Diciamolo subito, M3GAN, il film diretto da Gerard Johnstone, arriva al momento giusto.

Da mesi non si sente parlare d’altro che delle performance delle AI Generative tipo Midjourney e soprattutto ChatGPT, che sono in grado di creare immagini, la prima, e testi, la seconda, estremamente coerenti e originali.

Il che ha fatto venire più di qualche brivido lungo la schiena di molti professionisti, giornalisti, scrittori ed artisti.

Il film, il cui soggetto si deve, almeno in parte, a James Wan (anche fra i produttori), rielabora il tops della bambola assassina immergendolo in un contesto ipertecnologico, dove un’AI  prende il posto dell’entità maligna, del fantasma o della presenza inquietante. Qui abbiamo un’Intelligenza artificiale calata in un androide “Model 3 Generative Android”, M3gan appunto, ossia un robot con sembianze umane, o in questo caso di una bambola, che sembra umana quanto basta per esserci simpatica e “diversa” ed artificiale quel tanto per metterci a disagio.

Insomma, M3gan è un riuscitissimo mix fra le AI più cattive del nostro immaginario cinematografico come il computer Hall 9000 e Terminator e delle bambole assassine dei più famosi film horror alla Chucky e Annabelle, con un pizzico di quelle bambole di porcellana con gli occhi vitrei delle nostre nonne che da piccoli non ci facevano dormire.

Ma al netto della paura che il film sembra ispirare, più che suscitare, sono le tematiche sociali e le dinamiche familiari sullo sfondo che ci mettono a disagio e ci inquietano ben oltre l’ora e 40 minuti della sua durata.

Tutto comincia con un incidente, nel quale la piccola Cady (la brava Violet McGraw) perde entrambi i genitori e di conseguenza viene affidata a sua zia Gemma (interpretata da una Allison Williams perfettamente a fuoco), che è una single convinta, una vera nerd e una ricercatrice ed esperta di Intelligenza Artificiale e robotica presso la Funki, un’azienda di giocattoli all’avanguardia, nella quale è impegnata nello sviluppo di un progetto super avveniristico, M3GAN (interpretata in parte da Amie Donald, con la voce di Jenna Davis), una bambola dall’intelligenza artificiale realistica progettata per essere una compagna fedele del bambino per cui è programmata e un alleato dei suoi genitori o custodi.

Gemma ha difficoltà a fare da genitore, perché il lavoro è la sua più grande priorità, e Cady dall’altra parte è una bambina difficile che fatica ad affrontare la perdita dei suoi genitori. Da qui Gemma ha l’intuizione di subappaltare proprio a M3gan il suo ruolo di genitore e tutore, perchè, si sa, conciliare lavoro e famiglia è difficile e quindi perchè non approfittare dell’ultimo ritrovato tecnologico, ancor di più se, facendo questo, riesco a fare anche una ”beta test” di questo nuovo prodotto?

Senza voler svelare niente altro di un film che è meno horror di quanto il trailer prometta, ma più inquietante e filosofico di quanto ci potremmo aspettare, volevo soffermarmi brevemente sulle tematiche sociali e le dinamiche familiari cui accennavo prima.

Prima parliamo delle dinamiche familiari: nel film zia Gemma, almeno all’inizio,  sembra non voglia fare nessuno sforzo per interpretare il suo nuovo ruolo di tutore di una bambina né assumersi la responsabilità e l’onere che fare il genitore comporta.

Nell'immagine una scena del film M3gan - Smart Marketing

Tornano alla mente i tanti genitori in carriera degli anni ‘80 del secolo scorso, che, dopo aver pagato la baby sitter, rientrati a casa di pomeriggio o sera ci “parcheggiavano” davanti alla televisione, per stare tranquilli.

O ancora i genitori degli anni ‘90 e del 2000, che invece ci compravano la consolle di videogiochi per lo stesso fine.

O, per venire ai giorni nostri, quando il regalo più desiderato e regalato, in età sempre più acerba, è l’ultimo modello di smartphone, sempre per surrogare il proprio ruolo genitoriale all’ultimo ritrovato tecnologico; ebbene, M3gan ci ricorda in maniera cruda ed inquietante che questa potrebbe essere, e forse già lo è, una strada che ci porta in un futuro distopico e autodistruttivo.

Ma veniamo alle tematiche sociali: M3gan è una riflessione acuta sul pericolo della scienza e della nostra dipendenza dalle macchine. Ma è anche un film tutto al femminile, un film quasi militante per come distingue il genere femminile da quello maschile: tutte le protagoniste, dotate di un certo spessore psicologico e con le personalità più sfaccettate sono donne, gli uomini, quei pochi che hanno un ruolo importante, sono disegnati con pochissimi tratti identitari se non come vere e proprie macchiette. Ad uno sviluppo della storia, solo all’apperenza femminista, potrebbe aver contribuito la sceneggiatura di Akela Cooper, ed infatti in M3gan si intravedono in controluce molti caratteri di Madison, la protagonista di Malignant, scritto, anche questo, dalla Cooper.

Ma dimenticatevi figure di donne amorevoli e materne, le donne del film, in primis Gemma, hanno i medesimi difetti degli uomini, e tratteggiano una società in cui la performance, soprattutto lavorativa, è più importante della famiglia, in cui il successo professionale è più importante di quello relazionale e in cui siamo tutti, bambini, giovani ed adulti, pronti a rincorrere ed affidarci all’ultimo ritrovato tecnologico, senza interrogarci se sia o meno una scelta saggia e/o necessaria.

La critica sociale di M3gan è acuta e amara e traspare potente da quelle scene “quasi” inaspettate e destabilizzanti, come quando la bambola canta una versione neomelodica di “Titanium” di David Guetta o balla e twerka come una influencer di TikTok.

Gli occhi vitrei di M3gan, come già l’obbiettivo rosso di Hall 9000, poi ripreso e omaggiato dal Terminator di Schwarzenegger, sono più che degli occhi degli specchi, specchi che riflettono la nostra immagine reale, ma che noi continuiamo a percepire come deformata, imputando il difetto al mezzo più che al soggetto e non riuscendo quasi più a capire dove finisca l’uno e cominci l’altro.

M3gan, per concludere, è uno dei film più interessanti di questo 2023, una pellicola di forte critica sociale travestita da horror atipico, che tormenterà, più che i nostri incubi notturni, tutti quei sogni che facciamo ad occhi aperti.

 

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