La Copertina d’Artista - Orizzonte Elettrico


La sagoma di un’iconica “Vespa” si staglia su uno sfondo nero e ci abbaglia – letteralmente – dalla Copertina d’Artista di questo numero di Agosto, dedicato alla rivoluzione elettrica con il focus sulla mobilità.

L’artista ha colto perfettamente lo spirito di questo numero di Smart Marketing, dal titolo di “Orizzonte Elettrico”, ed ha confezionato un’opera che da una parte richiama il senso della mobilità con la mitica Vespa, lo scooter della Piaggio che nel secondo dopoguerra motorizzò la voglia di ricostruzione e di ripartenza degli Italiani, dall’altra, realizzando l’opera con delle lampadine, ha perfettamente definito quell’aggettivo, “elettrico”, presente nel titolo del nostro magazine.

nell'immagine la Copertina d'Artista Orizzonte Elettrico - Agosto 2021 - Smart Marketing
La Copertina d’Artista “Orizzonte Elettrico”, Agosto 2021, realizzata da Valerio D’Elia.

Ma quest’opera è molto di più, osservandola meglio emergono altre cose che ad una prima occhiata ci potrebbero essere sfuggite. L’opera richiama ed omaggia fortemente le famose “luminarie” delle tradizionali feste patronali del Sud Italia, che sono diventate note a tutti gli abitanti dello stivale grazie al turismo interno che sta portando molti Italiani a scoprire il Bel Paese e tantissimi settentrionali a conoscere borghi, tradizioni ed usanze del Meridione.

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Al pari di quella digitale, la rivoluzione elettrica è arrivata quasi sottovoce e sta prendendo letteralmente piede molto velocemente. E quando si parla di rivoluzione elettrica, tra le altre cose, non si può non parlare di mobilità.

Ma c’è di più: l’opera è allo stesso tempo un oggetto di design e una lampada con funzioni pratiche, e sarebbe un’ottima idea regalo per “irradiare” di bellezza qualsiasi angolo della nostra casa. Un’opera che allo stesso tempo ci invita alla mobilità, ci illumina con le sue luci e – come solo l’arte e gli artisti sanno fare – condensa e cristallizza nella sua forma ogni possibile significato di “orizzonte elettrico”.

Nell'immagine l'artista Valerio D'Elia - Gipsylight - con alcune sue opere - Smart Marketing
L’artista Valerio D’EliaGipsylight – con alcune sue opere.

L’opera si intitola “Vespeggiando in Puglia”, e questo dissipa ogni nostro dubbio sull’origine e i natali dell’autore che forse avevamo già intuito, Gipsylight, al secolo Valerio D’Elia, un giovane artista e designer tarantino che infonde nelle sue creazioni le tradizioni, i colori, le forme, in una parola il mood del lifestyle pugliese o, se volete una definizione più dotta: “un artista perfettamente in sintonia con il genius loci della sua terra”.

 

Nell'immagine l'artista Valerio D'Elia in arte Gipsylight - Smart MarketingValerio D’Elia è nato a Taranto nel 1987; laureato in Economia e Marketing a Parma, torna nella sua natia Puglia. Amante della vela, del vecchio e del vintage, si destreggia con abilità nei lavori manuali di restauro, di recupero e comincia a realizzare piccole creazioni di design. Le luminarie nascono dal suo amore per la Puglia; incantato sin da piccolo dalle grandi installazioni delle feste patronali, lui le reinterpreta come vere e proprie composizioni artistiche per portare le luci della Puglia in tutte le cose e se possibile in tutte le case. Il suo claim è “M’Illumino di Puglia”.

La sua arte lo riporta alla luce da un periodo buio; ricava una piccola bottega in un polveroso sottoscala nel quale ancora oggi, in compagnia del suo inseparabile fratello Riccardo, adora rinchiudersi e creare le sue luminarie artistiche con dedizione, ironia ed estro.

Per informazioni e per contattare l’artista

Instagram: gipsylight_puglia

E.mail: gipsylight@hotmail.com

Partecipazioni

“Comparte”, Biblioteca Comunale, Lecce;

“Aperitivi D’autore”, Canneto Beach, Taranto;

“DueMariWinefest”, Castello Aragonese, Taranto;

“Concerto di Michele Gregucci”, Casa Vestita, Grottaglie;

Numerosi allestimenti per diversi eventi in Puglia.

 

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Orizzonte elettrico - L'editoriale di Raffaello Castellano


Raffaello Castellano direttore responsabile Smart MarketingLa notizia, poco considerata dai media tradizionali, è sensazionale, se non proprio epocale.

Tutto avviene mercoledì 14 luglio a Bruxelles: una proposta della Commissione prevede l’abbattimento del 100% delle emissioni delle auto in vendita a partire dal 2035. E, fra le varie misure di questo ambizioso pacchetto di proposte, la più eclatante è quella che contempla che dal 2035 in poi non potranno più essere venduti veicoli che emettono Co2.

È la stessa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che lo ha spiegato bene in una conferenza stampa: “Oggi presentiamo una strategia con la quale raggiungere i nostro obiettivi climatici, che non sono solo un impegno politico, sono ormai un obbligo giuridico.Cambiamenti di questo tipo non sono mai facili. Molti diranno che dobbiamo fare meno e più lentamente. Ma nella situazione in cui versa il nostro pianeta fare meno significa non fare nulla, e non possiamo permettercelo”.

Fin qui la politica che, come sappiamo ha i suoi tempi e le sue procedure, spesso e volentieri farraginose e lente; ma veniamo ad un’altra dichiarazione, questa sì senza dubbio epocale, fatta questa volta da uno dei produttori di auto più antichi, prestigiosi e ricchi del mondo.

Il 22 luglio, esattamente una settimana dopo l’annuncio di Bruxelles, è la gloriosa casa automobilistica di Stoccarda Mercedes a scuotere i mercati e l’attenzione dei media più attenti, con un comunicato ufficiale che dichiara che “dal 2025 verranno sviluppate esclusivamente piattaforme elettriche. Entro lo stesso anno la società si aspetta che le auto completamente elettriche e ibride-elettriche costituiscano il 50 per cento delle vendite, migliorando così la precedente previsione che fissava lo stesso obiettivo al 2030”.

È lo stesso ceo Ola Kallenius che ha precisato la strategia e gli obiettivi aziendali: “La Mercedes sarà pronta alla trasformazione come azienda esclusivamente dedicata alle elettriche entro la fine del decennio, quando le condizioni di mercato lo permetteranno. Abbiamo bisogno di spostare il dibattito da quando si costruisce l’ultimo motore a combustione, perché non è rilevante. La questione è quanto velocemente si possa ‘scalare’ fino a essere vicini a una quota del 100 per cento elettrico, e questo è ciò su cui ci stiamo concentrando”.

Nella foto Ola Källenius, ceo di Daimler e Mercedes-Benz - Smart Marketing
Nella foto Ola Källenius, ceo di Daimler e Mercedes-Benz.

Insomma è la Mercedes a parlare, il marchio che ha inventato l’automobile così come la conosciamo, una società che domina non solo il mercato ma anche le competizioni sportive come la Formula 1, da sempre laboratorio on the road per sviluppare e testare nuove tecnologie che poi confluiranno nelle auto di serie del marchio, quindi si tratta davvero di una svolta epocale che, a cascata, riguarderà altri costruttori e poi, si spera, l’intero comparto automobilistico.

Ma la rivoluzione elettrica, soprattutto in ambito mobilità, è già da tempo in atto sotto i nostri occhi con una velocità costante ed inarrestabile.

Come sapete abito in una città del sud Italia, a Taranto, certo non nota per la sua propensione alla mobilità green, eppure anche qui, in una città che certo non è Milano o Bologna, sono almeno 3 anni che la rivoluzione – o meglio – l’Orizzonte elettrico, come lo abbiamo chiamato noi di Smart Marketing, è in pieno sviluppo. L’amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci sta facendo della svolta green la sua bandiera, ed infatti è da poco più di un anno che un servizio di monopattini elettrici (più tardi anche di motocicli), molto efficiente e capillare, gestito dalla nota azienda “BitMobility”, è disponibile per i cittadini attraverso un’apposita app a tariffe estremamente convenienti.

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Al pari di quella digitale, la rivoluzione elettrica è arrivata quasi sottovoce e sta prendendo letteralmente piede molto velocemente. E quando si parla di rivoluzione elettrica, tra le altre cose, non si può non parlare di mobilità.

Ed ancora precedente è l’esperienza della startup “Taranto in Calessino”, che nasce nel 2017 nell’ambito di “StartTà”, un incubatore di impresa fra pubblico, privato e università, che consente, attraverso l’utilizzo dei calessini – il famoso tre ruote della Piaggio conosciuto con il nome commerciale di “APE” – di esplorare diversi itinerari turistici nella città dei due mari.

Il parco veicoli della startup tarantina è ancora con motore endotermico, ma noi di Smart Marketing abbiamo raggiunto al telefono il titolare, Giovanni Cianciaruso, che ci ha raccontato della volontà di trasformare il suo parco mezzi, composto da 4 calessini, aggiornando i motori da endotermici ad elettrici. A tal proposito lo stesso Cianciaruso ha dichiarato: “Quest’anno abbiamo avviato le pratiche per la richiesta di un finanziamento ad Invitalia per rinnovare i nostri calessini trasformandoli in elettrico; abbiamo preso contatto anche con l’azienda Newtron Group di Messina, l’unica riconosciuta dalla Piaggio, e appena sapremo l’ammontare del finanziamento cominceremo a trasformare il nostro parco mezzi. La trasformazione ci costerà circa 10.000 euro a calessino, mentre un calessino nuovo costa circa 8.000 euro, ma credo che allungare la vita di questi mezzi – evitando la demolizione e lo smaltimento delle carrozzerie – sia la scelta più giusta, anche perché mi sono affezionato a questi miei calessini, con i quali è cominciata la mia avventura imprenditoriale”.

Nella foto un APE calessino elettrico a Taranto - Smart Marketing
Uno degli “Ape” della startup “Taranto in Calessino”, nata nel 2017.

Insomma, l’Orizzonte elettrico si avvicina sempre di più, è già fra noi, sotto i nostri occhi e quindi non resta che adeguarsi e seguire – è proprio il caso di dirlo – la corrente.

Noi di Smart Marketing, da sempre attenti alle nuove tendenze in ambito tecnologico ed alle istanze ambientali e solerti nel divulgare quelle notizie importanti ma bistrattate dai media mainstream, abbiamo voluto dedicare questo 88° numero, che esce ad Agosto, proprio a quella rivoluzione elettrica che, come questo editoriale dimostra, è in atto su scala mondiale (Mercedes), europea (Bruxelles), ma anche locale, come testimonia l’esempio di Taranto con “BitMobility” e “Taranto in Calessino”.

Abbiamo voluto chiamare questo numero “Orizzonte elettrico” affinché rappresenti non solo un’esplorazione del presente, ma anche la “visione” ed un “auspicio” del futuro prossimo, quello che si schiuderà dinanzi a noi alla fine di questo decennio: praticamente domani.

Buona lettura!

 

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Millennials e quattro ruote: la ricerca di Areté


Secondo una recente ricerca di Areté su Millennials e Generazione Z si evince come al 64% degli intervistati le quattro ruote piacciano, in particolare con formule di sharing e noleggio a lungo termine e non solo. Il 60% comprerà una vettura elettrificata per risparmiare e salvaguardare l’ambiente. Entriamo ora nei dettagli dell’indagine.

Quattro ruote: il mezzo preferito dai giovani

La macchina resta il veicolo preferito di 6 giovani su 10, che la sognano elettrica e con un costo inferiore ai 20mila euro. Il passaggio in concessionaria è necessario solo per testare il mezzo e le formule preferite sono il sharing e il noleggio a lungo termine, ideali per risparmiare. La ricerca condotta da Areté ha messo in luce come cambiano i consumi dei giovani e qual è il rapporto di Millennials e Gen Z con l’auto e la mobilità.

Solo il 13% degli intervistati usa i mezzi pubblici, l’8% va a piedi e il 6% usa i servizi di sharing di monopattino, bicicletta e scooter. Cala dell’11% l’uso della vettura di proprietà tra i giovani, anche se resta il mezzo preferito e posseduto dall’80% dei giovani in prima persona o in famiglia.

Nella foto un auto elettrica in ricarica - Smart Marketing
Foto di Mikes-Photography da Pixabay.

Il valore delle auto green

I giovani sono anche sempre più attenti alla sostenibilità e l’auto diventa un bene green grazie ai servizi di sharing che permettono di risparmiare su proprietà e manutenzione. Tuttavia, il 72% dei Millennials e della Generazione Z punta ad auto nuove e il 54% desidera non inquinare, mentre il 40% vuole ridurre consumi e costi di manutenzione.

Una propensione verso l’elettrico che si scontra con il budget a disposizione per l’acquisto della macchina. Il 50% degli intervistati conta su 6-15 mila euro e solo il 39% è disposto ad investire più di 21mila euro.

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La decisione di acquisto è online

Millennials e Generazione Z si informano online sulla auto da acquistare nel 74% dei casi, mentre solo il 10% acquista riviste specializzate e l’8% si affida al passaparola. Tuttavia, la fase di acquisto si completa in concessionaria dove l’82% delle persone chiede la prova della macchina.

Sicuramente la ricerca di Areté mostra i comportamenti di una fascia di mercato sempre più strategica per i venditori di auto e, come commenta il presidente di Areté Massimo Ghenzer, “Intercettare i loro desideri ha una rilevanza decisiva per i car maker e gli operatori di mobilità. La scelta della motorizzazione elettrica appare un must per l’auto del prossimo futuro. Una propensione destinata però a scontrarsi con la limitata capacità e volontà di spesa per l’auto delle nuove generazioni”.

Vedremo come si evolverà il mercato dell’auto elettrica e quali saranno scelte e comportamenti delle nuove generazioni, sempre più attente ad ambiente e sostenibilità anche quando si parla di mobilità.

 

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Smart City: sogno o realtà?


Smart city, ecco un altro termine inglese che tanto sentiamo ripetere negli ultimi anni.

Ma ognuno di noi, saprebbe riconoscere di vivere in una città intelligente?

Con questa definizione si identifica una città innovativa e sostenibile che crea un miglioramento della qualità della vita del cittadino grazie a sistemi tecnologici interconnessi tra loro. È una città che gestisce le risorse in modo economicamente sostenibile, energeticamente autosufficiente, e attenta ai bisogni dei cittadini, grazie allo sfruttamento delle tecnologie digitali. L’Unione Europea la descrive come il luogo in cui reti e servizi tradizionali vengono resi più efficienti con l’utilizzo di soluzioni digitali a vantaggio dei cittadini e delle imprese. Ciò si traduce in reti di trasporto urbano, fornitura idrica e infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti più efficienti, un’amministrazione cittadina interattiva e reattiva, e spazi pubblici sicuri.

Nella foto uno smartphone dialoga con una smart city - Smart Marketing
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

L’Unione Europea, che prevede uno stanziamento di 12 miliardi di euro a favore delle città ha individuato le caratteristiche che permettono di descrivere una città intelligente:

Il ruolo da protagonista delle tecnologie

In ogni definizione elaborata circa le smart city, si sottolinea sempre il ruolo l’essenzialità delle tecnologie digitali interconnesse. Si parla di Internet of things (IoT), reti basate su un’efficienza della connessione 5G, che permette l’interconnessione tra gli elementi cittadini, quali oggetti, edifici, e cittadini. Un esempio?  L’avvertimento di un eventuale fuga di gas proveniente da un appartamento al proprietario.

Grazie alle tecnologie ICT è possibile raccogliere e analizzare i Big Data per elaborare previsioni a sostegno del miglioramento dei servizi pubblici e l’utilizzo dei sensori wireless. Con questi ultimi è possibile irrigare i parchi nelle ore di minore frequentazione, illuminare le strade secondo l’effettiva necessità rispetto alla luce naturale e al traffico, monitorare costantemente la concentrazione di inquinamento, essere avvertiti dai cassonetti quando sono quasi pieni.

Secondo Carlo Ratti, fondatore e responsabile di SENSEable City Lab del MIT di Boston “l’impiego crescente di sistemi e sensori elettronici sta permettendo un nuovo approccio allo studio dell’ambiente costruito. Il nostro modo di descrivere e comprendere le città viene radicalmente trasformato, insieme agli strumenti che usiamo per crearle e all’impatto sulla struttura fisica”.

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Al pari di quella digitale, la rivoluzione elettrica è arrivata quasi sottovoce e sta prendendo letteralmente piede molto velocemente. E quando si parla di rivoluzione elettrica, tra le altre cose, non si può non parlare di mobilità.

Le Smart City in Italia

Secondo i dati della classifica ICity Rank 2000, un rapporto nel quale Forum PA (società di servizi e consulenza del Gruppo Digital 360) analizza diversi ambiti della vita urbana, ognuno sintetizzato in un indice settoriale, risulta che le prime dieci città italiane per “intelligenza” sono:

Firenze, Bologna, Milano, Roma, Modena, Bergamo, Torino, Trento, Cagliari e Venezia, che registrano un livello di digitalizzazione definito molto avanzato;

seguite da un gruppo di altre 15 città di livello avanzato: Parma, Reggio Emilia, Palermo, Pavia, Brescia, Genova, Lecce, Cremona, Prato, Bari, Pisa, Verona, Vicenza, Bolzano, Forlì;

a seguire un gruppo di 23 città definite di livello discreto: Rimini, Mantova, Livorno, Piacenza, Siena, Ravenna, Treviso, Udine, Perugia, La Spezia, Napoli, Ferrara, Novara, Pordenone, Padova, Trieste, Lodi, Arezzo, Pesaro, Ancona, Verbania, Lecco;

24 capoluoghi si trovano al livello intermedio, 27 registrano una digitalizzazione agli inizi, e infine, fanalino di coda, chiudono la classifica 8 città con difficoltà critiche: Taranto, Avellino, Caserta, Carbonia, Nuoro, Enna, Chieti e Agrigento.

Analizzando le singole caratteristiche di ogni città, si scopre che: Roma si posiziona al secondo posto per i servizi online, seguita da Pisa; Trento ha il primato circa le app municipali; Cremona, Milano e Bologna eccellono nelle piattaforme digitali; Bolzano e Mantova sono sul podio più alto per quanto concerne i migliori risultati di IoT; se parliamo di infrastrutture sostenibili al primo posto troviamo Trento, seguita da Torino e Bologna, a sorpresa perde il primato Milano, detenuto fino all’anno precedente; Bergamo e Venezia rappresentano il top nel servizio di wi-fi pubblico; per trasparenza pubblica invece si ben classificano Bari, Benevento, Catanzaro, Latina, Novara, Padova, Trento, Milano e Firenze.

Nella foto un tablet dialoga con una smart city - Smart Marketing
Foto di Gerd Altmann da Pixabay.

La situazione nel mondo

Se consideriamo la classifica globale, secondo la ricerca “The Smart City Breakway”, condotta nel 2019 dalla società internazionale di consulenza Roland Berger, si evidenziano tra le prime tre città intelligenti del mondo Vienna, Londra e Saint Albert (piccola città del Canada con appena 65 mila abitanti). La città più smart nell’ambito della mobilità è Stoccolma, come indicano i dati di City Mobility Index 2020 di Deloitte.

Un sito per realizzare un progetto intelligente

Se vi state chiedendo cosa fare concretamente per rendere più intelligente la città in cui vivete, vi segnaliamo il sito Smart Cities Marketplace, nel quale trovare notizie e approfondimenti, con la possibilità di unirsi ad iniziative concrete. Il sito, che è orientato allo scambio di conoscenze, mira ad unire industrie, investitori, banche, ricercatori e cittadini, per permettere la creazione e la condivisione di progetti sulle aree di interesse, mobilità urbana sostenibile, ambiente sostenibile, infrastrutture e processi integrati nei settori energia, tecnologia delle comunicazioni, trasporti, attenzione al cittadino, analisi di metriche e indicatori delle prestazioni, finanziamenti. Una volta avuto accesso alle conoscenze, e creato un progetto, si attiva il dialogo con gli interessati, al fine di individuare i finanziamenti necessari.

Come immaginate la città dei vostri sogni? Una città nella quale si realizzi una riduzione dei consumi energetici, l’ottimizzazione della raccolta rifiuti, un eccellente trasporto pubblico, e l’eliminazione del degrado urbano?

Beh, tutto questo è quello che promette una città smart… vediamo cosa saprà fare l’intelligenza umana.

 

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Il Cinema robotizzato: da Io e Caterina a Marcia nuziale


C’è un film, del 1980, che affronta, prima di tutti, il ruolo che l’evoluzione della tecnologia può avere nella nostra società: da una parte è motore di cambiamento in grado di distruggere con la sua carica innovatrice i vecchi modelli sociali, dall’altra può essere usata proprio per rinforzare quei meccanismi di potere basati sulla disuguaglianza. Ebbene questo film, a tratti rivoluzionario è Io e Caterina, uno degli episodi più compiuti dell’Alberto Sordi regista.

L’attore e autore romano affronta molti anni prima che diventasse argomento di dibattito, il ruolo centrale della tecnologia e delle intelligenze artificiali. Sordi lo fa dipingendo la questione di genere inserendola in un ambiente fantascientifico, originale nel contesto italiano. Esaspera in maniera caricaturale il suo personaggio, maschilista incallito incapace di relazionarsi con le donne se non in una dinamica oggettivante e che per questo sposa il futuro, incarnato nel robot, solo per poter guardare e rivivere un passato ormai anacronistico. Ne esce fuori una satira dell’esasperazione del maschilismo e del femminismo, aprendo un mondo su un argomento molto attuale oggi, a 40 anni di distanza. Ovvero, che un uso spropositato e mal gestito della tecnologia può portare effetti molto più negativi che positivi.

Nella foto un frame del film Io e Caterina - Smart Marketing
Alberto Sordi e Edwige Fenech in una scena del film “Io e Caterina” del 1980.

Un dialogo del film è molto esplicativo in tal senso.

“Chi è Caterina?” “Quella che ha sostituito mia moglie e le cameriere. La casa la governa lei, è quella che voi in Italia chiamereste una donna tuttofare” con queste parole Arturo (Rossano Brazzi) confida all’amico imprenditore Enrico Melotti (interpretato da Alberto Sordi) il segreto della sua rinnovata felicità. Agli occhi dei due maschi, Caterina è perfetta: lava, stira, cucina, prende nota degli appuntamenti, non discute mai, asseconda con gioia ogni desiderio del suo ‘padrone’, attende con ansia il ritorno dell’uomo, e vede nelle faccende domestiche la sua massima realizzazione. Caterina sembra una donna d’altri tempi estranea all’emancipazione femminile. È effige della donna ‘Carosello’, della moglie intesa come angelo del focolare, obbediente e passiva. Ma soprattutto, Caterina non è umana: è un androide, una macchina elettronica programmata per tutti i servizi domestici.

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Lo stesso avviene anche ne La Fabbrica delle Mogli (The Stepford Wives), thriller del 1975 diretto da Bryan Forbes, ispirato all’omonimo romanzo di Ira Levin del 1972. Il film è incentrato su Joanna Eberhart (Katherine Ross) che spinta dal marito Walter (Peter Masterson) si trasferisce nel paesino di Stepford. “Non riesco a capire questa città. Si direbbe che le domestiche sono state dichiarate illegali e la massaia con la casa più lustra avrà in premio Robert Redford” dichiara Bobbie, un’altra nuova residente dalla cittadina che, insieme a Joanne, si discosta completamente dalle altre mogli, esemplari della casalinga perfetta.

Nell'immagine il manifesto del film La Fabbrica delle Mogli - Smart Marketing
Il manifesto del film “La Fabbrica delle Mogli” del 1975 diretto da Bryan Forbes.

Alla ricerca del motivo alla base dell’abnegazione e dell’accondiscendenza verso i mariti di queste donne, Joanne scoprirà di trovarsi di fronte a delle repliche perfette delle loro reali mogli. Riadattata per il pubblico del 21esimo secolo, la pellicola è stata riportata sul grande schermo nel 2004 con il titolo La Donna Perfetta, con un cast d’eccellenza, tra cui troviamo Nicole Kidman, Glenn Close e Christopher Walken. Diretta da Frank Oz (La Piccola Bottega degli Orrori, Funeral Party), l’opera perde la caratteristica di giallo/horror per inserirsi nel filone dalla commedia.

La prima versione cinematografica sembrava sottolineare l’impossibilità della duplicazione di esseri umani, trasformando la rivelazione finale nella materializzazione di un incubo grottesco e terrificante. Per contrasto, quella del 2004 è satura di riferimenti tecnologici sin dalle prime scene, quando ai coniugi Eberhart viene affidato quasi come accessorio extra di una casa high tech un cane robotico.

Le due opere sono figlie dei loro tempi. Se la scoperta finale nel ’75 appariva così impensabile, la stessa scena nel 2004 sembra se non possibile, quantomeno ipotizzabile, complici gli sviluppi in campo della robotica che, sebbene siano lontani dall’effettiva replicazione di esseri umani, hanno compiuto passi da giganti.

Se la versione della robot domestica di Sordi non è sessualizzata, in quelle de La Fabbrica delle Mogli, la dimensione erotica è presente, soprattutto in quella del 2004. Ancora una volta non si tratta di un caso e testimonia la crescente tendenza nello sviluppo di sex dolls robotiche. Nel 2017 la Abyss Creations, nel business della costruzione di bambole realistiche da più di venti anni, ha mostrato al mondo il suo ultimo prodotto: il primo esemplare di un particolare chatbot che usa un software innovativo chiamato Harmony in grado, secondo la società di Matt McMullen, di portare in vita la loro linea di sex toy.

Il regista Marco Ferreri insieme a Ugo Tognazzi.
Il regista Marco Ferreri insieme a Ugo Tognazzi.

Ancora prima di Alberto Sordi o di Bryan Forbes, ci aveva pensato il genio di Marco Ferreri a descriverci, con aberrante efficacia le distorsioni utopistiche della società italiana alla luce della modernizzazione portata dalla tecnologia. Siamo nel 1966 di Marcia nuziale, quando Ferreri, Azcona e Tognazzi realizzano uno strano “Blade Runner” farsesco, di incredibile efficacia visiva. Quello da evidenziare è l’ultimo dei 4 episodi, ambientato in un futuristico 1999. Tognazzi è viscidamente avvinghiato a una bambola di silicone, che assolve ad ogni funzione coniugale. L’arrivo di un altro uomo, con un modello femminile più sofisticato, lo getta in uno sconforto frustrato. La sua bambola sembra accorgersene, e lo fissa con orbite cave. Poi le sfugge una lacrima. Beffarda anticipazione avveniristica condita con un pizzico di surrealismo, Famiglia Felice è uno degli episodi più aberranti del cinema italiano, in puro stile Ferreri: crudele, amorale, disumano. Ma perciò una perla, un episodio che si fa vedere per la sua lucida critica all’istituto del matrimonio, ormai in decadenza e alla possibile deriva incontrollata, che il progresso tecnologico non controllato adeguatamente, può portare con sé.

 

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Rivoluzione Globotica di Richard Baldwin sembra parlarci del futuro del lavoro, ma in realtà è già la cronaca del nostro presente ed è per questo che andrebbe letto


Quest’anno vi propongo un libro al mese, forse due, per raccontare chi siamo, da dove veniamo, dove vorremmo andare e come ci vogliamo arrivare. Perché la lettura può essere svago, intrattenimento, ma anche un valido esercizio per imparare a pensare e sviluppare una certa idea del mondo.

Un libro al mese, in piccole schede, in poche battute, per decidere se vale la pena comprarlo e soprattutto leggerlo. Perché la lettura, come diceva Woody Allen, è anche un esercizio di legittima difesa.

Come reagiremo quando questa nuova rivoluzione tecnologica farà vedere i suoi effetti, soprattutto in campo lavorativo?

È per rispondere a questo interrogativo che l’economista Richard Baldwin, professore di International Economics alla Graduate School di Ginevra, che ha insegnato alla Columbia University e al MIT ed è stato consulente della Casa Bianca, ha dato recentemente alle stampe il libro “Rivoluzione Globotica – Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro”, uscito per i tipi del Mulino nel 2020.

Automazione, intelligenza artificiale, robotica e lavoro a distanza stanno rimodellando le nostre vite a ritmi travolgenti.

Baldwin identifica due tipi di lavoratori che si rovesceranno direttamente sugli ambiti e stabili posti di lavoro che sono stati alla base della prosperità delle classi medie nei paesi ricchi: da una parte abbiamo le I.A., le Intelligenze Artificiali che negli ultimi anni, grazie ad innovazioni tecnologiche, fra cui l’apprendimento automatico (machine learning), stanno raggiungendo prestazioni davvero sorprendenti; dall’altra le I.R. le Intelligenze Remote, ossia tutta quella forza lavoro qualificata e super qualificata dei paesi emergenti che, grazie alle sempre migliori performance delle app e dei software per telepresenza e lavoro a distanza, stanno diventando dei concorrenti sempre più competitivi, anche in virtù di salari molto più bassi di quelli richiesti dai lavoratori in loco ed in presenza.

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Queste in sintesi le due forze in gioco nella Rivoluzione Globotica.

Secondo l’economista statunitense, nei prossimi anni la vita di milioni di lavoratori qualificati ne verrà sconvolta, molto più di quanto è accaduto sia con l’industrializzazione sia con la globalizzazione.

Quali misure adotteranno persone e governi per far fronte a tale cambiamento economico e culturale?

Come si può evitare che le basi stesse della prosperità – soprattutto del mondo occidentale – ne siano minate?

Quali strategie di adattamento possiamo mettere in campo?

Una possibile risposta ci viene dalle abilità indispensabili che nessuna macchina può duplicare: creatività e pensiero indipendente, ossia alcune di quelle caratteristiche che rendono l’intelligenza umana non solo così straordinaria, ma anche inimitabile, come quando risolve non solo problematiche previste e pianificate, ma anche le complessità di situazioni impreviste e imprevedibili.

Nella foto la copertina del libro Rivoluzione Globotica - Smart MarketingRivoluzione globotica

Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro

Autore: Richard Baldwin

Editore: Il Mulino

Anno: febbraio 2020

Pagine: 320

Isbn: 9788815285881

Prezzo: € 22,00

 

Perché dovremmo leggere “Rivoluzione Globotica – Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro”?

Oltre ad essere una documentata e acuta analisi della situazione sociale, economica e lavorativa dei nostri tempi, svolta con il piglio critico dell’economista e la passione del divulgatore, un altro motivo di interesse per questo libro è rappresentato dal fatto che è stato pubblicato a Londra a metà del 2019 ed è stato tradotto in italiano nel gennaio del 2020, ossia un mese prima dello scoppio della pandemia da Coronavirus, e quindi l’autore non poteva prevedere che le Intelligenze Remote avrebbero guadagnato ancora più terreno dall’esplosivo successo che applicazioni come Zoom, StreamYard e simili avrebbero conosciuto di lì a pochi mesi. Se le tecnologie dell’I.A. hanno continuato ad evolversi senza sosta, la pandemia ha fatto fare un vero salto quantico alle I.R. e quindi le previsioni di Baldwin sono state non solo confermate, ma addirittura anticipate di qualche anno.

 

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“Edison - L'uomo che illuminò il mondo” ci parla della ‘guerra delle correnti’ che a fine ‘800 elettrizzò il mondo, ma, a ben guardare, ci descrive anche la rivoluzione elettrica dei nostri giorni


Siamo su un treno che percorre una ferrovia in un’aperta campagna; dopo che esso si è fermato in una sperduta stazione, un gruppo di uomini scende dalla vettura e comincia a percorrere un fangoso sentiero. Sono una decina e dai vestiti capiamo che sono uomini benestanti, se non proprio ricchi; una scritta in sovraimpressione ci dice che siamo nel 1880. Giunti in un campo aperto, vengono fermati da una voce che nell’oscurità intima ai suoi collaboratori di “accendere” le luci per squarciare le tenebre.

É così che fa la comparsa sullo schermo e nel film Thomas Alva Edison, il famoso inventore ed imprenditore statunitense, cui presta volto e corpo Benedict Cumberbatch, perfettamente a suo agio sia nei panni di personaggi storici come Edison o Alan Turing  sia quando interpreta un eroe della Marvel o il grande Sherlock Holmes, ruolo quest’ultimo che lo ha reso celebre ed amato a livello mondiale.

Nell'immagine una scena del film Edison - L'uomo che illuminò il mondo - Smart Marketing
Michael Shannon alias George Westinghouse e Benedict Cumberbatch alias Thomas Alva Edison in una scena del film.

Molti di voi avranno capito che il film di cui sto parlando è “Edison – L’uomo che illuminò il mondo”, del regista statunitense, ma di origine messicane, Alfonso Gomez-Rejon, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival nel 2017, ma uscito nelle sale solo nel luglio del 2019 a causa del caso Harvey Weinstein che colpì la The Weinstein Company, produttrice della pellicola.

Il titolo originale del film, “The Current War” (La guerra delle correnti), come al solito, è molto più descrittivo della “trasposizione” italiana, perché definisce perfettamente il fatto e il periodo storico che sono alla base di questo interessante period drama.

Perchè quella che vedremo è la trasposizione cinematografica di una vera e propria guerra che si combattè alla fine dell’ottocento fra due tecnologie elettriche, oltre che fra due diverse maniere di concepire la scienza e gli affari.

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Al pari di quella digitale, la rivoluzione elettrica è arrivata quasi sottovoce e sta prendendo letteralmente piede molto velocemente. E quando si parla di rivoluzione elettrica, tra le altre cose, non si può non parlare di mobilità.

Da una parte abbiamo appunto Edison, fautore della più sicura, ma meno performante e più costosa, corrente continua, oltre che inventore, ma più corretto sarebbe dire innovatore, della lampadina a incandescenza, dall’altra l’ingegnere ed imprenditore dall’animo romantico George Westinghouse (magistralmente interpretato da un Michael Shannon in stato di grazia) e il geniale inventore serbo Nikola Tesla (interpretato da Nicholas Hoult), fautori e promotori della corrente alternata, più economica e performante, ma con un voltaggio molto alto che la rende anche pericolosa.

Nell'immagine Michael Shannon straordinario interprete nei panni di George Westinghouse - Smart Marketing
Michael Shannon straordinario interprete nei panni di George Westinghouse.

Sarà Edison, inventore prolifico, risoluto uomo d’affari, nonché grande comunicatore mediatico, ad assestare i primi colpi in questa epica battaglia, grazie alla sua lampadina ad incandescenza, la prima (fra tutte le altre sviluppate nello stesso periodo da molti ricercatori sparsi per il mondo) a superare le 13 ore di funzionamento. Sarà l’illuminazione di un piccolo quartiere di Manhattan, appena 59 utenti, il 4 settembre 1882 a dare ad Edison, alla sua corrente continua e al mondo intero la prima significativa scossa di elettricità; da quel giorno il buio sarà squarciato da una nuova luce che illuminerà per sempre la strada verso il futuro.

Ma sulla lunga distanza – è proprio il caso di dirlo –  e come la storia che tutti noi conosciamo, sarà la corrente alternata di Westinghouse e Tesla a spuntarla, proprio in  virtù di una maggiore economicità e dell’indubbio vantaggio di non perdere potenza all’aumentare della distanza di trasmissione dalla centrale di produzione a quella delle abitazioni.

Questo period drama ha una storia ed una gestazione molto lunghe: nato in ambito scolastico e divenuto un musical piuttosto fortunato, lo script originale di quasi duecento pagine di Michael Mitnick (autore anche della sceneggiatura) ha visto oltre 60 stesure al fine di ridurlo ad un film, il che ne ha compromesso il ritmo e la tensione narrativa. Forse, visto il particolare periodo storico che stiamo vivendo, sceneggiatore, regista e produttore avrebbero fatto meglio a creare una serie televisiva, e per essa, più che per un film, lo script aveva tutte le carte in regola.

A tenere alto l’interesse per questo lungometraggio concorrono – a mio modo di vedere – tre fattori principali: il primo è l’attinenza storica ai fatti realmente accaduti, che ovviamente risentono della inevitabile spettacolarizzazione cinematografica, ma che sostanzialmente sono “quasi” tutti veri e verificabili; il secondo è la cura e la professionalità dello scenografo Jan Roelfs e del costumista Michael Wilkinson e dei loro collaboratori, che hanno ricreato davvero i luoghi, le atmosfere e lo stile di quegli anni alla fine dell’’800; infine, il terzo motivo è il ricco cast che anima questo film: oltre ai già citati Benedict Cumberbatch, Michael Shannon (il migliore di tutti) e Nicholas Hoult, vanno ricordati almeno Katherine Waterston (una frizzante ed intensa Marguerite Westinghouse), il sempre più bravo ed eclettico Tom Holland (nei panni Samuel Insull primo assistente di Edison) e Matthew Macfadyen (che interpreta un credibile J.P. Morgan, principale finanziatore di Edison).

Per concludere, il film è un po’ lento, volutamente buio, come a voler marcare la crepuscolarità ed il livore di un’epoca illuminata a candele e lampade a gas, ed a tratti eccessivamente didascalico, ma la storia che racconta è vera ed affascinante, se non proprio appassionante, e ci permette non solo di ripassare un po’ di storia, da approfondire con la successiva lettura di qualche saggio sull’argomento, ma pure di fare qualche riflessione e parallelismo con l’epoca attuale, che vede la rivoluzione digitale – dopo circa 20 anni – raggiungere il suo zenit e l’affacciarsi della rivoluzione, o meglio, dell’orizzonte elettrico, che, come successe alla fine dell’800, cambieranno (ma già lo stanno facendo) per sempre e radicalmente le nostre vite.

Prima di concludere, lasciatemi fare, da appassionato di storia del cinema quale sono,  una considerazione sulla scena finale del film che vede Edison seduto in un cinema che se la ride sotto i baffi, sicuro che sarà questa l’invenzione che più di tutte lo consacrerà come genio a livello mondiale. Forse è questa la scena storicamente più falsa del film. Thomas Alva Edison fu certamente uno dei principali teorici e inventori del cinema: sua l’idea di forare la pellicola per un più facile avvolgimento sia in fase di ripresa che di proiezione, suo il primo film “brevettato” della storia, Lo starnuto di Fred Ott  del 1894, suo il primo studio cinematografico, il famoso Black Maria inaugurato a West Orange (New Jersey) l’11 febbraio 1893; ma la sala e la fruizione cinematografica, così come le conosciamo oggi, si devono ai fratelli Lumière. Edison, con il suo “cinetoscopio”, aveva immaginato una visione diversa, individuale, più in linea con la sua personalità ed egocentrica visione delle cose che, alla fine, la storia destinerà a soccombere in favore di quel rito collettivo che noi tutti conosciamo.

“Edison – L’uomo che illuminò il mondo” è il film ideale da vedere e/o riscoprire per accompagnare ed approfondire la lettura di tutti gli altri articoli di questo numero di Agosto 2021, che noi di Smart Marketing abbiamo intitolato “Orizzonte elettrico”.

Quindi non mi resta che augurarvi buona visione e buona lettura.

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