Come uscire da una setta: intervista a Steven Hassan

Proseguiamo la nostra inchiesta sui delitti esoterici e la narrazione mediatica insieme a Cindy Pavan.

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Steven Hassan racconta come funzionano le sette, le nuove manipolazioni online e gli strumenti per riconoscere e contrastare il controllo psicologico.
Nel corso della nostra indagine “Delitti esoterici e narrazione mediatica”, abbiamo analizzato come i fenomeni settari e le forme di controllo autoritario vengano realmente compresi — o fraintesi — dall’opinione pubblica e dai media.
Per approfondire ulteriormente questi aspetti, abbiamo scelto di confrontarci con una delle voci più autorevoli nello studio dell’influenza indebita e delle dinamiche dei culti contemporanei: il dottor Steven Hassan. Con lui intendiamo esplorare come questi fenomeni si manifestano nella realtà, come vengono elaborati e perché chiunque può diventarne vulnerabile.

De Vincentiis/Pavan:

Negli anni Settanta lei è stato membro — e persino reclutatore — della Chiesa dell’Unificazione negli Stati Uniti. Può raccontarci come è iniziato il suo coinvolgimento nel movimento e quali passi psicologici e pratici le hanno permesso di prenderne le distanze e uscirne definitivamente?

Hassan:

Sono stato avvicinato nel 1974, quando ero uno studente universitario, subito dopo la fine di una relazione sentimentale, da tre donne che  mi fecero “love bombing”  nella caffetteria dell’università. Non fui reclutato nella Chiesa dell’Unificazione, né reclutai nessuno per essa, perchè il gruppo  possiede centinaia di organizzazioni di facciata con nomi diversi che ne nascondono la vera identità. Preferisco usare il termine “Organizzazione Moon” perché, di fatto, si tratta di un culto autoritario internazionale, strutturato a piramide e con un patrimonio miliardario.

Fui selezionato da un leader di alto livello e preparato per diventare suo discepolo, ottenendo così un accesso insolitamente diretto a Sun Myung Moon, il leader carismatico considerato il Messia. Mi fu detto di lasciare l’università, donare il mio conto in banca, buttare via le mie poesie e diventare un radicale fascista di destra. Dormivo 3 o 4 ore per notte, lavoravo sette giorni su sette senza stipendio, senza ferie e senza assistenza sanitaria.

Quasi morii per deprivazione di sonno in un incidente stradale nel 1976, che portò a un deprogramming volontario organizzato dalla mia famiglia. Così ero arrivato a convincermi  di non essere in una setta e di non essere stato manipolato da volerlo  dimostrare ai miei familiari. Così accettai di incontrare alcuni ex membri per diversi giorni. Imparai le tecniche di lavaggio del cervello usate dai comunisti cinesi. La mia mente iniziò a riattivarsi, permettendomi di pensare criticamente alla mia esperienza nel culto.

Da allora è iniziata una carriera lunga 50 anni: sono diventato un professionista della salute mentale e ho conseguito un dottorato, specializzandomi in lavaggio del cervello, ipnosi, controllo mentale e nei metodi per aiutare le persone danneggiate a verificare la realtà, uscire da questi gruppi e recuperare.

De Vincentiis/Pavan:

Oggi molte dinamiche settarie sembrano spostarsi online, tra social network, influencer e comunità digitali. In che modo Internet ha cambiato le strategie di manipolazione psicologica e perché, secondo lei, anche persone istruite e informate possono diventare vittime?

Hassan:

Quando fui reclutato dai “Moonies”, non esistevano Internet né i social media. Quando Internet e i social sono arrivati, l’intero spazio informativo è cambiato. Il reclutamento è diventato molto più sofisticato e sistematico e, oggi, con l’intelligenza artificiale, evolve in modi scarsamente regolamentati, tra deepfake e un’enorme quantità di disinformazione.

Di conseguenza, anche il mio approccio per aiutare le persone a uscire dai culti e a rivalutarli ha dovuto evolversi nell’era digitale. Ho capito che il modo più efficace per aiutare era trascorrere molto tempo con familiari, amici ed ex membri, insegnando loro come interagire in modo più efficace con la persona coinvolta nel culto.

Ho così sviluppato un metodo chiamato approccio interattivo strategico, descritto nei miei libri Releasing the Bonds e Freedom of Mind. In definitiva, il mio approccio può essere riassunto come psicoeducazione: non persuasione, non critica, ma stimolare il controllo di realtà e incoraggiare le persone a pensare con la propria testa.

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De Vincentiis/Pavan:

Lei sostiene che nessuno è “immune” al controllo coercitivo. Cosa può fare una società democratica — dai media alla scuola — per sviluppare anticorpi culturali contro la manipolazione, senza scivolare nella censura o nella paura del diverso?

Hassan:

Ho spesso descritto il lavaggio del cervello e il controllo mentale come un virus, usando anche l’espressione “mind hacking”. Ho paragonato il fenomeno a un malware che prende il controllo del sistema operativo di un computer, per spiegare cosa accade in un disturbo dissociativo quando l’identità autentica viene attaccata e sostituita da una pseudo-identità settaria.

Per quanto riguarda l’inoculazione, ritengo che il mio Influence Continuum, il BITE Model of Authoritarian Control e il paradigma del narcisismo maligno di Erich Fromm, che descrive il profilo tipico dei leader settari,  possano aiutare molto il pubblico a proteggersi e a riconoscere attori pericolosi e culti autoritari.

La mia raccomandazione è che la società insegni psicologia sociale e la distinzione tra influenza etica e non etica, così da mantenere le persone radicate nel pensiero critico, nella consapevolezza mediatica e nei diritti umani.

Gli esseri umani sono “menti incarnate”. Non dovremmo delegare il nostro pensiero ai chatbot di intelligenza artificiale, né affidarci a un essere umano che si proclama Messia o “maestro illuminato” per definire la realtà.

La mia tesi di dottorato sviluppa un quadro di riferimento per giudici e giurie per valutare l’influenza non etica in tribunale. Include il Social Influence Model (SIM) del professor Alan Scheflin come strumento per valutare l’influenza indebita.

De Vincentiis/Pavan:

Nel suo attuale progetto di ricerca su BITEModel.com, sta lavorando alla definizione di un metodo scientificamente validato per valutare il controllo autoritario nei gruppi ad alta manipolazione. In che modo questa nuova fase di studio si collega al suo lavoro teorico precedente, inclusa la tesi di dottorato, e quali sviluppi prevede per la comunità scientifica e per i professionisti che si occupano di prevenzione e intervento nei contesti settari?

Hassan:

Sì, sono Fielding Fellow presso l’Institute for Social Innovation. Sto studiando un modello a 20 domande su scala Likert e lo sto confrontando con il modello a 40 domande basato sul BITE Model. Finora, i risultati preliminari mostrano che i due modelli producono essenzialmente gli stessi risultati sull’Influence Continuum.

Questo è particolarmente significativo perché i quattro elementi del BITE Model (Comportamento, Informazione, Pensiero ed Emozione) si sovrappongono e si influenzano reciprocamente, rendendo meno “pulita” la misurazione quantitativa. Il BITE Model è stato utile a migliaia di persone per uscire da culti autoritari, ma è meglio descritto come un modello qualitativo.

Il modello a 20 domande, invece, soddisfa tutti i requisiti quantitativi, con domande “pure” che permettono di valutare se una relazione o un gruppo è eticamente o psicologicamente malsano.

Il limite del mio progetto è che si basa su autovalutazioni anonime: chiunque può compilarlo, inclusi membri di culti che potrebbero fornire risposte false per far apparire il proprio gruppo più sano di quanto sia.

La sfida futura è continuare la ricerca, forse attraverso big data, analizzando i manuali interni dei gruppi (quando esistono) o mappandone i comportamenti sistematici.

Il traffico di esseri umani, sia lavorativo che sessuale, è riconosciuto come crimine a livello internazionale. È definito da elementi di forza, frode o coercizione, e gli esperti del settore fanno spesso riferimento al BITE Model perché fornisce criteri specifici per comprendere come una persona venga reclutata con l’inganno, programmata ed exploitata per potere, denaro, sesso o tutti e tre

Ringraziamo il professor Hassan per aver condiviso con noi la sua esperienza, un confronto che ci ricorda quanto la comprensione dei fenomeni settari richieda strumenti critici, conoscenza e responsabilità collettiva.

La nostra inchiesta prosegue.

 

Steven Hassan, PhD, è uno dei principali esperti mondiali di influenza indebita e dinamiche settarie. Psicoterapeuta e autore di libri tradotti in dieci lingue, ha fondato il Freedom of Mind Resource Center e sviluppato il BITE Model, oggi utilizzato per analizzare il controllo autoritario nei gruppi ad alta manipolazione. Steven Hassan, PhD, è uno dei principali esperti mondiali di influenza indebita e dinamiche settarie. Psicoterapeuta e autore di libri tradotti in dieci lingue, ha fondato il Freedom of Mind Resource Center e sviluppato il BITE Model, oggi utilizzato per analizzare il controllo autoritario nei gruppi ad alta manipolazione. Con oltre 45 anni di esperienza — iniziati dopo la sua uscita dalla setta Moon — collabora con istituzioni accademiche e legali, ed è una voce di riferimento internazionale sul tema dei culti e della manipolazione psicologica.

 

Cindy Pavan, autrice, conferenziera ed esperta di Satanismo criminale ha pubblicato con De Vincentiis il saggio “Processo al mistero” e conduce la rubrica digitale “Processo al mistero e dintorni” approfondimenti crime su sette, delitti satanici ed esoterici, per la C1V Edizioni Roma.

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