ivan-zorico-01-minDopo un 2020 davvero pesante e sofferto, speravamo di poter iniziare un 2021 all’insegna dell’ottimismo e della speranza.

Le condizioni c’erano tutte: il vaccino stava arrivando (il 27 dicembre dello scorso anno è stato il giorno del Vaccine Day), il tanto declamato Recovery fund avrebbe dovuto iniziare a dispiegare le sue prime energie e dall’altro lato dell’oceano, seppur non proprio sportivamente, Trump stava lasciando la Casa Bianca al neo presidente eletto Biden (quest’ultimo, almeno nelle parole, più aperto al dialogo con l’Europa).

Poi, già nei primissimi giorni di questo 2021, ci siamo accorti che il trailer era ben distante dal film.

Per iniziare il 6 gennaio abbiamo visto immagini surreali, scene da film appunto. L’assalto a Capitol Hill da parte dei fedelissimi di Trump, è già diventato un fatto storico. Quella che per anni è stata da molti definita la culla della democrazia, ha mostrato le sue crepe. Gli americani dovranno fare i conti con un paese disunito e lacerato. Gli USA non sono di certo costituiti solo dagli abitanti delle sue due coste (che è poi l’immagine “pulita” che arriva largamente qui da noi), ma sono anche molto altro. Biden dovrà cercare di ricucire il tessuto interno e riallacciare i rapporti esterni, inclinati da quattro anni di “America First”. Rapporti che includeranno anche le possibili sinergie con l’Europa, e quindi anche con l’Italia. La strada se non è in salita, non è di certo spianata.

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Dopo un 2020 così pesante sotto tutti i punti di vista, il 2021 deve rappresentare, per tutti noi, l’alba di un nuovo inizio.

Passando ai fatti di casa nostra, mentre parlavamo di piano vaccinale e potevamo constatare la bontà della sua esecuzione, abbiamo dovuto fare i conti con l’annuncio dei primi ritardi sulle consegne delle dosi previste. Fatto questo non di second’ordine, perché ormai sappiamo tutti che dall’immunità di gregge passeranno la fine delle limitazioni e la ripresa della vita economica e sociale. Capitolo a parte, perché a mio avviso ben più importante, potremo finalmente smettere di contare i morti che questa pandemia sta mietendo. La situazione al momento in cui scrivo è alquanto confusa: si parla di proiezioni, di azioni legali contro le case farmaceutiche, di nuovi approvvigionamenti e anche di altri vaccini in fase di studio.

E finiamo con il Recovery fund, il “Piano Marshall” del XXI secolo come da molti è stato ribattezzato. Dall’efficacia di questo programma dipenderà molto del futuro dell’Italia, e quindi di tutti noi. Se è vero che c’è ancora del tempo, non possiamo non avere timori sull’esito della crisi di governo, alla quale stiamo assistendo propri in questi giorni. Dovremmo essere tutti concentrati su questo fronte mentre, ed è sotto gli occhi di tutti, il dibattito pubblico (e politico) è tutto incentrato (ormai anche legittimamente) sull’improvvisa crisi di governo. Inoltre, qualora non bastasse, non tutte le forze politiche (e di certo non proprio quelle secondarie) condividono la totalità di questo piano di aiuti europei; per un piano che prevedrebbe una programmazione pluriennale (e soprattutto una coesione di intenti) non è un bella prospettiva.

Sembrerebbe, quindi, che tutto quello che poteva andare storto, lo sia di fatto andato.

Per tornare alle metafore cinematografiche, diciamo che abbiamo avuto molti colpi di scena nelle battute iniziali, ma che il prosieguo potrebbe avere un lieto fine.

Per primo, il Presidente Biden sembra ben intenzionato ad un vero cambio di marcia sia a livello di lotta contro il Coronavirus e sia per quanto riguarda i rapporti interni ed esterni. Potremo vedere già nei prossimi mesi l’entità della sua azione. I primi cento giorni sono notoriamente cruciali. Biden si è appena insediato. Come si dice in questi casi, lasciamolo lavorare.

Il piano vaccinazione, ha subito un rallentamento. E questo è un fatto. Non significa però che sia irrimediabile. Forse dovremmo attendere qualche settimana in più, ma ricordiamoci che comunque debellare una pandemia in un anno o poco più sarà, se vogliamo, un altro fatto storico. La pazienza, come noi tutti, è sotto stress, ma come dice la dott.ssa Viola possiamo guardare con ottimismo all’estate.

In ultimo, la crisi di governo italiano. Qui la situazione appare potenzialmente aperta ad ogni scenario. La tendenza sembrerebbe quella che il tutto si ricompatti dopo le recenti dimissioni del Presidente Conte. Fare previsioni nei giorni delle consultazioni, appare un gioco di fantapolitica o un puro esercizio algebrico che, onestamente, non mi entusiasma minimamente.

Ma come afferma l’economista, saggista e storico Jacques Attali, nel libro “Scegli la tua vita”, dobbiamo smettere di riporre tutte le nostre forze, sogni e passioni, in questa o quella forza politica, in questo o in quel governo. Agiamo come se tutto ci fosse possibile (ovviamente parlo in senso figurato e non, ad esempio, andare in giro senza mascherina nel pieno della pandemia). Invece di riporre fiducia in qualcosa esterna da noi, dobbiamo riporre fiducia e liberare le energie dentro di noi. Prendiamoci la responsabilità della nostra vita, prendiamoci la responsabilità di ricercare la nostra felicità. Questo sarà il nostro vero The day after.

Buona lettura,

 Ivan Zorico

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