Durante la settimana appena trascorsa abbiamo assistito ancora una volta a dati macroeconomici maggiormente a supporto per l’area Euro. Anche il momentum resta positivo per quel decoupling europeo più volte sperato.

I flussi hanno infatti premiato nuovamente gli indici azionari europei (facendo segnare nuovi record settimali di inflows); a farne le spese è l’equity americano che si presenta agli investitori con valutazioni eccessive soprattutto se comparate con gli altri mercati di riferimento, emergenti compresi.

Ma sono i dati sull’inflazione americana e le vendite al dettaglio che hanno impresso il proprio marchio alla price action di venerdì. Improvvisamente la parte core e più sicura dei governativi è tornata ad essere desiderata; in particolare il rendimento del Treasury decennale si è ridotto di ben 7 punti base, al 2.33%. Una reazione forse un po’ troppo eccessiva, per quanto in linea sia con le vendite al dettaglio, sotto le attese, sia con il dato dell’inflazione core all’1.9%, che torna ad essere sotto la soglia obiettivo del 2%.

Il dato sul sentiment dei consumatori pubblicato dall’Università del Michigan poco dopo, sempre nella giornata di venerdì, ci riporta alla realtà: il rialzo di giugno non dovrebbe essere messo in discussione.

Eppure l’oro ha mostrato una forza inconsueta se rapportata al comportamento dell’azionario. Nella giornata di venerdì, inoltre, è il dollaro che si indebolisce verso il paniere delle altre valute. Nello specifico, con l’euro, si deprezza anche perché il mercato dovrà tenere in considerazione che la BCE tenderà ad essere meno accomodante anche alla luce di timori politici dipanati.

Infine, in questo contesto in cui si tende a commentare nuovi livelli minimi di volatilità sui mercati azionari, io sarei dell’avviso di monitorare il comportamento delle asset class tra loro: la volatilità come anche la correlazione tra le stesse. Eventuali segnali di tensione potrebbero giungere proprio dalla lettura attenta del loro andamento.

Christian Zorico: LinkedIn Profile

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