Quello che vedete in foto, affiancato alla copertina del Numero Cento di Smart Marketing, è il primo numero della newsletter “L’OBBIETTIVO” dell’azienda Bluday srl, che non esiste più e per la quale ho lavorato come venditore dal 1994 al 2000.

Ma, in realtà, L’OBBIETTIVO, con quella inusuale “B” raddoppiata, è molto di più di una semplice newsletter. 

L’OBBIETTIVO era cartacea, bimestrale, e rappresenta la mia “primissima esperienza” nel campo del giornalismo aziendale (oggi lo chiamiamo brand journalism, ma all’epoca non lo sapevamo), infatti ne ero sia il caporedattore che il responsabile della redazione.

L’OBBIETTIVO era una newsletter in senso stretto, non era registrata ad un tribunale, non era un magazine, e, benché venisse stampata in oltre 600 copie, veniva distribuito solo internamente all’azienda.

Quello nella foto è il 1° numero, uscito nell’Aprile del 1997.
Nell'immagine la copertina del 1° numero de "L'OBBIETTIVO del 1997 e quella del 100° numero di Smart Marketing del 2022 - Smart Marketing
La copertina del 1° numero de “L’OBBIETTIVO” del 1997 e quella del 100° numero di “Smart Marketing” del 2022.

Eppure, per dirla alla Steve Jobs, da quel 1° numero de L’OBBIETTIVO del 1997 a quel 100° numero di Smart Marketing del 2022 ci sono una serie di “puntini” che, guardandoli oggi, riesco finalmente ad unire.

Forse ho sempre voluto fare il giornalista, il divulgatore, informare e formare i colleghi, gli amici, la gente; già in quel primo numero avevo curato un’intervista ad una collega venditrice fortissima, un articolo sulle potenzialità del nostro cervello, una bibliografia consigliata per ogni articolo e lo “Strillo di Copertina”, che parlava della professione del venditore, di come nonostante un forte turnover non conoscesse crisi e, soprattutto, e da qui la scelta della singolare copertina, della maniera di intendere il lavoro, anzi la professione, del venditore.

Tutte cose che, se sostituiamo la parola venditore con marketers, faccio ancora oggi che sono il direttore responsabile di Smart Marketing, un magazine dove ho portato le mie passioni più intense e smodate, da quella per la psicologia a quella per la comunicazione, da quella per i libri a quella per la formazione continua, da quella per il cinema a quella per le copertine “artistiche”, per finire con la divulgazione scientifica e tecnologica.

Ho ritrovato il primo numero de L’OBBIETTIVO l’altro giorno riordinando casa e scovando un vecchio cartone che conteneva questo e altri pezzi importanti della mia vita e del mio percorso, un ritrovamento alquanto singolare, se consideriamo che ho scovato “questo inizio” della mia carriera proprio nei giorni in cui usciva il 100 numero del magazine che dirigo ora e che ne rappresenta l’acme, il traguardo, per adesso, più importante.

Mettendo le due copertine a confronto, oggi, comprendo come non mai che ciò che conta davvero è il percorso, il viaggio più o meno lungo che abbiamo intrapreso per diventare quelli che eravamo destinati ad essere, un viaggio che a ben guardare non finisce mai.

Oggi finalmente ho appreso il senso più profondo della mia massima motivazionale preferita, quella di Pindaro che dice: “Diventa ciò che sei”.

 

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