In questi giorni è piuttosto facile imbattersi in post sui social scritti interamente dall’Intelligenza Artificiale ChatGPT lanciata da OpenAI. Testi di senso compiuto talmente ben fatti che spesso e volentieri sembrano scritti proprio dalla mano di chi li ha pubblicati.

Questa capacità di scrittura ha sollevato un clamore ed un passaparola talmente grande, soprattutto tra chi si occupa di marketing, comunicazione copywriting, giornalismo, che ha permesso di generare numeri pazzeschi: oltre 1 milione di utenti, in pochissimi giorni.

Ma partiamo dall’inizio, in pratica, cosa sa fare ChatGPT?

Potevo andare a cercarlo su Google, potevo andare a leggere uno dei tanti articoli pubblicati a riguardo, ma ho preferito chiederglielo direttamente ed ecco la sua risposta:

“Sono un assistente virtuale programmato per aiutare le persone a fare ricerche, rispondere a domande e fornire informazioni su una vasta gamma di argomenti. Posso anche aiutare a risolvere problemi e fornire consigli. Se hai una domanda su qualcosa, sentiti libero di chiedere e farò del mio meglio per aiutarti”.

Intorno a ChatGPT, come spesso accade un po’ per tutte le innovazioni, abbiamo registrato 3 tipi di reazioni:

  • Gli scettici, ossia quelli che minimizzano e che affermano che non cambierà nulla (e che è una sciocchezza)
  • Gli apocalittici, ossia quelli che dicono che ci “ruberà il lavoro” (e moriremo tutti)
  • Gli entusiasti, ossia quelli che dicono “wow” (e il mondo sarà un posto migliore)

Strategia Vs Strumento

Intanto diciamolo subito: sì è vero, performa molto bene; aspetto non affatto scontato dato che non sempre queste tipologie di AI lavorano bene con la nostra lingua. Ma l’errore da non compiere è confondere lo strumento con la strategia. È nella strategia che troviamo il valore.

Non tutti gli input sono uguali.

La qualità dell’output generato dall’AI dipende molto dalla qualità dell’input che le diamo. Pertanto, il nostro pensiero resta fondamentale.

Gli automatismi non fanno parallelismi, correlazioni, non raccontano chi sei, non hanno il tuo punto di vista, non usano filtri, non sanno nulla dei tuoi valori o di quelli che vuoi raccontare, non hanno la tua opinione e non hanno il tuo tono di voce.

Forse la partita si fa più complessa e occorrerà alzare un po’ di più l’asticella.

Ci sarà meno spazio per contenuti generici e maggiore apertura per quelli con un racconto. L’idea, dietro all’azione, resta nelle tue mani.

Ti è piaciuto? Hai qualche riflessione da condividere? Fammelo sapere nei commenti. Rispondo sempre.

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