Fare squadra (davvero), sotto una quercia secolare: diario semiserio di un formatore freelance

0
211
Nell'immagine la Quercia secolare e monumentale nel giardino della Masseria Iazzo Scagno di Martina Franca - Smart Marketing

E con un po’ di ritardo, all’incirca un mese, pubblico questo articolo che ho a lungo meditato e rielaborato nella mia testa, prima di trovare, una mezza giornata, per scriverlo.

Il 1° luglio scorso, facendo l’ultima lezione di “Problem Solving e Brainstorming” all’Istituto Comprensivo Statale C.G. Viola, ad un gruppo di insegnanti di scuola media, finivano le oltre 160 ore di formazione che ho svolto durante l’anno scolastico 2024/25 per conto del Gruppo di ricerca e Centro di Formazione professionale DEDALOS di Lecce.

Ho conosciuto studenti ed insegnanti attenti, curiosi, appassionati, pronti a mettersi in gioco e lasciarsi guidare in percorsi formativi innovativi. I rapporti che si sono creati sono stati stimolanti e, come dico spesso, a due vie, reciproci: mentre insegnavo, anche io imparavo.

In realtà, la fine delle attività è stata quella del 5 luglio, quando nella splendida Masseria Iazzo Scagno, sotto una quercia secolare, ci siamo intrattenuti in una piacevole, ma anche programmatica, cena di fine lavori.

Cena che ha permesso di fare il punto sul lavoro svolto, ma anche anticipare qualche novità sui progetti di Dedalos in partenza da settembre 2025. Questa cosa della cena di fine corso o fine corsi è una prerogativa di noi italiani, soprattutto al Sud, che non perdiamo mai l’occasione per mangiare e inserire il cibo in ogni nostra attività.

Ma abitudini a parte, credo, anzi sono sicuro, che il networking, gli affari, le collaborazioni – o come piace chiamarle a me, “fare carte” – si faccia meglio in presenza, magari seduti ad un tavolo mentre si sorseggia un buon bicchiere di vino e si assaggia qualche manicaretto.

Durante la cena ho conosciuto una quindicina di colleghi e colleghe, qualche responsabile di progetto con cui avevo interagito online ed anche il mio capo, Vanessa Magurano, oltre ad aver rivisto Marcello, Dalila e Gianmarco.

Si sa, il lavoro di formazione si svolge per lo più in solitaria, quindi queste occasioni nelle quali confrontarsi, su potenzialità e criticità, sono una manna dal cielo per comprendere che i problemi che si presentano quando si insegna a studenti di scuola elementare, media e superiori e ai loro docenti, come è successo per questi progetti DM65 e DM66, sono problemi comuni e ricorrenti, e che le “strategie” per superarli possono essere molteplici.

Perché anche questa cena di fine corsi, alla fine, diventa un momento formativo informale per allenare le nostre competenze trasversali attraverso l’ascolto, il dialogo e il confronto.

Ora, chi mi conosce bene – e quindi penso soprattutto ai lettori che mi leggono da 12 anni – sa quanto sia allergico ad una certa retorica paternalista che si usa, spesso a sproposito, sui luoghi di lavoro. Penso a parole ed espressioni come: “Quest’azienda è una grande famiglia” oppure “Qui non ci sono capi”, ecc. Ogni volta che le sento, in me si accende un campanello di allarme. Perchè, per esperienza personale, ogni volta che, in fase di colloquio o anche una volta assunto, qualcuno mi parlava di “famiglia”, era per farmi lavorare gratis o ben oltre l’orario di lavoro.

Scopri il nuovo numero: “Superfood”

In un’epoca in cui il Superfood promette miracoli e riempie gli scaffali (e i feed social), ci chiediamo: è davvero tutto oro quel che luccica? Tra mode alimentari, business miliardari e verità nutrizionali, proviamo a capire se ci nutriamo… o ci illudiamo.

In Dedalos, mi è piaciuta anche questa assenza di una retorica viziata: quella sera del 5 luglio, quando Vanessa Magurano ha preso la parola, ha fatto un discorso ottimista e sincero, innanzitutto ringraziando tutti i collaboratori, e poi parlandoci di tutta la futura pianificazione. Non ha usato la parola “famiglia”, ma ha sostituito questo termine con la parola “squadra”, che non solo è più adatta all’ambito lavorativo, ma rende meglio l’idea di quello che è – o meglio dovrebbe essere – un gruppo di lavoro organizzato, coeso e che guarda e punta ad un unico obiettivo.

Sono felice ed onorato di essere entrato a far parte di questa “squadra” di Dedalos. Spero di essere riuscito a ripagare la fiducia inizialmente accordatami e credo, ma le premesse ci sono tutte, che questa collaborazione possa continuare.

Certo, Smart Marketing rimane casa mia, il lavoro da giornalista quello principale, ma sono contento che Dedalos mi abbia consentito di adoperare, sistematicamente e con continuità, tutte quelle competenze altre che ho messo all’opera nella formazione.

Cos’altro dire di questa esperienza e della serata conclusiva sotto la quercia secolare? Forse solo altre due cose: la prima è che, se non conoscete la Masseria Iazzo Scagno, dovreste farci un salto, soprattutto se cercate una vacanza in digital detox ed immersi nella natura, lontani chilometri da stress e traffico cittadino. Non ve ne pentirete.

La seconda è che la serata è stata l’occasione per riproporre un mio gioco di società evergreen: il gioco delle “sceneggiature surrealiste”. Un gioco semplice, si fa con foglietti e penne, ma profondamente rivelatore. Un gioco che ci ha permesso, allentando qualche freno inibitore – in realtà già allentato dall’ottimo vino – di conoscerci meglio.

I sorrisi, le risate e la serenità che emergono dalle foto che corredano questo articolo sono lì a dimostrare che una squadra c’è, e può fare grandi cose.

Come dite? Non sapete cosa sono le “sceneggiature surrealiste”?

Continuate a seguirmi e ve lo svelerò… e vi avverto: crea dipendenza. Una volta scoperte, diventeranno il vostro gioco di società preferito.

Come diceva Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”.

Hai letto fino qui? Allora questi contenuti devono essere davvero interessanti!

Iscriviti per restare in contatto con Smart Marketing. Senza perderti nulla!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.