ivan-zorico-01-minL’infografica di Lori Lewis e Chadd Callahan di Cumulus Media è sempre molto rappresentativa e interessante. Ci mostra cosa accade in 60 secondi nel mondo digitale e ci da il termometro di quanto sia complicato e complesso emergere in questo mare magnum informativo.

Non ci pensiamo, o forse non ci facciamo più caso perché ormai assuefatti, ma il numero di interazioni, comunicazioni e informazioni a cui siamo sottoposti è davvero impressionante.

Solo per citare qualche numero

  • 4,3 milioni di video visualizzati su YouTube
  • 187 milioni di email inviate
  • 3,7 milioni di ricerche su Google
  • 823 dollari spesi online
  • 38 milioni di messaggi scambiati su WhatsApp

Se questo è ciò che accade in 60 secondi, immaginate cosa può voler dire per il nostro cervello cercare di riuscire a districarsi in questa marea di dati e di informazioni.
È praticamente impossibile.

L'infografica di Lori Lewis e Chadd Callahan di Cumulus Media su cosa accade in 60 secondi nel mondo digitale (2017 e 2018)
L’infografica di Lori Lewis e Chadd Callahan di Cumulus Media su cosa accade in 60 secondi nel mondo digitale (2017 e 2018). Fonte: www.allaccess.com

La nostra soglia di attenzione per ovvie ragioni è molto calata e dobbiamo far sempre di più lo sforzo di selezionare le informazioni. Leggiamo il giornale, mentre scorriamo il newsfeed sul nostro smartphone, rispondiamo alle email, acquistiamo un prodotto online, ecc. ecc., e tutto in brevissimo tempo. Che trattasi di informazioni di natura commerciale, personali o di altro genere, non fa alcuna differenza. Sono tante, sono troppe, per poterle discernere tutte.

Ma, allora, se come credo siamo tutti d’accordo nell’affermare che cogliere l’attenzione delle persone è una operazione estremamente difficile, come possiamo fare noi piccoli uomini al servizio del marketing e della comunicazione ad aggirare questo problema e farlo diventare (si spera) un punto di forza?

Come possiamo far entrare le nostre comunicazioni nelle strette maglie di una attenzione sempre più labile?

La risposta che do a questi interrogativi è una ed una sola. E prende il nome di: Brand!
Che ci troviamo a comunicare per conto di un’azienda o che ci troviamo a comunicare per noi stessi, quello che appare inevitabile è l’importanza di lavorare sulla riconoscibilità del brand (aziendale o personale) per cercare di ritagliarsi uno spazio nell’attenzione del nostro pubblico che, come possiamo vedere dai numeri presenti nell’infografica di Lori Lewis e Chadd Callahan, è messa a dura prova dalla mole di informazione alla quale è sottoposto e alla quale, inoltre, contribuisce a formare.

La riconoscibilità ed il posizionamento del brand fa, e sempre più farà, tutta la differenza del mondo.

In futuro (anche prossimo) se vorremo prenotare una vacanza non controlleremo 10, 100, 1000 siti diversi, ma uno ed uno solo (o al massimo due :)). Se vorremo essere aggiornati sulle ultime notizie, non andremo sulle homepage di chissà quanti siti di informazione. E se vorremo acquistare un prodotto o servizio online non andremo in uno shop qualsiasi, ma in quello in cui siamo certi della qualità dell’esperienza d’acquisto che andremo a vivere.

Potrei continuare all’infinito con questi esempi, ma di fondo avrebbero tutti lo stesso comun denominatore: la forza e la riconoscibilità del Brand! È questa infatti la principale leva che ci spinge a scegliere A al posto di B, o addirittura a scegliere A senza neanche domandarci cosa offre B.

Perché ricordiamoci che il nostro tempo e la nostra attenzione sono limitati, e il tempo risparmiato a non considerare B lo impiegheremo indubbiamente a fare qualcos’altro.
E più andremo avanti e più questo trend aumenterà. Di questo ne sono certo.

Ecco cosa troverete in questo numero:

e ci saranno anche altri aggiornamenti!

Buona lettura…e fateci sapere cosa ne pensate!

Ivan Zorico

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