Il canto di Natale di Dickens: perché abbiamo ancora bisogno di essere visitati dai nostri fantasmi?

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Nello slider la copertina del libro "Il canto di Natale" di Charles Dickens - Smart Marketing

Se pensiamo a Natale e ai libri, un grande classico è certamente “Il canto di Natale” (o A Christmas Carol) di Charles Dickens. Un libro del 1843, che personalmente ho letto per la prima volta solo in queste settimane, e che ha generato innumerevoli adattamenti cinematografici e non solo

Quello di Dickens è un libro che parla sì del Natale, ma soprattutto di noi. Delle nostre paure, delle nostre fragilità, delle nostre miserie. E forse, anche per questo, possiamo dire che è un’opera senza tempo. 

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Il Natale porta con sé molteplici significati, religiosi ma non solo, comunque tutti attinenti alla sfera del “buono”: buoni sentimenti, buone azioni, buone relazioni. “A Natale siamo tutti più buoni” o “Fate i buoni”, sono infatti claim piuttosto famosi che circolano sui vari media in questo periodo: Natale, ricordiamolo, resta per distacco anche la festa più commerciale dell’anno.

Ed è una storia che parla tanto anche di cambiamento.

Il protagonista è Ebenezer Scrooge, una persona avara, distaccata (per non dire arida) e che vede il Natale come una perdita di tempo e di soldi. Ad un certo punto del racconto, il nostro Scrooge riceve la visita di tre fantasmi che rappresentano il passato (quando lui era un bambino solo e triste), il presente (quello di un suo dipendente che sta vivendo una difficilissima situazione familiare) e il futuro (ossia la sua morte che viene accolta dai suoi conoscenti con estrema freddezza e cinismo).

Attraverso questi tre momenti, Dickens fa compiere a Scrooge un percorso di consapevolezza che lo porterà (spoiler) a rivedere le sue scelte.

Il canto di Natale di Dickens: perché abbiamo ancora bisogno di essere visitati dai nostri fantasmi?Il canto di Natale

Autore: Charles Dickens

Editore: Universale Economica. I Classici

Anno: 24 novembre 2016

Pagine: 144

Isbn: 978-8807902505

Prezzo: € 8,07

Perché leggere “Il canto di Natale” di Charles Dickens?

Perché è una favola a lieto fine. E potrei fermarmi qui. Almeno a Natale possiamo permetterci il lusso di abbassare un attimo le difese e lasciarci trasportare da buoni sentimenti. 

Sono 130 pagine di coccole. Di una lettura ironica, introspettiva e, se vogliamo, sagace.

E, inoltre, ci possiamo trovare qualcosa noi. Perché, in fondo, è facile scivolare nelle nostre zone più grigie. Ma, come ci insegna Scrooge, cambiare si può. Basta prenderne consapevolezza e agire.

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