Quello appena trascorso è stato un anno con pochissima musica dal vivo, ma siamo sicuri che sia stato un anno senza musica?

La pandemia ci ha costretti a trovare nuovi modi di fruire la musica dal vivo, da rito per lo più collettivo a fenomeno individuale, eppure non abbiano rinunciato affatto al piacere della musica, abbiamo soltanto trovato altri modi per ascoltarla.

Probabilmente, prima delle restrizioni dovute al Covid-19, pochi avrebbero guardato un concerto intero su Youtube, pochissimi avrebbero pagato per acquistare dei biglietti per un concerto in streaming, invece oggi questo è realtà e si presume lo sarà ancor di più negli anni a venire.

La dimostrazione concreta la troviamo nell’impennata delle visualizzazioni e registrazione agli eventi musicali, ma anche nella crescita degli utenti di tutte le piattaforme che offrono musica in streaming, trascinando anche il mercato dell’elettronica, attento a proporre apparecchi sempre più performanti per l’ascolto in alta fedeltà.

Foto di Chad Kirchoff da Pexels
Foto di Chad Kirchoff da Pexels

Ecco perché conviene porre l’attenzione su un mercato che sta subendo una grande evoluzione, spostandosi dal reale al virtuale, diventando sempre più liquido, ma anche più misurabile e tracciabile.

Da sempre la musica è veicolo di messaggi commerciali, jingle creati ad hoc ed hit del momento, che sono sempre stati capaci di decretare il successo o l’insuccesso commerciale dei più svariati prodotti, per non parlare di tutte le volte in cui abbiamo preso parte ad un evento musicale dal vivo in cui erano inseriti messaggi pubblicitari più o meno espliciti, dagli stand ad interi festival e concerti organizzati e/o sponsorizzati da un unico brand.

Come cambierebbe il modo di proporre e comunicare un prodotto se da veicolare un messaggio generalizzato si passasse ad un messaggio personalizzato?

Molti se lo chiedono, soprattutto in riferimento alla piattaforma Youtube che, grazie anche alle restrizioni dovute alla pandemia, ha registrato un record di iscritti e visualizzazioni, con un numero sempre più crescente di persone che riproducono a schermo intero contenuti musicali, non solo sulle smart tv, ma anche sui dispositivi mobili precedentemente utilizzati più per l’ascolto che per la visione.

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È indubbio che quest’anno passerà alla storia come l’anno della pandemia. Così come indubbio che quest’anno ha portato malessere sociale, psichico ed economico.
Ma dobbiamo sforzarci di cogliere un bagliore di luce anche in un anno così buio.

Questo significa che, contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, gli utenti guardano con attenzione ciò che stanno ascoltando e, di conseguenza, i messaggi pubblicitari in essi contenuti, che dovrebbero essere ancor più targettizzati e personalizzati in base al profilo di chi guarda.

Un vantaggio non da poco, che dovrebbe spingere gli inserzionisti a puntare sul web a discapito dei tradizionali mezzi di comunicazione come la televisione, meno seguiti, ad esempio, da giovani e giovanissimi, ma anche a rivalutare la portata degli eventi dal vivo.youtube

Si stima che oltre l’85% di visualizzazioni di video musicali su YouTube avviene in primo piano e che il 60% del consumo di musica su YouTube avviene su dispositivi mobili, anche se lo strumento maggiormente in crescita per fruire di contenuti musicali è la TV.

Numeri importanti, se consideriamo che Youtube conta oltre 2 miliardi di utenti mensili che usano la piattaforma per ascoltare contenuti musicali digitali, che YouTube Music include oltre 70 milioni di brani ufficiali (più di qualsiasi altro servizio analogo) e che il tempo di visualizzazione di spettacoli musicali dal vivo registrati e riprodotti sugli schermi televisivi è aumentato di oltre il 100% tra luglio 2019 e luglio 2020.

La tendenza del momento, quindi, è quella di cercare di riprodurre, a casa propria ed in solitudine, l’esperienza del concerto dal vivo, seppur con i limiti del caso.

Ma non parliamo soltanto di messaggi pubblicitari più specifici e personalizzati, quello che dovrebbe far riflettere è anche la possibilità di raggiungere un pubblico molto più vasto di un qualsiasi evento musicale dal vivo, seppur di dimensioni colossali, non solo dal punto di vista numerico, ma anche geografico.

Ad esempio, Il “Modena Park 2017”, tenuto a Modena nel luglio 2017 da Vasco Rossi per festeggiare 40 anni di carriera musicale, che ad oggi risulta il concerto con il più alto numero di spettatori paganti, con oltre 225.000 biglietti emessi, diventa un evento da poco di fronte agli oltre 5 milioni di spettatori nel mondo, sintonizzati da oltre 176 paesi, di “Studio 2054”, il concerto in streaming (a pagamento) tenuto da Dua Lipa, lo scorso 20 dicembre.

Visualizzazioni e streaming musicali da record che sono sintomi di come stia cambiando l’industria musicale, o meglio, di come sia già cambiata, quasi senza accorgersene, il che prefigura vantaggi non soltanto per i marketers, ma anche per il pubblico.

La popstar Dua Lipa, durante il concero evento in streaming  mondiale Studio 2054.
La popstar Dua Lipa, durante il concero evento in streaming mondiale Studio 2054.

Siamo sicuri che nulla potrà mai sostituire uno spettacolo dal vivo a livello d’impatto emotivo, ma il poterne disporre a prezzi più bassi rispetto a quelli dei biglietti canonici, senza il rischio di non potervi prendere parte a causa del sold out, abbattendo i costi di spostamento, sicuramente potrebbe dar vita ad un altro modo di fruire la musica dal vivo, più democratico ed alla portata di tutti.

Quante volte abbiamo rinunciato ad un concerto perché la location era troppo lontana da raggiungere, il biglietto era troppo costoso o l’evento era già sold out dopo poche ore?

Tutto questo non è più un problema grazie allo streaming.

Il 2020 è stato l’anno in cui l’industria musicale ha dovuto subire la crisi più nera, ma allo stesso tempo ha saputo reinventarsi e trovare nuovi modi per raggiungere il suo pubblico; così hanno dovuto fare quei brand che legavano la propria comunicazione a specifici eventi musicali.

Nel futuro probabilmente continueremo a fruire dei concerti dal vivo, ma non rinunceremo agli eventi in streaming, forse le due forme si ibrideranno sempre più, grazie anche a realtà aumentata e virtuale, mentre la comunicazione dei brand sarà sempre più ad personam.

Noi intanto sogniamo un futuro in cui scegliere tra lo streaming ed un concerto in presenza sia un’opzione e non una necessità, un futuro in cui la musica possa essere fruibile da tutti, anche dagli oltre 3 miliardi e mezzo di persone nel mondo, che ad oggi non hanno ancora accesso ad internet e di conseguenza a nessun servizio on-line.

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