Pseudopolitica e pseudoscienza, un confine indefinito

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Armando De Vincentiis (16)

 

 

 

 

 

Conversazione di Armando De Vincentiis con Marc C. Mastrolorenzi (*)

Il cosiddetto Metodo Di Bella è una terapia alternativa per il trattamento dei tumori, priva di riscontri scientifici circa i suoi fondamenti e la sua efficacia. Ideata dal medico Luigi Di Bella, fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani.
Il cosiddetto Metodo Di Bella è una terapia alternativa per il trattamento dei tumori, priva di riscontri scientifici circa i suoi fondamenti e la sua efficacia. Ideata dal medico Luigi Di Bella, fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani.

De Vincentiis: In un articolo precedente ho avuto modo di evidenziare la capacità persuasiva del linguaggio adottato dalla discipline pseudoscientifiche che, contrariamente a quello del serio divulgatore scientifico, utilizza formule tecnicamente “eleganti” e prese in prestito dalla vera scienza, solo che certe espressioni sono estrapolate dal loro contesto e estremamente fuori luogo. Il loro unico scopo è quello di abbellire e rendere appetibile o, meglio, fortemente suggestivo, la teoria di fondo che viene propagandata, seppur senza alcun valore scientifico. Ma riflettiamo sul fatto che la stessa tecnica sembra che possa essere adottata anche da una certa comunicazione politica. Così come lo pseudoscienziato si avvale dei canali non ufficiali della scienza quali i talk show, le riviste non sottoposte a revisione paritaria e gioca soprattutto sulle emozioni per ottenere un seguito, anche una certa politica viene effettuata nei talk e si fa spazio con la sola forza dell’affermazione. Si nota che determinate scelte politiche, soprattutto quando entrano nel merito di questione tecnico-scientifiche, sono orientate verso dei principi di fondo che così potremmo riassumere: “sosteniamo ciò che vorremmo fosse vero”. A discapito di ciò che è davvero fondato. Quante volte ascoltiamo discorsi di politici contrari alla sperimentazione animale e quanta presa fanno le loro affermazioni su associazioni di animalisti, sugli amanti degli animali e/o sulla gente comune spinta da una ingenua visione legata al concetto che gli esseri indifesi non si toccano in alcun modo, senza sapere che è l’unica cosa in grado di salvar loro la vita dalle malattie. Come allo pseudoscienziato che non ha alcun interesse verso uno sviluppo funzionale della ricerca scientifica, ad un certo stile politico poco può importare una scelta scientificamente consapevole in grado di ottenere reali risultati concreti. Ciò che conta è ottenere il consenso emotivo. Se al popolo piace una teoria ecco che la politica se ne fa portatrice. L’inasprimento di una pena piace alla gente perché gioca sul suo senso istintivo di vendetta, seppur mascherato da giustizia, l’impedimento del matrimonio di coppie dello stesso sesso, gioca su principi morali e religiosi storicamente radicati. Certe scelte politiche vengono percepite giuste non attraverso una analisi scientifica (sociologica e antropologica) dei fenomeni, ma sulla maggioranza. Se è vero che la politica si gioca sulla maggioranza è giusto che essa debba andare a discapito della natura scientifica delle cose?

Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932) è un linguista italiano.
Tullio De Mauro (Torre Annunziata, 31 marzo 1932) è un linguista italiano.

Mastrolorenzi: Purtroppo a monte abbiamo un problema da non sottovalutare che riguarda gravi forme di analfabetismo e non soltanto scientifico. L’illustre linguista Tullio De Mauro, in una recente intervista fatta da Filomena Fuduli sul portale “Lingua Italiana”, mostra dei dati scientifici per niente incoraggianti. Egli sostiene che meno di un terzo della popolazione italiana non avrebbe i livelli necessari di comprensione della scrittura e del calcolo per potersi orientare nella vita di una società moderna. Dal 1963, data del famoso studio Storia linguistica dell’Italia Unita, De Mauro ha raccolto una messe davvero significativa di dati sull’analfabetismo strumentale e funzionale e sul peso che tali (gravi) lacune hanno sulle vicende linguistiche, sociali, culturali e scientifiche del nostro Paese. Sarebbe quindi inferiore al 30% la percentuale degli italiani in grado di comprendere pienamente i discorsi dei nostri politici durante i dibattiti televisivi. Su questa linea si situa la mia riflessione contenuta nel recentissimo libro Giornalismo pseudoscientifico intorno ai dati mostrati dai giornalisti scientifici Luciano Pellicani e Elio Cadelo (Contro la modernità – le radici della cultura antiscientifica in Italia) sulle gravi lacune scientifiche della società italiana, dove solo il 3% della popolazione conosce il concetto di metodo scientifico (contro il 78% della Finlandia, per esempio). Ecco che in questo ambiente dove le conoscenze linguistiche e scientifiche sono scarse, certa politica fa breccia, nella maggioranza delle persone, con discorsi ornati di parole che mirano alla persuasione e al raggiungimento del consenso popolare. Parlare dunque di argomenti scientifici in cui si toccano tasti delicati e importanti, come la salute pubblica, costituisce un ottimo viatico per raggiungere il consenso emotivo e politico. Pensiamo, per esempio, ad alcuni gruppi politici che abbastanza di recente si sono prodigati per delle interrogazioni parlamentari sugli UFO e sulle fantomatiche scie chimiche o sul pesce fragola. Durante un comizio, un parlamentare del Movimento a cinque stelle, ha detto, per esempio, che il 60% del territorio della Nigeria è controllato da Boko Haram e il resto dall’Ebola, facendo così intervenire il New York Times che ha posizionato l’Italia al primo posto delle panzane sentite nel mondo. Per non parlare, poi, delle ormai famosissime bufale scientifiche di Beppe Grillo sulla inesistenza del virus dell’Aids, sulla pericolosità degli screening, degli esami e delle diagnosi precoci che sarebbero perniciosi, sulla inutilità dei vaccini, sul pomodoro geneticamente modificato (che avrebbe ucciso 60 ragazzi), sulla cura Di Bella che curerebbe il cancro da trent’anni. E l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Non poche persone, sappiamo, sono state persuase da questa retorica antiscientifica e pseudoscientifica, proprio perché mosse da argomenti come la salute pubblica, e alcuni politici italiani hanno giocato su questo fattore emotivo nel costruire una parte del loro consenso popolare. Ecco perché la formazione e l’informazione scientifica e anche linguistica e culturale tout court diventano fondamentali per muoversi in una società in cui le trappole contenute in certo pseudogiornalismo possono essere molto pericolose.

Il Virus dell'AIDS.
Il Virus dell’AIDS.

De Vincentiis: Sembra quasi scontato che nei talk il politico, come lo pseudoscienziato, che porta dati allarmanti, seppur infondati, raggiunga direttamente l’apparato emotivo degli individui nei quali scatta una sorta di naturale e istintivo principio di precauzione del tipo “magari avesse ragione, io nel frattempo intanto…” ed ecco la corsa ai cibi senza olio di palma, ai cibi non OGM, e campagne contro la sperimentazione animale. La mia riflessione è orientata a capire se certe informazioni sono davvero sentite, ossia il politico ci crede davvero, o indipendentemente dal suo grado di conoscenza, esse sono prese come puro strumento di persuasione emotiva, o peggio entrambi. Chi si occupa di persuasione è consapevole del fatto che qualsiasi cosa venga detta da un “pulpito” mediatico assume valore di verità, così come fu dimostrato già anni fa dal professor Paolo Bonaiuti all’Università La Sapienza mediante un esperimento in cui chiunque vanga considerato autorevole è in grado di alterare l’opinione verso un determinato argomento. Che sia un giornalista, un conduttore televisivo, uno scienziato, un politico o un uomo della strada, la popolarità mediatica attribuisce una certa dimensione che è contornata da un alone di autorevolezza, seppur fittizia. In tv può parlare anche un analfabeta. I comizi politici, che siano in piazza o nei talk show, sono intrisi di tecniche persuasive in cui, spesso, è l’unica parte in cui compare la scienza (scienza della persuasione), orientata solo a cercare quei punti di debolezza in cui una affermazione possa passare. L’ignoranza scientifica, quel 97% della popolazione che non conosce il metodo scientifico – è una falla spaventosa: è la porta di ingresso per ogni affermazione, non importa che sia falsa, fallace e completamente infondata. Come già affermato, l’importante è che sia contornata da un finto tecnicismo nei termini e una forte carica emotiva. Tutti gli studi sul marketing e sulla vendita evidenziano come il pubblico sia in grado di cambiare opinione solo se questa potrà risultare utile per se stessi nella soluzione di un problema. Certe forme di persuasione politica si fondano proprio sul problem solving fornendo informazioni per la soluzione dei problemi quotidiani, ma proprio come la pseudoscienza, elegante e emotivamente carica, non dà i risultati previsti. La politica, come la scienza, deve fornire soluzione, vince chi offre le soluzioni migliori e più economiche. Nella pseudopolitica, invece, vince chi comunica in modo più elegante le sue soluzioni, anche se non danno risultati.Talk-Show

Mastrolorenzi: Esiste una sorta di contraddizione emotiva e sociale insita nel rapporto tra gli italiani e i politici o la politica in generale: non poche persone sono fortemente scettiche nei confronti del mondo della politica e dei suoi attori, e questo (non sbagliato) scetticismo si è acuito sempre di più a partire dall’operazione mani pulite, quando cioè (ricordiamolo per i più giovani) una serie di inchieste giudiziarie fatte in Italia negli anni Novanta del ‘900, condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti dell’economia, della politica e delle istituzioni, portarono in superficie un sistema di corruzione fatto di concussione, peculato e finanziamenti illeciti ai partiti. Nonostante però questa diffidenza del popolo italiano verso la politica, una parte del Paese ha visto, negli ultimi anni, soprattutto in alcune nuove formazioni, come il movimento a cinque stelle (ma non soltanto, si pensi alle interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche), delle persone amiche, in grado di risolvere alcuni problemi della società e di arrivare al cuore della gente attraverso argomenti delicati e di estrema importanza, come la salute pubblica. Molte persone hanno trovato in questi gruppi dei paladini di giustizia, pronti a portare alla luce complotti e cospirazioni (inesistenti) contro la povera gente. E da qui risaliamo all’allarmismo contro la pericolosità o inutilità dei vaccini, alla inesistenza del virus dell’Aids, alle scie chimiche, alle campagne contro la vivisezione (termine errato, ricordiamolo), che hanno rischiato di bloccare la ricerca in Italia, al sostegno al metodo Stamina e potremmo continuare. Nei talk show, poi, pseudoscienziati e pseudopolitici acquistano una autorevolezza non indifferente data dallo schermo televisivo. Abbiamo  già citato il problema del potere mediatico dato dalla televisione e di come il messaggio incida diversamente da una tipologia comunicativa che avviene attraverso altri canali di trasmissione.

L'attore canadese Jim Carrey (che non è certo un virologo) che si è schierato contro le vaccinazioni.
L’attore canadese Jim Carrey (che non è certo un virologo) che si è schierato contro le vaccinazioni.

Un potere mediatico che arriva anche dal grande schermo del Cinema, basti pensare ad alcuni personaggi famosi, tra cui ricordiamo (uno su tutti) l’attore canadese Jim Carrey (che non è certo un virologo) che si è schierato contro le vaccinazioni riscuotendo ottimi proseliti e allontanando molte persone da una importantissima copertura sanitaria. Anche la pseudopolitica non si preoccupa di verificare la fonte che sta citando, per ignoranza o per malizia, ma cerca di fare breccia tra le persone (non preparate e non sufficientemente acculturate) usando l’arte della persuasione e trattando argomenti specifici che riguardano la salute e il benessere e che si mostrano come coloro che stanno dalla parte della gente. Così come la pseudoscienza non usa i canali ufficiali della scienza per comunicare i propri studi alla comunità, e si avvale di persuadere i destinatari del messaggio attraverso una semantica reboante ed elegante (ma sterile nel contenuto), allo stesso modo la pseudopolitica (quindi non tutta la politica) si avvale della semantica della persuasione per comunicare i propri messaggi a quel 97% di analfabeti scientifici di cui si è  detto sopra (e calcoliamo anche l’analfabetismo in generale di cui parlava Tullio De Mauro). Ed ecco che la linea vincente della risoluzione dei problemi passa attraverso una comunicazione falsata in partenza e l’anomalia sta proprio nel rapporto tra mittente e destinatario, il cui codice di comunicazione non può funzionare. Nella pseudopolitica vince, quindi, chi comunica nel modo più elegante le sue soluzioni, ma anche chi affronta certe tematiche fondamentali per la vita umana, come la salute pubblica e il benessere, anche senza basi scientifiche e senza riscontro alcuno. Tanto fa breccia.

 (*) Semiologo del testo e giornalista scientifico

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1 COMMENT

  1. Vorrei sapere se l’autore si rende conto che scrivendo “Egli sostiene che meno di un terzo della popolazione italiana non avrebbe i livelli necessari di comprensione della scrittura e del calcolo…” e di seguito “Sarebbe quindi inferiore al 30% la percentuale degli italiani in grado di comprendere pienamente i discorsi dei nostri politici durante i dibattiti televisivi”, si contraddice.

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