innovation.now - L'editoriale di Ivan Zorico


ivan-zorico-01-minNon so se anche a voi capita, ma quando penso a dieci anni fa non mi viene da pensare al 2008 (largo circa) bensì agli anni ‘90 o, al massimo, agli inizi dei 2000.

È una strana sensazione.

Sembra quasi che da un certo punto in avanti il mondo, il tempo, la vita, abbiano preso una velocità doppia, se non tripla. Non ci siamo più trovati di fronte ad un percorso di crescita graduale (diciamo naturale), ma di fronte ad un tipo di crescita esponenziale.
Tutto è cambiato: mondo del lavoro, modo di relazionarsi, trend, business, mode, media, ecc. È come se di colpo avessimo fatto a piè pari un balzo in avanti. Un balzo nel futuro.

In questo la tecnologia ha avuto il suo peso rilevante.

Ci sono innovazioni tecnologiche che segnano le epoche nelle quali vedono la luce. Solo per rimanere nel campo dei media non possiamo non citare l’invenzione della stampa, della radio, della televisione, di internet e, oggi, dello smartphone.

Sì, lo so. Lo smartphone non può essere annoverato come media.
Ma per la sua capacità di inglobare tutti i media precedenti non posso che considerarlo in qualche modo tale. Dieci anni fa non ci saremmo mai sognati di guardare la televisione su un semplice telefonino, così come non avremmo mai potuto leggerci un quotidiano.

Lo smartphone, attraverso internet, è stato in grado di cambiare il nostro modo di approcciarci al mondo e ha potenziato di gran lunga le nostre possibilità. Molte delle attività che prima facevamo fisicamente adesso le facciamo via digitale, nei tempi e nei modi a noi più congeniali.
Si può dire quindi che l’innovazione tecnologica ci ha portati nel futuro.

Ma, appunto, sono passati dieci anni. E a poco a poco ci stiamo abituando all’idea di un futuro coniugato al tempo presente.

Conviviamo con l’innovazione, con le scoperte e con la velocità dei cambiamenti. Ci sono voluti dieci anni, ma forse ora stiamo davvero capendo cosa è accaduto in questo periodo.

Da qui l’argomento del mese: innovation.now.

Siamo nell’era dell’innovazione. E ci stiamo dentro con tutte le scarpe. Quindi abbiamo voluto giocare con l’estensione/dominio .now accanto ad innovation, proprio per affermare che quando si parla di innovazione non si deve farlo al futuro, ma al presente.

 Ivan Zorico




L’Italia e l’offerta turistica digitale: tutto quello che non facciamo per attrarre il turista 2.0


Il recente report e-tourism 2018 ha un titolo già di per sé molto eloquente, e triste per chi si occupa di comunicazione e di digitale,“cresce il turismo in Italia, nonostante l’offerta digitale inadeguata”.  Nella ricerca, elaborata da BEM Research, è stata analizzata l’offerta turistica digitale del nostro paese e confrontata con quella delle altre mete internazionali. In particolare l’analisi è stata focalizzata su quanto l’offerta museale sia al passo con l’evoluzione digitale e sono stati individuati i musei o le aree archeologiche con le migliori prestazioni online.

Non parliamo soltanto dell’esistenza di siti web (che oggigiorno dovrebbe essere ovvia e indiscutibile, ma purtroppo non sempre lo è) ma anche e soprattutto di app dedicate, di attività sui social network, di completezza di informazioni su siti e portali, di prestazioni e usabilità anche da mobile, visto che spesso le informazioni in viaggio vengono ricercate da smartphone.

Sul podio, con le migliori prestazioni online del nostro paese, troviamo il Museo Egizio di Torino, la Valle dei Templi di Agrigento e il Cenacolo Vinciano di Milano.

La Valle dei Templi di Agrigento è uno dei siti le migliori prestazioni online del nostro paese
La Valle dei Templi di Agrigento è uno dei siti con le migliori prestazioni online del nostro paese

Ciò che rattrista è leggere che rispetto al report e-turism 2017, da un punto di vista digitale, in Italia si è registrato addirittura un peggioramento; si va indietro invece di crescere, di innovare, di migliorare. Il nord del nostro paese ha delle prestazioni più alte rispetto al centro e al sud, ma ciò che preoccupa maggiormente è che il distacco è ancora notevole nel confronto internazionale. Abbiamo ancora molto da imparare dai francesi, ad esempio, visto che la Torre Eiffel evidenzia prestazioni digitali ben più alte del migliore sito storico-artistico italiano. Tra i migliori esempi europei abbiamo poi la Torre di Londra e subito dopo il Museo del Prado di Madrid.
Insomma la strada è ancora lunga e in un mondo come quello del digitale, in cui non si è mai davvero al passo con i tempi, e in cui cambiamenti e innovazioni vanno a ritmi velocissimi, non essere nemmeno mediamente in linea con il resto dell’Europa è un gran peccato.

Fortunatamente continuiamo ad attrarre il turismo internazionale perché, si sa, l’Italia è il Bel paese, il suo patrimonio storico-culturale ha un fascino speciale, i suoi borghi suggestivi incantano, ogni regione con le sue particolarità lascia a bocca aperta e le nostre specialità culinarie conquistano anche i palati più esigenti. Tutto questo avviene senza troppi sforzi, senza attività push o pull. Siamo qui, accogliamo i turisti, non li invitiamo poi così tanto, né cerchiamo di attirarli davvero o rendere più semplice la pianificazione del loro viaggio in Italia. Nonostante tutto, il trend turistico è in crescita, soprattutto parlando di turisti provenienti dall’Unione Europea.
Secondo le statistiche della Banca d’Italia, infatti, nel 2017 i visitatori che hanno scelto l’Italia dall’estero sono stati quasi 91 milioni; 5 milioni in più rispetto al 2016 e 14 milioni in più rispetto al 2011.

I numeri del turismo straniero in Italia. Fonte: Report e-tourism 2018
I numeri del turismo straniero in Italia. Fonte: Report e-tourism 2018

Quindi qual è il problema?

Perché preoccuparci del divario digitale? O dell’offerta minore rispetto alla Francia, all’Inghilterra; delle informazioni scarse; dei siti non tradotti in varie lingue e con informazioni minime e poco invitanti se l’Italia, poi, viene scelta a prescindere per le vacanze? La risposta è che non possiamo né dobbiamo accontentarci del solo potenziale.

Proviamo a immaginare, quindi, i benefici che potremmo avere con un miglioramento della nostra offerta digitale.

Sicuramente un ulteriore incremento del turismo, ma anche turisti di maggiore qualità – come lo stesso report e-turism sottolinea – che non si soffermerebbero solo sulle solite principali attrazioni. Turisti che, avendo a disposizione maggiori informazioni e stimoli, deciderebbero di soffermarsi di più sul territorio, di prolungare i propri percorsi, trasformando il tipico turismo mordi e fuggi, che ad oggi è prevalente, in turismo più approfondito, interessato, attento e con maggiori risvolti economici per il nostro paese.

Osservando Google e le ricerche effettuate sull’Italia come destinazione turistica, sappiamo che il trend di ricerca, e dunque l’interesse nei confronti del nostro paese, è crescente. La domanda da porsi, però, è se i risultati di tali ricerche sono in grado di soddisfare chi la sta effettuando e convincerlo a prendere una decisione successiva e di valore, come prenotare un volo o un treno e pianificare una vacanza in quel determinato luogo.

Ad oggi il nord Italia risulta la zona maggiormente scelta dai turisti stranieri (nel 2017 il 68% degli stranieri ha scelto il Nord, il 21% il Centro e il 10% il Mezzogiorno) ma anche più dinamica sul web. Sarà anche più semplice da raggiungere, ma non può non sorgere il dubbio che risulti digitalmente “più accogliente o invitante”, viste le bellezze indiscutibili che caratterizzano anche centro e sud Italia.

Il report e-turism non è il solo ad evidenziare le difficoltà digitali della nostra offerta. Anche l’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano ha rilevato recentemente che il 27% dei quasi 5.000 musei italiani non offre alcun servizio digitale di supporto ai visitatori, ma quel che è peggio è che non è presente nemmeno online con un sito web o un account social. Soltanto pochi permettono di acquistare biglietti online e timidamente si inizia a vedere una crescita dell’uso dei social media, per lo più Facebook, Twitter e Instagram.

Purtroppo si guarda ancora al digitale con sospetto, a volte additandolo come una minaccia invece che una grande opportunità.

E’ anche vero che mancano le competenze e spesso anche le risorse, ma come dimostrano anche alcuni casi nel nostro paese, chi si lancia nell’innovazione viene premiato dall’utenza subito entusiasta e dai risultati nel tempo.

Basterebbe poco per una svolta, per la valorizzazione del nostro paese e delle sue risorse. Puntare sul digitale è oggi sicuramente la scelta vincente. Il punto di partenza? Mettersi nei panni del turista e offrire ciò di cui ha bisogno. L’evoluzione dell’offerta turistica non può non vedere il web come tappa obbligatoria.

La pianificazione di un viaggio oggi avviene in modo totalmente diverso rispetto a un tempo. In pochi si affidano ad agenzie e tour operator, dunque le informazioni vengono ricercate in prima persona su portali turistici, siti come Tripadvisor o tramite semplici ricerche su Google. Sono processi facili da ricostruire e da prevedere grazie agli strumenti messi a disposizione da Google stesso o da piattaforme per l’analisi delle conversazioni online. Basterebbe, ad esempio, osservare quali informazioni vengono cercate maggiormente per sviluppare una strategia che miri a rispondere in modo specifico, ad esempio con siti aggiornati, guide gratuite scaricabili, app o servizi personalizzati.

L’Italia e l’offerta turistica digitale: tutto quello che non facciamo per attrarre il   il turista 2.0

Anche la promozione di luoghi e itinerari sui social network diventa oggi fondamentale. Quante volte facciamo una ricerca su Instagram invece che su Google per vedere com’è una determinata destinazione? Sappiamo che lì troveremo foto con una migliore qualità o scattate da fotografi e blogger, che magari ci rimanderanno a blog con articoli e informazioni preziose per la pianificazione delle nostre vacanze.

Oggi i travel blogger sono diventati dei punti di riferimento, purtroppo molto più degli enti per il turismo, pro loco e uffici informazioni; ed è un peccato, perché se è vero che il punto di vista del blogger è quello del turista come te (ma un turista informato, che ti consiglia itinerari e chicche sul territorio), troppo spesso, soprattutto al sud Italia, i canali ufficiali non sono adeguati o aggiornati e scarseggiano di informazioni e servizi importanti per il turista.

Nell’Italia che vorrei, invece, c’è una combinazione di un po’ di tutto e con le giuste proporzioni: c’è un paese che attira per le sue bellezze e la capacità di mostrarle, valorizzarle e di essere competitivo nel panorama internazionale. C’è anche tanto digitale nei piani di marketing turistico di ogni regione, senza ostilità o paura nei confronti dell’innovazione ma con una strategia ben studiata fatta di analisi, pianificazione e azioni. Ci sono informazioni realmente utili e pensate per rispondere alle esigenze di chi sta pianificando o vivendo una vacanza nel nostro territorio. Tutto ciò non necessariamente delegando questo ruolo solo a figure esterne come blogger, che sono il giusto completamento di una strategia di comunicazione che funziona; ma che non possono sostituire o sopperire alla mancanza delle informazioni ufficiali.

In altre parole l’innovazione digitale nel turismo è diventata un must e chi si occupa di promozione territoriale e culturale non può fingere di non rendersi conto che le decisioni oggi vengono prese online e che il turista è ormai decisamente 2.0.




Quando la tecnologia racconta le emozioni: le opportunità per il turismo della realtà aumentata


L’estate è tempo di vacanze!

Il tanto atteso e sospirato momento per dedicarsi all’esplorazione di nuovi posti o semplicemente di rilassarsi. Che sia una vacanza ampiamente pianificata o all’ultimo secondo non importa, ciò che conta è … ANDARE!

Il nostro bel Paese di mete ne offre tante, che sia mare, montagna o città d’arte, sono tante le soluzioni da ammirare e le esperienze da poter fare, ampia la scelta anche per una gita culturale tra festival e mostre ma soprattutto un museo a cielo aperto che ti fa toccare con mano la storia, per trasportarti in un mondo passato che ancora oggi si può rivivere, anche se virtuale.

L’esperienza di passeggiare tra i fori imperiali e rivivere l’atmosfera al tempo di Traiano, percorrere viaggi nell’antica Roma al foro di Cesare e di Augusto oppure, visitare il cantiere di restauro della Domus Aurea, perdersi in una passeggiata storica al Colosseo o rievocare l’Ara Pacis o le Terme di Caracalla del tempo che fu è davvero originale ma soprattutto carica di emozioni.

Non vi sto parlando di una comune visita guidata, bensì un’esperienza immersiva tramite visori e suggestive proiezioni che permettono di provare emozioni e perdersi in un viaggio senza tempo.

E’ quanto ad oggi possibile con la nuova tecnologia della realtà virtuale immersiva multisensoriale che attraverso appositi Visori VR, nei quali è integrato uno smartphone di ultima generazione dotato di sistemi per la rilevazione dei movimenti che permettono la visualizzazione di un flusso di informazioni tridimensionali in tempo reale, danno all’utente la possibilità di vivere una esperienza coinvolgente, interagendo con l’ambientazione ricreata e gli oggetti presenti in essa.

Sono diverse le soluzioni che consentono al visitatore di vivere esperienze immersive di visita: ricostruzioni di siti archeologici e monumenti, manufatti navigabili dove l’uso di occhiali stereoscopici consente di visualizzare filmati ed animazioni in 3D, veri e propri show virtuali che, presentati su grandi schermi, grazie a proiettori digitali ad alta definizione, arricchiscono l’esperienza di fruizione dei luoghi della cultura.

Quando la tecnologia racconta le emozioni: le opportunità per il turismo della realtà aumentata

Diversi gli appuntamenti sul territorio nazionale e numerosi i campi d’applicazione in un Paese che fa del patrimonio artistico uno dei suoi più grandi fiori all’occhiello, animando così mostre, musei e monumenti e rendendo ancora più attrattivi i suoi contenuti avvicinando alla cultura target eterogenei che un po’ per curiosità un po’ perché amanti della tecnologia sperimentano e apprezzano nuove modalità di fruizione.

Sarà forse questa la nuova modalità per unire gli appassionati del tempo che fu o del futuro che è già presente, e permettere loro di vivere la medesima emozione?




L'hai visto su YouTube?! Equivale a dire l'hai visto in TV di qualche anno fa!


Viviamo nell’era dei video e del potere dell’advertising che si può decidere di “saltare” senza cambiare canale.

C’era una volta la tanto amata videocassetta, ricordate cos’è?
Blockbuster Video Entertainment, ne fece Il suo business, focalizzato sull’acquisto e/o noleggio di prodotti home video.

Forse siete più vicini al dvd o al blu-ray… o alcuni di voi, in realtà, conosce i video solo in formato streaming.

In effetti, nel 2013 Blockbuster dichiarò fallimento perché il modo di fruire dei video si era drasticamente evoluto: da YouTube a Netflix basta un click e on demand tutta la videoteca è pronta a portata di mano.

Gli smartphone hanno cambiato il nostro modo di utilizzare i media e il digitale, affermandosi come il primo punto di contatto online ed offrendo la possibilità di poter scegliere cosa guardare, quando farlo e da quale dispositivo, così da poter ridefinire anche i linguaggi creativi: la freschezza dei contenuti e la necessità di messaggi sempre più efficaci.

Se si pensa all’idea del video oggi la si associa a YouTube: la nuova televisione all’interno della quale poter scegliere canali e contenuti. Una piattaforma d’intrattenimento e cultura che diventa giornalmente motore d’innovazione in ambito pubblicitario unendo la potenza di diffusione offerta da internet e dell’engagement online con il palinsesto e il mondo pubblicitario tipico della TV fatto di dinamiche di engagement, posizionamento e comunicazione di Brand.

Una volta la pubblicità si inseriva a un’ora specifica in un palinsesto specifico e predefinito dall’emittente, oggi invece la libertà di offerta ridefinisce il concetto di prime-time a soprattutto fa del video advertising un’arma di persuasione.

Creative programmatic, realtà virtuale e video a 360 gradi sono la nuova frontiera della comunicazione video.

Per la comunicazione di brand, si tratta dell’evoluzione naturale del video advertising perché permette di stabilire una connessione più profonda con gli utenti. Il monitoraggio continuo e l’analisi dei dati ne permette la sperimentazione di nuovi formati, creatività e durate per capire quali funzionano meglio. I classici annunci video da 30 secondi sono sempre validi, ma la vecchia logica di obbligare lo spettatore a vedere una pubblicità non lo è più, difatti l’utente può decidere se continuare a vedere un annuncio oltre i primi 5 secondi o decidere di stopparlo.YouTube e la Televisione

Il mondo sta cambiando e per restare competitivi è necessario cogliere le nuove opportunità digitali dove innovazione tecnologica d’eccellenza e attenzione per le esigenze delle persone fanno da padroni.
Adattarsi al tempo che passa e alle sue novità è il segreto del successo in un contesto dove il confine tra online e offline non esiste più e siamo costantemente connessi.

Una volta guardavamo la TV con i suoi protagonisti oggi siamo noi ad esserlo con le nostre storie e quelle dei nostri conoscenti pubblicate in rete e diventate virali.
Non ci credi? Pensaci un po’ su e chiediti se non è davvero così…l’evoluzione dei video in questi anni ne è un esempio, ma fra non molto lo sarà ancora di più ed in modo ancora differente.




Non sono anziani, sono smart: gli over 65 sempre più digital e connessi!


Abbiamo sempre pensato, o per lo meno l’ho sempre pensato io, che gli anziani – gli over 65 ­–, non essendo propriamente dei nativi digitali, fossero avulsi dalla tecnologia e che la guardassero con estrema diffidenza. Che parole/oggetti come digitale, smartphone e social, fossero lontanissimi da loro. E che, in generale, fosse una generazione non troppo “smart” per quanto riguarda il mondo di internet e dintorni.

Niente di più sbagliato.

A dirlo è una indagine commissionata da Bnp Paribas Cardif e realizzata da AstraRicerche su un campione di oltre 700 Senior tra i 65-85enni. La prima dimostrazione di quanto detto è la metodologia con cui è stata condotta questa indagine: interamente online.

I due terzi degli intervistati – il 66,2% – ha dichiarato di utilizzare lo smartphone e i social network in maniera autonoma e oltre 4 su 10 affermano di amare la tecnologia, anche per via dell’aumentata facilità di utilizzo. Un dato interessante è che, per la maggior parte di loro – il 57,1% –, i social network assolvano pienamente alla loro mission (più o meno iniziale e più o meno dichiarata) di aiutare ad accorciare le distanze e connettere le persone tra loro: proprio grazie ai social si sentono meno isolati.

Quello che emerge da questa indagine è che gli anziani hanno una visione ottimistica della vita e soprattutto proiettata verso il futuro: amano viaggiare, praticare sport o vivere attività culturali e prendersi cura della propria persona.

Insomma, il mio assunto iniziale è stato totalmente stravolto. E ne sono felice.

D’altronde, a pensarci bene, avrei potuto anche non scomodare l’indagine di Bnp Paribas Cardif e realizzata da AstraRicerche. Mi sarebbe bastato vedere come si comportano i miei genitori. Ad esempio, mia madre (che va bene, non ha oltre 65 anni, ma non ne è troppo distante), riesce ad essere contemporaneamente su Whatsapp, guardare la televisione, condividere immagine e video e parlare con chi le sta intorno.
Se non è essere “smart” questo, allora non so cosa lo possa essere.




Simply the best - L'editoriale di Ivan Zorico


Gli ultimi giorni dell’anno hanno sempre il sapore del bilancio.
Quali obiettivi siamo riusciti a raggiungere? In cosa siamo migliorati? Quale buon proposito abbiamo perseguito? E molto altro ancora.

Se sino a pochi anni fa tutto questo ci appariva più semplice, ora la situazione è “leggermente” cambiata. Da quando lo smartphone è comparso nelle nostre tasche, e soprattutto nelle nostre mani ormai 10 anni fa (il 1° Iphone ha visto la luce proprio nel 2007), potersi ritagliare un po’ di tempo per pensare risulta un attimo più complicato.

Siamo continuamente stimolati e sempre agganciati all'”ultrapresente”.

Questa condizione non è la più congeniale per riflettere su quanto fatto in questo 2017 e su quello che vorremo fare nel 2018. Ma non è impossibile. Diciamo solo che è più difficile rispetto al passato come, mi vien da dire, tutto quanto persiste nella nostra contemporaneità.

Dobbiamo sforzarci di focalizzarci su noi stessi, tirare il fiato, fare il punto ed immaginare come ci piacerebbe essere tra sei mesi, un anno e così via. Tutte le persone di successo insegnano che dietro al raggiungimento di determinati risultati, ora personali ora professionali, vi è infatti la capacità di prefigurare noi stessi e di porsi dei micro obiettivi che segnino il percorso di crescita.

E lo dobbiamo fare. Perché se da un lato l’avvento dello smartphone, del digitale e dell’online ci ha dato infinite possibilità, dall’altro ci costringe ad essere sempre orientati al miglioramento ed al cambiamento continuo.
Come abbiamo visto, siamo in piena rivoluzione digitale. Rivoluzione che interessa tutti i campi della nostra vita, nessuno escluso. Una rivoluzione che viaggia ad una velocità elevatissima. E noi dobbiamo essere lì, bravi e pronti a surfare l’onda del digitale.

Il nostro contributo in tal senso è tutto mirato ad aiutarvi in questa surfata.

Lo facciamo mese dopo mese aggiornandovi sulle ultime novità sul mondo del marketing, della comunicazione e dei social, con i conseguenti impatti sull’economia e sul mondo del lavoro.

E lo facciamo a maggior ragione con questo numero – Simply the best – che ha proprio l’obiettivo di raccogliere il meglio del 2017 e di anticipare le novità previste nel 2018.

Per finire dato che ancora ci troviamo nel bel mezzo delle festività natalizie tra vacanze varie e riposo in famiglia, ecco qui il vademecum definitivo per progettare le vacanze nel 2018 sfruttando tutti i ponti e gli incastri possibili.
Perché se è vero quel che abbiamo detto sull’impegno continuo è pur vero che dobbiamo saperci ritagliare anche dei momenti di ristoro.

 Ivan Zorico




Tutti i numeri dell'industria digitale in Italia nel 2017


Lungo tutto il 2017 tra le pagine digitali del nostro mensile vi abbiamo raccontato di casi, numeri e trend di crescita di un settore, quale quello digitale, al centro di uno sviluppo davvero importante.

Attraverso il digitale si sono consolidate pratiche come lo smart working ed il coworking, sviluppati nuovi canali promozionali, trasformati modelli di business come le startup, create nuove professioni nel campo della comunicazione e del web marketing e sorti nuovi fenomeni come il Digital Detox.

L’ecommerce è ormai passato definitivamente dall’essere un’interessante opportunità ad una affermata ed insostituibile realtà in grado di generare valore.

2 casi su tutti in questo 2017.
Alibaba in un solo giorno – il Global Shopping Day – ha totalizzato oltre 25 Miliardi di dollari di vendite online. Negli USA, nel solo giorno del Black Friday, sono stati spesi 5 miliardi di euro in vendite online.

Sempre più persone sono connesse ad internet. E sempre più persone lo fanno utilizzando lo smartphone.

Nel nostro paese, oltre il 60% degli italiani è connesso ad Internet.

Dopo questa breve premessa, vediamo quali sono i numeri del digitale in Italia nel 2017 ripresi direttamente dalla massima manifestazione in termini di digitale, marketing e comunicazione: lo “IAB Forum: Born Digital” tenutosi a Milano il 29-30 novembre del 2017.

L’industria digitale in Italia arriva a registrare un +9%, anno su anno, totalizzando quasi 58 miliardi di euro. Se si considera l’intero indotto economico (consumi, investimenti, ecc.) che questa industria riesce a generare, il digitale arriva a valere 80 miliardi euro. Questi numeri ovviamente si ripercuotono anche sui livelli occupazionali dell’intera filiera con oltre 600 mila occupati.
A trainare l’intero comparto c’è l’ecommerce e l’online advertising.

Come vedete, per parlare di digitale, ho utilizzato termini quali settore, industria, filiera e comparto; tutte espressioni da sempre associate ad una economia più tradizionale. L’ho fatto volutamente, perché come abbiamo avuto modo di constatare nelle schede video qui in alto, i numerati generati dal digitale portano quest’ultimo ai livelli dell’Automotive o addirittura dell’Energy, se lo valutiamo in un contesto di perimetro allargato. Ossia, settori industriali di grande rilevanza.
Il digitale, pertanto, si inserisce a pieno titolo tra gli asset economici più importanti in Italia.




Il mondo dei Millennials tra innovazioni, domotica e nuove professionalità


Una polaroid hi-tech, il regalo di Natale per creare un “ponte” tra due generazioni che non si sono ancora comprese abbastanza.

Chi sono i Millennials? Bisogna ancora chiederselo?
Era forse una novità qualche decennio fa, adesso si tratta di un’intera generazione che nata dagli ’80 al 2000 in quanto nativi digitali ha avuto l’opportunità rispetto ai propri genitori, di affrontare la quotidianità con l’ausilio e il supporto delle nuove tecnologie.

La vita reale di un millennials si svolge online perché quotidianamente connessi e costantemente aggiornati sui social network, utilizzano la rete per fare shopping online e guardano video utilizzando Il mobile quale strumento per fare qualsiasi cosa, preferendolo al pc, e per muoversi ovunque.

Il 75% dei Millennials per andare online preferisce utilizzare lo smartphone piuttosto che il computer, Il 67% visita i social network, il 62% cerca informazioni sui motori di ricerca, il 56% guarda video online, il 51% cerca destinazioni ed il 43% effettua ricerche per potenziali acquisti (dati consumerbarometer.com)

Google è l’amico fidato da consultare per conoscere le caratteristiche dei prodotti e cercare le risposte online a ciascun quesito.

Fare shopping per un Millennials è un’esperienza che parte da un’attenta ricerca in rete del prodotto (il 55% dei giovani prima di procedere all’acquisto, fa delle ricerche online ed il 27% di loro visita siti web di marchi noti) analizzando commenti di coetanei in rete o raccogliendo feedback attraverso i social, fino a procedere con l’acquisto in mobilità.

Adesso che il Natale si avvicina, pensare ad un regalo sotto l’albero che un Millennials può trovare interessante non è difficile, basta che sia innovativo, tecnologico e molto “wow”, dei veri e propri regali tecnologici.

Dallo Sphero Drone sa guidare con lo smartphone e con il quale comunicare attraverso messaggi olografici (sullo schermo del telefono), resistente agli urti e perfino waterproof.
Al Fitbit charge, il bracciale che ti aiuta a prenderti cura del tuo corpo anche se non pratichi attività sportiva, misura quanto dormi, come dormi e ti sveglia con una leggera vibrazione all’ora che hai impostato. Misura passi, calorie consumate, scalini fatti, e vibra indicandoti sul display il nome di chi ti sta chiamando.
Non si può non considerare il drone indoor con sistema di controllo automatico che ne stabilizza il volo e gli impedisce di schiantarsi, senza dimenticarsi di una vera e propria casa intelligente che per un trentenne “fissato” con la tecnologia è un must.

Le “Smart House” sono quanto di più richiesto oggi, una casa connessa non è più solo un sogno o un’immagine da film di fantascienza, l’impianto domotica wireless ormai è una realtà che mette in sicurezza gli ambienti, intrattiene fa risparmiare nei consumi; aiuta a gestire le attività casalinghe da uno smartphone o un tablet e avere sempre tutto a portata di click, grazie al fantastico mondo dell’Internet of Things (IoT).

Ma se hi- tech e domotica sono la libidine per gli amanti della tecnologia, sebbene parliamo di soluzioni accessibili bisogna pur “guadagnare” per acquistare.

Questo il paradosso della generazione Millennials, giovani iper tecnologici, avanti con i tempi ma che tardano a trovare un’occupazione o a realizzarsi nel mondo del lavoro.

L’hanno chiamata generazione mille euro, per quei fortunati con uno pseudo contratto, eterni stagisti, con contratti di formazione che si susseguono negli anni, l’hanno etichettata la generazione smarrita, scritti articoli ed intavolati dibattiti. Colpa della crisi, dei genitori troppi attenti, della troppa digitalizzazione è così via con innumerevoli luoghi comuni.

Ma dal momento che Il 20% dei Millennials reputa che i contenuti su Youtube siano molto più interessanti dei contenuti dei canali televisivi ed almeno 4 su 10 dichiara di andare su youtube almeno una volta al giorno per aggiornarsi ed interagire con altri utenti seguendo alcuni canali regolarmente, non c’è da meravigliarsi se nascono in rete dei veri e propri VIP, professionisti della rete, del modo di interagire e comunicare attraverso nuove forme di linguaggio che solo perché diverse e non conformi sono spesso non capite.

Trattasi di novità? Trattasi di sopravvivenza?
Intanto molti Millennials con i video e le innumerevoli visualizzazioni ci guadagnano e ci lavorano.

E vogliamo parlare dei social media?
Il loro palcoscenico dove Il 50% quotidianamente, commenta e/o clicca mi piace, si registra in un posto, condivide uno stato, hanno pagine visitatissime e blog seguitissimi fanno della loro creatività il loro lavoro, forse non ci sarà uno stipendio mensile, non risponderà ai canoni del salario tradizionale ma è in linea anche questo con la particolarità è l’originalità della professione.

I Millennials, o come li chiamano in America Echo Boomer ma anche Y, Next o Net Generation, sono il presente ma rappresentano anche il futuro!

Sono una generazione che non può essere ignorata e le aziende che lavorano per il successo a lungo termine lo sanno bene motivo per cui stanno nascendo tante sperimentazioni soprattutto con campagne di marketing che si rivolgono direttamente a loro quali consumatori innovativi.

Il regalo ideale per Natale per un Millennials?
Ascoltarli di più perché guardano il mondo con occhi diversi, perché di confrontano con un passato che non ha lasciato una continuità ed un futuro senza sicurezze, perché i tanti appellativi nei creano dei Cluster che ne minimizzano le reali e singole necessità.

Un regalo per Natale che sia rappresentativo? Una polaroid…
Se hai più di trent’anni a cavallo tra le due generazioni del cambiamento, sicuramente ricorderai il fascino di scattare una foto con la Polaroid e poi vedere uscire la foto bianca che prendeva magicamente colore man mano che la sventolavi.

Lo stesso principio è stato riprodotto in una mini-stampante che in modo pratico e funzionale, collegata tramite Bluetooth al proprio smartphone, stampa foto a colori istantanee, non servono costose cartucce d’inchiostro, il colore è già presente nella carta-fotografica e quando esce la foto non serve “sventolarla” come si faceva un tempo per vedere l’immagine.

E’ quanto di più indovinato ci possa essere per spiegare le due epoche, stesso obiettivo (stampare una foto istantanea) due modalità di raggiungimento differente (con il valido supporto della tecnologia che dà una marcia in più al tradizionale sventolare)

Regalare una polaroid innovativa significherebbe creare un “ponte” tra due generazioni che forse, non si sono ancora comprese abbastanza.

Le mode tornano restando al passo con i tempi…che cambiano!




E-commerce: Alibaba totalizza oltre 25 miliardi di dollari in un giorno


Alibaba batte se stesso.

In un solo giorno – il Global Shopping Day – ha totalizzato oltre 25 Miliardi di dollari di vendite online. L’anno precedente, nel medesimo giorno, aveva totalizzato “solo” 17,8 miliardi di dollari.

Da Alibaba dichiarano che circa il 90% delle transazioni sono state eseguite da smartphone. Nei primi due minuti dall’avvio, Alipay ha realizzato 1 miliardo di dollari di transazione. Nel punto più alto, le transazioni sono avvenute ad un ritmo di 256 mila al secondo.

Logo di Alibaba
Logo di Alibaba

I marchi presenti all’interno di questo enorme mercato virtuale sono state ben 140 mila, tra cui: Apple, Estée Lauder, Gap, L’Oreal, Nike, Samsung, Uniqlo e Zara. Il primo anno – il 2009 -, che comunque venne vissuto come un successo, vi erano solo 27 marchi.
Per misurare ulteriormente la portata dei numeri registrati durante il Global Shopping Day (o Giornata dei Single), ci basti pensare che sono 4 volte superiori al Black Friday 2016 ed al Cyber Monday 2016.

L’e-commerce in Cina rappresenta quindi un mercato ampissimo e prolifico, nel quale i dispositivi mobili – smartphone su tutti – esprimono il loro enorme potenziale. A conferma di quanto detto, secondo uno studio condotto da PwC, il 52% dei cinesi compiono acquisti online tramite smartphone, contro il 14% del resto del mondo.black friday 2016

In questo contesto, chissà cosa si inventerà Amazon per ribattere al grande successo realizzato da Alibaba.
La “sfida” è aperta, ed il Black Friday (il 24 novembre 2017) è alle porte.
Non ci resta che attendere.




Quasi 60% di italiani connessi ad Internet


I dati della Total Digital Audience del mese di settembre 2017.

Circa il 60% delle persone dai 2 anni in su – 32,7 milioni di utenti unici mensili – si connette online tramite Pc, smartphone o tablet (dati Audiweb pubblicati l’8 di novembre ’17).

Nel giorno medio si sono collegati 25,4 milioni di italiani, in media per 2 ore e 11 minuti.
Il mobile (smartphone e/o tablet ) “vince” sul Pc raggiungendo il 51,8% contro il 20%.

I dispositivi mobile sono maggiormente preferiti da donne e giovani.

Tempo speso su smartphone e/o tablet:
✔️ Uomini > 1 ora e 55 minuti
✔️ Donne > 2 ore e 26 minuti
✔️ Giovani 18-24 anni > 2 ore e 36 minuti
✔️ Giovani 25-34 anni > 2 ore e 26 minuti

Uso internet in Italia. Tempo trascorso online nel giorno medio. Total DigitalAudience settembre 2017. Fonte Audiweb
Tempo trascorso online nel giorno medio. Total DigitalAudience settembre 2017. Fonte Audiweb

Cosa si ricerca online in maniera preponderante:
✔️ Ricerche generiche
✔️ Portali generalisti
✔️ Servizi e strumenti online
✔️ Social network
✔️ Tool e software
✔️ Video

I siti internet più visitati. Total DigitalAudience settembre 2017. Fonte Audiweb
I siti internet più visitati. Total DigitalAudience settembre 2017. Fonte Audiweb

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Non sono a dieta, sono in Digital Detox


Siamo più connessi, siamo più smart, facciamo le call, chattiamo su Whatsapp, usiamo le emoji, (stop con le emoticons). Poi i dati rivelano che è in sensibile aumento, specialmente tra gli adolescenti, il numero degli individui affetti da FOMO, letteralmente “paura di perdersi qualcosa”, che sentono il bisogno di svegliarsi di notte per controllare news e aggiornamenti di stato sui cellulari.Digital detox

Non sarà troppo?

A chiederselo sono sempre più persone tanto che il fenomeno della Digital Detox è sulla bocca di tutti e sta diventando un business. Libri, vacanze disintossicanti, certificazioni aziendali antistress, seminari, ristoranti a tema, app che bloccano in modo irreversibile il telefono per un periodo prefissato, programmi di detox coaching che danno obiettivi di riduzione del tempo on line per una terapia graduale e tanti, tanti post, ovviamente on line, da leggere sullo smartphone.

Una recente ricerca pubblicata in Inghilterra afferma che un adulto trascorre quasi 2 ore su 24 da solo sui social network e controlla il cellulare circa 150 volte al giorno. Nel 2005 il tempo passato on line era di sole 9 ore a settimana che ora sono diventate 25 (report annuale sui media e le telecomunicazioni di Ofcom).Digital detox_ragazzi con lo smartphone

Il National Institute of Mental Health ha pubblicato una ricerca in cui risulta una forte correlazione nei giovani e negli adolescenti tra l’uso dei social network e i sintomi della depressione. Ma non sono solo famiglie e genitori a drizzare le antenne. Anche le aziende sono sempre più attente al fenomeno. Dopo il periodo a multare i dipendenti connessi a Facebook nelle ore di ufficio ora si ritrovano a proporre viaggi incentive detox per premiare le risorse migliori che hanno saputo conciliare il lavoro al cellulare.

Chi si occupa di human resources in azienda conferma ci sia un netto miglioramento nei dipendenti che riescono a staccare la spina (l’auricolare e il pollice) perchè sono più concentrati, più produttivi e meno stanchi. Richard Brandson, fondatore del Gruppo Virgin, per 2 ore a settimana obbliga i dipendenti a disconnettersi in orario di lavoro da pc, cellulare e mail per limitare lo stress degli impiegati.Digital detox_stop alla tecnologia

C’è da chiedersi perchè debba arrivare un’imposizione dall’alto per sopravvivere off line dai contatti lontani e relazionarsi con le persone vicine, ritrovarsi alle macchinette del caffè e non in un gruppo su Whatsapp oppure scrivere mail solo quando servono e non mettere in CC tutti secondo il motto “non si sa mai, io intanto te l’ho detto”.

Gli americani sono tassativi e puntano a uno stacco e chiusura totale dei device, gli italiani capeggiati da Alessio Carciofi, fondatore della prima realtà in Italia ad occuparsi di Digital Detox,  puntano alla Digital Felix per riprendersi il tempo, l’equilibrio e la rilassatezza di sognare e progettare. Gli argomenti della Digital Felix sono così scontati da essere imbarazzanti eppure tanto importanti da richiedere di essere ribaditi, studiati e seguiti per sopravvivere in un’epoca 4.0.

Il suo cavallo di battaglia sono le 5 R: Rallenta, Riduci, Ridisegna, Riprogramma, Ricarica.

Alcuni suggerimenti dal guru e fondatore della Digital Felix toccano anche l’energy management e il focus management per essere concentrati sul qui e ora. Ma consiglia anche di rallentare in un’epoca frenetica, saper gestire il tempo per essere produttivi, l’importanza del sonno, quello vero che permette di dormire bene, focalizzarsi sul lavoro, lavorare in monotasking, creare dei rituali di inizio e fine giornata e innestare delle routine per dare ritmo e continuità a ogni giorno.

Cosa si potrebbe aggiungere all’elenco?

Suggerirei di utilizzare carta e penna, fare qualche lavoro manuale, evitare di eccedere nelle opzioni per evitare il paradosso della liberà di scelta e decidere quali sono le priorità. Sembra semplice ma giunti al punto di iniziare, servono coach per supportare i pazienti durante la disintossicazione. E nei casi più eclatanti le persone, pur rendendosi conto di questa assuefazione, non vogliono smettere.

Meglio sentire cellulari fantasma che squillano di notte? O avere bisogno di postare foto di ogni cosa? Non saper parlare con chi abbiamo intorno per messaggiare al cellulare, controllare la mail anche fuori dall’orario di lavoro, isolandosi dalle persone pur credendo di essere connessi? Vivere nell’ansia delle cose da fare, sentirsi impegnati ma non concludendo nulla? Eppure in molti pur di non mollare lo smartphone preferiscono tutto questo.

Vivere per chattare o chattare per vivere? Non confondere gli strumenti con gli obiettivi? Le domande sono sempre le stesse, applicate all’ultima addiction dell’homo digitalis. Forse basterebbe conoscersi meglio per capire di cosa si ha davvero bisogno.Digital detox_stop allo smartphone

In tempi non sospetti mia nonna, che di certo non era un guru della comunicazione, mi consigliava di dormire almeno 8 ore al giorno, di fare una cosa per volta, di mangiare tranquilla che a pagare e morire c’è sempre tempo, di studiare e poi giocare secondo il motto prima il dovere e poi il piacere, di preparare la cartella la sera prima di scuola per non dover correre la mattina ed essere più calma, di non eccedere con le attività dopo cena che poi non avrei dormito bene, di fare una buona colazione la mattina che è il pasto più importante della giornata e che continuando a fare le cose in modo rutinario sarei diventata sempre più brava, perchè con la pratica si impara.

Mia nonna non era un guru della comunicazione, ma forse certe cose le sapeva. E poi, diciamocelo, non ci sono più le mezze stagioni e si stava meglio quando si stava peggio. :-P




Dallo smartphone allo smart working: la nostra vita a tutto smart


Smart è uno degli aggettivi che più caratterizza il nostro presente. Forse non ci avete mai fatto caso, ma siamo ormai sommersi dallo “smart”: da anni non ci separiamo mai dal nostro smartphone, acquistiamo Smart TV da collegare a internet, Netflix, Youtube…e smart watch connessi con i nostri smartphone; le nostre città ambiscono a diventare smart city, si parla sempre più di smart house, smart economy… il nostro stesso magazine si chiama Smart Marketing! E il lavoro? Anche quello è diventato smart, ma forse questa è l’accezione meno diffusa del termine.Notebook, Freelance, Lavoro

Fino a qualche anno fa probabilmente molti di noi non conoscevano la parola “smart”, e sicuramente ancora oggi tanti ne ignorano il significato letterale. I puristi della lingua italiana ci bacchetterebbero a questo punto, perchè usare una parola italiana, forse, semplificherebbe il concetto e la comprensione di molte cose. La verità è che oggi, quando vediamo il prefisso “smart” lo identifichiamo semplicemente con qualcosa di innovativo, tecnologico, e spesso, in modo colloquiale, lo traduciamo con l’espressione “del futuro”. La Tv del futuro, le città del futuro, le case del futuro, la modalità di lavoro del futuro…Smart Watch

Un fondo di verità in effetti c’è, una logica che ci porta ad accostare l’aggettivo smart a qualcosa di futuristico, ma procediamo per gradi: smart letteralmente vuol dire intelligente, acuto, brillante e allo stesso tempo anche elegante e alla moda. Viene utilizzato sia in riferimento alle persone che alle cose, per lo più gli oggetti tecnologici.
I dispositivi definiti “smart”, dunque, sono dispositivi innovativi, che utilizzano la tecnologia in modo intelligente, per semplificarci la vita (se sappiamo usarle), per automatizzare una serie di attività e permetterci di fare cose che una volta potevamo solo immaginare o vedere in quei film in cui si parlava di futuro indicandolo con l’anno 2000.Smart home

Adesso abbiamo superato il 2000 da un po’ di anni e possiamo dire di “essere finalmente nel futuro” o almeno in quello che in passato consideravamo futuro. Ecco….quel futuro, il nostro presente, è smart! No, non ci sono robot mescolati ad umani nè macchine volanti in commercio, ma una serie di dispositivi che ci semplificano la vita in modo tecnologico e intelligente. Attenzione però, quando parliamo di smart non ci riferiamo soltanto agli “smart device”, ovvero i dispositivi innovativi, ma anche a modi di vivere innovativi, abitudini innovative, opportunità innovative e intelligenti, come lo smart working.
Per chi non lo sapesse, lo smart working, anche detto lavoro agile, è una modalità lavorativa che permette di organizzare e ottimizzare il proprio tempo soprattutto tenendo conto degli obiettivi e non della semplice presenza nel luogo di  lavoro.  Il dipendente non è tenuto a lavorare sempre e solo in ufficio, ma può organizzarsi svolgendo le proprie attività anche da remoto, per un numero di giorni che varia in base alla sua mansione e agli accordi con il datore di lavoro.Smart working

Ciò che caratterizza questa modalità lavorativa decisamente più flessibile, è una vera e propria responsabilizzazione del lavoratore e la libertà di organizzare le proprie giornate ottimizzando tempo, energie e costi. Il risultato? Dipendenti più soddisfatti del proprio lavoro e, nella maggior parte dei casi, capaci di ottenere risultati migliori.
Secondo un recente studio dell’osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, gli Smart Worker in italia sono ormai 305.000. Si è registrata una crescita del 14% rispetto al 2016 e del 60% rispetto al 2013. Oltre ad essere lavoratori più soddisfatti e più motivati, gli smart worker risultano avere maggiori competenze digitali; le competenze necessarie per svolgere la propria attività a distanza e non solo. Si tratta proprio dell’innovazione che caratterizza ogni cosa definita “smart” e dunque, ovviamente, anche lo smart working.Smart worker

Ad oggi in Italia, anche se il 36% delle grandi aziende ha lanciato dei progetti strutturati di Smart working, purtroppo su questo fronte abbiamo ancora una mentalità poco smart. Abbiamo accolto con grande entusiasmo i dispositivi “smart” ma non siamo del tutto pronti ad accogliere modalità lavorative smart, strutturate in modo flessibile. Perchè? Forse perché siamo ancora molto legati al concetto di presenza sul luogo di lavoro, le aziende danno poca fiducia ai dipendenti e non siamo abituati a gestire il lavoro agile con colleghi e superiori. Non ancora almeno, ma ci stiamo avvicinando al momento.
Le buone pratiche di smart working cominciano ad arrivare anche dalla pubblica amministrazione, e molte aziende anche in Italia hanno iniziato a testare questa nuova modalità con entusiasmo (Siemens, Enel, Barilla e tante altre). Il problema, forse, è che purtroppo sentendo parlare di “smart working” continuiamo ancora a tradurre l’espressione come “la modalità di lavoro del futuro” e non riusciamo ad accoglierla nel presente.




La Copertina d’Artista - Settembre 2017


Un ragazzo è fermo davanti ad una finestra, la sua espressione è fissa, il suo sguardo scruta l’infinito che si staglia al di là del vetro, un infinito buio, siderale, immenso. Il ragazzo pare attonito alla vista di quell’universo che si estende dinanzi a lui, ma non sembra spaventato; benché sia privo di espressione, intuiamo che ciò che sta al di là della finestra lo attragga più che respingerlo.

L’opera che fa da copertina questo mese di settembre è quanto mai enigmatica, ci affascina, ci seduce, ci piace, ma non riusciamo a capire  fino in fondo che cosa voglia comunicarci. Si intitola “Dreamer” e con questo titolo pare che l’artista Raffaele Fiorella abbia voluto, se non proprio darne il significato, aiutarci a fugare qualche dubbio.

Copertina Smart Marketing Anno IV n.41 – Settembre 2017
Copertina Smart Marketing Anno IV n.41 – Settembre 2017

Forse “Dreamer” fa riferimento alla categoria dei dreamers americani, quella popolazione di più di 800mila giovani clandestini arrivati negli USA da piccoli e che l’ex presidente Obama ha voluto provare a integrare con il programma Deferred action for childhood arrivals (Daca); una serie di misure accompagnate da permessi di soggiorno e di lavoro biennali, che avrebbe permesso ai dreamers di uscire allo scoperto e partecipare alla vita e al sogno americani. La definizione Dreamer fu coniata dallo stesso Obama quando, nel 2012, aveva presentato il piano, dichiarando in conferenza stampa: “Sono sognatori americani nei cuori, nelle menti ma non sulla carta”.

Il 5 settembre di quest’anno il Presidente Donald Trump, abrogando il piano Daca del suo predecessore, ha imposto al Congresso di trovare una soluzione entro 6 mesi perché non ritiene che il Daca sia costituzionale e perché vuole una riforma responsabile in materia di immigrazione.  La sua affermazione è stata: “Non si può governare con il cuore e non voglio punire i bambini anche se molti di loro ormai sono adulti”.

L'artista di questo numero Raffaele Fiorella.
L’artista di questo numero Raffaele Fiorella.

Allora il ragazzo, fermo dinanzi alla finestra, senza espressione, che scruta l’infinito spazio dinanzi a sé è forse uno di questi dreamers, di questi sognatori, che, giunti in un Paese da piccoli, hanno dovuto condurre una vita clandestina, guardando le infinite possibilità offerte dal sogno americano solo attraverso un vetro. Forse dinanzi a quella finestra, dietro a quel vetro, ci dice Raffaele Fiorella, non c’è un immigrato, un clandestino, un rifugiato, un profugo, lì, a quella finestra, ci siamo noi, perché, in quanto esseri umani, non possiamo non partecipare allo sconforto ed alla delusione che assale un nostro simile, un nostro fratello quando gli si impedisce non solo di vivere dignitosamente, ma addirittura di sognare un futuro migliore.

Siamo tutti lì dietro al vetro, con un universo da esplorare e conquistare, con sogni ed aspirazioni, eppure l’unica cosa che riusciamo a fare è guardare, l’unica maniera che abbiamo di partecipare è come spettatori, l’unica cosa che possiamo fare è restare alla finestra.

Se l’arte è un’opportunità per imparare a vedere le cose da un altro punto di vista, una maniera per imparare a pensare e una palestra per esercitare il nostro senso critico, credo che l’opera di Raffaele Fiorella sia emblematica in tal senso, per la capacità di spiegarci senza parole come stiano le cose, dove ci troviamo, dove stiamo andando e dove invece sognavamo di andare.

In my concert.
In my concert.

Nato a Barletta nel 1979. Raffaele Fiorella è un artista eclettico che adopera diversi media: installazione, video, scultura, arte digitale, con i quali plasma i suoi mondi paralleli.

La sua ricerca in bilico tra poesia, realtà e finzione ricrea luoghi della memoria e dell’illusione che rappresentano altrettanti tentativi di fughe dai luoghi, dagli spazi reali, per rifugiarsi in altri mondi, fantasticati, ricordati, sognati o semplicemente simulati.

Attualmente è docente a contratto di “Elaborazione Digitale dell’Immagine” presso l’Accademia di Belle Arti di Bari e di “Digital Video e Tecniche di Modellazione – Computer 3D” presso l’Accademia di belle Arti di Foggia. Vive e lavora in Puglia.

 

Sognatori (2016)
Sognatori (2016)

Tra le mostre più recenti:

 

2017

 

2016

 

2015

 

Per informazioni e per contattare l’artista Raffaele Fiorella:

raffaelefiorella@gmail.com

www.raffaelefiorella.it

 

Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile candidarsi alla selezione della seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione: redazione@smarknews.it



Rivoluzione digitale: le opportunità sono a portata di click!


Sembrerà strano, ma c’è ancora chi resta stupito nel leggere i dati sul numero di persone che giornalmente accede ad internet. Sembra strano perché, da anni, ogni volta che si confrontano tali numeri con quelli degli anni precedenti, si ha sempre e solo una certezza: sono sempre in crescita.

Solo in Italia, le persone che accedono ad internet sono quasi 40 mln (+ 4% dal gennaio 2016), con un tasso di penetrazione che supera il 65%. 31 mln utilizzano i social e, di questi, 28 mln lo fanno attraverso dispositivi mobili (smartphone e tablet).

Lo smartphone è senza dubbio il dispositivo che registra la maggiore crescita come strumento di connessione alla rete (+44%). E, molto del tempo che passiamo connessi, lo impieghiamo sui social network: in media vi trascorriamo 2 ore e 19.

E tra i social network, Facebook è sicuramente quello che fa la voce più grossa.

Certo direte voi, con i suoi 30 milioni di utenti iscritti solo in Italia, non può che essere altrimenti. In effetti avete ragione, ma probabilmente questi numeri sono solo l’effetto delle continue innovazioni che Facebook periodicamente mette in campo. E non la causa.

Per capirci, vediamo alcune delle ultime innovazioni targate Facebook:

Per non parlare poi, dell’ultimo aggiornamento rilasciato in Italia ad Agosto – Facebook Marketplace – che, a mio parere darà molto filo da torcere a piattaforme quali Subito.it ed Ebay.it.

Questo vuol dire che ormai il mercato è profondamente cambiato perché le persone, che il mercato lo formano, si sono via via spostate sull’online. Non completamente, ça va sans dire. Ma se molto del loro tempo lo passano ricercando informazioni su Google o sui Social Network, qualcosa (o più di qualcosa) dovrà pur significare. 

Quindi direte: la situazione è così evidente che tutto il mondo produttivo starà spingendo fortemente sull’online e sul digitale per rimanere competitivo. Sicuramente le imprese staranno facendo a gara per innovarsi e non farsi cogliere impreparate da questa rivoluzione. Anzi, dato che abbiamo visto essere una rivoluzione in atto da tempo, avranno già colto le opportunità che l’online mette loro a disposizione.

Mi spiace deludervi, ma purtroppo non è così. O sicuramente non lo è per la maggior parte delle realtà produttive che ancora non hanno ben colto la portata della rivoluzione digitale.

Questo cosa vuol dire che ci sono enormi opportunità per tutti quei professionisti che sapranno intercettare questo bisogno (anche latente) di innovazione da parte delle aziende. Può sembrare retorico, ma molte delle piccole e medie aziende in Italia non hanno al loro interno personale in grado di comunicare bene all’esterno ciò che producono. E, peggio ancora, come ha spiegato bene Marco Montemagno nel video ”Ultimatum digitale”, non c’è neanche la consapevolezza dell’enorme vantaggio competitivo e del ritorno economico che, il sapiente uso delle moderne tecnologie, potrebbe comportare. Avere un bel sito internet istituzionale interattivo e coinvolgente, capace di veicolare i messaggi dell’azienda e di creare un rapporto di fiducia e di relazione con i propri clienti è ugualmente importante che produrre beni e servizi di qualità. Prescindere dall’utilizzare i vari social network, non per propinare in ogni istante i vari prodotti, ma per fidelizzare la propria utenza e per capirne i bisogni, non è più ammissibile.

Ed in questo contesto persone capaci di portare l’innovazione in azienda, o di proporsi come consulenti esterni, non possono non essere considerate portatrici di valore.

Possiamo pertanto dire che l’opportunità non è più a portata di mano, ma a portata di click.




Editoriale Agosto 2017 – Ivan Zorico


Nel XVII secolo il Grand Tour rappresentava un fenomeno che vedeva i giovani dell’aristocrazia europea lasciare i propri paesi d’origine per un tempo determinato non solo per apprendere, studiare ed imparare nuove culture, ma anche per il solo gusto di viaggiare.

È infatti proprio in questa fase che prende piede l’odierno concetto di turismo e di viaggio.

Da allora, ovviamente, molta strada è stata fatta e molte cose sono cambiate cosicché il turismo è passato dall’essere un’esperienza dal carattere elitario a fenomeno di massa. 

All’epoca il nuovo mondo era ancora agli albori per noi europei, l’Oriente era distante e l’Europa era sostanzialmente considerata la culla della civiltà. In questo contesto, l’Italia, per via della sua cultura millenaria, era una delle mete più ambite. E se ci focalizziamo ancora una volta sull’ambito europeo – ai nostri giorni – le cose non sono tanto cambiate. Nel 2016, secondo i dati espressi in una nota dell’Organizzazione Mondiale del Turismo “in Italia sono stati 52,6 mln gli arrivi internazionali, +3,7% rispetto al 2015. Da dati Eurostat, l’Italia si trova al terzo posto nella classifica dei Paesi Europei per numero di pernottamenti (residenti e non), dietro Spagna e Francia, con 397,8 milioni di notti, cresciute dell’1,3% grazie alla componente straniera della domanda (+2,3% sul 2015), mentre gli arrivi totali in Italia, pari a 113,3 milioni, risultano pressoché in linea con i risultati del 2015 (dati ISTAT)”.Turismo, social, smartphone, marketing

Ebbene sì, purtroppo l’Italia pur essendo sul podio si deve accontentare della “medaglia di bronzo”. Lo so che vi starete chiedendo, come mai?! Cosa abbiamo in meno della Spagna e della Francia? In effetti personalmente credo che il nostro patrimonio paesaggistico e culturale non sia davvero inferiore a nessun’altro nel mondo. E quindi, se questo è vero, come possiamo spiegarci questi dati? A questi interrogativi rispondiamo puntando la nostra attenzione su un aspetto a cui magari non pensiamo così di sovente: ossia, accanto al turismo per divertimento c’è anche un turismo per studio (di Anna Carla CUNEGO).

Volendo invece restare “più alti” e continuare a parlare di turismo in generale, non si può non parlare dei nuovi modi di vivere le vacanze e delle nuove tecniche di comunicazione e marketing che si sono sviluppate in questo settore negli ultimi anni. L’avvento di Internet e dello smartphone ha sicuramente modificato stili di vita e consuetudini. Avere infatti l’equivalente di un’agenzia viaggi in tasca e poterne disporre in ogni momento della giornata, ha fatto la differenza.

I social media, poi, hanno fatto il resto. Ed ecco che il marketing del turismo passa proprio dalle piattaforme social (di Cristina SKARABOT).

Ma se l’obiettivo da sempre dichiarato del marketing, sia esso online o offline, è quello di creare desiderio, allora certamente una bella immagine capace di catturare la nostra attenzione e farci sospirare alla sola vista di un tramonto pixellato sul mare, può essere la via giusta per promuovere una certa località. E qui fanno il loro ingresso i travel blogger, gli influencer ed il web marketing (di Alessandra ZARZANA).

Turismo, social, marketing, grand tourEd una volta scelta la meta? Foto, foto, foto – like, like, like – condivisione, condivisione, condivisione. Abbiamo parlato di cambiamento di stili di vita e quello appena rappresentato è sicuramente uno tra questi. Ma non solo. Da qualche periodo infatti sta prendendo piede anche un altro tipo di approccio alle vacanze, proprio in controtendenza con quanto appena descritto. Parliamo del fenomeno Digital Detox (di Stefania ALVINO).

Come sempre, prima di lasciarvi alla lettura del mensile, vi suggeriamo un pezzo di sul cinema italiano e le vacanze, con tanti suggerimenti e aneddoti interessanti (di Domenico PALATTELLA). Perché se le immagini valgono più di 1.000 parole, i video ne valgono più di 10.000.

Fateci sapere cosa ne pensate.

 Ivan Zorico




Social media e turismo: come è cambiato il settore con l’avvento degli smartphone


Vi trovate davanti al faro di Punta Palascia, alla ruota panoramica di Vienna, al muro di John Lennon a Praga e tirate fuori lo smartphone. Perché il turismo oggi è fatto di scatti, tag e condivisioni e anche la promozione delle località turistiche non può più rinunciare a una adeguata presenza su social media, app e siti di prenotazioni online come Booking.com o TripAdvisor, ma anche Trivago, Momondo ecc.

E la fruizione della cultura e del monumento storico si divide in due: ci sono turisti che li ammirano lasciando il cellulare in tasca e altri che invece sono presi dalla smania di scattare seguendo il motto “pics or it didn’t happen.”

Ma i social media hanno cambiato anche molteplici aspetti della vita quotidiana, a partire dalla ricerca del viaggio: fai ricerche sul web o sui social? Se la risposta è si, questo articolo è adatto a te, ma anche se hai risposto no potresti essere interessato a quanto ti dirò in un’ottica futura.

Social media e turismo: alcuni dati

Cambia la ricerca di informazioni sul web e ben l’89% dei Millennial prenota le vacanze sulla base dei suggerimenti pubblicati dai coetanei su Instagram e Tripadvisor: trovare le recensioni di un albergo non è mai stato più facile. Non è tutto.

Il 97% della generazione Y condivide le foto delle vacanze online creando una community da cui trarre ispirazione e anche i tour operator e gli hotel hanno ormai capito l’importanza degli user generation content, più autentici e originali delle immagini da catalogo.

Infine recensioni e reclami arrivano oggi difficilmente per posta o email, ma per il 50% degli utenti è normale ricevere una risposta da chi contatta il brand su Twitter con una percentuale che sale al 75% quando si tratta di reclami. Esempi di best practice nel settore vengono dall’assistenza clienti delle compagnie aeree come American Airlines che rispondono in modo davvero tempestivo.

Anche le agenzie di viaggi hanno digitalizzato i servizi per restare al passo con i tempi in quanto ben il 55% di prenotazione di voli, il 73% di pacchetti vacanze e il 77% delle crociere sono fatte in agenzia. Infine grazie agli hashtag, tag e check-in su Facebook oggi le strutture turistiche possono interagire con gli ospiti sui social, traendo spunti da commenti e feedback

2017: come si fa marketing del turismo oggi tra Facebook City Guides e Google Local Guide

Anche il social più noto al mondo ha capito l’importanza del Marketing del turismo lanciando Facebook City Guides, per ora disponibile solo per utenti iOS. Si tratta di una funzione che raggruppa in un’unica pagina immagini, eventi, punti di interesse storico, bar e ristoranti da visitare.

Informazioni su località ed eventi sono poi collegate a una lista di amici per cui potremmo avere suggerimenti personalizzati e consigli da chi ha già frequentato un locale.

Parlando invece di Google Local Guide, la parola passa agli utenti che completano le informazioni sui luoghi visitati accumulando punti e conquistando nuovi livelli di autorità e vantaggi. Ecco dunque che si crea una community internazionale di esploratori che condividono foto, rispondono a domande locali, aggiungono luoghi, scrivono recensioni su Google Maps.

Pensa che ci sono milioni di persone che si affidano a contributi come i tuoi per decidere dove andare e cosa fare e sarà sempre più spesso così. Quindi non ci resta che augurarti buon viaggio, qualsiasi sia la meta dei tuoi sogni!




La Copertina d'Artista - Luglio 2017


 

Un cocktail o una fritturina di gamberi d’asporto, o meglio sarebbe dire da passeggio, fa bella mostra di sé sull’ultima copertina del nostro magazine. L’immagine, però, è strana, ricorda un mosaico, ma non solo questo: se guardiamo più attentamente, ci rendiamo conto di alcuni elementi non immediatamente percepibili. Innanzitutto scopriamo che si tratta di un foto collage realizzato con molte altre foto, inoltre, benché i gamberi sembrino freschi, appena pescati e cucinati, c’è qualcosa che non torna, la confezione che li avvolge non è il cartoccio di carta pane cui ci hanno abituato i vari venditori di street food, ma sembra un sacchetto di patatine di quelli industriali, anzi, se guardiamo con attenzione, sembra il sacchetto delle patatine “Più gusto” della San Carlo.

Copertina Smart Marketing Anno IV n.39 - Luglio 2017_A4
Copertina Smart Marketing Anno IV n.39 – Luglio 2017_A4

La domanda che ci sorge allora è: perché mai l’artista ha composto questo frankenstein gastronomico, legando, o meglio sarebbe dire cucendo, insieme questi due elementi all’apparenza così lontani e diversi?

Cosa mai potranno avere in comune un sacchetto di patatine commerciali con un cocktail o una fritturina di gamberi così alla moda oggi, nell’epoca degli chef star e dei talent gastronomici, che invadono e saturano i nostri palinsesti televisivi?

All’apparenza nulla, ma noi abbiamo imparato che la lente dell’arte vede più in profondità dei nostri occhi e che l’estro e la creatività degli artisti, come le profezie degli oracoli, pre-vedono e vedono più lontano.

L’artista, grazie al titolo dell’opera, ci chiarisce almeno una parte dei suoi intenti: “Fish prêt-à-porter”, non “fish takeaway” o più banalmente “d’asporto”, quindi non qualcosa che trasporto, porto via, mangio per strada, ma cibo che alla lettera è “pronto da portare”, “pronto da indossare”, in un certo senso da esibire.

L'artista di questo numero di Smart Marketing, Katia Sardano.
L’artista di questo numero di Smart Marketing, Katia Sardano.

È qui, secondo chi scrive, che l’artista, al secolo Katia Sardano, classe 1995, pone la sua riflessione più lucida e la sua critica più acuta a tutto il sistema del cibo, non soltanto da strada: l’artista sembra volerci mettere in guardia dalle trappole ed insidie che una moda dilagante nasconde nelle sue pieghe più sottili.

Oggi la riscoperta del cibo naturale, fors’anche biologico, magari cucinato per strada, in maniera semplice, non deve ingannarci: il confezionamento industriale del cibo ha rappresentato, lo si voglia o no, uno dei traguardi più importanti dell’umanità. Pensiamo alle banalissime uova, certo comprarle dal contadino fresche di giornata e berle crude può avere il suo fascino, ma i pericoli, anche seri, per la nostra salute sono innumerevoli rispetto alle uova comprate al supermercato, che magari sono di galline allevate a terra, ma che presentano un codice alfanumerico che permette una sicura tracciabilità oltre ad aver subito il trattamento della pastorizzazione che ha eliminato il  batterio della salmonella, fra i più insidiosi per la nostra salute.

Ma allora, cosa dobbiamo concludere? Forse che il cibo di strada, biologico o naturale, è più pericoloso di quello industriale, confezionato e prodotto in serie? Non credo che sia questo l’intento della nostra artista, credo piuttosto che l’opera “Fish prêt-à-porter” sia un consiglio, un suggerimento, uno sprone a tutti noi ad andare più in profondità, a riflettere di più ed ad esercitare il nostro dubbio e senso critico; credo che l’opera della Sardano sia un esercizio di scetticismo, una palestra per reimparare a pensare. Ed è molto significativo che questa lezione di ginnastica mentale ci sia proposta da una artista di appena 22 anni che dimostra, ancora una volta, che nelle cose importanti della vita, come nell’arte, il mero dato biografico sia molte volte sopravalutato.

"Mazzo di fiori", 2017, collage fotografico
“Mazzo di fiori”, 2017, collage fotografico

Insomma, questa giovane paladina dell’arte contemporanea ci sta mettendo in guardia dal diventare tutti “fashion food victim”, perché mai come ora, nella nostra epoca complessa e caotica, siamo ciò che mangiamo.

Katia Sardano, di Andria. Si diploma nel 2014 al Liceo Artistico di Corato Federico II Stupor Mundi nell’indirizzo di oreficeria. Diverse le partecipazioni a stage ed esperienze lavorative. Nel 2014 comincia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Bari, corso di studi in pittura. La sua arte matura attraverso vari stili pittorici per affermarsi, infine, nel concettuale. I suoi temi sono esistenziali e puntano a dar voce alla complessità del mondo contemporaneo. Sperimenta materiali e tecniche ricercando sempre una sorta di diafanità delle immagini. In ultimo si appassiona ai collage fotografici che le permettono di allargare ed approfondire la percezione visiva dei suoi elaborati, che acquisiscono nuovi sensi e significati.

" Scale dell'illusione" 2017, collage fotografico
” Scale dell’illusione” 2017, collage fotografico

 

Ultime mostre

2016

Mostra “Nikolart”, Sala Murat di Bari, a cura dell’Accademia di belle Arti di Bari.

Mostra per il concorso “Emilio Notte”, Ceglie di Messapica.

Mostra organizzata dal team Myhomegallery per il concorso ArtVerona

2016, Verona.

2017

Mostra “La pittura ovunque”, Accademia di Belle Arti di Mola di Bari.

Mostra “Nikolart”, Accademia di Belle Arti di Mola di Bari.

Mostra per il concorso “Emilio Notte”, Ceglie Messapica.

Premi

2015

Vincitrice del concorso “Vivere d’Arte” a cura di A. Del Guercio,

esposizione a Brera nella Chiesa di S. Carpoforo.

 

 

Per informazioni e per contattare l’artista Katia Sardano:
www.behance.net/kasartgallery
katiasardano@gmail.com
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile candidarsi alla selezione della seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione: redazione@smarknews.it



La Copertina d’Artista - Aprile 2017


 

Un libro appoggiato su un lato ed aperto, alcuni animaletti di plastica, quelli con cui giocavamo da bambini, sono inseriti fra le pagine qua e là.

È una strana opera quella che osserviamo sulla copertina del numero di aprile del nostro magazine.

copertina-dartista_dunia-mauroEvoca in noi un misto di nostalgia e gioia per la nostra infanzia, quella terra carica di promesse, semplicità e spensieratezza, in cui bastavano solo alcuni piccoli animaletti di plastica per renderci felici.

Siamo incuriositi e gioiosi davanti a quest’opera, ma intuiamo che c’è qualcosa di più, c’è qualcosa che non è immediatamente percepibile, noi sappiamo che l’artista con questa sua installazione vuole dirci anche altro.

Forse il nome scelto per l’opera ci potrà chiarire questo dubbio: “animal mantra”. Questo è il suo nome.

Noi sappiamo che il mantra nell’induismo è un’espressione sacra che può essere una preghiera, una formula magica, un canto sacro o una pratica meditativa e religiosa, quindi, il titolo dell’opera ha a che vedere con questi due elementi, gli animali (quelli di plastica) e il mantra.

L'opera "animal mantra" realizzata per la copertina di Aprile del nostro magazine.
L’opera “animal mantra” realizzata per la copertina di Aprile del nostro magazine.

Solo osservando meglio l’opera, ci rendiamo conto che il libro non è uno qualunque preso a caso da uno scaffale, ma è stato scritto, stampato e rilegato dall’artista stessa.

Ma la vera sorpresa avviene quando lo sfogliamo; ogni pagina è scritta con una serie interminabile di parole, senza spazi, senza virgole o punteggiatura, un mantra, appunto, che recita: lion zebra giraffe hippo crocodile antelope rhino elephant tiger, per poi ricominciare di nuovo, ininterrottamente.

Ma, allora, cosa ci sta dicendo la nostra artista con quest’opera?

Forse tutti questi animaletti hanno preso vita, come il Golem di argilla, grazie alla parola scritta su di un foglio, come nella tradizione e mitologia ebraica, e stanno letteralmente uscendo dalle pagine del libro stesso?

Oppure, come nella tradizione cattolica, ebraica ed occidentale, il mondo, così come lo conosciamo, ha avuto inizio con le parole divine pronunciate da Dio?

The Isolated, installazione presso il MACK di Crotone, Luglio 2014.
The Isolated, installazione presso il MACK di Crotone, Luglio 2014.

O ancora, se è vero, come recita il Talmund, che quando moriamo le nostre anime diventano libri di una grande biblioteca celeste, allora le anime presenti nei libri possono ri-dare letteralmente la vita?

Noi non possiamo sapere se erano queste le domande, od altre ancora a cui non abbiamo pensato, ad agitarsi nella mente della nostra artista, ma di una cosa siamo perfettamente consapevoli: l’opera “animal mantra” non ci lascia indifferenti, anzi, ci sorprende, ci incuriosisce, ci intenerisce, ci interroga, o meglio, legge dentro di noi, benché sia essa un libro.

L’artista gioca con le parole, gli animaletti ed anche con noi, ed il suo lavoro, solo all’apparenza “leggero” e “gioioso”, è in realtà il frutto di una profonda ricerca stilistica e di contenuti. Infatti, l’artista pare strizzare l’occhio sia al grande designer Bruno Munari ed alle sue sperimentazioni con i pre-libri ed i libri impossibili, sia all’opera di artisti come Peter Blake e Joe Tilson, sia, infine, alle tradizioni della pop art e del ready made.

Still da video, Noah's Ark, 2013.
Still da video, Noah’s Ark, 2013.

Il lavoro che scaturisce dalla amalgama di questi ingredienti è allo stesso tempo ironico e dirompente, ha il sapore dolce dell’infanzia ed insieme il gusto un po’ acre della vita, ha l’immediatezza di un gioco, eppure, si avverte tutta la fatica di una riflessione.

Come un testo sacro, un libro degli oracoli, un trattato di magia, l’opera “animal mantra” attende un lettore attento, curioso e pronto alla meraviglia, perché quando leggiamo, sembra dirci l’artista, creiamo letteralmente un mondo nuovo, altro e forse migliore.

Ma chi è l’artista che si cela dietro questo intervento così riuscito?

L'installazione Noah's Ark.
L’installazione Noah’s Ark.

Si tratta di Dunia Mauro, talentuosa ed estrosa artista romana (classe 1979) che, dopo la laurea conseguita presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si trasferisce a Londra dove consegue prima un Master presso la prestigiosa Byam Shaw School of Art e poi un PGCE in Arte e Design conseguito alla IOE, University of London.

Rimane 7 anni nella grande capitale londinese dove all’attività espositiva alterna quella di docente, presso Hackney Community College, dove insegna scultura dal 2006 al 2008, e quella di animatrice ed imprenditrice del settore culturale.

Nel 2009 Dunia Mauro è co-fondatore e manager di Havelock 13, un centro studi e spazio per artisti nell’area sud di Londra.

L'artista di questo numero di Smart Marketing, Dunia Mauro.
L’artista di questo numero di Smart Marketing, Dunia Mauro.

Trasferitasi per un anno a Berlino, partecipa con il lavoro Ophelias a Building Up, evento di apertura di 91mQ, project space, nel 2008.

Tra il 2011 e il 2012 progetta e cura le due mostre “ash hush hash” presso lo spazio Havelock 13 e “to be or not to be: a false dichotomy”, nello Shoreditch Town Hall, a Londra.

Artista eclettica Dunia lavora, sperimenta ed approfondisce diverse tecniche e materiali, passando con disinvoltura dall’installazione alla scultura, dalla fotografia al video, nei quali introduce spesso elementi autobiografici o performativi.

Nel 2016 partecipa alla residenza BoCS ART a Cosenza dove inizia un nuovo progetto in crescita, Costellazioni Animali.

Costellazione Animale di Piero, stampa digitale chimica su carta, 40 x 40 cm.
Costellazione Animale di Piero, stampa digitale chimica su carta, 40 x 40 cm.

Negli ultimi anni il mondo esoterico e divinatorio divengono un nuovo orizzonte di riferimento, studio e ricerca dell’artista che, attualmente, si esprime principalmente attraverso l’uso degli animaletti di plastica.

Ultime mostre:

2017

Tiny Biennale, Yellow, Temple University, Roma;

2016

BoCS Art, Residenza di Artisti, a cura dei Martedì Critici, Cosenza;

Tiny Biennale, Mythology, Temple University;

Animalia, Studi 420, Roma;

Animal Speech, Chapter I, still frame.
Animal Speech, Chapter I, still frame.

2015

Tiny Biennale, Portraits, Temple University, Roma;

2014

The Outsiders, mostra personale, museo MACK, Crotone;

Premio Celeste, artista finalista sezione installazione, Milano;

Combat Prize, artista finalista sezione video, Museo Fattori, Livorno;

Top 40, artista finalista, digital art and photography, LACDA, Los Angeles;

Premio Bugatti – Segantini, finalista nella sezione Scultura, Nova Milanese;

Exodus, progetto itinerante, Festival Verano, Recoleta, Buenos Aires;

Animal Speech, Chapter II, still frames.
Animal Speech, Chapter II, still frames.

2013

Exodus, museo MUMI, Montevideo, Uruguay;

Festarte, ‘Roma: i colori del mondo’, artista finalista, festival di video arte, museo MACRO, Testaccio, spazio Factory, Roma;

Artista finalista, Premio Paolo Parati, Milano;

Exodus, Sala 1, Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Roma.

Per informazioni e per contattare l’artista Dunia Mauro:
www.duniamauro.com
duniamauro@hotmail.com
Ricordiamo ai nostri lettori ed agli artisti interessati che è possibile candidarsi alla selezione della seconda edizione di questa interessante iniziativa scrivendo alla nostra redazione: redazione@smarknews.it



Documentare la vita sul web: dallo sharing al personal branding


Quando abbiamo iniziato a “documentare” le nostre vite? E perché lo facciamo? Facebook ci incita quotidianamente a rispondere alla domanda “A cosa stai pensando?”, Twitter a “Che c’è di nuovo?” e veniamo spinti a raccontare le nostre giornate tramite selfie, video, dirette live, storie che si autodistruggono in 24 ore e sempre nuove funzionalità che rendono il web una sorta di red carpet in cui sfilare e metterci in posa per il nostro pubblico. Un pubblico fatto di amici, colleghi, conoscenti, ma non solo, perché internet è una grande rete, capace di  creare connessioni anche inaspettate. Una rete di computer, ma anche, e soprattutto, di persone. Gli UGC, ovvero gli user generated content, i contenuti generati dagli utenti, sono in grado di creare sempre più spesso visibilità e opportunità di business per chi è in grado di utilizzare bene i mezzi e ha un certo seguito. Documentare le proprie vite e le proprie passioni può avere, dunque, dei risvolti molto interessanti.documentare-sul-web

Il Web 2.0 ha cambiato tutto: un tempo erano solo le aziende a seguire il trend dello storytelling, a documentare le proprie attività come il lancio di nuovi prodotti, le promozioni, le partnership e così via, il tutto grazie all’aiuto di strumenti professionali, sofisticati e per lo più molto costosi e quasi proibitivi. Un video in diretta non era così semplice e accessibile come lo è oggi, una foto a 360° poteva essere scattata solo da un professionista; per comunicare i propri valori o fare una panoramica sui nuovi prodotti bisognava pianificare e realizzare campagne pubblicitarie e spot Tv.Socialmedia-pm

Oggi un qualunque smartphone ci permette di realizzare video in HD, i social media (come Facebook e recentemente anche Instagram) ci danno la possibilità di fare delle dirette live della nostra vita e le più recenti storie (lanciate prima da Snapchat, riprese da Instagram e Facebook e riproposte ancora su Whatsapp con  il nome di “stato”) mettono per la prima volta in dubbio uno dei fondamentali principi della comunicazione sul web: la persistenza dei contenuti. Chi lavora sul web 2.0 sa quanto sia importante il concetto di condivisione,  di relazione, di conversazione, di engagement , ma anche quello di persistenza. Muovendo i primi passi nel social web, e soprattutto aiutando le aziende a farlo, gli specialisti della comunicazione online hanno puntato per anni l’attenzione sulla persistenza delle informazioni sul web, ovvero sulla possibilità di creare contenuti disponibili per anni online e potenzialmente rintracciabili e utili anche nel tempo. Le storie, ossia il nuovo trend della comunicazione social, fanno traballare questo principio. I contenuti a tempo creano un senso di urgenza nella fruizione e, per evitare di perderli prima della loro scadenza, si passano ancora più ore online. Instagram ha recentemente annunciato che più di 200 milioni di utenti utilizzano la funzione Stories quotidianamente, un trend cavalcato sia da utenti che da aziende. Ma c’è davvero una sostanziale differenza nella comunicazione social aziendale e quella personale? Oggi sempre meno. Le stesse funzioni inizialmente lanciate solo per canali ufficiali di aziende e VIP, come le dirette live di Facebook, sono ormai disponibili anche per i profili personali.

Chiara Ferragni
Chiara Ferragni

I social media hanno segnato il trionfo del personal branding. Sviluppare la propria identità online oggi è decisamente molto più semplice e immediato rispetto ad un tempo. Le community non nascono più soltanto intorno a un brand, ma sempre più intorno a influencer, le cosiddette “star internettiane” che proprio grazie ai media sociali sono state in grado di emergere, di farsi notare ed apprezzare, di crearsi una propria credibilità in un determinato ambito e spesso di attirare l’attenzione anche di brand e aziende del settore, sempre più propense a coinvolgere le celebrità del web nelle loro attività. Ecco quindi che la giovane appassionata di moda, diventata fashion blogger quasi per gioco, può oggi ritrovarsi ad essere volto di una delle nuove campagne pubblicitarie di un brand noto e persino lanciare presto una sua collezione, scrivere un libro o guadagnarsi la copertina di una rivista. Non parliamo solo di moda ma anche di makeup, di cucina, di musica, di viaggi…In principio era il blog a far sentite gli utenti del web editori di se stessi o possibili casi letterari del futuro. Man mano le opportunità e le abilità sono aumentate di pari passo alla moltiplicazione dei media, basti pensare ai tantissimi casi celebri degli ultimi anni (Youtuber, travel blogger, cantanti scoperti sul web…). Casi esemplari di personal branding, che piacciono, appassionano e coinvolgono, perché ci ricordano che con il web 2.0 è tutto più semplice e possibile e ci fanno sognare opportunità nascoste anche nelle nostre vite. Ecco perché ci lasciamo ammaliare dai social media, dalla loro spinta alla narrazione e documentiamo i nostri momenti proprio mentre li stiamo vivendo, comportandoci sempre più come un brand o sperando, forse, di diventarlo.




Smart Marketing cambia veste, non la sua linea: il nuovo sito internet


Da quando è nato Internet siamo stati abituati a navigarci da PC fisso o portatile, stando comodamente seduti sulla sedia della nostra scrivania o al massimo sul divano. Da qualche anno però, con l’avvento dei dispositivi mobili – smartphone e tablet -, siamo sempre più portati a fare le nostre ricerche, informarci, accedere alle varie piattaforme social e finanche lavorare, in totale mobilità e senza pressoché limiti di spazio e tempo, rete permettendo.

Sino a qualche mese fa il vecchio caro PC aveva resistito all’incedere incalzante dei dispositivi mobili: da “Lui” è sempre passato la maggioranza del traffico di internet. Ma, sul finire del 2016, c’è stato il definitivo sorpasso: il 51,3% del traffico dati è stato generato da smartphone e tablet contro il 48,7% da PC.utilizzo-di-internet

Insomma, nel 2017 non si può essere online se non si ha un sito che risponda alle logiche dei dispositivi mobili. Semplicemente perché gli utenti sono lì. Ecco perché anche noi di Smart Marketing che da tempo documentiamo questo trend, abbiamo deciso di rinnovare il nostro sito. Sia nella sua homepage che nelle pagine interne. Più moderno, scorrevole e facile utilizzo. Abbiamo voluto valorizzare i contenuti e l’esperienza d’uso dell’utente, per darvi un maggiore ed un miglior servizio.

smart-home-page

Queste le sue caratteristiche principali:

Come detto gli abbiamo rinnovato il look, ma siamo rimasti fedeli a quanto sin qui prodotto ed alla qualità dei nostri contenuti. Perché sono proprio quelli che vi hanno spinto a seguirci. E da oggi potrete farlo in maniera più agevole.
Da qui il nostro claim: Smart Marketing cambia veste, non la sua linea.

Se volete, fateci sapere cosa ne pensate. Ne saremo felici.