Raffaello CastellanoFin dalla sua nascita nell’ormai lontano 2014, il numero di settembre del nostro magazine è stato un numero speciale.

Questo per una serie di fattori: innanzitutto fu il primo numero a tematica fissa (che da allora si è chiamato sempre così), ma anche perché ci sembrava che a settembre, con la scuola che riapre, la aziende che ripartono, la fine delle ferie e delle vacanze, ci fosse il bisogno di fare il punto sullo stato dell’arte, su come siamo messi, su cosa possiamo fare per migliorare noi, le nostre vite, le nostre aziende ed il nostro Paese.

Fu per questo motivo che io e l’amico Ivan Zorico, in quel lontano mese di settembre del 2014, decidemmo di chiamare questo importante uscita #Ripartitalia.

Un titolo breve, tondo ed esaustivo che racchiude in 13 caratteri tutti i nostri intenti, la nostra mission, i nostri obbiettivi e, soprattutto, tutta la nostra filosofia editoriale.

Il primo numero di #Ripartitalia uscito nel settembre 2014.
Il primo numero di #Ripartitalia uscito nel settembre 2014.

Certo non potevamo sapere allora, in quel cruciale settembre di 6 anni fa, che il 2020 ci avrebbe portato la pandemia di Coronavirus, che da febbraio di quest’anno avremmo sperimentato prima la paura, poi il lockdown, poi la Fase 2, poi la Fase 3 e che, mentre scrivo quest’editoriale, dopo un’estate “incerta” ed atipica, sul Mondo e sull’Europa si sarebbero addensate le nubi della famigerata e tanto temuta “seconda ondata” di contagi.

Mai come ora, in questo settembre 2020, un numero come #Ripartitalia sembra utile e necessario, perché mai come adesso, in questo nefasto anno bisestile, abbiamo bisogno di fare il punto sulle cose, su noi stessi, sui nostri obbiettivi e sulle nostre vite.

Da dove dovremmo ripartire?

In questi ultimi mesi, certo, si sono delineate delle direttrici, prima fra tutte quella dello smartworking, che durante i mesi più duri del lockdown ci ha consentito di non fermare del tutto il nostro sistema produttivo. Indietro non si torna, anche se qualcuno lo spera, la strada ormai è imboccata, possiamo solo percorrerla, stando attenti alle curve, ai dossi ed agli ostacoli, ma con la consapevolezza che il lavoro, almeno gran parte di esso, può e deve cambiare modalità, tempi e strumenti di applicazione.

Legato allo smartworking c’è il tema della digitalizzazione del Paese, che non ha saputo reagire dappertutto alla stessa maniera: il nord, come al solito, ha risposto meglio del sud, dove la banda larga, la fibra ottica e le stesse competenze digitali sono, secondo gli studi e i sondaggi, distribuite a macchia di leopardo.

Foto di Ola Dapo da Pexels.
Foto di Ola Dapo da Pexels.

Poi c’è la direttrice scuola, che, è bene ricordarlo, non si è fermata del tutto, più per la buona volontà di alcuni eroici professori che per una reale capacità del Ministero della Pubblica Istruzione di migrare lezioni, esami e corsi su piattaforme digitali, che magari esistevano, ma si sono mostrate spesso inadeguate o non utilizzabili dalla stragrande maggioranza del personale docente italiano che non brilla, a livello europeo, per competenze informatiche e digitali.

Poi c’è la sempre attuale questione ambientale ed ecologica: se c’è una cosa che il Coronavirus ci ha insegnato, è che non possiamo più invadere e depredare gli spazi della Natura. Questo spillover, questa zoonosi, partita molto probabilmente da un pipistrello e passata attraverso un pangolino, prima di arrivare all’uomo, deve essere un campanello d’allarme che dobbiamo ascoltare e non possiamo permetterci di ignorare. Rispettare e proteggere la natura e l’ambiente sono priorità che non possiamo più trascurare e/o rimandare.

Scopri il nuovo numero: #ripartItalia

Mai come ora, in questo settembre 2020, un numero come #ripartItalia sembra utile e necessario perché, mai come adesso, in questo nefasto anno bisestile, abbiamo bisogno di fare il punto sulle cose, su noi stessi, sui nostri obbiettivi e sulle nostre vite.

Altra cosa che il Coronavirus ci ha insegnato è l’importanza della sanità pubblica: medici, infermieri ed ospedali non sono cose a cui possiamo tagliare fondi e risorse, come se nulla fosse, un sistema sanitario efficiente e pronto a tutto, anche ad una pandemia globale, è la prima cosa di cui un Paese moderno e civile deve dotarsi.

Infine ci sarebbe il tema della scienza e degli esperti: mai come durante questa pandemia abbiamo sentito il bisogno di essere rassicurati da scienziati, epidemiologi e virologi, eppure, nonostante molti di noi si siano rivolti alla scienza, molti altri, ancora troppi, sono caduti vittima di complotti, bufale e fakenews, che hanno aggiunto alla paura per il coronavirus l’incertezza e l’ansia che ci assale quando non sappiamo a chi prestare fiducia.

Ci sarebbero altre “direttrici”, ma queste mi sembrano le più importanti, sono le stesse su cui si basano gran parte delle linee guida che l’Unione Europea ha stabilito per il Recovery Fund, un importante strumento finanziario per far ripartire l’economia del vecchio continente, messa in ginocchio dal Covid19.recovery-fund

Noi di Smart Marketing cercheremo di fare la nostra parte, con l’aiuto dei nostri collaboratori, attraverso i nostri articoli, le nostre interviste, le nostre rubriche e tutti quegli strumenti che abbiamo messo e metteremo in campo, che ci aiuteranno ad approfondire le nostre conoscenze, ampliare le nostre capacità, stimolare la nostra curiosità e, in particolare, sviluppare quelle “competenze trasversali”, che, mai come quest’anno, hanno fatto la differenza fra chi si è fermato e chi è andato avanti.

Noi saremo al vostro fianco, per aiutare a far ripartire i nostri lavori, le nostre vite ed il nostro Paese.

È una promessa, noi non vi abbandoneremo, non fatelo neanche voi!

Buona lettura e buona ripartenza a tutti.

 

Raffaello Castellano

 

 

 

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