ivan-zorico-01-minQuelli che stiamo vivendo sono giorni particolari, sono giorni di esami. I giorni degli esami di maturità. Giorni che lasciano il segno.

Se è vero che il voto del diploma non dice nulla su chi sei, su chi diventerai e su cosa farai “da grande”, è vero anche che quei giorni lì non sono affatto come gli altri. Sono speciali. Unici. Emozioni, aspettative e quella vaga consapevolezza che qualcosa sta terminando e qualcos’altro sta per iniziare. Il tutto condensato in pochi giorni; in questi giorni.

Per quanto mi riguarda, da quei giorni, sono passati 20 anni tondi tondi. Nel 2002, il 2022 era qualcosa più simile alla fantascienza che alla realtà. Non era una data che rientrava nei miei radar. D’altronde 20 anni sono tanti, forse troppi per poterli immaginare a pieno. E certamente, anche se l’avessi fatto, non ci avrei mai preso.

In questi 20 anni è cambiato tutto. L’attacco alle Torri Gemelle (avvenuto proprio qualche giorno prima dell’inizio del mio ultimo anno di scuola) la rivoluzione digitale e il Covid, hanno completamente ridisegnato il mondo per come l’avevamo conosciuto e per come ce l’avevano spiegato nelle aule di scuola. Un mondo cambiato sul piano del lavoro, dell’economia, delle relazioni umani e dal punto di vista geopolitico. E su quest’ultimo punto il recente conflitto Russo-Ucraino avrà sicuramente ancora tanto da dire.

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In 20 anni è cambiato tutto. Ai media tradizionali si è affiancato internet. Lo smartphone ci ha portati nel futuro. Con le applicazioni si sono creati nuovi modelli di business. I social hanno fatto il resto. Oggi tutto è comunicazione!

Insomma, nel 2002 eravamo formalmente nel nuovo millennio, ma tutto era ancora intriso dell’odore del secolo precedente. Se ci pensi anche i corsi di laurea, e quindi le professioni, seguivano un modello abbastanza standard. Le più gettonate erano economia, medicina, ingegneria e (tanta) giurisprudenza. Ma in quegli anni lì si stava diffondendo un altro corso di laurea, nato nei primi anni ‘90. Forse uno dei corsi di laurea più bistratto della storia, sicuramente il più deriso. Sì sì, hai indovinato, mi riferisco proprio a Scienze della Comunicazione. Un corso di laurea interdisciplinare che, forse proprio per questo motivo, ai più sembrava inconsistente.

Come detto, in 20 anni è cambiato tutto. Ai media tradizionali si è affiancato internet. Lo smartphone ci ha portati nel futuro. Con le applicazioni si sono creati nuovi modelli di business. I social hanno fatto il resto. Il naturale scetticismo nei confronti del nuovo ha dovuto lasciare il posto ai fatti. Quello che sembrava essere un corso di laurea pressoché inutile si è rivelato essere di valore.

Oggi tutto è comunicazione! Su questo non si discute. Non a caso la nostra società viene definita la Società dell’Informazione. Per fare giusto un esempio, siamo talmente dentro alla comunicazione che persino le società – le aziende – per restare competitive sul mercato devono necessariamente trasformarsi in Media Company, anche se pare che non tutte l’abbiano ancora compreso totalmente.

La società dell’informazione è un contesto in cui le nuove tecnologie informatiche e di telecomunicazione assumono un ruolo fondamentale nello sviluppo delle attività umane. Queste tecnologie servono a produrre e comunicare, in forma digitale, messaggi, immagini, testi, musica, filmati, e così via. (Fonte: Treccani)

Tornando all’esame di maturità, mi ha piacevolmente stupito leggere che la traccia del tema di italiano più scelta quest’anno dai maturandi è stata quella relativa all’iperconnessione, tratta dal libro “Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello” di Vera Gheno (linguista e nota per i suoi interventi a favore dell’inclusività nella lingua italiana) e di Bruno Mastroianni (giornalista e social media manager). Un tema, quello dell’iperconnessione, che ancora una volta ci porta a parlare di comunicazione e delle sue declinazioni.

A distanza di 20 anni, ossia da quando più o meno anch’io ho frequentato quella famigerata facoltà, mi risulta difficile pensare che ci sia ancora qualcuno che possa obiettivamente contestare la validità di quella laurea o quantomeno delle materie oggetto di studio.

Oggi, semmai, il problema è un altro. La comunicazione sembra materia alla portata di tutti. D’altronde tutti usiamo i social e tutti comunichiamo. Ma il fatto che tutti lo facciamo e maneggiamo strumenti all’apparenza semplici non significa certo che tutti lo sanno fare nella maniera più efficace.

Dio volendo, magari ne riparleremo tra 20 anni.

Buona lettura,

Ivan Zorico

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