Tra le sfide da combattere nel presente vi è di certo il problema del cambiamento climatico, un’emergenza non più legata al futuro, come si tendeva a pensare, bensì un’urgenza che è qui, ora. Se fino a 150 anni fa la causa del cambiamento climatico poteva essere di origine naturale, generato dalle ciclicità della terra, con l’evoluzione dello sviluppo tecnologico, il responsabile unico ne è diventato l’uomo.

Dalla Rivoluzione Industriale, secondo le stime di IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), la concentrazione di anidride carbonica è aumentata del 40% proprio a causa delle attività umane.

La questione è complessa, in quanto non si tratta “solo” dell’aumento delle temperature e dello scioglimento dei ghiacciai, come si potrebbe pensare, ma c’è molto di più. Le cause del surriscaldamento globale sono varie, e tutte operate dall’uomo: aumento dell’emissione dei gas serra (anidride carbonica, ossido di azoto, metano, gas fluorurati); disboscamento delle foreste, che comporta il venire meno dell’azione regolatrice del clima operato dagli alberi; allevamenti intensivi, responsabili di gran parte della produzione dei gas serra; utilizzo dei fertilizzati che generano ossido di azoto. Tutto ciò ha conseguenze evidenti sulla natura, quali: aumento delle temperature, causa dello scioglimento dei ghiacciai e di conseguenza dell’aumento del livello delle acque; acidificazione del ph degli oceani alterato dall’anidride carbonica, nocivo per pesci e flora marina; estinzione di animali, tra le cui specie in emergenza, vi sono orsi polari e pinguini, proprio a causa dell’aumento della temperatura; e ancora desertificazione causata dalle minori precipitazioni.

Ma questo non è tutto, vi sono concrete e dirette conseguenze sulla vita di ogni cittadino, quali aumento dei fenomeni naturali che possono causare feriti e morti (tempeste, uragani, eruzioni); diminuzione di risorse in particolare quella idrica, che spinge a migrazioni di massa, e veloce sviluppo di epidemie. Ebbene sì, la temuta parola che abbiamo rispolverato nel funesto 2020. Gli studiosi hanno appurato l’aumento della diffusione di malattie quali malaria e colera e, pur non essendoci nessuna ricerca che attualmente avvalori un collegamento tra problemi climatici e Covid-19, chissà che ciò non emerga in futuro.

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Dopo un 2020 così pesante sotto tutti i punti di vista, il 2021 deve rappresentare, per tutti noi, l’alba di un nuovo inizio.

Sempre riguardo al clima possiamo citare un’altra parola, ahimè, in gran voga in questo periodo: “negazionismo”, già perché, nonostante le problematiche climatiche siano confermate dalla ricerca, alcuni ne negano la presenza, o ne ignorano la gravità, come nel caso dell’uscente Presidente degli USA, Donald Trump.

Proprio per evitare una tale ignoranza i social network sembrano essere una potente arma a riguardo: forniscono lo spazio per sensibilizzare, dar voce agli attivisti, incoraggiano ad un approfondimento del tema, permettono di realizzare dibattiti e creare una connessione globale circa una teoria del cambiamento (i video virali di Greta Thumberg ne sono un esempio). Attraverso i social inoltre si può chiarire il comportamento utile per ogni cittadino, basta poco infatti: limitare l’uso del riscaldamento, passare ad energie rinnovabili, evitare gli sprechi di acqua, diminuire il consumo di proteine animali, acquistare elettrodomestici con definizione A+++, preferire i mezzi pubblici e i veicoli elettrici, effettuare una buona raccolta differenziata.

Ben attente a questo argomento sono ovviamente le aziende che, hanno ormai compreso la necessità di servirsi di un “green marketing”, che sottolinei il comportamento di sostenibilità delle attività e dei prodotti stessi dell’impresa, elemento imprescindibile per affermarsi sul mercato (puoi leggere anche: Il profitto del futuro sarà green L’impresa come sistema sostenibile: ripartiamo con il fattore Green!). A sottolineare la necessità di un’attenzione al clima e all’ambiente per garantire il benessere collettivo futuro della cittadinanza, è mirato anche il Recovery Fund, tanto che in gran parte sarà utilizzato a favore della sostenibilità (puoi leggere anche Il recovery fund a sostegno della sostenibilità).

In generale il Covid-19 ci ha fatto comprendere quanto possa essere dannosa un’epidemia, anche se siamo nel XXI secolo nei paesi definiti “ricchi”. La drammaticità dell’epidemia in corso deve far riflettere, per correre ai ripari ed evitare che, in futuro, qualcosa di simile possa verificarsi a causa dei comportamenti poco responsabili dell’uomo, allerta che, già da diverso tempo, gli studiosi gridano a gran voce.

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