Il cervello ideologico: quando le idee diventano pericolose | Intervista a Leor Zmigrod

Proseguiamo la nostra inchiesta sui delitti esoterici e la narrazione mediatica insieme a Cindy Pavan.

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Ideologie, cervello e crimine: Leor Zmigrod spiega come il pensiero dogmatico influenzi percezione, scelte e narrazione dei delitti.
Quando un delitto viene interpretato attraverso una lente ideologica ,o caricato di significati simbolici ed esoterici , il confine tra analisi dei fatti e narrazione può diventare sottile. Le ideologie non influenzano solo ciò che pensiamo, ma anche il modo in cui percepiamo e giudichiamo la realtà.
Per approfondire il legame tra rigidità cognitiva, radicalizzazione e rappresentazione del crimine, abbiamo discusso con Leor Zmigrod, neuroscienziata dell’Università di Cambridge e autrice de Il cervello ideologico, che studia i meccanismi psicologici e cerebrali alla base del pensiero dogmatico e dell’estremismo.

De Vincentiis/Pavan:
Gli studi psicologici, sociologici e neuroscientifici mostrano che le ideologie non nascono dal nulla: emergono dall’interazione tra predisposizioni cognitive, bisogni emotivi, pressioni sociali e narrazioni culturali che danno struttura al mondo.
A suo avviso, quali sono i fattori fondamentali che portano un individuo o un gruppo a costruire,  o ad adottare, un sistema ideologico?
E come cambia questo processo quando l’ideologia diventa la forza trainante di comportamenti estremi o criminali, come quelli che analizziamo nella nostra rubrica?

Leor Zmigrod:
Una delle ragioni fondamentali per cui le persone adottano un sistema ideologico, soprattutto in modo estremo,  è che le ideologie risultano profondamente soddisfacenti per il nostro cervello.

Il nostro cervello cerca costantemente di comprendere il mondo e di prevedere il futuro. Le ideologie forniscono risposte chiare alle nostre domande, evitando lo sforzo di dover interpretare la complessità della realtà in modo autonomo. In questo senso, rappresentano una scorciatoia verso la chiarezza in un mondo caotico.

Siamo naturalmente attratti da sistemi di credenze e di regole che ci dicono come pensare, come agire e come relazionarci con gli altri. Tuttavia, questa attrazione può diventare problematica. Le ideologie possono condurci verso sistemi ristretti e dogmatici che non rappresentano accuratamente la realtà e che possono persino danneggiarci.

Nel mio libro Il cervello ideologico, mostro come ideologie rigide e inflessibili possano causare danni reali alla nostra mente, al nostro corpo e alla nostra capacità di essere sensibili, autentici e liberi.

È un errore pensare che l’estremismo sia un problema che riguarda “gli altri”. I comportamenti estremi e criminali si collocano lungo uno spettro continuo. Molte persone sostengono posizioni ideologiche radicali perché le percepiscono come moralmente giuste e capaci di produrre cambiamenti positivi. Ma la verità è che tutti noi siamo, in una certa misura, vulnerabili alle ideologie estreme.

Per questo è fondamentale comprendere chi sia più esposto a tale vulnerabilità e come ciascuno possa diventare più resiliente e psicologicamente forte di fronte a queste derive.

De Vincentiis/Pavan:
Il comportamento umano nasce quindi  dall’interazione di diversi livelli: le strutture ideologiche che modellano la visione del mondo, l’adesione culturale derivante dall’ambiente e la dimensione della scelta individuale.
Come si combinano questi fattori nell’orientare le nostre decisioni e nel plasmare il modo in cui interpretiamo la realtà?
E come si modifica questo equilibrio quando entriamo nel territorio di comportamenti estremi o moralmente problematici, come nei fenomeni criminali?

Leor Zmigrod:
Per comprendere come si sviluppino ideologie estreme, dobbiamo riconoscere l’interazione tra l’individuo e il suo cervello. Non tutti i cervelli sono uguali: alcuni sono più predisposti di altri ad adottare posizioni ideologiche rigide.

Nella mia ricerca a Cambridge ho analizzato studi che mostrano come caratteristiche personali — tratti di personalità, modalità di elaborazione delle emozioni e del ragionamento, nonché aspetti biologici della struttura cerebrale — possano aumentare la suscettibilità alle ideologie estreme.

Tuttavia, le predisposizioni psicologiche e biologiche non sono sufficienti da sole. L’ambiente è determinante. In alcuni contesti, individui con tendenze rigide possono diventare estremi e perfino violenti; in altri ambienti, gli stessi individui possono mostrarsi tolleranti e meno inclini a comportamenti problematici.

È dunque necessario comprendere sia la dimensione individuale sia quella culturale e ambientale, che può favorire o contenere l’espressione di tali predisposizioni.

Credo inoltre nella capacità di scelta individuale. Le ricerche suggeriscono che spesso sono le ideologie che scegliamo, più che quelle che ci vengono imposte,  a influenzare profondamente la struttura della nostra mente e il nostro comportamento.

Uno dei momenti più drammatici dell’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti a Washington il 6 gennaio 2021.

De Vincentiis/Pavan:
Un’ideologia, quando diventa rigida, può funzionare come una lente che distorce la percezione, offuscando il pensiero critico e la capacità di valutare le prove.
Dal punto di vista cognitivo, cosa accade quando un sistema di credenze diventa così dominante da disconnettere la persona dalla complessità della realtà?
E quali segnali indicano che un’ideologia sta superando la soglia che separa la convinzione dalla cecità cognitiva?

Leor Zmigrod:
Per valutare se una persona sia diventata profondamente ideologica,  e non semplicemente appassionata a una visione del mondo, occorre osservare i sintomi del pensiero ideologico.

Non importa quale sia il contenuto dell’ideologia: può essere politica, religiosa, nazionalista o ambientalista. Ciò che conta è il modo in cui la persona pensa.

I segnali tipici includono:
  • Resistenza alle evidenze contrarie
  • Ignorare ogni sfida alle proprie convinzioni
  • Interpretare il dissenso come una minaccia personale
  • Giudicare sé stessi e gli altri in base all’adesione al dogma
  • Manifestare ostilità verso chi non è d’accordo

Questa ostilità può evolvere in disponibilità a sostenere la violenza e nella disumanizzazione dell’altro, fino alla disponibilità a infliggere danno, agli altri o a sé stessi ,  in nome dell’ideologia.

Quando il pensiero diventa completamente chiuso e giudicante, l’ideologia ha superato la soglia della semplice convinzione ed è entrata nel territorio della cecità cognitiva.

De Vincentiis/Pavan:
Se le ideologie emergono dall’interazione tra predisposizioni, bisogni  e pressioni culturali, è inevitabile chiedersi fino a che punto possano influenzare anche comportamenti devianti.
In che misura un’ideologia,  soprattutto quando diventa rigida o totalizzante, può contribuire alla genesi di un crimine?
E quali meccanismi trasformano una convinzione astratta in un’azione concreta, talvolta violenta, percepita come giustificata o necessaria?

Leor Zmigrod:
Molti comportamenti motivati ideologicamente possono diventare criminali sul piano giuridico, e anche quando non lo sono possono risultare comunque pericolosi.

Quando una persona aderisce a un’ideologia in modo rigido e totalizzante, perde flessibilità cognitiva, sensibilità verso la sofferenza altrui e apertura alla complessità. In un certo senso, finisce per impoverire sé stessa.

In queste condizioni può emergere la convinzione che il fine giustifichi i mezzi. La ricerca di un’utopia ideologica,  o il timore di una distopia, può legittimare azioni dannose o violente.

Esiste uno spettro tra la convinzione astratta e l’azione violenta concreta. Tuttavia, quando una persona è già ideologicamente rigida, può essere sufficiente poco per convincerla a compiere atti aggressivi.

La prevenzione dell’estremismo richiede quindi di rafforzare la resilienza psicologica e la flessibilità cognitiva, insegnando a pensare in modo meno dicotomico e più sfumato, integrando evidenze e complessità.

Ideologie, cervello e crimine: Leor Zmigrod spiega come il pensiero dogmatico influenzi percezione, scelte e narrazione dei delitti.Il cervello ideologico
La scienza dietro gli estremismi

Autori: Leor Zmigrod

Editore: Rizzoli

Anno: Agosto 2025

Pagine: 372

Isbn: 9788817184656

Prezzo: € 19,50

 

De Vincentiis/Pavan:
Le ideologie influenzano non solo ciò che crediamo, ma anche il modo in cui percepiamo e interpretiamo gli eventi.
In che modo un sistema ideologico può funzionare come filtro cognitivo capace di alterare la lettura di un crimine, non solo  per chi lo compie  ma anche per chi lo osserva o lo racconta?
E quali distorsioni percettive emergono quando un atto criminale viene interpretato attraverso una lente ideologica anziché tramite un’analisi razionale e fattuale?

Leor Zmigrod:
Le ideologie influenzano profondamente la nostra interpretazione della realtà. Possono portare una persona a ritenere che un crimine non sia tale, perché percepito come moralmente giustificato.

Possono anche normalizzare aggressività e intolleranza verso chi è considerato diverso.

Non si tratta di uno scontro tra emozione e ragione: l’ideologia può distorcere entrambe. Una persona ideologicamente orientata non è necessariamente irrazionale; può semplicemente basarsi su evidenze errate o su meccanismi di ragionamento distorti.

Comprendere questo è fondamentale per aprire un dialogo costruttivo, rivedere le evidenze su cui si fondano certe convinzioni e ampliare il riconoscimento dell’umanità dell’altro.

La libertà mentale è essenziale: non limitarsi a seguire regole esterne, ma coltivare una capacità autonoma, flessibile e critica di pensare e immaginare.

 

Grazie mille professoressa. Ancora un contributo che aumenta la nostra conoscenza e quella del lettore

 

Ideologie, cervello e crimine: Leor Zmigrod spiega come il pensiero dogmatico influenzi percezione, scelte e narrazione dei delitti.Leor Zmigrod è una neuroscienziata con sede a Londra e una delle massime esperte mondiali nel campo della psicologia politica. Le sue ricerche esplorano le basi biologiche e cognitive dell’estremismo, mostrando come la rigidità mentale e alcune caratteristiche cerebrali influenzino l’adesione a ideologie radicali. Per l’impatto dei suoi risultati, il suo lavoro è spesso presentato su prestigiose testate internazionali come The New York Times, The Guardian e The Financial Times. Inserita nella lista Forbes 30 Under 30, collabora con istituzioni internazionali come le Nazioni Unite ed è autrice del libro The Ideological Brain (pubblicato in Italia da Rizzoli come Il cervello ideologico).

 

 

Cindy Pavan, autrice, conferenziera ed esperta di Satanismo criminale ha pubblicato con De Vincentiis il saggio “Processo al mistero” e conduce la rubrica digitale “Processo al mistero e dintorni” approfondimenti crime su sette, delitti satanici ed esoterici, per la C1V Edizioni Roma.

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