole di dovere tutto, nel bene, ma anche nel male:
“Sono stati loro che mi hanno costruita, lanciata. Mi hanno dato le copertine dei giornali di tutto il mondo, però mi hanno tolto la libertà e la mia vita personale. (…) Per anni mi sono sentita stupida, incapace: c’era sempre qualcuno che parlava al mio posto, che decideva per me quello che dovevo fare, dire e pensare”.
Subito dopo le riprese di Qui comincia l’avventura, che le costano un esaurimento nervoso, per la difficoltà di lavorare con la Vitti (“Monica, che io frequentavo moltissimo e che mi è sempre stata simpatica sul piano umano, nella vita, sul set era una persona impossibile: lavorare con lei è stato difficile”), parte per gli Stati Uniti e raggiunge Squitieri, con il quale intraprende un viaggio “on the road” che segna l’inizio di una nuova fase della sua vita. Per la Cardinale, si tratta della riconquista di una parte dell’esistenza che le era stata a lungo negata, della riscoperta del piacere di vivere e della libertà personale: “con Pasquale, ho recuperato una parte della mia vita che non ho vissuto: e cioè tutta la mia adolescenza, la mia spensieratezza, tutto quello che mi è stato impedito o mi sono impedita di vivere”. La Cardinale si aspetta che Cristaldi, sempre così distaccato, sia comprensivo e le permetta di rifarsi una vita, invece la sua reazione è meschina e vendicativa: le crea attorno il vuoto nell’ambiente cinematografico, per mettere fine alla sua carriera, e chiede esplicitamente a Visconti di non chiamarla per L’innocente (1976), impedendole così di partecipare a quello che si rivelerà essere l’ultimo film del regista. Quello di non aver potuto lavorare all’ultima fatica del maestro Visconti, fu un grande dispiacere per Claudia Cardinale. L’esperienza del Gattopardo (1963), con Visconti, aveva segnato la sua piena maturità d’attrice, e le aveva insegnato, soprattutto, ad avere una piena consapevolezza dei suoi mezzi e del suo corpo. Per di più, la Vides la lascia con un debito nei confronti del fisco di cento milioni di lire. Si ritrova quindi a pagare il raggiungimento della felicità privata con l’inattività professionale. Anche Squitieri da uomo di successo si ritrova disoccupato, perché non trova produttori disposti ad inimicarsi Cristaldi. L’ultimo contatto con Cristaldi saranno, in seguito, solo le pratiche del divorzio necessarie per consentire al produttore di sposare Zeudi Araya.

Dopo diciassette anni di lavoro ininterrotto, con almeno tre-quattro film all’anno, l’attrice rimane ferma per quasi due anni prima che Alberto Sordi la chiami per Il comune senso del pudore (1976) e che Franco Zeffirelli faccia altrettanto per il ruolo dell’adultera nel suo Gesù di Nazareth televisivo. Le sembra di uscire da una lunga convalescenza e il fatto che le riprese si svolgano a Monastir in Tunisia, non fa che accentuare la sensazione di un nuovo inizio. Ma il coraggio di rischiare, di rendersi libera, emancipata, indipendente issa Claudia Cardinale tra le paladine dei diritti delle donne, contro i soprusi e le limitazioni di cui ogni giorno soffrono le donne di tutto il mondo. Riprende allora a lavorare a pieno regime, anche diretta dal compagno Pasquale Squitieri. A questo punto l’ombra di Cristaldi non fa più paura, la sua forza di volontà, il suo coraggio si rivelano più forti delle ripicche dei potenti. Inizia il periodo felice per Claudia Cardinale, a quarant’anni può permettersi una seconda maternità desiderata, quanto tardiva, vissuta però con grande serenità, come un riscatto dalla prima. Ma per tutta la durata della gravidanza è perseguitata dai fotografi, una situazione che culmina nel famigerato episodio in cui Squitieri minaccia con la pistola i fotografi che assediano letteralmente la loro villa fuori Roma (secondo la Cardinale, un equivoco generato da un periodo di tensione generale dovuto anche alla situazione sociale italiana, tormentata in quel momento da forti tumulti interni di matrice terroristica).
Per il resto della vita Claudia rimane icona di libertà, di coraggio, di emancipazione, un modello imprescindibile di riscatto femminile, di bellezza d’animo, di struggente eleganza, simbolo di un’epoca ormai al tramonto.
A…dio Claudia, la più grande tra le grandi.


