Mi manca incontrare i miei amici e mi manca fare l’orto con i compagni di scuola

Sara P. 8 anni, terza elementare presso l’Istituto Sant’Ivo di Monteverde – Roma, è una giovanissima studentessa che come tanti si è trovata all’improvviso senza scuola. Il giorno prima le lezioni erano una consuetudine, un tram tram quotidiano fatto di studio, attività pomeridiane e giochi con i compagni.

Il giorno dopo … a casa!

Il lockdown ha bloccato le sue giornate e quelle di tanti studenti come lei, ha congelato le sue esperienze e sospeso la sua quotidianità, ma non i suoi bei momenti grazie a chi intorno a lei ha saputo renderli unici.

Il mondo visto con gli occhi di un bambino è sempre un posto nuovo, diverso, speciale fatto di scoperte e di bellezza da scovare dietro ad ogni angolo, ma all’improvviso la porta aperta sulla quotidianità si è chiusa ed è rimasta tale per mesi.

Mantenere il contatto con la vita di tutti i giorni è una necessità e un grande sforzo da parte dei genitori e degli insegnanti per permettere che accada. La scuola da remoto, le lezioni digitali, la classe virtuale sono state una prima esperienza di un sistema sperimentale catapultato all’improvviso in una emergenza che, da una parte ha dimostrato quanto non siamo davvero pronti come Paese per switchare su questa nuova modalità, se pur ce ne sia stata la forte intenzione,  dall’altra ha scoperto piccole eccellenze che andrebbero coltivate e promosse come fiore all’occhiello di una società che non si abbatte, che reagisce e che è capace di dare molto di più  per un mondo migliore.

Il racconto di Sara ne è un esempio.

Tutte le mattina frate Dino ci manda un whatsapp con il buongiorno, il santo del giorno, una foto del giardino della scuola con i fiori che sono sbocciati e i compiti da fare. Normalmente uno o più video in cui spiega i nuovi argomenti, delle schede disegnate da lui e ovviamente i compiti da fare durante la giornata.

E’ il suo modo per farci sentire la sua presenza, per guidare la classe, per continuare a mantenere il contatto con tutti noi. Noi gli rispondiamo, mandiamo le foto dei nostri compiti o disegni e lui ci risponde sempre con una parola d’incoraggiamento.  Una o due volte al giorno ci incontriamo anche virtualmente nella nostra classe digitale, abbiamo imparato ad utilizzare zoom, questa nuova piattaforma, e solitamente alle 18 il maestro controlla i compiti e possiamo confrontarci. Mi piace poter vedere i miei compagni e il maestro durante la nostra call pomeridiana.

Quello che stiamo vivendo è un periodo strano, prima trascorrevo tanto tempo con i compagni adesso li vedo solo attraverso uno schermo ma è anche molto bello stare più tempo con i mie genitori, andare in terrazza a fare picnic e fare arte con papà.

La mia giornata trascorre lenta, studio, gioco con l’iPad, con le mie barbie e mi vedo con le mie amiche su Skype, mi ricorderò per sempre di questo periodo che stavamo sempre a casa… senza poter uscire.

Scopri il nuovo numero > Upgrade

Upgrade rappresenta l’ultimo elemento di un racconto che parte a Febbraio 2020. In questi mesi abbiamo raccontato cosa stava succedendo (Virale), ci siamo domandati come la pandemia avrebbe cambiato noi stessi e l’economia (Tutto andrà bene(?)), e abbiamo offerto soluzioni (Reset). Con questo numero abbiamo voluto fare un passo in più: immaginare un domani diverso, anche attraverso esperienze concrete.

L’uscire di casa e riprendere contatti con il mondo esterno è una necessità soprattutto per i più piccoli, il digitale è stato in questi mesi la nostra unica finestra sul mondo, lo è stato anche per Sara, ma le ha permesso di viaggiare anche se solo con la fantasia e di partecipare anche a quella che tutti ricordiamo come il momento più bello e atteso dell’anno scolastico: la gita.

Diciotto alunni, la classe al completo, è “partita” virtualmente per raggiungere il Molise.

Un’esperienza del tutto nuova e molto divertente. Zaini in spalla, pranzo al sacco e tante canzoncine nel pullman. Dopo un po’ di tempo sono giunti nel Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise simulando le salite e le discese (salendo e scendendo dalle sedie) e camminando virtualmente nella natura.

Mi è piaciuto vedere i video sugli animali del parco nazionale – racconta Sara –  Mi sono molto divertita con le barzellette e gli indovinelli preparati da tutti i bambini durante il viaggio virtuale in pullman. Abbiamo fatto un pranzo al sacco dove ognuno ha mangiato i panini fatti dalle mamme, buonissimi!

Il momento più bello è stato quando abbiamo fatto virtualmente il rafting. Che divertimento!  

Il momento più triste è stato quando il maestro ci ha raccontato che i cacciatori uccidevano gli animali del parco. Poverini!

Rispetto ad una gita vera mi è mancato il poter toccare le cose, vederle dal vivo potendomi avvicinare. Poter correre con i miei amici. Ma è stato comunque molto bello e divertente e non vedo l’ora arrivi il prossimo venerdì per scoprire quale sarà la meta della prossima gita. 

La formazione a distanza è un’alternativa, certo, nessuno si aspetta che diventi la normalità anche perché mancherebbe il contatto, la relazione tra compagni e con gli insegnanti ma è proprio per mantenere questa vicinanza che anche se distanti, iniziative come queste unite a laboratori sperimentali digitali con il fine ultimo di stimolare l’apprendimento e mantenere vivo il contatto; aiutano a continuare ciò che alternativamente sarebbe sospeso.

Tra qualche mese, tutto ripartirà, le scuole torneranno a popolarsi di vocine urlanti nei corridoi, le lavagne di calcoli e parole e quel che è stato sarà un lontano ricordo ma si spera abbia fatto rivalutare dei capisaldi della nostra società: la condivisione e lo stare insieme che la tecnologia ha reso possibile nonostante tutto, anche se in una modalità differente.

In questi giorni le prime aperture ci permettono di pensare ad un graduale ritorno alla normalità anche se abbiamo perso il contatto, le strette di mano, parliamo a distanza e ci manteniamo lontani. I gesti normali ai quali eravamo abituati sembrano adesso una minaccia e quei sorrisi celati dalle mascherine continuiamo a non vederli.

Dovremmo imparare a capirci molto di più guardandoci negli occhi, ed ascoltandoci con il cuore.

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