ivan-zorico-01-minE chi se lo sarebbe aspettato?!

Noi che abbiamo messo piede in ogni angolo della terra, noi che abbiamo scalato le vette più alte, noi che abbiamo raggiunto la luna e noi che abbiamo a disposizione la migliore tecnologia di sempre; noi, proprio noi, potevamo essere messi sotto scacco da un essere invisibile?

Sì, evidentemente si.

Partito dalla Cina, il Coronavirus si è diffuso in tutto il mondo ed è arrivato qui in Europa, in Italia, circa un mese e mezzo fa per poi propagarsi anche oltre oceano stravolgendo completamente, più che cambiando, le nostre vite.

Dobbiamo farci i conti.

Questa cosa qua purtroppo non andrà via dalla sera alla mattina e di certo non ci aggiornerà via email o in conference call (dato che ormai siamo tutti diventati grandi sostenitori dello smart working) sullo stato avanzamento lavori. Anzi, stando alle ultime indicazioni, dovremo abituarci a conviverci per ancora molto tempo.

E quindi cosa fare?

La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo: migliorare. Non parlo di un miglioramento astratto, ma programmatico.

Punto 1: Cooperazione.

A livello globale non abbiamo dimostrato di cooperare nel miglior modo possibile. Abbiamo agito singolarmente e non collettivamente. Questo ha portato a ritardi nella circolazione delle informazioni e distinte politiche di contrasto all’epidemia. Ma, come abbiamo avuto modo di appurare, il Coronavirus non guarda le frontiere o i colori politici; lui prosegue la sua corsa. A livello europeo, l’Unione Europea sta dimostrando di non essere così coesa; i singoli stati membri stanno giocando ad uno sport individuale quando la situazione richiederebbe di giocare ad uno sport di squadra. Va preso a modello lo scambio di informazioni in campo medico-scientifico che sta avvenendo in questo giorni proprio per cercare di trovare una soluzione comune e definitiva.

Scopri il nuovo numero > Tutto andrà bene (?)

Questo particolare momento necessita di una azione collettiva che vada oltre il semplice ottimismo che da solo non basta, anche se comunque aiuta. Solo insieme si può uscire da questa situazione.

Punto 2: Digitalizzazione.

La quarantena forzata ha fatto (finalmente) scoprire che il digitale non è belzebù, non è l’origine di ogni male e che non è fatto solo di gattini. È uno strumento potentissimo in grado di connettere le persone, accorciare le distanze, permetterci di lavorare da casa, studiare, far girare l’economia, e via così. Non andava demonizzato prima e non andrà sacralizzato poi. Bisogna solo conoscerlo e saperne trarre tutti i vantaggi. Domani ci sposteremo molto meno per lavoro (ovviamente questo vale per chi fa un lavoro che glielo consente) e andremo incontro a nuovi paradigmi. Faremo molti più acquisti online, probabilmente i grandi centri commerciali saranno ripensati e il piccolo commerciante di quartiere sarà premiato per una maggiore qualità (cfr. personalizzazione) del servizio. Il mondo dell’istruzione scolastica e universitaria si aprirà molto all’e-learning, con l’attivazione di molti più corsi prettamente online. La sfida sarà portare le persone ad abbracciare il digitale e a non vederlo come un nemico.

Punto 3: Diminuire le disuguaglianze.

Non credo sia accettabile sentire da più parti che se avessimo avuto i focolai maggiori al Sud Italia, piuttosto che al Nord, le strutture ospedaliere non avrebbero retto l’urto dell’epidemia. Così come non è accettabile avere zone che hanno delle infrastrutture che funzionano ed altre che arrancano. E non è accettabile avere scuole che dal giorno uno sono state in grado di offrire un servizio all’altezza e scuole che ancora faticano a darlo. Per non parlare poi del fatto che ci sono molte famiglie che non possono permettersi l’accesso alla tecnologia. Se non cambieremo tutto questo, le distanze aumenteranno notevolmente ed il divario sarà incolmabile.

(Ci sarebbe un quarto punto relativo alla Comunicazione, ma per quello ho scritto un articolo a parte che trovi qui).

Una voce univoca ed ottimistica si è alzata in questi: “Tutto andrà bene”.

Onestamente lo spero. Il fatto che lo possa effettivamente andare non sarà certo casuale. Dovremo impegnarci tutti quanti a dare il meglio di noi stessi. Dovremo impegnarci a chiedere scelte coraggiose. Dovremo impegnarci, per una volta e dopo tanto tempo, a pensare come comunità e non come singoli.

Solo così potrà andare bene. Proviamoci.

Buona lettura,

Ivan Zorico

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