Il Grande Fratello vi guarda” ricordando continuamente agli abitanti la sua superiorità assoluta nella piramide gerarchica. Una figura eccessivamente indiscreta, un controllo invasivo, una sorveglianza eccessiva. Nella società che Orwell in 1984 descrive, ciascun individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità. Il mondo è diviso in tre macro-nazioni. Il potere è retto da un solo partito, che non ha rivali all’opposizione, al cui capo è il Grande Fratello, una figura carismatica che nessuno ha mai visto e che viene rappresentato con dei tratti che ricordano le fisionomie dei grandi dittatori del passato. La vita degli abitanti dell’Oceania è costantemente spiata da telecamere, dette “teleschermi”, presenti in ogni abitazione e in ogni punto delle città. Sono gli strumenti con cui il potere diffonde ininterrottamente la propria propaganda e controlla i cittadini anche nella loro vita privata, assicurandosi un controllo totale sulle loro vite. Non esiste privacy, non c’è angolo che non sia sotto i riflettori.

In più di un’occasione da quando siamo tutti connessi e il digitale è entrato prepotentemente nelle nostre vite mi torna alla mente questo romanzo, letto tutto di un fiato la prima volta e riletto ancora le successive poiché ad ogni lettura si scopre qualcosa di più. Una brillante immaginazione che ha disegnato un mondo che qualche anno fa avremmo definito totalmente finto tanto da non appartenerci. Anche perché considerato fantascienza soprattutto per l’epoca in cui fu scritto, il lontano 1948.

Cinquanta anni dopo, era il 1998,  quando la guerra era solo un lontano ricordo di generazioni anziane che l’avevano vissuta e il benessere di una società consumistica si faceva spazio,  il GRANDE FRATELLO ritorno’ con il film The Truman Show, pluripremiato,  interpretato da Jim Carrey  in una pellicola che  racconta la vita in televisione attraverso  i reality show, con le telecamere sempre accese sul protagonista giorno e notte, in ogni istante della sua vita anche intimo, immaginando una situazione paradossale portata all’estremo.

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Dopo aver parlato, a febbraio, dell’interconnessione in “Virale” ed esserci interrogati a marzo sulla situazione attuale in “Tutto andrò bene (?)”, oggi, con “Reset”, vogliamo parlare di soluzioni concrete. L’online ed il digitale saranno quantomai utili per offrire soluzioni e creare nuove opportunità.

I reality show, sono il grande fratello in assoluto che hanno portato nelle nostre case la vita degli altri seppur sconosciuti facendoli diventare degli amici. Correva il 1999, infatti, quando il format olandese del BIG BROTHER, cambiò radicalmente l’idea dei format televisivi, diventando un vero e proprio fenomeno culturale, capace di coinvolgere e rivoluzionare il mercato televisivo mondiale. Quel giorno, 9 inquilini sconosciuti si trasferirono in una Casa appositamente costruita per il reality, dotata di 24 telecamere e senza alcun contatto con il mondo esterno per essere osservati 24 ore su 24 dall’occhio del Grande Fratello, gli autori della trasmissione gli unici ad avere il controllo della situazione in casa insieme a tutti i curiosi che in qualsiasi ora del giorno e della notte potevano spiare in tv la gara e votare la sorte dei partecipanti.

In Italia fu trasmesso su Canale 5 dal 2000 e tutt’ora continua e, mentre il mondo vive la Pandemia i partecipanti del grande fratello sicuri nella casa sono usciti con un mondo diverso ad aspettarli fuori.

Un mondo che nuovamente richiama 1984 e il suo controllo, che nei prossimi giorni attiverà una app per contenere il contagio, e la polemica si allarga da parte di chi si schiera a favore o contro sul tema dei dati. E a distanza di settantanni da quel mondo immaginario che negli anni abbiamo rivissuto sotto forma di finzione il grande fratello nuovamente è pronto e questa volta non è un libro, non è un format tv, è realtà.

Scaricando Immuni, l’applicazione ufficiale del ministero per il tracciamento dei contagi da Coronavirus e favorire il distanziamento sociale, attraverso la tecnologia Bluetooth, l’app rileverà la vicinanza fra due dispositivi e registrerà sullo smartphone di ciascun cittadino una lista di codici identificativi anonimi di tutti i device con cui è entrato in contatto. Quando a un utente viene fatto il tampone, un operatore sanitario (che sarà in possesso di un’altra app dedicata) gli fornirà un codice, che serve al potenziale positivo a caricare i dati raccolti dall’app su un server. A questo punto, con il cloud computing viene calcolato il rischio di esposizione al coronavirus per ogni identificativo. (fonti governative) L’utente riceverà una notifica del tipo  “sei stato vicino a un contagiato da covid-19 per un tempo e una distanza sufficienti dal permettere l’infezione”; e poi verranno fornite istruzioni su cosa fare.

Nasce Immuni, l’app per contenere la pandemia... ed è polemica.

L’app sarà costituita anche da un diario clinico, che raccoglie informazioni personali dell’utente come sesso, età, malattie pregresse, e lo stato di salute, che dovrebbe essere aggiornato giorno per giorno con eventuale insorgenza di sintomi.

La polemica.

La polemica sulla gestione dei dati e il controllo governativo sta dilagando e le fazioni dei pro e dei contro si stanno scontrando sull’opportunità o meno di attivare un servizio come questo. Molti gli interrogativi circa la sicurezza e il funzionamento di Immuni: È obbligatorio scaricarla e installarla sul nostro smartphone? Dove finiscono i dati e come funziona davvero questa app?

E il governo intanto precisa non è prevista nessuna geolocalizzazione, non sarà obbligatoria e il suo download sarà possibile su base volontaria. Sciolti quindi i dubbi in merito alle dichiarazioni che prevedevano una limitazione degli spostamenti per chi non acconsentiva al download dell’app. Resta da capire allora quanto sarà utile questo strumento, visto che stando alle stime degli esperti per far sì che sia efficace occorre un download da parte del 65% delle popolazione italiana (quindi circa 30 milioni).

Nel comunicato trasmesso dal Ministero dell’innovazione, apprendiamo quanto segue:

“Il codice sorgente del sistema di contact tracing dovrà essere Open Source, quindi libero e verificabile da chiunque. L’applicazione “non dovrà accedere alla rubrica dei contatti” dello smartphone, non chiederà il numero né manderà sms per notificare chi è a rischio. Il suo funzionamento “potrà cessare” non appena terminerà la fase di emergenza, con cancellazione di tutti i dati generati durante il periodo in cui è stata attiva.”

La tecnologia viene dunque in supporto della pandemia, aiuta lì dove non ci si riesce ma è chiaro che ci sarà uno scotto da pagare: cedere i vostri dati personali in cambio di sicurezza.

Ma non li forniamo già volutamente ogni qualvolta ci connettiamo in rete, creiamo un profilo social, acquistiamo un bene on-line, c’avete mai pensato? Lo ritenete uno scambio equo?

E quindi voi cosa fareste?

Comunque… per chi non lo sapesse, il GRANDE FRATELLO già vi sta guardando!

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