Raffaello CastellanoNon me ne vogliate ma, siccome il lockdown mi ha relegato in casa, e la lettura come sempre nella mia vita è stata rifugio, conforto, formazione e scoperta, voglio parlarvi di uno dei libri che più mi ha impressionato in questo periodo di apparente inattività e sospensione temporale.

Nel suo ultimo libro “Virus – Catastrofe e solidarietà”[1], uscito in ebook in piena emergenza sanitaria, il noto filosofo e sociologo sloveno Slavoj Žižek, con la lucidità e l’irriverenza che contraddistingue il suo pensiero, traccia un paragone molto calzante fra la maniera in cui il mondo ha reagito alla pandemia di Coronavirus e la maniera in cui si articola il “processo di elaborazione del lutto in 5 fasi”[2] proposto dalla nota psichiatra svizzera Elisabeth Kϋbler Ross negli anni ’70 del secolo scorso, diventato poi il modello principale adottato dalla psichiatria e dalla psicologia mondiali.

Prima di vedere nel dettaglio l’interessante paragone fatto dal filosofo sloveno, vale la pena approfondire un attimo il modello delle “5 fasi dell’elaborazione del lutto” postulato dalla Kϋbler Ross: secondo la nota psichiatra, quando dobbiamo elaborare una notizia particolarmente dolorosa (la morte di un congiunto, familiare o l’apprendere di una malattia terminale incurabile) passiamo attraverso 5 fasi scandite da un perfetto ordine cronologico.

Facciamo un esempio, immaginando una persona che apprende, in seguito ad alcune analisi, di avere un tumore incurabile e che gli rimangono pochi mesi di vita.

Il noto filosofo e sociologo sloveno Slavoj Žižek.
Il noto filosofo e sociologo sloveno Slavoj Žižek.

La 1° fase è la Negazione (rifiuto). Il soggetto di solito non crede alla diagnosi e pronuncia frasi del tipo: “Ma è sicuro dottore, le analisi sono esatte?”, “Non ci posso credere, non può essere vero”, etc.. Ѐ una delle fasi più delicate. Il soggetto adotta un meccanismo di difesa rigettando la realtà dei fatti e della diagnosi.

La 2° fase è la Rabbia. È quella in cui si manifestano le emozioni più forti, quali appunto la rabbia, la paura e la disperazione, che il soggetto fa esplodere in tutte le direzioni. È in questa fase che egli di solito aggredisce tutte le persone intorno a sé, familiari, personale medico, amici. È uno stadio molto delicato nel quale il soggetto manifesta sia una disperata richiesta di aiuto, che la volontà di ritirarsi in se stesso, rifuggendo dagli altri.

La 3° fase è la Contrattazione (patteggiamento). È questa la fase in cui il soggetto cerca un accordo con la sua diagnosi e la sua malattia. Egli comincia a verificare a cosa si può dedicare e/o su quali progetti può investire le sue speranze. In questa fase il soggetto si esprime spesso con frasi del tipo: “Se seguo questa terapia sperimentale, posso allungare la mia aspettativa di vita”, “Se avrò un atteggiamento positivo, avrò più possibilità di sconfiggere questo tumore”, etc.. Di solito è in questo passaggio che il malato cerca di riprendere il controllo della sua vita, di riparare il riparabile, e può coincidere con momenti di grande slancio creativo.

La 4° fase è la Depressione. È quella in cui il soggetto prende coscienza della reale situazione che sta vivendo; di norma coincide con l’aggravarsi della malattia e con l’insorgere delle prime sofferenze fisiche. In questa fase i primi tre passaggi (negazione, rabbia e contrattazione) vengono annichiliti da una sensazione di sconfitta e inutilità di ogni azione atta a contrastare il procedere della malattia. Il soggetto diventa di solito apatico e pessimista.

La 5° fase è l’Accettazione. In questa fase il soggetto prende piena coscienza della situazione, ed accetta l’inevitabile epilogo, è in questo passaggio che il malato cerca di sistemare tutte le faccende rimaste in “sospeso” nella propria vita, non solo quelle testamentarie, ma tutte, cercando attraverso una profonda e sincera comunicazione con i suoi parenti ed amici di sistemare tutte le “cose” e gli oggetti della propria vita. Alla fine di questa fase arriva il momento dei saluti e del commiato.

La psichiatra svizzera Elisabeth Kϋbler Ross.
La psichiatra svizzera Elisabeth Kϋbler Ross.

Ora che abbiamo fatto un breve ripasso della teoria della Kϋbler Ross, arriviamo al calzante paragone che ne ricava Slavoj Žižek, che, oltre a dire che questo modello ben si adatta a diverse crisi umane, scandisce la puntuale, divertente e tragica escalation della pandemia da Coronavirus.

Fase 1 Negazione: come sappiamo l’epidemia è scoppiata in Cina verso la fine del 2019, eppure fino a metà febbraio 2020 l’Europa e il mondo hanno minimizzato il problema. Vi ricordate a febbraio i politici italiani intenti a promuovere la movida milanese? Le frasi più sentite erano: ”non sta succedendo niente”, “è una semplice influenza!”, affermazioni, in realtà, riportate alcune volte anche da epidemiologi e virologi.

Fase 2 Rabbia: quando si è cominciato a capire che il problema era grave e che il governo cinese aveva tardato a comunicarlo alle autorità internazionali, sono subentrati la rabbia e l’odio di tipo razziale verso la Cina e verso le comunità cinesi presenti sui nostri territori, con manifestazioni di insulti, minacce e boicottaggio delle loro attività.

Fase 3 Negoziazione: quando, con il manifestarsi dei primi casi in Italia ed Europa, si è capito che la situazione stava evolvendo velocemente, abbiamo assistito al dietrofront e mea culpa dei politici, che hanno cominciato a proferire parole del tipo: “va bene ci sono le vittime, ma erano anziane, con altre patologie, se stiamo attenti la situazione non precipiterà”, oppure “l’Italia non è la Cina, non ci saranno gli stessi contagi”. È in questa fase che sono nate le iniziative spontanee di artisti e cantanti, ma pure di gente comune, che dai balconi e dalle bacheche dei propri profili social hanno cercato di esorcizzare la paura attraverso la musica e gli atti di solidarietà inneggiando, più verso se stessi che verso gli altri, con i famosi slogan: “tutto andrà bene!”, “Ne usciremo!”, e via discorrendo.

Fase 4 Disperazione: questa fase almeno nel nostro paese è coincisa con il lockdown esteso a tutto il territorio nazionale con il famoso DPCM del 9 marzo scorso. Questo passaggio, che una parte di noi sta ancora vivendo, è conciso con l’impennata dei contagi, con la dichiarazione da parte dell’OMS che il Coronavirus era diventato una pandemia, con la crisi sanitaria, l’intasamento delle terapie intensive di mezz’Italia, con le foto dei segni di mascherine sui visi esausti di medici ed infermieri, con il crescere del numero dei morti e con i tristemente noti cortei di camion militari che trasportavano le salme in altre regioni per il collasso di alcuni cimiteri del nord Italia.

Fase 5 Accettazione: è la fase in cui ci troviamo adesso, dopo due mesi buoni di lockdown e più di tre di pandemia, con i numeri che sono più eloquenti di qualsiasi dotta citazione. In Italia al 30 aprile 2020 ci sono stati 205.463 casi totali, 27.967 deceduti e 75.945 guariti. Nel Mondo, sempre al 30 aprile 2020, ci sono stati 3.023.788 casi di contagio, 208.112 morti. La situazione più grave è negli Stati Uniti, con 983.457 casi di contagio e 50.429 morti. Ma se questa fase coincide non solo con la presa di coscienza del problema, ma anche con la fase in cui si sistemano le “cose” che si possono sistemare, a questo punto Žižek si chiede cosa possiamo fare adesso, e da questo quesito si sviluppa il suo saggio.

Insieme a lui, ce lo chiediamo anche noi, adesso che abbiamo tracciato i giusti contorni di questa pandemia. Con l’avvio a giorni, il 4 maggio, della famigerata ed attesa Fase 2 per contrastare il Coronavirus (da non confondere con quella delineata dalla Kϋbler Ross), che cosa abbiamo imparato, se abbiamo imparato qualcosa, da questi due mesi buoni di quarantena?140510442-0b94b2d0-c165-4464-8c2b-52923d

Torneremo alle nostre vite come se tutto fosse come prima?

O piuttosto questo fermo forzato ci avrà reso più maturi ed avveduti?

Una cosa pare certa: le nostre vite, il nostro concetto di normalità, non potranno essere gli stessi di prima, le regole del distanziamento sociale resteranno in vigore almeno fino a settembre, se non fino a dicembre. La partecipazione agli eventi tipicamente estivi come i concerti ed i festival sarà impossibile fino all’estate 2021, le vacanze, l’accesso al mare e nelle città d’arte, avranno quantomeno fortissime limitazioni; probabilmente per evitare futuri contagi di ritorno dovremo essere monitorati attraverso una app che traccerà le nostre vite più di quanto già non facciano Facebook, Google e compagnia bella. La scuola, quando riaprirà a settembre, sarà diversa. L’università è già cambiata e cambierà ancora. Anche la formazione, lo abbiamo già visto durante la quarantena, trasmigrerà sul web. Il lavoro diverrà sempre più smart. Prendersi un caffè al bar con gli amici e/o andare a mangiare al ristorante sarà una cosa completamente diversa da come era prima. I cinema ed i teatri dovranno cambiare radicalmente metodi e mezzi di fruizione.

Insomma, il mondo che ci aspetta nella fase 2 e nella fase 3 del post pandemia è un mondo per molti aspetti nuovo, diverso e più complicato, ma anche pieno di opportunità e sfide del tutto inedite che ci troveremo a dover cogliere. Perché, come ci insegnano gli orientali, nella crisi è insita anche una nuova opportunità.

È con questa consapevolezza che abbiamo intitolato questo numero del nostro magazine “Reset”, perché davvero dal 4 di maggio tutti noi dovremo ripristinare e riavviare il nostro hardware, perché il mondo che affronteremo sarà molto diverso da quello che abbiamo chiuso fuori 2 mesi fa.

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Dopo aver parlato, a febbraio, dell’interconnessione in “Virale” ed esserci interrogati a marzo sulla situazione attuale in “Tutto andrò bene (?)”, oggi, con “Reset”, vogliamo parlare di soluzioni concrete. L’online ed il digitale saranno quantomai utili per offrire soluzioni e creare nuove opportunità.

Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di immaginare una serie di tool, strumenti, idee, chiamateli software se volete, utili per aggiornare i nostri sistemi operativi e renderli idonei alle nuove sfide che si prospettano.

Tra l’altro, in questo mese, con questo numero, il 72esimo, che state leggendo ora, il nostro magazine compie sei anni. Sei anni che sono volati e che pure hanno prodotto tanta informazione, 1100 articoli, pieni di consigli, suggerimenti, spunti, che voi lettori avete dimostrato di apprezzare, premiando soprattutto il nostro “approccio laterale” al concetto di marketing, comunicazione e social media. Infatti non è un caso che insieme agli articoli più tecnici, i più letti e condivisi risultano quelli di cinema, costume e cultura.

Noi, io e l’amico e collega Ivan Zorico, vogliamo dire grazie a tutti i collaboratori e lettori, perché il successo e la longevità di questo magazine è soprattutto merito vostro.

Grazie e buona lettura, e cercate di ricordare che il futuro, checché ne dicano i complottisti, dipende soprattutto da noi, da quello che faremo come singoli, gruppi e comunità.

 

Raffaello Castellano

[1] Slavoj Žižek, Virus – Catastrofe e solidarietà, Milano, Adriano Salani Editore, 2020.

[2] Elisabeth Kϋbler Ross, La morte e il morire, Assisi, Cittadella editore, 1976.

 

 

 

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