Clicca qui se sei vivo: il paradosso di essere sempre connessi, ma soli.

Dall'illusione di essere sempre connessi al paradosso dell'app "Are you dead?": cronaca della nostra trasformazione in una società sempre più diluita.

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Clicca qui se sei vivo: il paradosso di essere sempre connessi, ma soli. Immagine generata con Gemini
Immagine generata con Gemini

Dovevano avvicinarci. Rendere più semplici le relazioni, più frequenti i contatti, più vive le connessioni. Questa era (è) la promessa dei social network a cui abbiamo creduto.

Sarà un caso (o forse no) che via via la definizione di “social network” è stata sempre più sostituita con “social media”. Siamo passati da una rete di persone che interagiscono tra loro, ad una serie di utenti che condividono contenuti multimediali. Una bella differenza.

Si dice che sono semplici strumenti. Strumenti che hanno aperto molte opportunità (cosa di cui sono pienamente convinto). Strumenti che, come tali, sono neutri. Sta alla persona che li usa capirne limiti, potenzialità e rischi.

Ma sono anche strumenti che producono la conseguenza di farci sentire l’esigenza di essere sempre connessi, senza esserlo per davvero. Di farci sentire manchevoli di qualcosa. 

Abbiamo imparato(?) a conoscere la Fomo (Fear Of Missing Out), ossia la paura di perderci qualcosa, vivendo con la costante preoccupazione che gli altri stiano vivendo esperienze più interessanti delle nostre. Parente della Nomofobia (no-mobile-phone-phobia), ossia la paura di restare sconnessi o di essere impossibilitati a collegarsi alla rete tramite il proprio smartphone.

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Il futuro è aperto, ma non aspetta. Serve consapevolezza e azione. Il mondo procede tra movimenti geopolitici e rivoluzioni tecnologiche. La Storia ha ripreso a correre anche alle nostre latitudini. Tu, cosa vuoi fare?

Da un’indagine realizzata dall’Associazione Nazionale DiTe e Skuola.net, emerge che i giovani risultano sempre più isolati (il 26,8% non ha legami significativi coltivati regolarmente con incontri al di fuori delle piattaforme digitali), il 49,3% degli intervistati afferma di sentirsi influenzato da ciò che vede sui social media, e il 34,2% si sente spesso triste o insoddisfatto dopo un uso prolungato delle piattaforme sociali.

Solitudine e infelicità che abbraccia anche le generazioni più mature. Uno studio globale realizzato da Newsweek riporta che il 72% dei Millennial, il 60% della Gen X e il 45% dei Baby Boomer hanno dichiarato di provare sentimenti di solitudine e insoddisfazione.

Molti (se non tutti) gli aspetti della vita si sono trasferiti sulla tecnologia, o quanto meno sono stati mediati: l’amicizia, l’amore, il lavoro, la psicologia, financo l’esercizio della fede

Ed ecco l’ultima notizia in ordine di tempo: il boom di un’applicazione (anche a pagamento) per comunicare ad amici/parenti/conoscenti che sei ancora vivo. “Are you dead?” (Sei morto?), questo il nome dell’applicazione, funziona così: una volta al giorno l’utente deve premere un bottone verde sul proprio smartphone. Se non lo fa entro 48 ore, l’app invia un allarme a una persona designata.

Quindi, riepilogando, bisogna sbloccare lo smartphone, aprire un’applicazione e cliccare un bottone per far sapere agli altri che sei vivo. Non aggiungo altro.

Dovevamo essere una società più connessa, siamo diventati una società più diluita.

 

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