Flussi, asset allocation e divergenze economiche. Sicuramente i progressi tra le diverse economie negli ultimi mesi hanno segnato delle differenze sostanziali. All’interno dei Paesi Emergenti infatti ci sono realtà più forti come il Sud Korea, ma l’intero panorama è anche caratterizzato da crisi sociali, politiche e finanziarie. Basti pensare all’Argentina o alla Turchia, senza dover menzionare il dramma del Venezuela. Gli asset finanziari di Argentina e Turchia hanno perso valore in senso assoluto e pagano soprattutto nei confronti delle valute forti.

Il Dollaro per esempio si è apprezzato del 135% nell’ultimo anno nei confronti del Peso Argentino mentre contro la Lira Turca ha guadagnato circa l’80%. Ma anche all’interno dei Paesi sviluppati la situazione non è poi cosi omogenea. Osservando i dati forniti da Bank of America Merrill Lynch provenienti dalla piattaforma EPFR, è proprio l’Europa che ha sofferto maggiori outflows dai fondi azionari da inizio anno. Parliamo di ben 41 miliardi di dollari a conferma che, l’incertezza politica e la minor fiducia delle aziende hanno inficiato anche il buon umore degli investitori. E il comportamento dei flussi lo ritroviamo riflesso nelle performance relative tra USA e Europa. Quel decoupling tanto sospirato e atteso, si fa ancora attendere, per merito dell’economia statunitense che continua a beneficiare del riformismo fiscale e per una minore spinta del GDP dell’area Euro che si traduce di fatto in una crescita degli utili meno entusiasmante rispetto a quanto avviene Oltreoceano.

Inoltre il peso dei tecnologici sull’indice principale S&P500 è aumentato costantemente sino a raggiungere valori intorno al 14% per la somma dei 5 titoli Facebook, Amazon, Alphabet (Google), Microsoft ed Apple. Una percentuale notevole, basti pensare che i primi 10 titoli dell’indice pesano per il 18% e che quindi spiega una buona parte della performance da inizio anno.

Ma se di flussi abbiamo parlato, è inevitabile notare che il mercato continua ad essere meno innamorato del reddito fisso, segno che l’aumento dei rendimenti sul decennale americano sta sostenendo un repricing generale anche sui bond corporate. Inoltre l’allargamento degli spread dovuto a situazioni particolari, come l’Italia o alcuni Paesi Emergenti ha contribuito a provocare un parziale repricing anche nel mondo High Yield.

C’è chi scommette che sarà proprio il più alto livello del decennale a far scaturire la prossima crisi, che dovrebbe giungere quindi ancora una volta dal credito. Di sicuro, in questo momento storico, la possibilità di accumulare liquidità oppure essere investiti in asset facilmente liquidabili, presuppone un elevato sforzo psicologico nell’accettare di non avere a reddito l’intero budget di rischio, probabilmente con ridotta remunerazione in chiave prospettica. Tuttavia è essa stessa una scelta di allocazione strategica, un’opportunità incredibile di allocare parte delle proprie risorse in maniera efficiente con lo sguardo al futuro. Non necessariamente deve arrivare la grande correzione, anche solo un allineamento delle varie attività rischiose su nuovi valori, potrebbe rappresentare un invito a investire con un rapporto rischio/remunerazione più appetibile.

 Christian Zorico: LinkedIn Profile

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