Troppe volte abbiamo evocato il decoupling dell’Europa rispetto all’America.

E’ tutto insieme, politica, economia e società. E cambiando l’ordine degli addendi il risultato dovrebbe essere pressoché identico. Un risultato visibile soprattutto nelle valutazioni borsistiche. Durante le ultime settimane gli indici azionari americani sembrano non trovare nessuno spunto per un ulteriore ed ennesimo rialzo. In Europa, invece, gli indici di borsa festeggiano sia i dati incoraggianti sia l’allentamento delle preoccupazioni politiche.

E quindi andiamo per ordine. 
È una questione politica sicuramente. In questo stato avanzato del ciclo economico contano le misure fiscali, i piani di attuazione e l’atteggiamento liberale o protezionistico messo in campo. Da una parte abbiamo l’incertezza certezza di Trump che si misura con l’operatività e misura i suoi piani sia con il resto del mondo politico sia con i limiti di bilancio. In Europa si è aperta una intensa stagione elettorale: in Francia si sono fronteggiati due modi opposti di intendere l’idea di Europa al secondo turno per le presidenziali in Francia. Ha vinto Macron – candidato europeista – aprendo la strada ad una reale possibilità di rilanciare un asse franco-tedesco in grado di donare nuova linfa alla crescita. La soluzione trovata per la Grecia, e di fatto una periferia estrema che preoccupa sempre meno, potrebbe riflettersi in una continuazione del momentum positivo di cui gode l’Europa.

Emmanuel Macron‏. Fonte: profilo Twitter ufficiale di Emmanuel Macron‏
Emmanuel Macron‏. Fonte: profilo Twitter ufficiale di Emmanuel Macron‏

Ed infatti è una questione economica. Bellissima la fotografia che ne viene fuori dal report sulla salute delle aziende. L’indice PMI di Aprile al 56.8%, in crescita rispetto al 56.4% di marzo, segna una crescita che è salutare perché sostenibile e ben variegata per le diverse sub aree geografiche. Forse conviene parlare di aree geografiche per credere al progetto Europa. Un settore fortemente in crescita, quello dei servizi, segna nuovi massimi da 20 mesi ad oggi, in Spagna. E in Italia il tasso di crescita ha accelerato come non mai nell’ultima decade.

E di economia parliamo quando in America il report sul lavoro segnala nuovi minimi sulla disoccupazione, arrivata al 4.4%, quasi ai minimi negli ultimi dieci anni in seguito ai non farm payroll di Aprile, che segnano +211.000 nuovi occupati. Purtroppo però la produttività è sotto pressione e in calo perché i salari crescono e soprattutto per un trend secolare dove i servizi sorpassano un’economia fatta di beni. E infatti l’inflazione da salari comunque tarda ad arrivare, soprattutto considerando un mercato del lavoro, quello statunitense, che gira a quasi piena occupazione. E allora la FED che sarà comunque chiamata a rialzare si dovrà confrontare con un’economia che senza ulteriori slanci fiscali può avere meno forza di quella Europea. Non fosse altro per il Gap da recuperare.

E infine resta una questione sociale. Una questione in cui l’uomo è artefice dei cambiamenti, ma al tempo stesso misura delle sconfitte sociali.

In questo aspetto forse non si può parlare di decoupling. Sembra invece generalizzato il sentimento di malcontento, per quanto si continui ad esorcizzarlo (ed a prenderne le distanze) denominandolo “populismo”.

Dall’Europa all’America passando per l’Inghilterra non si avverte nessuna differenza se non specifica rispetto alle proprie paure autoctone. Questo sentimento latente non ci permette ancora  di poter parlare di decoupling.

Christian Zorico: LinkedIn Profile

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