La Copertina d’Artista – Marzo 2016



Raffaello Castellano (349)

 

 

 

 

COPETINA PROVAUna scena surreale e straniante, ma al contempo rigorosa e formale, ci interroga dalla copertina di Marzo del nostro mensile. In un interno elegante e minimalista, sono sistemati una serie di elementi eterogenei nelle forme e nelle funzioni, ma omogenei, ci sorge il sospetto, nei contenuti e nella loro natura più intima. La scena, o meglio la messa in scena, il centro della rappresentazione è catturato da due elementi: un manichino maschile (ma non troppo) da una parte e un divano su cui è adagiata una donna dalla corporatura grassa dall’altra. Per terra in primissimo piano riconosciamo un laptop griffato Mac, mentre di fronte al divano uno strano tavolino di design con una scultura raffigurante due volti che si fronteggiano, alla spalle del divano fa capolino uno strano cagnolino realizzato con i palloncini. Sulla parete di fondo sono sistemati un ritratto ed una strana opera, più che un quadro, pare una bacheca.

Willem van Haecht, De kunstkamer van Cornelis van der Geest, 1628 (Trouw)
Willem van Haecht, De kunstkamer van Cornelis van der Geest, 1628 (Trouw)

Infine, sulla parete opposta intravediamo una scalinata, una porta ed una grande vetrata che si apre sull’esterno, grazie alla quale intravediamo l’unico elemento immediatamente riconoscibile di questo strano mosaico, il manifesto del film Ghosts of the Abyss di James Cameron del 2003, uno dei primissimi film in tecnologia IMAX 3D che il regista girò sul luogo del naufragio del Titanic, dove nel 1997 aveva girato il suo famoso blockbuster.

Siamo colpiti, avvinti ma anche disorientati, dall’immagine di questa copertina, la sensazione è la stessa che probabilmente coglieva i visitatori delle Wunderkammer fra l’anno mille e l’avvento dell’Illuminismo, quelle camere delle meraviglie, che altro non erano che un primissimo esempio di proto-musei privati di ricchi e facoltosi aristocratici, che al loro interno raccoglievano e sistemavano pezzi di antiquariato, campioni anatomici ed animali in tassidermia, e qua e là qualche autentico capolavoro.

Il collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today's homes so different, so appealing?”, esposto nella celebre mostra This is Tomorrow del 1956.
Il collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?”, esposto nella celebre mostra This is Tomorrow del 1956.

Lo scopo principale delle Wunderkammer era quello di impressionare i propri ospiti ma, non secondario, era lo scopo divulgativo: vi era, negli intenti di chi curava queste collezioni, la volontà di suscitare la curiosità e quindi allargare la conoscenza dei visitatori. La volontà di educare ad una nuova maniera di guardare, senza la quale, probabilmente, l’illuminismo e la modernità non sarebbero stati possibili.

Ma se abbiamo una conoscenza appena poco superiore della storia dell’arte contemporanea, allora il riferimento di questa camera delle meraviglie è presto colto nella sua immediatezza. L’opera è un omaggio rivisitato e attualizzato del famoso collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?”, esposto nella celebre mostra This is Tomorrow, tenutasi nel 1956 a Londra presso la Whitechapel Art Gallery. L’opera di Hamilton è considerato il primo esempio di arte pop al mondo, anzi sarà proprio quest’opera a dare il nome a questo stile che, diverrà celebre oltreoceano, consacrato da artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e soprattutto da Andy Warhol e dagli artisti che ruotarono attorno alla sua Factory.

Il collettivo GIU.NGO-LAB, da sinistra Giuseppina Longo, Angelo Fabio Bianco e Maria Paola Minerba.
Il collettivo GIU.NGO-LAB, da sinistra Giuseppina Longo, Angelo Fabio Bianco e Maria Paola Minerba.

Ma ora facciamo un salto di 60 anni ed arriviamo all’immagine della nostra copertina dal titolo: “Dear Richard, Just what is it that makes today’s homes so different, so appeling?”, realizzato non da un singolo artista, ma per la prima volta nella storia de La Copertina d’Artista di Smart Marketing, da un collettivo denominato GIU.NGO-LAB, progetto artistico costituito dall’artista Giuseppina Longo, dallo zootecnico specialista delle specie acquatiche Angelo Fabio Bianco e la designer Maria Paola Minerba, tutti di Taranto.

Giuseppina Longo (classe 1981) artista e docente abilitata presso l’Accademia di belle arti di Bari all’insegnamento del Disegno e della Storia dell’Arte e dell’Educazione all’immagine. Diverse e molteplici esperienze in giro per l’Italia, sia artistiche che di insegnamento, fra le quali particolarmente significativa è la permanenza a Venezia, dove prima si specializza nel “Sostegno Psicofisico Polivalente” presso l’Università Cà Foscari e poi insegna presso il prestigioso Liceo Artistico Statale della città lagunare.
Dopo alcuni anni si trasferisce di nuovo nella sua Puglia dove continua l’attività d’insegnamento. Nel 2011 viene selezionata per il premio DumpingART di Genova, con un’opera installativa realizzata esclusivamente con materiali di recupero. Nel 2012 fonda il gruppo GIU.NGO-LAB. e ne avvia l’attività espositiva, curando il progetto ed avviando collaborazioni con il mondo della scuola, luogo dove l’artista sente di poter cominciare il cambiamento verso una coscienza ecosostenibile ed eco-intellettuale partecipativa, a quattro mani con i propri studenti.

10559737_1624774641074282_685560779733586030_nAngelo Fabio Bianco (classe 1976) consegue la maturità artistica nel 1999, diverse e numerose esperienze artistiche soprattutto nella street art, nella quale riscuote numerosi consensi in diversi contest artistici. Nel 2003 la sua passione per il mare e l’ecologia gli fa intraprendere gli studi universitari in Scienze della Maricoltura e dell’Acquacoltura per l’igiene dei prodotti ittici presso la Facoltà di Medicina Veterinaria Dell’Università Aldo Moro di Bari, dove si laurea nel 2007. Collabora con l’Università di Bari nella stesura di mappature scientifiche per il “Progetto Pinna Nobilis” e per il “Progetto L’Isola dei Delfini”. Nel 2008 diviene vincitore di borsa di studio per il Master in TOTAL TOURISM MANAGEMENT, indetto dalla Regione Puglia promosso da Bollenti Spiriti. Nonostante il percorso scientifico la sua passione artistica e la sua sensibilità verso l’ambiente trovano coesione nella nascita del progetto d’arte contemporanea GIU.NGO-Lab, che lo coinvolge attivamente dal 2012.

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Maria Paola Minerba (classe 1986), consegue la maturità scientifica e consegue la laurea triennale in Disegno Industriale ed Ambientale presso l’UNICAM di Camerino con sede ad Ascoli Piceno. Dopo tre anni si trasferisce a Firenze, città nella quale conclude il suo ciclo di studi nel 2014, presso l’I.S.I.A. (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) conseguendo la laurea specialistica in Design del Prodotto. Nel 2012 aderisce al progetto artistico GIU.NGO-Lab diventando la grafica e designer del gruppo. Sempre nel 2013 crea, assieme alla costumista tarantina Angela Longo, il marchio di accessori moda personalizzabili  “laNODO”. Attraverso la loro creatività nasce un marchio simbolo di una città che si rinnova in progressione verso il futuro. La “laNODO” rappresenta Taranto che rinasce dal “fumo nero”, per ritrovare, attraverso la loro linea di accessori e borse, la “Città dei due mari”.

La ricerca di questo sodalizio artistico si concentra sui punti di frizione fra l’ambiente biologico e il mondo antropologico e sociale dell’uomo. È l’acqua, elemento primigenio, metafora della vita ed archetipo ancestrale dell’intera umanità, che diviene il materiale ed il substrato “ideale” su cui si esprime la poetica del collettivo GIU.NGO-LAB. L’acqua che, come nelle colture idroponiche, permette al seme del rinnovamento di radicarsi e fiorire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAFra le ultime mostre del collettivo GIU.NGO-LAB, ricordiamo:

2015 Maggio – Padiglione Italia Expò Milano (MI) Aquae Mundi Design Week, a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; ideato da DDN del Gruppo Design Diffusion e Be Visible Plus.

2015 Aprile – QC Terme Milano (MI) Aquae Mundi Design Week – Expò 2015 Milano,
a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; ideato da DDN del Gruppo Design Diffusion e Be Visible Plus.

2014 Novembre – Fusion Art Gallery Torino (TO) – Acquae Mundi: Exhibition Acquae Mundi, a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; contributo critico di L.Erba e D. Giglio. Promossa da Regione Piemonte, Innerspace, Sistema Cultura NordOvest, Paraphoto.

2014 Novembre – QC TermeTorino (TO) – Acquae Mundi: Exhibition Acquae Mundi, a cura di W.Vallini e R.Mastroianni; contributo critico di L.Erba e D. Giglio. Promossa da Regione Piemonte, Innerspace, Sistema Cultura NordOvest.

2013 Dicembre – Conservatorio di Sant’Anna (LE) Workshop Progetto Adrionart: Giu.ngo-Lab viene inserito nel catalogo di censimento artisti pugliesi contemporanei per Andrionartists; Catalogue 2013 for European Territorial Cooperation
Programme Greece-Italy 2007-2013. Sito web: http://www.agenziaeuromed.it/mostra/artista.php?id=267particolare boccione

2013 Maggio – Castel Sant’Elmo di Napoli (NA): Giu.ngo-Lab presenta il progetto della sua opera “Flash memory mob“ sul touch screen presso la mostra “Un’opera per il Castello 2013“ dal titolo “Lo spazio della memoria. La memoria dello spazio”.

2013 Maggio – Molo San Eligio Taranto: Giu.ngo-Lab conduce con l’Architetto Marianna
Simonetti l’Happening dal titolo ”Mare sul Cemento” a cura dell’Associazione Scientifica per la Tutela dei Cetacei nel Mar Jonio Jonian Dolphin Conservation. La performance ha prodotto un’installazione cementizia permanente sul Molo San Eligio di Taranto.

2013 Marzo – CaMEC della Spezia, Salone Living in Lift – Centro di Arte Moderna e Contemporanea della Spezia: Living in Lift exhibition a cura di Walter Vallini e Roberto Mastroianni, promossa da Schindler Italia Design. L’opera è visibile sul sito del CaMEC di La Spezia all’indirizzo web http://camec.spezianet.it/Living_in_Lift/001.html.

2013 Febbraio – Castel dell’Ovo di Napoli (NA) – Living in Lift: Living in Lift exhibition a cura di Walter Vallini e Roberto Mastroianni, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Napoli.

mockupPICC22012 Novembre – Palazzo Ducale, Sala della Dogana (GE): Giu.ngo-Lab vince il terzo posto del contest  nazionale “Verticalità“, a cura di Patrizia Solidoro e Gianna Caviglia, promossa dall’Associazione Culturale Fusion Arts e dal CRAC (Centro Regionale per l’Arte Contemporanea) e dal Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

Per informazioni e per contattare il collettivo Giu.ngo-Lab: www.giusylongo.com
find  Giu.ngo-Lab on Facebook
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile partecipare alla seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione:redazione@smarknews.it



Editoriale Marzo 2016 - Raffaello Castellano



Raffaello Castellano (349)

 

 

 

 

 

Raffaello CastellanoNel 1956 la scena artistica internazionale è scossa da una mostra multidisciplinare che ha luogo a Londra presso la Whitechapel Art Gallery, curata da Theo Crosby, Reyner Banham e Lawrence Alloway: This is Tomorrow.
La mostra è passata alla storia per almeno due motivi: in primo luogo perché è una delle prime rassegne a carattere interdisciplinare in cui si fondono ed amalgamano arti visive, architettura e design; in secondo luogo perché tiene a battesimo quelle che molti storici e critici dell’arte considerano le prime opere Pop. Fra tutte spicca, tanto da diventare emblema e manifesto della stessa mostra, il grande collage “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?” dell’artista Richard Hamilton.
58db43b9fef134da1cfa1e7415eac2ba-0Nel suo intervento Hamilton condensa e cristallizza gli elementi caratteristici e distintivi della cultura popolare: il culturista, la pin up, l’aspirapolvere, il televisore, il registratore-riproduttore a bobina magnetica, l’avvento del film sonoro, rappresentano tutti quegli elementi della vita quotidiana degli anni ’50, che da una parte attestano la definitiva ripresa economica, il vero e proprio boom, conseguente alla ricostruzione del secondo dopoguerra, e dall’altra parte consacra tutte quelle “cose” che diverranno di lì in avanti i nuovi oggetti del desiderio, nuove icone della religione del consumismo che da quel momento in poi assoggetterà milioni, miliardi di credenti.
TGA-201011-3-1-73-4-1_10Nello scegliere l’argomento da approfondire sulle pagine del nostro magazine, in questo mese di marzo che ci vede impegnati (il primo appuntamento è stato il 25 marzo alla Momart Gallery di Matera), con la prima mostra itinerante “NEWS-COVER. Notizie immagini e visioni ai tempi dell’infotainment”, che finalmente dà corpo e sostanza al progetto La Copertina d’Arista  (nato su queste pagine nel gennaio 2015), abbiamo deciso di rifarci a questa importante e paradigmatica mostra d’arte contemporanea.
Il titolo di questa importante esposizione This is Tomorrow, ossia Questo è Domani, raccoglie, condensa e sintetizza tutte quelle tematiche care anche al nostro magazine, prima fra tutte la cultura, ma anche l’innovazione tecnologica, il costume, la1_Hamilton_Slip_it_to_me comunicazione, l’arte, la moda, la cronaca, viste attraverso quella lente, avversata dai più, ma estremamente pragmatica, del marketing. Marketing che oltre a dare il titolo al nostro magazine è il leitmotiv che ha accompagnato il progetto “NEWS-COVER. Notizie, immagini e visioni ai tempi dell’Infotainment” sin dall’inizio.
Un progetto, quest’ultimo, che è cresciuto e si è sviluppato oltre le, forse un po’ timide, intenzioni iniziali, diventando un vero e proprio evento espositivo itinerante che toccherà 2 regioni e 4 città, per un totale di 70 giorni di esposizione. Un progetto che ha f5ed2c5f51df34bd8fee74b5ff59a2b2visto la sinergia e la collaborazione di diverse associazioni oltre la nostra, tra le quali:  le associazioni di promozione sociale A.C.S.I. ed ERIS di Taranto, l’associazione Taranto Vecchia e Prometeo Video Lab., l’istituto d’Istruzione superiore Archimede di Taranto, la Geo Arte di Bari, oltre alla Chiesa Sant’Andrea degli Armeni di Taranto ed alla Momart Gallery di Matera, che saranno anche sede espositiva dell’evento.
Un progetto che, per svilupparsi ed evolversi, si è avvalso della collaborazione e professionalità di persone come Maddalena D’Amicis, Simona De Bartolomeo (entrambe collaboratrici del nostro magazine) e Massimo  Giusto, oltre ai 12 artisti invitati e ai 18 allievi del Corso di Management degli Eventi Culturali che, da novembre 2015, si è affiancato al progetto principale della mostra.
Cosa altro dire?
Credo che le parole di Ennio Flaiano: “La moda [ma anche l’arte] sono l’autoritratto di una società sono l’oroscopo che essa stessa fa del suo destino.” siano insieme un augurio, anzi una profezia, che dobbiamo adempiere come singoli, come gruppi e come umanità.

 

Raffaello Castellano




Editoriale Marzo 2016 – Ivan Zorico



Ivan Zorico (256)

 

 

 

 Ivan ZoricoNel gennaio 2015, tra le “pagine” di questo giornale, abbiamo lanciato l’iniziativa “La Copertina d’Artista” con l’intento di creare un ponte tra l’iniziale progetto editoriale e il mondo dell’arte. Nell’idea condivisa con l’amico Raffaello, c’era la volontà di creare un connubio tra queste due anime che creasse un valore ed un significato ben maggiore di quello risultante dalla loro singola somma.
Per chi ancora non la conoscesse, con quest’iniziativa abbiamo destinato la realizzazione delle 12 copertine digitali del mensile, relative all’anno appena trascorso, a 12 differenti artisti che, attraverso il loro eccezionale modo di osservare quello che ci circonda, hanno interpretato e decodificato le notizie. La capacità di guardare oltre all’attualità, tipica dell’arte e riscontrabile solo nella potenza delle immagini, ha generato un’evoluzione informativa: oltre la notizia, sino a giungere alla riflessione ed alla tensione conoscitiva.
Il risultato, a fine 2015, è stato il seguente: 12 copertine, 12 artisti, 12 opere d’arte. Seppur questo possa ritenersi, da solo, già un gran risultato per un progetto editoriale come il nostro di fatto ancora neonato, non abbiamo voluto fermarci qui. Sentivamo che le 12 opere avevano la necessità di trovare uno spazio, un luogo ed un senso a loro maggiormente vicino; un ambiente nel quale sentirsi a casa. Ed ecco che allora l’idea di realizzare una mostra d’arte ed un relativo catalogo, ci è sembrata la scelta più ovvia e, al contempo, anche più qualificante.LOCANDINA A3 NEWS-COVER
Questa è la genesi di “News-Cover: Notizie, immagini e visioni ai tempi dell’Infotainment”: una mostra d’arte contemporanea itinerante che complessivamente toccherà 4 Città e 2 Regioni, tra la Basilicata e la Puglia, per un totale di 70 giorni di esposizione e 184 giorni totali di durata del progetto. La prima delle 4 tappe ci vedrà presenti dal 25 marzo al 3 aprile a Matera (Capitale Europea della Cultura 2019), all’interno di un contenitore capace, da solo, di donare ulteriore lustro all’iniziativa: la Momart Gallery, diretta da Monica Palumbo.
Data quindi la concomitanza con l’avvio della mostra, abbiamo deciso di dedicare questo numero di Smart Marketing proprio al mondo dell’arte. “This is tomorrow“, questo è il titolo chiaramente citazionista, che rimanda all’epocale mostra, inaugurata a Londra l’8 agosto del 1956, che consacrò la pop art e il new brutalism. Né con la mostra né tantomeno con questo numero, abbiamo l’ambizione di creare un qualcosa di simile.

Un momento del vernissage del 25 marzo 2016 alla Momart Gallery di Matera. (Foto di Marika Rizzi)
Un momento del vernissage del 25 marzo 2016 alla Momart Gallery di Matera. (Foto di Marika Rizzi)

Saremmo già ampiamente soddisfatti se riusciremmo a piantare il seme della suggestione e della contaminazione tra mondi, che è poi l’inizio di un confronto dialettico anche con il nostro io più interiore. Ma questo, ce lo potrete direi solo voi.
Intanto, in concomitanza con l’avvio della mostra, in questo numero troverete rimandi al cinema, al marketing ed al valore economico e sociale dell’arte. Tutti temi che ritroverete diffusamente all’interno di quel progetto nato così, semplicemente, da una copertina…d’artista.

Ivan Zorico




Qual è il valore dell'arte?


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Sull’effettivo valore dell’arte, molto è stato scritto. C’è chi sostiene che l’opera d’arte non “abbia prezzo” (in questo gruppo annoveriamo sicuramente molti artisti, critici e radical chic), perché frutto di un lavoro che va aldilà della sua rappresentazione e chi, dall’altro lato, prova a trattare l’opera d’arte come un qualsiasi prodotto (artistico) sul quale replicare le più comuni regole economiche e del marketing.

I primi, evidentemente, non vedono solo un’istallazione, un quadro o una scultura, ma contemplano nell’opera il tempo ed il sacrificio impiegato dall’artista: la sua visione, le sue emozioni e la sua essenza. Tutte aspetti che, se ci soffermiamo a riflettere, non possiamo non cogliere e ritenere legittimi. Per facilitare la comprensione di quanto detto, proviamo a fare un ragionamento laterale. Tutti noi possediamo un pc che, al suo interno, possiede una scheda di memoria contenente i nostri lavori e ricordi. Se un giorno decidessimo di venderlo, probabilmente (anzi quasi sicuramente), il compratore per avere la macchina ripulita da tutto, non ci offrirebbe una cifra oltre i 500 euro. E sino a qui il discorso fila. Saremmo ben felici di vendere il nostro vecchio pc ad una tale somma. Ma provate adesso a pensare al valore del vostro pc con all’interno i vostri scritti, le immagini e i video che parlano di voi stessi; sono sicuro che il valore economico che precedentemente vi appariva come equo, adesso sarebbe sproporzionato. Anzi sono ancor più sicuro che molti di voi, me compreso, non riuscirebbe a fissare un “giusto prezzo”.BeFunky_PopArt_11.jpg

Quindi per chiudere il cerchio, il vostro quadro/pc ha un prezzo economico condivisibile, ma quello che c’è dietro allo stesso, non ha prezzo. Per cui, dato che in un’opera d’arte non si può percorrere la strada della scissione tra prodotto in sé e ciò che rappresenta; per i sostenitori dell’arte avulsa dagli aspetti di mercato, non vi sono tentennamenti di sorta: l’arte non ha prezzo.
Dall’altro lato, però, chi sostiene che l’opera d’arte è e rimane comunque un prodotto, pensa che debba essere in qualche modo gestita come un qualsiasi altro prodotto, con pur tutte le eccezioni del caso. Qualcuno magari storcerà il naso, ma anche qui se ci pensiamo, le opere d’arte hanno sempre avuto un intrinseco valore economico o di scambio. In tal senso, come faceva notare Claudio Parrini (networker e pittore), in un articolo pubblicato su “Artribune” qualche anno fa, nel corso della storia ci sono stati eventi ormai diventati quasi mitologici: è il caso del macellaio che dava una fetta di carne a Ligabue per una sua tela. Oltre a quanto detto, però, comunque l’opera d’arte rimane un prodotto umano e, come tale, suscettibile di valutazione da parte della collettività o di un numero ristretto di opinion leader. Sono quest’ultimi che attraverso dissertazioni (a volte incomprensibili ai più) pongono l’artista prima, e le sue opere poi, al centro della scena mediatica, definendo di fatto il valore economico e sociale (di possessione).

fr1621onedolRawFrancamente non riesco a prendere le parti di questa o quella tesi. Riconosco evidentemente la singolarità del prodotto artistico e mi affascina la sua non replicabilità, ma non riesco ad essere così integralista. Sono invece fermamente convinto che per comprendere bene un’opera, e quindi riconoscerne un valore quantomeno soggettivo, bisogna prima di tutto conoscere la storia e le sensazioni di chi l’ha immaginata, cullata tra i pensieri e poi realizzata. Questo passaggio di conoscenza rende unica un’opera e, se vogliamo, “senza prezzo”. Di fatto la medesima condizione non si verifica per nessun altro prodotto: sapere chi ha prodotto un bicchiere, un’automobile, una lavatrice o qualsiasi altra tipologia di lavorazione umana, non arricchisce l’oggetto stesso di maggiore valore intrinseco. E, questo, è certamente un privilegio che può essere riconosciuto solo all’arte.




L’insegnamento del Cinema nelle scuole



Domenico Palattella (127)

 

 

 

 

C_4_articolo_2078490_upiImageppE’ attualmente in discussione alla Camera con prima firmataria la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, il disegno di legge riguardante il riordino del sistema cinematografico italiano, su proposta del Sindacato dei critici cinematografici italiani (SNCCI), l’Ordine che tutela la dignità professionale e gli interessi culturali della categoria. In particolare, quello che è davvero rilevante nella proposta di legge, è la sezione riguardante l’introduzione dell’insegnamento dell’Arte cinematografica nelle scuole medie superiori, per porre così, finalmente fine, ad un inspiegabile oblìo dell’insegnamento del cinema come materia scolastica vera e propria. Tutto ciò, considerato anche l’enorme patrimonio cinematografico di cui gode il nostro paese, fatto di capolavori del genere e di autori e attori che hanno fatto scuola nel mondo. In particolare in un passo del disegno di legge, si esplicita particolare riferimento al cinema italiano e in secondo piano alle correnti cinematografiche straniere.SNCCILOGO2015

L’ SNCCI, che ha redatto e supportato la realizzazione del disegno di legge, propone che venga finalmente avviato a soluzione, il problema, mai seriamente e organicamente affrontato, dei rapporti tra il Cinema e la Scuola, avendo cura, in primo luogo, di armonizzare le esigenze didattiche e la formazione culturale di cui il cinema può essere tramite nella Scuola stessa, oltre che nell’intera società. Dovrebbe essere evidente che l’entrata del Cinema nella Scuola può, anzi, deve avvenire in modi differenziati: non solo per evitare il ripetersi degli errori fatti a suo tempo quando si volle portare la musica nella Scuola; ma anche e soprattutto perché la didattica cinematografica (l’educazione alla “lettura” dell’immagina audiovisiva, la conoscenza multipla della cultura filmica e delle sue implicazioni con il sociale) non è riducibile a un’unica tipologia: la didattica cinematografica più adatta a un liceo classico non è identica a quella più adatta a un liceo scientifico o a una scuola tecnica.

pellicolaD’altra parte occorre anche ricordare che la Scuola stessa può migliorare la propria offerta didattica, e così tenere il passo con le nuove esigenze formative emergenti nelle dinamiche sociali, soltanto se sa riconoscere come propria “materia” tutti quei nuovi linguaggi, quelle nuove forme di espressione artistico-culturali, quelle nuove fonti conoscitive che, quando sono bene finalizzate e bene utilizzate, possono contribuire allo sviluppo della coscienza critica dei singoli e della collettività, quindi a un rafforzamento della vita democratica, ed educare finalmente l’adolescente a conoscere approfonditamente un patrimonio culturale, quale quello cinematografico, che, specialmente in Italia, non è secondo a nessun’altra Arte del passato.




Arte Contemporanea e Cinema: un legame imprescindibile



Domenico Palattella (127)

 

 

 

 

L’illusione ottica del cinema, come arte delle immagini in movimento, è cruciale nella storia del XX secolo. Questa illusione ottica si ottiene con 24 fotogrammi al secondo impressi su pellicola magnetica. Dunque il cinema non è altro che l’evoluzione dell’arte della fotografia, che era stata a sua volta l’evoluzione della pittura, che a sua volta deriva dall’architettura. Il cinema è però la completa evoluzione di tutte le altre arti, la definizione del Maestro giapponese Akira Kurosawa, peraltro rimasta nella storia, aiuterà a definire davvero cosa è l’arte del cinema:

«Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.»

(Akira Kurosawa)

Il regista Akira Kurosawa.
Il regista Akira Kurosawa.

Il cinema con la fusione in esso di tutte le altre arti ha il potere di creare una “magia”, il pathos, una carica di emozioni che scaturiscono dai suoi vari elementi. Il pathos, che affonda le sue radici agli albori della nostra civiltà, e precisamente nella Grecia classica, patria del sapere occidentale. In Grecia esso corrispondeva alla parte irrazionale dell’animo, mentre oggi con lo stesso termine si fa riferimento proprio alla carica emotiva data da alcune opere artistiche. Il pathos è generato dall’insieme di suoni e immagini che compongono il film. In realtà ognuna delle varie Arti ha un “suo” pathos, e nel Cinema, che è un’unione delle Arti stesse, si ha un insieme di emozioni provenienti ognuna da una di esse.

Cinema e Arte hanno da sempre intrecciato i loro percorsi, costruendo relazioni proficue e articolate all’insegna di uno scambio reciproco di specificità e suggestioni, all’insegna di una contaminazione tra ambiti culturali paralleli e, in qualche caso, complementari. Gli artisti, a partire dalla nascita della “Settima Arte” e sempre più frequentemente nel corso del XX secolo, si sono avvicinati al mondo cinematografico per coglierne l’essenza caratterizzante e per poi rielaborarne le influenze. Viceversa i cineoperatori hanno subito il fascino della Storia dell’Arte, in particolar modo quella contemporanea, portando sul set la biografia dei grandi artisti o rielaborando, attraverso il filtro particolare del video, le suggestioni provenienti dalle loro opere.

Simmetrie: Francesco Hayez, Il bacio, 1859 e Luchino Visconti, Senso, 1954.
Simmetrie: Francesco Hayez, Il bacio, 1859 e Luchino Visconti, Senso, 1954.

In Italia le prove più evidenti della commistione tra Arte Contemporanea e Arte cinematografica, si compirono negli anni d’oro del nostro cinema, dapprima con i capolavori neorealisti di Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, e poi con la susseguente nascita della commedia all’italiana. La capacità di esprimere in pochissime immagini l’essenza di un’epoca è stata raggiunta, ai massimi livelli, da un esiguo numero di pellicole, dirette però da veri e propri Maestri dell’arte cinematografica. I risultati migliori in tal senso, nel nostro Paese, sono stati raggiunti da Luchino Visconti, sia in “Senso”(1954) che nel “Gattopardo”(1963), splendide ricostruzioni dell’epoca di passaggio dalla Sicilia borbonica alla creazione del Regno d’Italia; in “Policarpo, ufficiale di scrittura”(1959) di Mario Soldati, nella descrizione dell’epoca della Roma umbertina di inizio novecento; e nel capolavoro di Federico Fellini, “La Dolce Vita”(1960), lo splendido affresco del benessere economico italiano degli anni ‘60. Non solo paragonati ad un quadro d’arte per aver immortalato l’essenza dell’epoca di riferimento, ma anche ineccepibili dal punto di vista storico, e addirittura epocali per le musiche che li adornano. La perfezione sarà poi raggiunta da Pier Paolo Pasolini e la sua personalissima commistione tra cinema, Arte e letteratura, nel cortometraggio “La ricotta”, episodio del film lungo “Ro.Go.Pa.G.”(1963).

Orson Welles e Pier Paolo  Pasolini sul set del film "La Ricotta" del 1963.
Orson Welles e Pier Paolo Pasolini sul set del film “La Ricotta” del 1963.

Pasolini giunge a uno dei più intensi risultati del rapporto del suo cinema con l’arte, del gusto per l’immagine e della ricerca storica. Qui Pasolini, utilizzando come modello la pittura di Rosso Fiorentino, con la celeberrima opera “La deposizione di Cristo”, sintetizza la propria visione della società capitalistica italiana affermatasi con la modernità. Il regista dunque, rappresenta un caso particolare e certamente il più emblematico del Novecento di come cinema e letteratura possano essere il prodotto alto di un solo autore. Curioso è poi il caso Alberto Sordi, con l’episodio “Vacanze intelligenti”, del film corale “Dove vai in vacanza?”(1978),  che prende di mira l’arte contemporanea, in un film che è un piccolo gioiello dell’arte comica e dissacrante dell’Albertone nazionale. Sordi riesce ad ironizzare con classe e grande maestria, sulla Biennale d’arte di Venezia che aveva appena consacrato le correnti neoastrattiste, concettuali, poveriste e iperrealiste, troppo lontane però, dal gusto del cittadino medio.

Una scena del film "Le vacanze intelligenti" del 1978, di e con Alberto Sordi.
Una scena del film “Le vacanze intelligenti” del 1978, di e con Alberto Sordi.

L’attore e regista romano dunque, prende di mira un pò tutto l’impianto culturale italiano, negli strepitosi panni di un fruttarolo romano, sempre accompagnato dall’ingombrante moglie (una deliziosa Anna Longhi). Tra vacanze snob, diete, tombe etrusche e Biennale, un film intransigente, che diverte con fervido gusto del dettaglio e dissacrante autoironia. Il miglior risultato del Sordi autore. Sul lato internazionale poi, non si può non parlare di Alfred Hitchcock e del suo personalissimo modo di intendere il cinema. Lui è un maestro della messa in scena: nulla nei suoi film è estemporaneo o gratuito. All’epoca della loro uscita, molti film di Hitchcock furono criticati proprio per l’inverosimiglianza delle situazioni; ma un giudizio di questo tipo si basa su un errore di prospettiva. A Hitchcock infatti non interessa tanto riprodurre “realisticamente” eventi e personaggi, quanto suscitare emozioni tramite un racconto.

Il regista Alfred Hitchcock e l'artista  Salvador Dalí sul set del film Io ti salverò (Spellbound) del 1945.
Il regista Alfred Hitchcock e l’artista Salvador Dalí sul set del film Io ti salverò (Spellbound) del 1945.

Riprodurre insomma quel pathos che è parte integrante dell’Arte a tutti i suoi livelli e in tutti i suoi generi. In ultimo poi, l’etica e l’estetica dell’Arte raggiungono il loro massimo con Stanley Kubrick, uno dei più importanti cineasti del XX secolo. Nel guardare le sue opere, stupisce la sua espressività lontana dai canoni hollywoodiani e la sua capacità unica di esplorare la gran parte dello spettro dei generi, senza farsi dominare dalle convenzioni, ma anzi trasfigurandole. La sua è una cura ossessiva per i particolari dell’immagine, per la prospettiva e l’illuminazione, per la posizione degli attori e degli oggetti di scena, tanto che ogni suo film è studiabile in ogni fotogramma come “album di inquadrature”. A livello mondiale, paragonabile a lui, per questa attenzione maniacale al dettaglio, c’è solo l’altrettanto grande Luchino Visconti.

Una scena del film "Barry Lyndon" del 1975, di  Stanley Kubrick.
Una scena del film “Barry Lyndon” del 1975, di Stanley Kubrick.

Tornando a Kubrick, il senso estetico dei suoi film è però il risultato di un lavoro di integrazione fra diversi canali comunicativi: il contesto reale delle sue storie è infatti un tessuto d’immagine e musica, elemento fondamentale per veicolare emozioni nello spettatore. Nelle pellicole il regista prende ispirazioni dalla storia dell’arte di ogni secolo: da Jack Torrance abbandonato sulla sedia di lavoro che richiama “Il sonno della ragione genera mostri”, un’acquaforte e acquatinta di Goya, ai magistrali piani sequenza di Barry Lyndon, continue citazioni dei quadri inglesi tra il Seicento e il Settecento.

E’ dunque questo, il quadro della commistione tra Arte contemporanea e Cinema, intesa ai suoi livelli più alti e capace di suscitare quel pathos che è parte integrante dell’emozione che un’opera d’arte deve necessariamente conferire per essere definita tale.