Raffaello CastellanoChe anno è stato questo 2020?
Quali sono state le parole che ne hanno scandito il racconto?
Quali i numeri che ne hanno contabilizzato il report finale?

Inutile girarci intorno, lo sappiamo benissimo ed ancora lo stiamo vivendo sulle nostre vite, la pandemia da Coronavirus e la conseguente malattia da Covid-19 hanno riscritto la trama, complicato l’intreccio e confezionato un romanzo completamente differente da quello che ci aspettavamo, e ci auguravamo, di leggere esattamente un anno fa.

Ci eravamo appena lasciati un anno fa carichi di speranze e buoni propositi, come sempre accade quando finisce un anno e ne comincia un altro, che a inizio gennaio sono cominciate a filtrare le prime informazioni, tra l’altro non ufficiali, dello scoppio, nella città cinese di Wuhan, di un preoccupante focolaio di una “Polmonite Atipica”, sconosciuta nell’uomo e legata ad un nuovo Coronavirus, che ha fatto quello che si chiama in gergo “spillover”, ossia un salto di specie.

Da allora tutto è cambiato: nel mese immediatamente successivo, a febbraio, i giorni hanno cominciato a contrarsi ed a scorrere sempre più veloci, mentre le ore che li componevano si sono dilatate a dismisura, diventando sempre più lunghe. Così fra la paura, che piano piano montava, e l’incertezza politica e sanitaria, siamo arrivati ai primi DPCM, fra cui il più famigerato di tutti porta la data del 9 marzo 2020. È in quella data, infatti, che l’Italia, per la prima volta nella sua storia repubblicana, chiude e diventa “Zona Rossa”.

Il racconto del 2020 ha cominciato a mutare, tutto ciò che ci sembrava normale e scontato è diventato un lusso: uscire, passeggiare, fare shopping, toccarsi, abbracciarsi, andare al cinema, al teatro od a un concerto. Era permesso fare la spesa al supermercato, in edicola, alla ferramenta, e poco più, e bisognava fare una fila, ordinati e distanziati, possibilmente con le mascherine ed i guanti in lattice, due DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) che intanto cominciavano a scarseggiare e diventavano sempre più costosi.

Siamo rimasti in casa, quasi tutti quelli che se lo potevano permettere, ma anche molti che non potevano, e, come la guerra, anche la Pandemia da SarsCov-2 ha acuito le disparità sociali, rendendo sempre più ampio il divario fra ricchi e poveri. Costretti in casa, abbiamo fatto di tutto, scoprendoci cuochi e panettieri, ma pure allenatori ed esperti produttori di mascherine di emergenza, ci siamo incollati ai nostri televisori, fagocitando una mole incredibilmente alta di notizie, tanto che l’infodemia, almeno nei primi tempi, ha viaggiato più veloce della pandemia, mietendo anche essa le sue vittime. Ma abbiamo fatto anche cose sorprendenti, se non incredibili, per noi Italiani: abbiamo letto, sia giornali che libri, mai cosi tanto e così in tanti come quest’anno. Il Rapporto Annuale 2020, realizzato dall’ISTAT, ha rilevato che nei primi 6 mesi del 2020 a leggere è stato il 62,6% della popolazione, con il 26,9% che ha letto libri e il 40,9% quotidiani”.

Foto di cottonbro da Pexels
Foto di cottonbro da Pexels

Ma anche il lockdown, un’altra parola nuova e infausta di questo 2020, è finito, e a inizio maggio sembrava ai più, compreso qualche illustre esperto virologo ed epidemiologo, che la pandemia potesse terminare per decreto, ed allora l’estate è stata all’insegna del “liberi tutti”. D’altronde i dati ci dicevano che il nostro Paese (complice proprio il lockdown particolarmente lungo e severo), stava molto meglio del resto d’Europa, per non parlare del resto del mondo.

Ma la scelta di riaprire tutto e confidare nel senso di “responsabilità” degli Italiani è stata quella peggiore che si potesse fare. Invece di capitalizzare l’ottimo risultato raggiunto a marzo ed aprile, lo abbiamo dissipato in appena tre mesi di pura “follia generalizzata”, con spiagge piene, ristornati stracolmi, aprendo addirittura le discoteche.

Scopri il nuovo numero: Simply the best

È indubbio che quest’anno passerà alla storia come l’anno della pandemia. Così come indubbio che quest’anno ha portato malessere sociale, psichico ed economico.
Ma dobbiamo sforzarci di cogliere un bagliore di luce anche in un anno così buio.

Sì, ok, c’erano le ragioni economiche e bisognava riaprire, altrimenti molte attività piccole e medie, oltre che l’esercito delle partite iva, rischiavano di non avere di che sostentarsi o peggio ancora il fallimento e la chiusura. La salute è importante, ma anche l’economia lo è; sembrava, come ha scritto e detto qualche acuto e sensibile osservatore, che l’Italia intera fosse diventata come Taranto, dove la salute si sconta con il ricatto occupazionale da oltre 55 anni, ossia da quando alle porte della città fu inaugurato l’impianto siderurgico più grande e più inquinante d’Europa.

Ma, mentre politici, epidemiologi, giornalisti e commercianti esasperati litigavano su tutto, questo virus opportunista ha approfittato delle nostre umane debolezze e della nostra incapacità di autodisciplina e a fine settembre ha cominciato a correre e a mietere vittime, tantissime vittime. Mentre scrivo questo editoriale (29 dicembre) il bilancio per il nostro paese è drammatico: 72.370 morti a fronte di 2,06 milioni di casi da inizio pandemia, con un tasso di positività al 12,5%, fra i più alti d’Europa.

E con questo arriviamo al presente, all’oggi, al qui ed ora, con il Natale più strano delle nostre vite, non solo per chi ha meno di 20 anni, ma anche per chi ha 30, 40 o 50 e più anni. Bisogna tornare al periodo della II Guerra Mondiale per trovare qualcosa di simile, e forse neanche allora.

Quindi cosa dobbiamo salvare, di questo anno?
Qual è, se c’è, il “simply the best” di quest’anno?
Sinceramente non lo so…

Ho provato a pensare ad una serie di parole e cifre significative, ma sono per lo più negative, ed io non voglio tradire la fiducia dei nostri lettori che da 7 anni si aspettano un numero di dicembre del nostro magazine – Simply the Best, appunto – che sia ottimista, propositivo, pieno di speranza, soprattutto da parte del sottoscritto, che da sempre vede il bicchiere mezzo pieno e la bottiglia piena sul tavolo.

Quindi, con cosa vi lascio quest’anno?

Proverò a ragionare con voi su due dati, uno positivo e l’altro negativo, con cui si sta chiudendo quest’anno.

Cominciamo da quello negativo:

è notizia di ieri, l’Istat ha pubblicato i dati di un’indagine molto ampia, effettuata tra ottobre e novembre (riferita ad un universo di 1.019.786 imprese di 3 e più addetti che operano nel settore dell’industria e dei servizi), che rivela che sono 73.000 le imprese chiuse, ossia il 7,2% del totale.

Ma ancora più amare sono le stime dei primi 3 mesi del 2021, che sono, se possibile, ancora peggiori. La Confcommercio ha fatto sapere attraverso una nota ufficiale che saranno oltre 390mila le imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato a chiudere definitivamente ed a non riaprire nel 2021. Un fenomeno non sufficientemente compensato dalle 85mila nuove aperture, per cui la riduzione del tessuto produttivo nei settori considerati ammonterebbe a quasi 305mila imprese (-11,3%). Di queste, 240mila imputabili esclusivamente alla pandemia.

Voglio riscrivere quest’ultimo dato: 240mila aziende chiuse a causa della pandemia, 240mila sogni infranti, 240mila famiglie (se contiamo solo quelle dei titolari, ma il dato andrebbe moltiplicato almeno per 3) precipitate nell’incertezza economica e/o nella povertà, 240mila aziende che concorrevano alla bilancia economica ed alla produzione di quel Made in Italy tanto invidiato e ricercato nel mondo.

Come posso “riscrivere” in maniera positiva, senza mentire ed inventare, questo dato?

Non è possibile, quindi non lo farò, ma vi invito a meditare su quelle 85mila nuove aperture che, visto il momento non certo favorevole, sono non soltanto coraggiose, ma eroiche e un po’ folli, come piacciono a noi.

Foto di Ellie Burgin da Pexels
Foto di Ellie Burgin da Pexels
E veniamo adesso al dato positivo:

Come tutti sapete, il 27 dicembre è stato il “V-Day”, che, benché in Italia ricordi altre cose, adesso significa Vaccine Day: l’Europa ha deciso di usare questa data simbolica per una ripartenza delle nostre vite. Il primo vaccino contro il coronavirus, quello della Pfizer, ha cominciato ad essere somministrato in tutta Europa, con l’Inghilterra, ormai ufficialmente fuori dall’Unione, che ha cominciato circa 2 settimane prima. Fra poche settimane, forse giorni, arriveranno i vaccini della Moderna ed Oxford-AstraZeneca (quest’ultimo sviluppato insieme all’italiana Irbm di Pomezia) che, stando alle previsioni, dovrebbero permetterci di vaccinare gran parte, più del 70%, della popolazione italiana ed europea entro l’estate 2021.

Per il momento, questa mi pare l’unica vera, e concreta, nota di speranza di quest’anno che si chiude, sperando che no vax e complottisti non ci rovinino la festa. Noi di Smart Marketing, che con questo numero festeggiamo le “80 uscite mensili”, vigileremo attraverso un’informazione puntuale, precisa e verificata che, per quanto riguarda il tema vaccino, faremo soprattutto attraverso la nostra rubrica “Il sonno della Ragione”, presieduta dal nostro debunker Armando De Vincentiis, che tornerà a gennaio con nuovi video.

Intanto, se volete finire l’anno con delle buone letture, vi suggerisco, oltre a questo numero del nostro magazine, un paio di articoli (nostri s’intende).

Se volete approfondire la vostra conoscenza sui vaccini andatevi a rileggere:

Se invece volete sapere come l’Intelligenza Artificiale potrà contribuire anche alla nostra salute, andate a scoprire la nostra rubrica “Innovazione e Intelligenza Artificiale”, che raccoglie gli interessanti podacst ideati dall’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale e Radio IT, e che noi stiamo periodicamente pubblicando:

In particolare gli episodi:

Infine, se siete fra quelli che sono sempre in ritardo per i regali di Natale, o che aspettano l’Epifania, vi proponiamo la nostra iniziativa “Gli imperdibili”, una serie di articoli con i suggerimenti per creare una biblioteca essenziale per tutti i marketers (ma non solo), per imparare a capire, decodificare e comprendere la complessità, ma pure la ricchezza e la bellezza del nostro mondo, che mai come quest’anno è cambiato sotto i nostri occhi; andate a scoprirla:

Bene, è tutto, almeno per quest’anno, voglio lasciarvi con un augurio di Buon 2021 che, se saremo responsabili, sarà un anno di rinascita e di svolta, perché, come scriveva Friedrich Nietzsche nel “Crepuscolo degli idoli”, molto prima che lo cantassero Tiziano Ferro, Gué Pequeno e compagnia bella:

“Ciò che non mi uccide, mi rende più forte”

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